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Il signore delle mosche – Un classico al mese

Un futuro non meglio specificato, un’imprecisata guerra, un disastro aereo che vede come unici sopravvissuti un gruppo di ragazzi inglesi che trovano la salvezza su un’isola deserta. Il tentativo di stabilire un nuovo ordine sociale e una relativa gerarchia fallisce progressivamente: con sé hanno portato, oltre alla loro nozione così europea di civiltà, anche qualcosa di molto più oscuro e profondo comune a tutti gli esseri umani; un’anima nera con la quale dovranno loro malgrado fare i conti.

Pensare che “Il signore delle mosche” fu l’esordio di William Golding lascia di stucco: considerato uno dei migliori romanzi del Novecento, scritto da un autore premio Nobel, l’opera ha venduto negli anni milioni di copie ed è citata in ogni dove. L’idea alla base è, come disse l’autore, che “gli uomini producono il male come le api il miele”; la progressiva discesa nella violenza e nella barbarie è la dimostrazione letteraria che Golding diede di questa tesi e vede i protagonisti fallire miseramente nel loro tentativo di riprodurre una forma ordinata di civiltà sull’isola che li ospita.

Una scena del film “Lord of the flies” (1963)

I protagonisti del romanzo (pubblicato nel 1954) incarnano diversi aspetti dell’uomo europeo e dell’essere umano in generale: Ralph è il leader saggio, Jack il suo opposto, bramoso di potere fino a sfociare nell’oppressione e nella prevaricazione; Piggy è il buonsenso dell’uomo civilizzato, tuttavia schiacciato, umiliato e distrutto in un contesto in cui le regole sociali non sono più lì a difenderlo; Simon è la spiritualità, il profeta, il rivelatore.

Il romanzo è ricco di simboli, a partire dalla conchiglia – emblema del potere organizzato – che i ragazzi si passano l’un l’altro prima di prendere la parola in pubblico, per arrivare fino alla testa di maiale (il Signore delle Mosche, appunto), immagine dell’irrazionale e del male che alberga in ogni essere umano.

Trasposto su pellicola due volte (da Peter Brook nel 1963 e da Harry Hook nel 1990), “Il signore delle mosche” ha influenzato tantissimo la cultura anglosassone, diventando una delle opere letterarie più citate di sempre. Per esempio, gli Iron Maiden intitolarono “Lord of the flies” un loro brano, pubblicato nel 1995 all’interno dell’album “X Factor”.

L’episodio 14 della IX stagione de “I Simpson” è una citazione/parodia del romanzo di Golding

Tempo fa, parlando di “Cuore di tenebra” [Leggi: “Cuore di tenebra – Un classico al mese”], abbiamo ricordato la serie tv “Lost”, incentrata su temi comuni a entrambi i romanzi: inutile dire che anche “Il signore delle mosche” ha avuto tantissima influenza sull’opera di Abrams, Lindelof e Lieber. “Le persone giù in spiaggia potevano essere tutti dottori e ragionieri un mese fa, ma adesso è l’ora del Signore delle Mosche”, sentenzia il personaggio di James “Sawyer” Ford durante la prima stagione.

lost of the flies

E come non vedere nei protagonisti un omaggio ai personaggi del libro?

Altra opera  in cui “Lord of the flies” è stra-citato è “Cuori in Atlantide” di Stephen King, in cui il romanzo di Golding è il “battesimo” letterario che porta il protagonista, Bobby Garfield, nel mondo degli adulti. Cercando in rete ho scovato anche un recente saggio scritto da un autore italiano, Luca Fumagalli, e intitolato “L’ombra delle mosche – Introduzione alla narrativa di William Golding” (Il Cerchio Editore, 2015).

William Golding

TITOLO: Il signore delle mosche

TITOLO ORIGINALE: Lord of the flies

AUTORE: William Golding

CITAZIONE: “Accettavano i piaceri del mattino, il bel sole, il palpito del mare, l’aria dolce, come il tempo adatto per giocare, un tempo in cui la vita era così piena che si poteva fare a meno della speranza.”

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