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Un classico al mese: Addio alle armi

Con questo post inauguriamo una nuova rubrica per il blog di Studio83: una rubrica interamente dedicata ai cosiddetti “classici”, romanzi entrati nella storia della letteratura per la loro capacità di trascendere il tempo in cui sono stati scritti e abbracciare tematiche universalmente significative.

La scelta del primo romanzo è legata a una (triste) ricorrenza: dallo scorso anno ha preso il via il centenario della Prima guerra mondiale, iniziata nel 1914 e proseguita fino al 1918. Il suo rapporto con la letteratura è stato forte, in particolare per la cosiddetta “lost generation”, di cui fecero parte moltissimi scrittori classici come Francis Scott Fitzgerald.

Apparteneva a questa generazione anche Ernest Hemingway, tra l’altro grande amico di Fitzgerald finché le rispettive carriere (e stranezze) non separarono le loro strade. Hemingway era un cosiddetto “ragazzo del ’99”, nato l’ultimo anno dell’Ottocento e partito per la guerra in giovanissima età. Il suo ruolo nel conflitto fu quello di autista di ambulanze e operò sul fronte italiano, dove rimase ferito alcuni anni dopo e conobbe un’infermiera di cui si innamorò.

Da questa esperienza nacque, più tardi, uno dei romanzi più celebri sulla guerra e l’amore: “Addio alle armi” (“A farewell to arms”). L’opera narra le vicende di Frederic Henry, giovane soldato americano che pilota ambulanze sul fronte italiano finché, ferito alla gamba da un’esplosione, viene ricoverato in ospedale. Qui conosce Catherine, infermiera inglese, e tra i due nasce l’amore. La guerra tenta però di dividerli quando, dopo la disfatta di Caporetto, Henry viene scambiato per un facinoroso dall’esercito italiano ed è costretto a scappare per non essere fucilato. Fuggito in Svizzera con Catherine attraverso il lago Maggiore, Frederic pensa di aver finalmente trovato il suo angolo di paradiso: ma presto la donna muore mentre dà alla luce il loro primo figlio.

“Addio alle armi” è un romanzo che ben ritrae il sentimento di smarrimento e perdita di fiducia della Lost Generation, uccisa dalla guerra nello spirito e nei valori prima che nel corpo.

Hemingwrite: la macchina da scrivere di ultimissima generazione è un omaggio al celebre scrittore.

In parte la vicenda è ispirata all’esperienza di Hemingway, sebbene con la “sua” infermiera (Agnes von Kurowsky) la relazione non si evolvette in qualcosa di davvero significativo. L’autore trasse però ispirazione dal suo amore fallimentare per mettere l’amore al centro delle vicende umane, e dipingendolo come una forza uguale e contraria a quella della guerra che spazzò via mezza Europa.

“A farewell to arms” è stato più volte trasposto su pellicola: il primo adattamento risale al 1932 e fu diretto da Frank Borzage con Gary Cooper protagonista. Il successivo remake vede Rock Hudson nel ruolo di Frederic Henry e la coppia Charles Vidor/John Huston dietro la macchina da presa.

La stessa vicenda di Hemingway in guerra fu portata sul grande schermo negli anni Novanta in un film non troppo memorabile: “In love and war” (la solita, pessima resa italiana del titolo lo ha trasformato in “Amare per sempre”), di Richard Attemborough, con Chris O’Donnell nel ruolo del diciannovenne “Ernie” Hemingway e Sandra Bullock in quello dell’infermiera ventiseienne Agnes. Il film cerca di dare una versione romanzata della storia d’amore tra i due, sulla quale permane tuttora il mistero: Hemingway e la donna diedero infatti versioni discordanti su come si svolsero i fatti.

In Italia si dovette attendere la fine degli anni Quaranta per leggere l’opera: durante il fascismo ne fu infatti vietata la pubblicazione.

Hemingway, personaggio piuttosto controverso, ci ha lasciato dei veri capolavori senza tempo, di cui “Addio alle armi” è uno dei tanti. La figura dello scrittore viene ricordata nelle sue luci e ombre (ubriacone, manesco – arrivò a picchiare un critico atterrandolo con mosse di wrestling), inclusa la triste fine che fece nel luglio del 1962, quando si puntò un fucile alla fronte e si sparò. L’uomo aveva sofferto di depressione per gran parte della sua vita e uccidersi fu il suo modo di mettere fine al male di vivere che lo perseguitava senza sosta. Al di là di ciò che fu l’autore in vita, a noi lettori resta la sua eredità letteraria.

TITOLO: A farewell to arms

TITOLO ITALIANO: Addio alle armi

AUTORE: Ernest Hemingway

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1929

CITAZIONE: “Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso, sacrificio e dall’espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette sui proclami che venivano spiaccicati su altri proclami, da un pezzo ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria […].”

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