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Facebook dunque scrivo

Un articolo dell’inserto culturale del Corriere cita lo scrittore naturalista Zola per un parallelismo tra la fotografia e Facebook. O meglio: tra il nostro atteggiamento verso la realtà, nel momento in cui iniziamo a fare abitualmente fotografi,e e il profondo coinvolgimento che oggi molto hanno verso i social media e la mania della bacheca e del tag fulminante.

Il fotografo sa bene che dopo aver fatto molti scatti acquista un «occhio fotografico»: si comincia a vedere la realtà attraverso un mirino, a ragionare con la logica della macchina fotografica, in termini di inquadratura, luce, profondità di campo, messa a fuoco, movimento e così via. Anche senza avere la macchina a portata dimano, il mondo si trasforma in un potenziale set fotografico.

Oggi c’è il pericolo di acquisire un «occhio da Facebook»: il nostro cervello è sempre alla ricerca delle occasioni in cui il volatile momento dell’esperienza vissuta possa essere meglio tradotto in un post su Facebook, in un messaggio che possa attrarre il maggior numero di commenti e di gradimenti. Facebook fissa sempre il presente come un passato futuro.

Piuttosto inquietante! Penso che questa distorsione del nostro modo di rapportarci alla realtà esista, penso che molte persone siano prese nel turbine di Facebook proprio così, entrandoci compulsivamente, taggando a tutto spiano e aggiornando il proprio stato decine di volte al giorno e soprattutto guardando tutto con una lente distorta, ripetendosi frasi brillanti da taggare e rielaborando gli eventi della propria vita, anche i più banali e inconsistenti, sotto forma di aggiornamento di stato. E a dirla tutta comincio a irritarmi nel leggere decine e decine di frasette pseudo simpatiche scritte tutte nello stesso modo e tutte completamente prive di significato, interesse e di una qualsiasi utilità che non sia quella di autodefinizione di chi le scrive, come se ci si potesse ricostruire l’identità a ogni cavolata che si diffonde, basta che sia detta in tono vagamente autoironico.
Ma penso anche che, nel momento in cui si dispone di un senso critico medio e di una coscienza normale, questo fenomeno sia simile a un’ubriacatura, alla quale segue presto una sbornia e un nuovo cambio di atteggiamento. Sono ottimista? Forse sì. Leggete infatti cosa pensano di Facebook gli autori dell’antologia di racconti Facebook Scories, ebook edito da CastelloVolante e scaricabile gratuitamente dal sito della casa editrice.

Uno spunto di riflessione intelligente sulla modernità e il tanto esaltato bisogno di condividere ogni cosa con tutti attraverso il più famigerato e pervasivo social network del cosiddetto web 2.0.

Gli autori sono stati selezionati tramite un concorso letterario, e per la maggior parte sono utenti esperti del social network, che ne conoscono le sfaccettature e hanno provato a immaginarne o a raccontarne le implicazioni. E sono anche la prova che dal tunnel Facebook si può uscire!

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