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Dal diario di una piccola comunista

Abbiamo letto e recensito “Dal diario di una piccola comunista” esordio di Michaela Sebokova, che possiamo definire affettusamente “autrice di Studio83”: sì perché la sua prima apparizione su carta risale a Venti Nodi Zero e il suo romanzo di esordio, pubblicato da Besa, è anche frutto di un intenso lavoro fatto insieme.

Michaela ha infatti scelto per il suo romanzo ancora manoscritto la Valutazione Basic, che la ha dato una scheda di tips e consigli (tra i quali quello d mandare il testo a Besa dopo la revisione!) e di Editing Seconda Lingua, un intervento che ha reso il suo italiano non madrelingua a prova di lettore professionale, pur mantenendone le preziose particolarità specifiche.

Stavolta, forse, la recensione mancherà un po’ di obiettività, dato che siamo felici di questo primo successo di Michaela, per averla vista nascere come scrittrice. Quindi a beneficio di chi legge optiamo per la trasparenza, scoprendo le carte e dichiarandoci solo un pochino più di parte del solito.

“Dal diario di una piccola comunista” è il romanzo di esordio di Michaela Sebokova, autrice di nazionalità e nascita slovacca, che ha scelto di usare direttamente l’italiano per rievocare la propria adolescenza passata nella ex Cecoslovacchia sotto la dittatura comunista.

Il suo alter ego è Alžbeta, undicenne animata da ferme credenze e propositi comunisti, che nel corso del racconto e della sua adolescenza si troverà però a dover mettere alla prova.

Man mano che fa carriera come Pioniera nell’ambiente scolastico, diventando una piccola promessa comunista e partecipando sempre di più alla vita politica e assembleare, si rende infatti conto che i propri grandi ideali, gli stessi che ha assimilato tramite la propaganda scolastica, si scontrano con la realtà del totalitarismo e soprattutto con l’pocrisia di un sistema macchinoso, che sempre di più faticherà a capire.

Insieme a lei in questo percorso c’è la sorella Elena, giovane pianista dalla personalità particolare che sarà a sua volta protagonista di misteri familiari sorprendenti, davanti agli occhi dell’adorante sorella minore Betka.

Queste sono sono alcune delle storie raccontate nel vecchio diario che la protagonista riscopre dopo anni e sceglie di rileggere, come da manuale.
Protagonista del romanzo è infatti un intero mondo, quello della ex Cecoslovacchia comunista, con la sua cultura, la sua cucina, la sua organizzazione familiare e sociale e il suo colore. È riportato dagli occhi di una bambina attenta ai dettagli e allo stesso tempo con un punto di vista fresco e divertente, e rivive di fronte al lettore con vitalità, consegnandogli la testimonianza di un mondo ormai perduto, sia per fortuna che purtroppo.

Grazie a questa buona descrittività, il romanzo mantiene il suo interesse nonostante sia piuttosto lungo, cosa che per un esordio è sempre un po’ azzardata. L’attenzione di chi legge viene mantenuta alta grazie alla voce accattivante della protagonista, al suo percorso accidentato di formazione e alla personalità di un mondo lontano dal nostro, ma vivo e coinvolgente.

Una piccola nota di demerito, però, a Besa, che da sempre considero un ottimo editore di catalogo e che raccomando sempre ai lettori, oltre che agli scrittori che hanno da proporre storie particolari come questa.
A fronte di un progetto grafico interessante, infatti, il testo è purtroppo zeppo di refusi: mi pare di riconoscervi un errore sistematico del programma di impaginazione usato, che spezza e manda a capo le parole senza un criterio grammaticale, con un effetto tremendo (“El-ena”, “prop-rie”, “amar-ezza” e così via).
Considerato che al di là di questo (grande!) difetto il testo è il realtà perfetto, sarebbe bastato davvero poco, un controllino in più, per evitare questo vero e proprio scricchiolio nel flusso di lettura.

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One Reply to “Dal diario di una piccola comunista”

  1. Michaela ha detto:

    Gentile Giulia,
    per la tua bella e appassionata recensione, che trovo – nonostante la vostra partecipazione alla formazione del libro – accurata, precisa e professionale.
    Sono felice di aver fatto la scelta giusta rivolgendomi – del tutto acerba – a voi di Studio83 con il mio pesante manoscritto. Era doloroso seguire i tuoi consigli e tagliare, cambiare, rimodellare, per cercare di rendere il testo più scorrevole: ma ne è valsa la pena.
    Un romanzo d’esordio di certo peso, oserei dire 🙂 350 pagine di carta buona sono un’arma formidabile, altroché schiacciamosche! Temevo infatti un po’ la sua lunghezza, ma penso che la storia narrata nel libro, da un certo punto in poi, riesca a catturare bene l’attenzione del lettore e portarlo in fondo senza particolari sofferenze.
    Vorrei che il mio libro trasmettesse le emozioni positive; vorrei che chi lo legge si possa per un momento incantare e trovare in un altro luogo, in un altro mondo, e che questa trasformazione temporanea possa portargli un po’ di felicità in più.
    Grazie anche ai vostri interventi, recensioni e interviste, i messaggi di noi scrittori (esperti e meno) raggiungono sempre più persone.
    Grazie di cuore per il vostro lavoro, e buon proseguo nelle vostre attività!

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