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Libri e… tweet?

Fin dalla nascita dei blog, continuando con l’evoluzione dei social media, la commistione fra nuovi mezzi e letteratura ha prodotto risultati interessanti, controversi, particolari. Autori scovati on-line dagli editori, promozioni di se stessi fatte con più o meno inventiva, raccolte di materiale dai social trasformate in libri.

Gli ambienti social hanno anche portato a una maggiore partecipazione on-line dell’atto di scrivere in sé: autori spesso noti comunicano con i lettori aggiornandoli sul proprio lavoro, su come procedono stesure e documentazione, sui successi, su pensieri quotidiani che mostrano un po’ di se stessi al mondo al di là dei libri. Anche gli autori esordienti o amatoriali si sono tuffati in questa realtà: chi di noi non ha un amico su Facebook che racconta della propria scrittura, gioisce per aver concluso un romanzo o scrive status incentrati sulle sue attività letterarie del momento?

L’artista statunitense Cory Arcangel, che lavora anche come programmatore, ha deciso di raccogliere dal social network Twitter tutti gli status di utenti che parlano appunto di questo: “Sto scrivendo un nuovo romanzo e ne sono entusiasta”, “Ho finito di editare il mio racconto”, “Scrivo mentre ascolto una canzone che mi ispira”. La raccolta è volta a mostrare il percorso (spesso lasciato a metà) che va “from inception to completion”, dall’inizio al compimento – o, se vogliamo, dall’idea alla realizzazione.

Il risultato è un libro che si intitola “Working on my novel“, pubblicato dalla casa editrice Penguin. Ne ha parlato qualche giorno fa il Guardian in un interessante articolo, in cui si accenna al problema del senso di “scrivere di scrittura”, ma anche alla commistione tra fiction e realtà dello scrivere fiction.

Con i social il rapporto tra lo scrittore e il mondo è cambiato: la scrittura non è più un processo solitario, sia per la possibilità forse fine a se stessa di parlarne, sia perché facilita lo scambio di idee, le letture incrociate, l’autopromozione. Chiaramente annunciare al mondo che si è seduti da Starbucks (o nel salotto di casa propria) a scrivere un romanzo è anche un gesto volto a costruirsi un’immagine, ma sarebbe un peccato liquidare il fenomeno con così poco.

Le nuove tecnologie hanno portato la scrittura nella vita di tante persone che, un tempo, non si sarebbero avvicinati a questa disciplina; i social stanno riscrivendo il rapporto tra l’attività produttiva, gli scrittori e gli autori, trasformando la storia dello scrivere in una storia a sé stante.

Personalmente mi piace l’idea dei social come mezzi per svecchiare l’immagine dello scrittore: oggi lo scrittore è una mamma che si ritaglia due ore di attività dopo mezzanotte, un impiegato che sfrutta la pausa pranzo, una nonna in pensione che rispolvera vecchie velleità. Che raggiungano o no la “completion”, è bello ascoltare un coro di voci che vuole condividere il proprio entusiasmo.

 

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