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Cuore di Tenebra – Un classico al mese

Non si può dire che Joseph Conrad abbia avuto una vita piatta o noiosa. Nato in Polonia, figlio di un esiliato in Siberia e presto orfano di madre, fu affidato allo zio dopo che anche il padre morì a causa di una forte depressione. Iniziò presto a viaggiare imbarcandosi per mare, scoprì il lato devastante dell’amore e tentò il suicidio a causa di debiti di gioco. Divenne uno dei più importanti autori della letteratura in inglese, ma imparò questa lingua a vent’anni. Esperienze fondamentali nella sua vita (e nella sua carriera letteraria) furono i molti viaggi via mare in giro per il mondo, in particolare quello del 1889 lungo il fiume Congo come capitano di vascello.

La “Roi des Belges”, nave capitanata da Joseph Conrad

Conrad osservò il modo in cui l’uomo bianco europeo si relazionava con l’uomo nero africano, la violenza che gli indigeni subivano da parte di quelli che erano a tutti gli effetti invasori; i lati oscuri e indecifrabili del colonialismo, il cuore nero dell’uomo bianco, ma anche le ombre che quest’ultimo scorgeva nelle foreste selvagge, nelle tribù locali, nei riti e che sentiva appartenere a un lato primordiale di sé, mai cancellato da un progresso sempre più controverso.

Tutte queste esperienze e riflessioni confluirono in quello che viene considerato uno dei romanzi più importanti del Novecento: “Cuore di tenebra”. L’opera è narrata dal marinaio Marlow, al quale viene chiesto di raccontare un suo viaggio nell’Africa Nera per recuperare un tale Kurtz. Risalendo un fiume sconosciuto (che sembra però essere lo stesso Congo navigato da Conrad), Marlow descrive appunto i soprusi sugli indigeni e infine entra in contatto con il misterioso Kurtz, venerato dalle tribù locali, ma ormai impazzito a causa di una malattia. Le ultime parole di Kurtz sono uno dei momenti più inquietanti e ricchi di significato della letteratura inglese.

“Cuore di tenebra” ha ispirato una versione cinematografica liberamente interpretata per raccontare il colonialismo americano nel Sud-Est asiatico: “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, a sua volta pietra miliare del cinema statunitense. In quel caso Kurtz, interpretato da Marlon Brando, è un colonnello disperso nel profondo Vietnam.

Il romanzo è uno dei più citati al mondo e sono infiniti gli omaggi all’opera da parte di ogni genere di media (altri romanzi, film, serie tv, musica). Uno dei più recenti e famosi riguarda la serie “Lost” di J.J. Abrams, nella quale un aereo carico di gente comune si schianta su un’isola del Pacifico. La giungla misteriosa dell’isola, con i suoi sussurri, i suoi pericoli, i suoi orrori, viene definita proprio “cuore di tenebra”, una proiezione dell’oscurità che i protagonisti “civilizzati” portano dentro di sé.

Anche in Italia fu girata una commedia liberamente ispirata al romanzo di Conrad, diretta da Ettore Scola con Alberto Sordi protagonista. Quest’ultimo parte alla volta dell’Angola per riportare a casa Titino (Nino Manfredi), cognato fuggito di casa e rifugiatosi presso una tribù locale.

“Cuore di tenebra” rimane quindi una delle opere più importanti scritte e pubblicate a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: un romanzo di transizione, una prima riflessione su argomenti sempre più controversi, che nel nuovo secolo iniziavano a essere osservati e ripensati sotto una nuova luce.

Piccola curiosità: si laureò con una tesi di laurea su Conrad proprio Italo Calvino, di cui abbiamo parlato il mese scorso con la recensione a “Il sentiero dei nidi di ragno”.

TITOLO: Cuore di tenebra

TITOLO ORIGINALE: Heart of darkness

AUTORE: Joseph Conrad

CITAZIONE: Il suo sguardo fisso era vasto abbastanza da abbracciare tutto l’universo, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Egli aveva tirato le somme – e aveva giudicato, “Quale orrore!”

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