menu

Tanto tu torni sempre – Recensione – Giornata della Memoria 2016

“Tanto tu torni sempre” è la testimonianza di Ines Figini, internata ad Auschwitz, raccolta e trasposta su carta da Giovanna Caldara e Mauro Colombo. Un libro che ho letto con grande trasporto, perché l’ho trovato un racconto incredibilmente umano e costruttivo, anche. La personalità di Ines Figini emerge tra le righe di un racconto semplice e diretto e ci dice che restare umani è possibile, e che siamo tutti chiamati a fare bene, a custodire la memoria, a fare la nostra parte per un mondo migliore.

Ecco, io un libro così lo farei leggere ai ragazzi, nelle scuole, molto più che “Se questo è un uomo” di Primo Levi.

Senza nulla togliere al valore di una testimonianza che fu tra le prime, quella di Levi, e che contribuì da subito a che l’orrore dei lager non venisse fatto passare sotto silenzio, io ho sempre faticato a leggerlo: l’ansia mi attanagliava fisicamente, mi domandavo a cosa potesse davvero servire leggere di tanto orrore in modo così diretto, soprattutto a cosa potesse servire stare male, essere permeati dalla disperazione e dall’annullamento che portarono lo stesso Primo Levi al suicidio, alla fine.

Ines Figini fu deportata come lui, e soffrì, vide, visse come lui l’orrore. Eppure le sue pagine sono piene di vita, di un prima e soprattutto di un dopo, testimoniano ma ci fanno anche sperare, ci fanno avere voglia di reagire, di parlare, di scambiarci impressioni e di lodare uno spirito tanto combattivo e insieme normale come quello che ci parla.

Ripeto: senza nulla togliere al valore testimoniale di Levi, e senza assolutamente giudicare il suo vissuto, la sua reazione di dolore assoluto e di vuoto, consiglio davvero testi come “Tanto tu torni sempre”; e come “Tu passerai per il camino”, il racconto del partigiano Pappalettera, ugualmente vivo e combattivo. E le preferisco. Buona lettura!

Con un pragmatismo e una resistenza incredibili, Ines ci guida nei suoi ricordi e insieme all’orrore ci mostra anche la forza e l’umanità che è riuscita a mantenere.
Come la sua cattura arriva dopo pagine dedicate alla guerra e alla vita a Como, la sua liberazione non conclude il libro. Le pagine dedicate al ritorno, agli anni successivi, e al suo impegno di testimonianza sono altrettanto intense ed emozionanti. Come quelle dedicate al suo ritorno nel campo di Birkenau, che si trasforma in un’esperienza meditativa profonda e che le dona un senso di vera liberazione, legato al perdono e alla gratitudine per essere viva.

Continua a leggere: recensione di “Tanto tu torni sempre”.

Condividi il post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *