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Un classico al mese: Cent’anni di solitudine

Considerato una delle opere in lingua spagnola più importanti mai scritte (secondo solo al Don Chisciotte), “Cent’anni di solitudine” è anche uno dei capolavori della bibliografia di Gabriel Garcìa Màrquez.

L’opera rientra nel genere del cosiddetto “realismo magico”, portando elementi immaginari, fantastici e fiabeschi in una storia realistica: caratteristica della maggior parte delle opere di Màrquez e segno distintivo del suo retaggio culturale. Gli elementi fantastici che introduce richiamano credenze e leggende quotidiane tipiche della cultura sudamericana. Non a caso, nella sua autobiografia parziale “Vivere per raccontarla”, Màrquez spiegherà come molti aneddoti inseriti in “Cent’anni di solitudine” provengano dalla sua storia familiare e personale.

Il romanzo narra le vicende, al contempo realistiche e surreali, di sei generazioni appartenenti alla famiglia Buendìa: a partire dal capostipite, Josè Arcadio, padre fondatore del villaggio di Macondo, nel quale si svolge la storia fino alla sesta generazione. Tra queste vicende si possono scorgere eventi storici della sua Colombia e molti dei luoghi citati (eccezion fatta per l’immaginaria Macondo) hanno fatto parte della storia di Màrquez. Fra i luoghi che vengono menzionati nel romanzo spicca Aracataca, vicino alla costa caraibica della Colombia, dove l’autore nacque.

Opera monumentale, nonostante Màrquez l’abbia scritta quando era ancora giovane, “Cent’anni di solitudine” tratta molti temi di portata universale: la solitudine come condizione umana e l’incapacità di evolversi, riassunta nel concetto di “eterno presente” vissuto dalla stirpe dei Buendìa (un presente immobile che solo alla fine verrà spezzato, ripristinando lo scorrere del tempo); inserisce anche richiami alla psicoanalisi e all’esoterismo e filtra attraverso il realismo magico tristi realtà vissute dalla Colombia, come i disastri ecologici provocati dalle grandi compagnie bananiere.

“Cent’anni di solitudine” non è mai stato trasposto su pellicola (operazione che, in effetti, difficilmente renderebbe il senso e la complessità del romanzo). Poche opere di Màrquez sono state portate sul grande schermo: “Cronaca di una morte annunciata” (film italo-francese dell’87 diretto da Francesco Rosi); “Nessuno scrive al colonnello”, con Salma Hayek (coproduzione tra Italia, Francia e Messico del 1999); “L’amore ai tempi del colera”, il più recente, con l’italiana Giovanna Mezzogiorno e Javier Bardem nei panni di Florentino Ariza (il film è una produzione statunitense sotto la regia di Mike Newell).

TITOLO: Cien años de soledad

TITOLO ITALIANO: Cent’anni di solitudine

AUTORE: Gabriel García Márquez

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1967

CITAZIONE: “Erano le ultime cose che rimanevano di un passato il cui annichilamento non si consumava, perché continuava ad annichilarsi indefinitivamente, consumandosi dentro di sé stesso, terminandosi in ogni minuto ma senza terminare di terminarsi mai.”

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