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Focus on: Bram Stoker

Era il 1890 quando Arminius Vambéry, linguista, storico e scrittore ungherese, incontrò un altro scrittore (irlandese, stavolta) e gli narrò del principe Vlad Tepes, conosciuto anche come Dracula, noto per la sua crudeltà e ferocia (che Mel Brooks descrisse meravigliosamente nella sua parodia cinematografica). L’irlandese in questione era Bram Stoker, allora poco più che quarantenne.

Stoker proveniva da Clontarf, quartiere sulla costa a nord di Dublino, dove aveva trascorso una triste infanzia scandita da malattia e continua degenza. Come abbiamo osservato negli “Esordi eccellenti” di Venti Nodi #2, si tratta di un elemento comune a moltissimi autori celebri: la malattia, la reclusione in casa compensata da molteplici letture poi messe a frutto nella scrittura.

In ogni caso, alle soglie dei vent’anni Stoker era fortunatamente guarito e poté avere una normale vita universitaria, conseguendo una laurea in matematica al Trinity College di Dublino (ma il suo curriculum di studi includeva anche letteratura). Dopo una serie di piccoli impieghi che poco hanno a che vedere con la scrittura, Bram Stoker divenne amico del celebre attore teatrale Henry Irving, per il quale lavorò come segretario per lunghissimo tempo.

Trasferitosi a Londra con la moglie per lavoro, Stoker ebbe modo – anche grazie a Irving – di entrare in contatto con autori del calibro di Arthur Conan Doyle. I suoi orrizonti si erano ampliati e, presto, si sarebbe dedicato alla stesura del romanzo che lo ha consacrato come autore classico: Dracula.

Torniamo al 1890. Bram Stoker scrive un gran numero di racconti che distribuisce tra diversi editori e riviste, finché l’incontro con Vambéry gli dona un’idea nuova – e, anche se ancora non poteva saperlo, decisamente vincente. Il professore ungherese gli narra del principe rumeno e Stoker si getta a capofitto nello studio delle culture dei Balcani, nonché dello stesso Vlad Tepes, che utilizzerà come matrice per il suo vampiro, il conte Dracula.

…no, non lui.

Secondo la leggenda, lo stesso Vambéry divenne un personaggio del romanzo, Van Helsing, mortale nemico del vampiro.

…neanche lui.

La stesura del romanzo richiese ben sette anni di lavoro, tra documentazione e scrittura, nonché versioni via via migliori che lo scrittore correggeva di volta in volta, affidandosi ai consigli di amici scrittori e lettori. Finalmente, nel 1897, la prima edizione di Dracula vide la luce, pronta per essere consacrata tra i classici dell’horror e della narrativa in generale.

Bram Stoker morì quindici anni dopo, ma il suo capolavoro lo ha reso immortale almeno per quanto riguarda la fama. Letto e tradotto in tutto il mondo, Dracula è stato anche oggetto di edizioni teatrali e cinematografiche di ogni genere, parodie, finché la figura del conte è entrata a far parte della cultura popolare.

Morale della storia? Siate pazienti: non sappiamo quando e come arriverà l’idea più geniale che avremo; ascoltate gli altri e le storie che hanno da raccontare; documentatevi a fondo, anche a costo di impiegare anni e anni prima di concludere il lavoro; e, anche quando lo avrete concluso, sarà solo l’inizio della prima fase di revisione. Ma ne varrà la pena, oh, se ne varrà la pena! 🙂

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