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Ipse Dixit

“Il primo libro sarebbe meglio non averlo mai scritto. Finché il primo libro non è scritto, si possiede quella libertà di cominciare che si può usare una sola volta nella vita, il primo libro già ti definisce mentre tu in realtà sei ancora lontano dall’esser definito; e questa definizione poi dovrai portartela dietro per la vita, cercando di darne conferma o approfondimento o correzione o smentita, ma mai più riuscendo a prescinderne.”

(Italo Calvino)

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One Reply to “Ipse Dixit”

  1. utente anonimo ha detto:

    L’esordio può tradursi, in molti casi, nel primo e ultimo libro di uno scrittore: talvolta, invece, è l’inizio di un’avventura letteraria. In entrambi i casi, il primo libro è sempre preceduto da un’intensa attività: la partecipazione ai Premi Letterari, la pubblicazione di qualche scritto su giornali e riviste, per i più fortunati la presentazione da parte dei critici, giornalisti ed intellettuali. Anch’io talvolta penso che il primo libro sarebbe stato meglio non averlo mai scritto, sicuramente a causa dei notevoli errori che esso contiene, ma a quel testo sono debitore più di ogni altro, perché se non ci fosse stato non avrei avuto il seguito, che non è poco. Finchè il primo libro non è pubblicato, l’aspirante scrittore è titolare di quella libertà di incominciare, di cui si dispone per una sola volta nella vita, come nel caso delle rivoluzioni o della nascita di un amore o di una passione, perché mai più nulla sarà come prima: siamo a un bivio per la nostra esistenza,  noi ci giochiamo tutto in quel grande battito di cuore. Non sempre ne siamo consapevoli, ma il primo libro ti definisce, mentre tu,  in realtà, sei ancora lontano dall’essere definito, perché non credi ancora nelle possibilità che lo scritto custodisce gelosamente, magari anche a tua insaputa. Quello che noi scriviamo, per intenderci, può colpire una moltitudine o anche nessuno, ma questo non dipende da noi, ma dal messaggio che abbiamo dato con il nostro primo libro, a prescindere da ciò che pensiamo e desideriamo: quel primo libro ce lo porteremo dietro per tutta la vita, come accade per una delle cose migliori che potessimo fare nella nostra esistenza, perché abbiamo avuto il coraggio di esporci al mondo, che forse ci teneva prigionieri. Ecco, abbiamo sprigionato la nostra creatività, il desiderio di essere protagonisti della propria vita e di quella di tutti quelli che ci leggeranno, che forse non sono ancora nati: forse si guadagna un pizzico d’immortalità. Per il resto dell’esistenza saremo chiamati ad occuparci principalmente del nostro primo libro, e allora cercheremo di rispondere al medesimo, confermando, approfondendo o prendendo le distanze dallo scritto, che magari ci farà vergognare, ma non potremo più prescindere da quel primo incantamento.
     
    Massimo Cortese
     
     
      

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