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Canto di Natale – Un classico al mese

Da bambino, Charles Dickens fu costretto a lavorare in fabbrica e visse sulla propria pelle i soprusi e la crudeltà dello sfruttamento minorile. Anni dopo, ormai adulto, passeggiava tra i quartieri più disagiati di Londra osservando le medesime situazioni ripetersi tristemente. Erano gli anni Quaranta dell’Ottocento, la povertà dilagava, gli operai erano sempre più vessati e sfruttati e la Poverty Law, che avrebbe dovuto sistemare le cose, non aveva fatto che inasprire la situazione.

Fu in questo contesto che nacque la storia di Ebenezer Scrooge, ricchissimo e avaro finanziere che l’avidità e il pessimo carattere hanno reso solo e detestato da tutti. L’uomo rifiuta l’invito del nipote alla cena della vigilia e obbliga Bob Cratchit, suo dipendente, a lavorare anche il giorno di Natale nonostante lo stipendio da fame che gli concede. È proprio la notte della vigilia che Scrooge fa un incontro imprevisto: nella sua dimora appare il fantasma di Jacob Marley, suo vecchio amico defunto, il quale lo rimprovera per il suo egoismo e gli annuncia la visita di tre spiriti che gli mostreranno la sua povertà di spirito.

Una delle illustrazioni presenti nella prima edizione dell’opera

Il primo è il fantasma del Natale passato, che mostra a Scrooge i suoi affetti perduti nel tempo: la madre, il padre e la sorella ormai morti, e l’unica donna che abbia mai amato, una ragazza poco abbiente dalla quale si separò per ragioni economiche. Questo primo viaggio nel passato ammorbidisce il vecchio, che inizia a ricordare tempi in cui era in grado di provare sentimenti. È poi il turno del fantasma del Natale presente, che mostra a Scrooge il calore della vigilia nella casa del nipote e in quella di Bob Cratchitt. Infine, il fantasma del Natale futuro fa vedere all’uomo la sua tomba e gli spiega che nessuno piangerà per lui, perché la sua aridità ha allontanato chiunque.

Al termine della lunga notte, Scrooge si risveglia in preda a un’epifania e capisce cosa fare per cambiare la propria condotta e rimediare ai propri errori.

Charles Dickens

“Canto di Natale” è una toccante parabola, una storia emozionante e devastante nella sua semplicità; Dickens unì i canoni del racconto gotico e della ghost story alla sua personale idea sulla povertà e lo sfruttamento, generando un classico ancora oggi amato e letto in tutto il mondo. Quando uscì, nel 1843, ebbe un immediato e incredibile successo; scrittori del calibro di Robert Louis Stevenson osannarono l’opera e la critica è rimasta concorde, a quasi due secoli di distanza, nel definirlo un capolavoro.

Molteplici sono stati gli adattamenti su pellicola del racconto, dal primo (risalente al 1910, ai tempi del cinema muto) a quello in 3D del 2009, dove il protagonista viene interpretato da Jim carrey grazie alla tecnica della performance capture. Tra le molte versioni cinematografiche dell’opera ricordiamo “Scrooged” (1988), con Bill Murray, rilettura in chiave moderna in cui il protagonista è il ricco e arido direttore di un network televisivo (in Italia viene trasmesso tutti gli anni nel periodo natalizio con il discutibile titolo  “SOS Fantasmi”).

Il personaggio di Ebenezer Scrooge ha una sua controparte anche in cartoon: nient’altro che Paperon De’ Paperoni, che fu pensato e creato da Carl Barks come perfetta trasposizione dell’avaro. Inizialmente infatti zio Paperone era un personaggio tutt’altro che positivo, entrato poi nel cuore dei lettori a tal punto che ormai, uncle Scrooge rientra appieno del pantheon dei paperi più amati.

“Bah! Che stupida festa, il Natale, in cui tutti si vogliono bene! Ma per me è diverso! Tutti mi odiano e io odio tutti!”

Nel 1983, del “Cato di Natale” fu realizzata anche una versione animata targata Disney, “Il canto di Natale di Topolino” (“Mickey’s Christmas Carol”), in cui Zio Paperone ricopriva (ovviamente) il ruolo di Scrooge e Topolino quello del suo sfruttatissimo impiegato. Pippo è Jacob Marley, il Grillo Parlante è il fantasma del natale passato, mentre quello presente e futuro hanno il volto di Willie il Gigante e Gambadilegno. Un cortometraggio a tinte forti, molto commovente e inquietante nonostante si tratti di una produzione Disney.

Topolino piange sulla tomba del figlio Timmy, che ancora oggi zoppica negli incubi di chi ha visto questo film in tenera età.

Sicuramente “Canto di Natale” è tra i racconti più toccanti mai scritti, una storia che commuove lettori di tutte le età: e siccome i temi di cui parlava Dickens sono tristemente attuali in molte zone del pianeta, è una storia che conserva il suo profondo e luminoso significato.

 

TITOLO: Canto di Natale

TITOLO ORIGINALE: A Christmas Carol

AUTORE: Charles Dickens

CITAZIONE: “Egli era abbastanza saggio da sapere che su questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo momento.”

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