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Legge sul prezzo dei libri e altre amenità

Bentrovati! L’estate è passata (per fortuna, dato che per me è stata tragica) e siamo di nuovo qui davanti ai PC a leggere e scrivere del nostro argomento prediletto: i libri!

La notizia più rilevante è che è entrata in vigore la famosa/famigerata legge Levi che limita la scontistica sui libri e che noi di Studio83 abbiamo più volte deplorato, insieme, ad esempio, ad Altroconsumo. Una nrma del genere, protezionismo allo stato puro, danneggia i lettori, limitando il loro potere d’acquisto tramite la concorrenza, e fa del male anche a un settore chiuso e asfittico che avrebbe bisogno di una bella riforma, anaizhé di pezze messe alla bell’e meglio sotto le quali le ferite suppurano e basta.

Ecco l’opinione del Fatto Quotidiano (una parte, almeno, quella che condivido):

Tutto bene quindi? No, nella legge c’è una grande – fondamentale – lacuna. Non si prevede nessuna agevolazione per le biblioteche. Se i libri costeranno di più, meno persone (pensionati, disoccupati, studenti) potranno permettersi di comprarli. Ma devono almeno poterli leggere. I libri non possono diventare bene di lusso: le idee e la cultura non lo sono. Il malessere economico è sempre più diffuso, la situazione in autunno non sembra destinata a migliorare. Una moderna democrazia – per usare un’espressione ampiamente logora (nonché praticamente vuota di senso per l’Italia) – deve poter garantire a tutti l’accesso alla cultura, quindi ai libri. L’esempio più noto è quello della Norvegia che compra tremila copie di ogni libro da distribuire alle biblioteche. Forse lì non ci sono ministri giocolieri che sostengono, con un certo orgoglio, che la cultura non dà da mangiare.

Condivido pienamente questa idea: sogno un mondo (facciamo un paese, va’) con pochissime librerie e una biblioteca pubblica dietro ogni angolo. Ma in questo paese, come dimostrano anche i provvedimenti di cui si parla per la supermanovra di questi giorni, cose del genere non si fanno. Non ci sono riforme, solo pezze. Non ci sono politiche, solo emergenze. Di nuovo bentornati.

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2 Replies to “Legge sul prezzo dei libri e altre amenità”

  1. utente anonimo ha detto:

    Come non vergognarsi di appartenere a questo paese ormai pesantemente chiuso in se stesso, che investe (poco) in settori apparentemente convenienti, che rendono nell'immediato, quando, invece, la cultura risulta essere il punto di partenza per uno sviluppo consapevole e sostenibile.
    Se il libro viene considerato solamente come un soprammobile, se il tempo dedicato alla lettura, nonchè alla cultura a tutto tondo, viene additato come tempo perso, non si può pensare di rilanciare una realtà stagnante.
    Nella consapevolezza che esistono realtà locali attive su più fronti, che si barcamenano nonostante le difficoltà, facciamo ciò che è possibile: promuoviamo la lettura fin dai primi anni, facciamo conoscere la bellezza delle storie, creiamo degli immaginari alternativi a quelli standardizzati e a dir poco banali della tv e dei mezzi di comunicazione omologati. Non è combattere contro i mulini a vento, non è una battaglia persa in partenza, ma è Davide contro Golia: un passo verso la civilizzazione, un passo verso un nuovo Rinascimento.
    Mat.

  2. utente anonimo ha detto:

    Come al solito il primo pensiero non è mai rivolto a tutelare chi deve usufruire di un bene, ma a chi deve venderlo.

    Alb

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