Sand Creek: consigli di lettura

In questi giorni i nativi americani ricordano il famigerato massacro del Sand Creek, che avvenne 150 anni fa. All’alba del 29 novembre 1864, la soldataglia statale statunitense assaltò l’accampamento di Cheyenne e Arrapaho, sulle sponde del fiume Sand Creek in Colorado e fece strage e secmpio di oltre 200 bambini, donne e anziani. Gli uomini erano lontani, sui campi di caccia: vennero a conoscenza dell’accaduto giorni dopo, raggiunti dai superstiti in fuga che percorsero ottanta chilometri al freddo, scalzi e feriti. Per saperne di più, rimando alla pagina su Wikipedia relativa al Massacro di Sand Creek.

“Al the Sand Creek Massacre” – Il massacro di Sand Creek in una rappresentazione artistica dello Cheyenne Lupo Ululante, uno degli scampati all’attacco.

Nonostante abbiano subito questo e altri massacri, architettati con il chiaro disegno di spazzarli via, i nativi americani sono riusciti a salvare qualcosa della loro identità e delle tradizioni storiche. Purtroppo le comunità sono decimate, ghettizzate in riserve e afflitte da piaghe sociali quali l’ignoranza e l’abbandono scolastico, l’alcolismo, il gioco, gli abusi su donne e minori, la discriminazione.

Questi aspetti sono ben affrontati nell’antologia capolavoro “Figlie di Pocahontas”, che contiene racconti e poesie di autrici native americane.


L’umiliazione descritta dalle autrici non è (o non solo) quella grandiosa legata alla congiuntura storica.  No. Le donne accettano di sporcarsi le mani, sia nella vita che nella narrativa, con la realtà delle piccole cose, che sono poi quelle decisive.
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“Figlie di Pocahontas” è un testo molto triste, in effetti. Lo consiglio in ogni caso perché:

  • contiene voci importanti della letteratura non solo indiana ma americana,
  • tutti i racconti sono ben scritti; le poesie sono interessanti, a tratti davvero molto potenti,
  • è una testimonianza diretta e immediata della parte “debole” in causa.

…è anche fuori catalogo, si trova però in diverse biblioteche pubbliche e nell’usato.

Per una visione più approfondita della tragica distruzione del popolo dei nativi americani, un saggio che ho trovato valido e che consiglio è “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”. Vi si trova una descrizione del massacro di Sand Creek e molto altro: il genocidio indiano fu una vera e propria “soluzione finale” pianificata dagli statunitensi con fredda strategia e un dispiegamento ideologico che, purtroppo, non ci è del tutto sconosciuto perché usato anche oggi.

Pur avendo qualche anno sulle spalle (uscì nel 1978) “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” è un saggio completo dal linguaggio chiaro e coinvolgente. Molto toccanti le pagine dedicate alla “Danza degli Spiriti”, una corrente mistica nata tra i nativi a seguito dei tanti traumi subiti, che pur alleviandone le ferite interiori testimonia anche il tramonto della loro era.

Ho trovato “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” in PDF in versione integrale online, è stato pubblicato anche per gli Oscar Mondadori e si trova in tutte le librerie a un prezzo contenuto.

“Ho sentito dire che intendete metterci in una riserva vicino alle montagne. Io non voglio andarci. A me piace scorrazzare nelle praterie. Lì mi sento libero e felice.”

Quella del Sand Creek è una delle tante pagine buie della storia degli Stati Uniti d’America. Ed è l’ultimo capitolo del libro nero della colonizzazione europea delle Americhe: un brutale genocidio che ha segnato la morte di milioni di persone e la cancellazione di culture millenarie.

L’ultimo consiglio di lettura a tema riguarda un saggio che si legge come un romanzo, ma che ha importanti basi filosofiche e antropologiche: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro” di Tzvedan Todorov.


Alla domanda: come comportarsi nei confronti dell’altro? Non sono in grado di rispondere se non narrando una storia esemplare.

Poche decine di anni, molte decine di milioni di persone uccise: il genocidio delle popolazioni native americane inizia subito, è già contenuto negli occhi di Colombo che vede i suoi interlocutori come poco meno di oggetti. Scoprire, Conquistare, Amare, Conoscere, sono le quattro sezioni del testo. Quattro viaggi che vi consiglio di fare con la guida di Todorov, che in questo video su RaiScuola ci parla dell’Altro nella storia con parole assolutamente attuali.

“La conquista dell’America” non è solo un libro di Storia e storie, ma un percorso psicologico e filosofico che chiama in causa la morale. E, come ho detto, si legge tutto d’un fiato.

L’ultimo aggancio più leggero (per modo di dire) è la citazione doverosa: “Fiume Sand Creek” di De André, nella storica versione live.

L’altro giorno per puro caso la fischiettavo, mia figlia mi ha sentito e mi ha chiesto di cantagliela.
Non ne ho avuto il coraggio.

 

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