John Steinbeck: dai pascoli della California a quelli di Hollywood

Fu Ernest Hemingway a usare per la prima volta un’espressione divenuta celebre: Generazione Perduta. Si tratta della generazione che divenne adulta all’ombra della Prima guerra mondiale e che, anni dopo, si ritrovò le tasche vuote a seguito del crollo del ’29. Tra gli scrittori che l’hanno raccontata c’è John Steinbeck, universalmente noto per classici come “Furore”, “La valle dell’Eden” e “Uomini e topi”.

Nei suoi romanzi, Steinbeck raccontò una California nella quale aveva vissuto, una nuova terra di frontiera ricca e aspra al tempo stesso, uno spaccato di umanità contadina col suo microcosmo, le sue comunità, il lavoro duro e sottopagato, le passioni a volte distruttive e un destino ineluttabile che rema contro la disperata ricerca della felicità. I temi sociali, sempre presenti nelle sue opere, uniti alla combinazione tra realismo e potere immaginifico, gli sono valsi il Nobel per la letteratura nel 1962.
Ma prima del successo, prima che Hollywood lo scoprisse e lo coprisse d’oro (a partire da Tortilla Flat, da cui fu tratto il film di Victor Fleming), lo scrittore attraversò una lunga trafila di difficoltà, ristrettezze, problemi familiari e tentativi disperati di tirare fuori il meglio da un contesto di povertà senza futuro.

Nato nel 1902 nella zona rurale di Salinas, in California, iniziò a scrivere durante l’adolescenza, coltivando il sogno di fare della propria passione un mestiere; iscrittosi all’Università di Stanford, dovette abbandonare gli studi prima della laurea per dedicarsi a una gran quantità di lavori precari (esperienza che tuttavia gli servirà in futuro per i suoi romanzi). Pur non essendosi laureato, non si arrese e si avvicinò al mondo dell’editoria tramite racconti e poesie pubblicati occasionalmente su varie riviste.

Dopo essersi trasferito nella scintillante New York riuscì a lavorare per un quotidiano, ma l’esperienza durò poco: appena un anno dopo dovette abbandonare la Grande Mela per tornare in California. Trovò un impiego come custode a Lake Tahoe, al confine col Nevada, ma riuscì a mettere a frutto anche questa esperienza, che gli lasciava molto tempo per dedicarsi alla scrittura. Fu lì che conobbe Carol, la sua prima moglie, che sposò nel 1930.

L’esordio di Steinbeck risale al 1929, quando riuscì a pubblicare il romanzo Cup of Gold: è l’anno del crollo di Wall Street, della disoccupazione dilagante, della povertà e di un futuro che, per la sua generazione, si prospetta sempre meno roseo. Pochi anni dopo pubblica un secondo romanzo (To a God unknown), ma perde entrambi i genitori nell’arco di poco tempo. Dal punto di vista economico la situazione è disastrosa, ma Steinbeck non si arrende e, tornato dalle parti di Monterey con la moglie, cerca di rendersi autosufficiente: coltiva verdure nell’orto di casa e va a pesca tutti i giorni, continuando nel frattempo a scrivere; ma il tentativo fallisce e le ristrettezze pesano troppo.

Sono anche gli anni in cui incontra una persona che avrà una grande influenza su di lui, l’amico Ed Ricketts, biologo marino e fervente sostenitore di una visione ambientalista del mondo, nella quale l’uomo non è al centro dell’universo ma fa parte di un delicato ecosistema. Steinbeck accompagna Ricketts nelle sue brevi spedizioni nel golfo della California, raccogliendo materiale che, all’inizio degli anni Cinquanta, lo scrittore rielaborerà nel Log from the sea of Cortez.

“Le idee sono come conigli: mettine insieme due e te ne ritroverai in mano una dozzina.” (John Steinbeck)

Il rapporto tra i due si interrompe quando Steinbeck lascia la moglie e si trasferisce altrove, ma l’amico gli lasciò in eredità un pensiero ecologista che ricorre in molti suoi romanzi.

Risposatosi, Steinbeck tornò al giornalismo e lavorò come corrispondente di guerra per l’Herald Tribune, esperienza che lo segnò molto a livello psicologico. Nel frattempo continua a scrivere romanzi, fino al grande successo di East of Eden, considerato la sua opera più corposa e importante. Sono anche gli anni del suo crescente rapporto con il cinema: nel ’42 Tortilla Flat è diventato un film e lo stesso accade con The grapes of wrath (trasposto su pellicola da John Ford) e East of Eden, diretto da Elia Kazan con James Dean protagonista (Kazan dirigerà anche Viva Zapata!, che Steinbeck scrisse dopo un viaggio in Messico).

Nel 1962, lo scrittore viene premiato con il Nobel per la letteratura.

Oggi Steinbeck è considerato uno dei più importanti romanzieri americani, meritevole di aver raccontato con realismo e forza immaginifica la nuova frontiera e il mondo rurale. Le difficloltà che ha affrontato, i mestieri umili che ha svolto per guadagnarsi da vivere gli hanno permesso di vivere immerso nel mondo che avrebbe poi raccontato, e che ha reso possibile il suo forte realismo.

Grazie alla sua ostinazione, al suo forte desiderio di farcela nonostante tutto, all’ispirazione tratta dal mondo e dalle persone attorno a sé, Steinbeck ha creato un progetto poetico definito: raccontare una realtà che conosceva e denunciarne le criticità, mescolando narrativa e temi sociali.

La sua esperienza ci insegna che, anche davanti a una grave crisi che coinvolge un’intera generazione (come sta accadendo di nuovo oggi), per la scrittura esistono percorsi meno convenzionali, ma produttivi in modo differente; che si può passare dal dover lasciare l’università al vincere il premio Nobel per la letteratura, dal fare l’operaio in una fabbrica di manichini al firmare contratti con Hollywood.

Condividi il post

One Reply to “John Steinbeck: dai pascoli della California a quelli di Hollywood”

  1. GiuliaS83 ha detto:

    Un’altra cosa, relativa a Steinbeck, mi ha molto colpito: è autore di una delle prime (se non della prima) caratterizzazioni di psicopatia moderna.
    Con il personaggio di Kate in “La valle dell’Eden” infatti ha ritratto perfettamente una psicopatica, quando non esistevano ancora le parole per farlo (tanto meno le definizioni cliniche).
    Non per niente, quello di Kate è un personaggio indimenticabile e potentissimo, che turba il lettore. E grazie alla grande umanità dell’autore, nonostante tutto suscita compatimento e pietà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *