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Ipse Dixit

“Il testo poetico non è un insieme di segni vuoti che il lettore (o la storia…) si diverte a riempire: il senso non è dato dal ricevente in una supposta creatività di riscrittura; né è del tutto e arbitrariamente variabile lungo la diacronia degli usi e delle funzioni. La cooperazione del lettore gioca sempre fra libertà e costrizioni testuali: queste non hanno certo la rigidità dei cristalli ma non sono nemmeno le labili tracce di un inesistente fantasma.

(Angelo Marchese, “L’officina della poesia”)

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