menu

Cattedrale

Buongiorno!

A pochi giorni dal grande evento, stiamo lavorando come matte e sistemando gli ultimi dettagli… le locandine sono stampate, le riviste calde di rotativa, il vino fa capolino dalla cantina e gli stumenti sono accordati… e siccome noi non dormiamo sugli allori, è online una nuova recensione: a “Cattedrale”, la celebre raccolta di racconti di Carver.

Cattedrale, Raymond Carver

Raymond Carver è un autore al quale l’aggettivo “controverso” calza a pennello: gli si deve riconoscere il merito di aver fotografato lo squallore della borghesia americana nel buco nero di valori che si è andato formando tra la contestazione e lo yuppismo, ma allo stesso tempo gli si può rimproverare di aver portato all’estremo la tendenza, tutta americana, a scarnificare la prosa fino all’osso […]

Continua a leggere

Condividi il post

4 Replies to “Cattedrale”

  1. Rose ha detto:

    Nel guardare qua e là le vostre recensioni, mi ha incuriosita questa su Carver. Riporto una citazione dall’articolo “La superbia degli editor”, di Carla Benedetti, http://www.ilprimoamore.com/old/testo_1522.html

    “Degli effetti dell’editing si è discusso soprattutto in rete, con varie leggende. Ma è sempre mancato un caso concreto su cui ragionare. Ora lo abbiamo. Principianti (Einaudi) è la versione originale della seconda raccolta di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, pubblicata nel 1981. L’editor Gordon Lish aveva tagliato più del cinquanta per cento del testo, cambiando titolo e molti finali. Oggi possiamo leggere e confrontare le due versioni.

    Secondo Philip Roth «nella versione originale ogni cosa è perfettamente ponderata ed eseguita. Mai opera narrativa ebbe meno bisogno di revisioni”. Eppure Lish la fece a pezzi, togliendo ai racconti gran parte della loro ricchezza emotiva. Carver si oppose in privato (come risulta da una lettera pubblicata dal “New Yorker”) ma non ebbe, per un misto di gratitudine e di debolezza (era uscito appena dall’alcolismo), la forza di impedirne la pubblicazione. Il caso è davvero esemplare. Da un lato un grande scrittore oggi consacrato, ma allora quasi esordiente. Dall’altra uno scrittore minore, ma editor di prestigio e insegnante di scrittura creativa, noto anche come “Capitan Fiction” per la quantità di autori che lanciò anche attraverso la rivista “Esquire”.”

    Io ho letto sia “Principianti” che “Di cosa parliamo, quando parliamo d’amore” e vi assicuro che sono due cose completamente diverse. Il cosiddetto stile carveriano è stato creato da Lish e non sono sicura che dobbiamo essergliene grati.
    La vostra recensione a “Cattedrale” mi fa pensare che il libro sia stato pubblicato in modo integrale e lo cercherò sicuramente.
    Grazie del vostro lavoro. R

    P.S. Ho anche guardato il vostro video sugli editori a pagamento.
    Uno spasso! 😉

    1. Studio83 ha detto:

      Ciao Rose, grazie del tuo commento come sempre molto centrato.
      La questione non è semplice… non approvo al cento per cento l’articolo che tu linki. Parlare di “editor” è come parlare di “dottore” o di “architetto” o di qualsiasi altra categoria professionale… ognuno esercita a modo suo e ha propri valori. L’editor della casa editrice pensa al pubblico, l’editor dello scrittore (come noi di Studio83) pensa a come far emergere peculiarità personali e a come evitare errori e dispersioni di energia… il discorso poi “scrittoreVSeditor” mi pare sbilanciato a favore dello scrittore che difende le proprie posizioni. Che va bene, il fatto è che la pubblicazione NON è la scrittura, non è un processo singolo e singolare ma un fare collettivo, che include l’editor, l’editore e anche il lettore, che allo scrittore piaccia o no.
      L’articolo poi mi pare preciso nel portare elementi a proprio favore e ablimente vago quando si tratta di portare elementi a favore del discorso contrario.
      Non è vero, poi, che manchino gli elementi su cui studiare per farsi un’idea del lavoro degli (di alcuni!) editor.
      Qui ti cito proprio Carver: ti consiglio la lettura di “Niente trucchi da quattro soldi”, un testo edito da Minimum Fax con una collezione di suoi interventi e citazioni, dove si dilunga anche sulla figura dell’editor, sul suo ruolo, parla degli editor delle proprie opere e fornisce più di un rimando a testi in circolazione sui quali si può vedere il “prima” e il “dopo”. Carver, comunque, non si sentiva e non si chiamava “minimalista”, etichetta questa che non gli è stata data da editor ma da critici letterari (c’è una sottile ma decisiva differenza).
      Poi mi dirai che ne pensi del libro? 🙂 Cari saluti!
      Giulia

  2. Rose ha detto:

    Grazie, Giulia. 🙂
    Ho ordinato il libro che mi consigli. Sarà interessante leggere le opinioni dello stesso Carver.
    Cosa ne pensi delle sue poesie?
    Ne ho lette diverse, anni fa, ma ricordo che, decisamente, “non mi hanno scatenato i sensi”, come diceva un amico che non c’è più e che amo citare. Naturalmente, come dici tu, la scrittura è una cosa e la pubblicazione, un’altra. Quando uno s’è fatto un nome, trova sempre un editore che lo pubblica (ma tu parlavi del lavoro di equipe della pubblicazione, lo so).
    Vabbe’, avremo occasione di riparlare di queste cose, spero. Intanto, leggerò il libro.
    Grazie di nuovo. Rose

  3. Rose ha detto:

    Voi non ci crederete: ho ordinato (il 29-12-12) il libro su Amazon che ha delegato Deastore. Questi dicono di aver fatto la spedizione il 7 di gennaio e NON ho ancora ricevuto il libro!

Rispondi a Rose Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *