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Vie traverse di Emanuele Delmiglio – Scrittori italiani di oggi

Qualche tempo fa, ero a Bellaria tra robottoni e minigadget, alla ricerca di colleghi e amici che, ahimé, riesco a incontrare solo poche volte l’anno e solo in occasioni surreali come queste.

Uno di loro era Gian Filippo Pizzo, scrittore e curatore che mi ha accolta nella sua “squadra” di autrici e autori e grazie al quale ho pubblicato diversi racconti.

“Vieni che ti presento l’editore” mi dice, sventolando il “nostro” ultimo arrivato, il libro “La cattiva Strada” di Delmiglio editore.

E a un tratto, eccolo: e ancor prima che Pizzo me lo presenti, Delmiglio tira fuori da un sacchettone un libro: il “suo” libro, scritto in veste di autore, e me lo porge con un gran sorriso.

Io di autori che mi regalano libri ne ho conosciuti tantissimi. Ma un sorriso così contagioso l’ho incontrato raramente. Mi ha coinvolta, mi ha fatta superare all’istante il brivido radical chic “mmmh, un editore che scrive pure” e anzi mi ha fatto venire voglia di leggere “Vie traverse”.
Che è cattivo quanto la “La cattiva strada”, se non che è frutto di una sola penna.

Chi conosce le mie recensioni sa bene cosa pensi della “cattiveria” in sé:

Dico solo che personalmente odio la crudeltà, detesto il cattivismo e bastono il pulp in diverse recensioni e articoli.

Quando però la crudeltà con è una tarantinata gigioneggiante, ma un elemento narrativo trattato con la dovuta cautela, allora è un altro valore aggiunto al viaggio che facciamo tra le righe.

Emanuele Delmiglio

Nella recensione a “Vie Traverse” parlo di questo en passant, perché c’è anche altro.
Il libro è stata una sorpresa, un percorso obbligato e accidentato, un’esperienza di lettura che mi ha convinta a inserire il titolo nella nostra rubrica dedicata alle penne eccellenti “di oggi e di qui”: gli Scrittori italiani di oggi, i raccomandati di Studio83! 😀

Parlando di “Vie traverse”, scrivo che c’è del “mestiere”.  Mettere del “mestiere” in un testo non è qualcosa di necessariamente negativo, anzi: dipende tutto da come l’abilità nello scrivere si combina con il contenuto, con il messaggio, con il cosa.
Quando il contenuto riguarda qualcosa di negativo – violenza gratuita, autocompiacimento, messaggi prevaricatori verso gli altri o verso il lettore – anche il mio giudizio tocca i minimi ed è molto duro. Quando il contenuto non c’è, e c’è solo  bravura nel mettere le parole insieme e nel mostrare quanto ci si piace, spero sempre che l’autore in questione trovi qualcosa di cui parlare e uno scopo più utile al suo tempo (e a quello di chi legge).
Quando la bravura stilistica serve a raccontarci storie interessanti, ben congegnate, dalla struttura coesa e alle volte con qualche messaggio più profondo, ecco, la lettura è un esercizio utile di svago positivo, e magari di crescita e di riflessione.

È il caso di “Vie traverse”, un libro che ho letto con piacere e che ho lasciato nella mia libreria, per future consultazioni.

(E nel caso in cui la questione “mmmh recensisce il suo editore” vi faccia comprensibilmente storcere il naso, la mia argomentazione è la stessa che per Alberto Cola: quando non puoi essere obiettivo, sii almeno trasparente!)

La prima cosa che ho apprezzato nell’immergermi nei racconti è stata l’ambientazione, quasi sempre italiana e legata a modi e pensieri tutti veneti, stemperati però dal buon uso del vago, del fantastico e del surreale che Delmiglio inocula nella provincia meccanica.

Lo stile è il vero cavallo di battaglia di questa raccolta: uno stile ricercato, ma anche scorrevole, coinvolgente e studiato per fare presa immediata su chi legge.

Continua a leggere: Recensione di “Vie traverse” di Emanuele Delmiglio

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