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Venti Nodi Zero… un anno dopo! – parte V – Federica Ricci

Un talismano, una base da cui partire, una prima importante conferma: questo e molto altro è stato Venti Nodi Zero per Michaela Sebokova, Enrica Aragona, Stefano Felici, Massimiliano Campo, gli autori che abbiamo intervistato chiedendo loro di raccontarci cosa è successo dalla pubblicazione con Studio83, e se è stata un’esperienza che rifarebbero.

La risposta di Federica Ricci è più articolata e volentieri la pubblichiamo integralmente, perché quando un’autrice sceglie di esporsi tanto, di mettere un po’ a nudo la propria esperienza con la scrittura… beh… un’editor non può che farsi da parte.

Federica Ricci è stata pubblicata su VNZ con “Invece”, un racconto breve e criptico che nello stile cela il suo fascino e significati a strati, da svelare con pazienza. Il racconto è stato illustrato da Valentina Napolitano con l’immagine surreale che abbiamo scelto come copertina del numero e come locandina del reading.

Oltre al racconto “Invece”, abbiamo lavorato con Federica su qualcosa di più, qualcosa di cui ci parla in queste righe partendo dal suo significato più profondo:

Innanzitutto, scrivere per se stessi come atto liberatorio dal quotidiano vivere che spesso  nasconde storie altrimenti celate agli occhi dei più.
Successivamente la pila di fogli aumenta e la guardi come fosse uguale al castello di sabbia che costruivi anni prima in riva al mare, alle formine di sabbia con cui riempivi il bagnasciuga, costringendo le persone a saltarti. Ricordi di piedi enormi e bagnati che a volte portavano via un po’ delle mie fatiche architettoniche, ma tanto poi era l’ora di fare il bagno e sarei stata la prima a saltarci su.

Ecco, pagina su pagina, in una pila si traduceva il gioco che coinvolgeva soltanto me e dava sfogo al desiderio di descrivere quello che riuscivo a intravedere dell’altro a forza di frequentare persone in carne ed ossa. Un mondo assolutamente mio, in cui comporre e disporre fatti, cose e persone secondo una concatenazione che a me diceva qualcosa, stava dicendo qualcosa e poi urlando la medesima senza ch’io potessi capire veramente il senso di quell’urlo che cresceva.
A un certo punto la parola fine chiude quella pila lasciandomi a guardare, per la prima volta, un insieme che aveva senso soltanto per me e nessun altro. Un senso di liberazione tutto sommato appagante. Poteva finire lì, ero soddisfatta e nemmeno lontanamente interessata a volerlo pubblicare.

Nel frattempo nella mia vita si succedono diversi dolori e tanti bivi che impongono scelte da compiere in breve tempo, sempre di corsa e col fiato sul collo. Mi accorgo che la parola fine stava lì ad indicare una pausa e non un dato definitivo. Aggiungo pagine, almeno dieci ogni sera e vado a dormire avendo dentro quei fogli, sognando quello che avevo scritto fino alla sveglia della mattina.

Passo degli anni sapendo di avere un posto segreto dove rifugiarmi quando quello che era fuori non mi piaceva o mi creava sofferenza, una salvezza che mi permetteva di ricaricare le pile e sperare ancora in un futuro migliore anche se di questo c’erano tracce che lentamente stavano per essere inghiottite in un marasma di sogni di plastica e di bisogni pseudo impellenti che ancora non sapevamo di nutrire con il nostro egoismo e la nostra pigrizia mentale.

Poi un bel giorno quella pila viene letta da una persona che di cultura non sapeva nulla e mi rendo conto che quel che avevo scritto forse non era solo per me. In lei s’erano destati diversi sogni sopiti dalla durezza della vita e dal senso del dovere, si scoprì pittrice e amante di poesie, riuscì perfino ad andare al teatro dell’opera. Questa persona trattava le mie parole come un forziere prezioso. Per me fu strano guardare le sue trasformazioni, tutto sommato le spiegavo come delle potenzialità che avevano raggiunto la maturazione, ero molto lontana dal giustificare il tutto come opera anche mia. La pila venne letta da molte persone con esiti formidabili e incomprensibili, l’unica spiegazione possibile era che fossero tutti amici e dunque molto influenzati dal rapporto con me.

A queste mie convinzioni fece da contraltare qualcuno che mi consigliò di farlo leggere al di fuori della nostra cerchia. Per paura di veder frantumato il mio ego rigoglioso, esitai per molto tempo e alla fine scelsi di cercare sulla rete questo qualcuno.

Capitai per caso sul sito di Studio83 e ne apprezzai il linguaggio diretto che non spargeva promesse ai quattro canti e dunque mandai il mio manoscritto specificando che non sapevo bene nemmeno io che cosa avessi scritto e se fosse di senso compiuto. Comincia un lungo lavoro di rimbalzi di correzioni, tagli, chiacchierate in cui nessuna parola o frase aveva toni meno che riflessivi. Alla fine la pila si ridimensionò di molto, cosa che non mi creò nessun dolore anzi, per ogni tratto eliminato dentro di me si socchiudeva e poi si apriva direttamente un portone.

“Bene, posso scrivere” è quello che pensai e quando lessi della possibilità di Venti Nodi Zero la accettai di buon grado come se non aspettassi altro. Quando vidi il racconto stampato sulla rivista sorrisi e mi ricordai di quelle romantiche notti insonni perché di giorno facevo tutt’altro lavoro. Mi ricordai delle formine di sabbia in riva al mare e di me che sognavo al ritmo delle onde. Il ritmo delle parole era uguale e nostalgico insieme, proprio come i castelli di sabbia di cui immaginavo i personaggi mentre scioglievo la sabbia con l’acqua di mare per fare le guglie.

Federica Ricci (a sinistra) insieme a Valentina Napolitano posa accanto all’illustrazione originale del racconto “Invece”

Le parole poi ebbero bisogno di fatti e mi scoprii altro dai venti anni precedenti, mi scoprii editore, ma questa è un’altra storia da scrivere sul prossimo Venti Nodi.

Detto fatto. L’abbiamo ospitata su Venti Nodi 2, dove le vicende della nascita delle Edizioni Sei Pollici sono il naturale prosieguo di questa storia bella e possibile. Federica Ricci ha infatti fondato le Edizioni Sei Pollici insieme a Susanna Regazzo, altra autrice selezionata su Venti Nodi Zero. Ora come ciliegina sulla torta vorrei poter dire che le due si sono conosciute proprio grazie a VNZ… la verità è che erano già amiche e che noi l’abbiamo appreso il giorno del reading, vedendocele apparire insieme.

Coincidenze fortunate, notti proficue, case editrici nascenti e scrittrici rinascenti… questo e altro può succedere se si lavora sui propri sogni con fede, costanza e apertura al mondo.
Ora un’altra via è aperta, e noi di Studio83 faremo di tutto perché sia una nuova, splendida partenza per tutti noi e voi insieme: il concorso letterario “I Ritornanti”.


Sarà così? Dipende da… noi e voi insieme!

Al prossimo post con Susanna Regazzo, altra anima di Edizioni Sei Pollici!

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2 Replies to “Venti Nodi Zero… un anno dopo! – parte V – Federica Ricci”

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