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Dieci piccoli indiani – Un classico al mese

Agatha Christie pubblicò nel 1939 quello che è stato sempre definito dalla critica il suo capolavoro: “Dieci piccoli indiani”, masterpiece del genere giallo giunto in Italia sette anni dopo, nel 1946, quando la Mondadori lo pubblicò nella collana Il Giallo col titolo “…e poi non rimase nessuno”. Per una volta, la curiosa traduzione non è da imputare all’editore italiano: il romanzo della Christie, infatti, ha visto il titolo originale (“Ten little niggers”) modificato più volte per essere adattato a un mercato anglosassone più ampio. Negli Stati Uniti la parola “nigger” aveva una connotazione offensiva e fu necessario ritoccare alcuni dettagli, soprattutto il titolo, per ovviare al problema. L’edizione statunitense del romanzo fu intitolata “And then there were none” e la filastrocca sui “ten little niggers” fu cambiata. Qualche edizione dopo, negli anni Sessanta, i “niggers” si trasformarono in “indians”: “Dieci piccoli indiani” è il titolo con cui l’opera è più conosciuta in Italia.


Dopo aver ripercorso la travagliata storia del titolo, ricordiamo in breve la trama: un gruppo di sconosciuti viene attirato con l’inganno su un’isola al largo della costa del Devon. Bloccati lì dal maltempo e perplessi sulla convivenza forzata, notano, nelle rispettive stanze, un’inquietante filastrocca che racconta di dieci negretti morti uno dopo l’altro in modi diversi. Quando i vari ospiti iniziano a morire davvero nello stesso ordine, diventa chiaro che dietro l’invito sull’isola c’è qualcosa di losco, che ognuno di loro nasconde qualcosa e che l’unico modo per fermare la catena di delitti è fare luce sui segreti altrui.

Sono numerosi gli elementi che hanno portato “Dieci piccoli indiani” a essere considerato un capolavoro della narrativa gialla. L’ambientazione affascinante e asfissiante, in cui i protagonisti sono prigionieri di un luogo che non lascia vie di fuga (l’isola); il fatto che non esista una vera e propria figura centrale del detective, ma che tutti i personaggi cooperino alla soluzione del caso; il fatto che l’assassino si nasconda necessariamente tra i protagonisti, rendendo il “detective” di turno sospettabile al pari di tutti gli altri.

Alcuni anni dopo l’uscita del romanzo, Agatha Christe lavorò personalmente a una trasposizione teatrale dell’opera; in questo caso il finale fu cambiato e la sorte di due personaggi mutò radicalmente. Le diverse riduzioni cinematografiche di “Dieci piccoli indiani” si basano su questa versione.

“And then there were none”, 1974

La prima è del 1945, diretta da René Clair; vent’anni dopo ce ne fu un’altra di George Pollock. Nel 1974 l’ambientazione fu modificata, divenendo una villa nel deserto iraniano, per la regia di Peter Collinson. In “Invito a cena con delitto”, l’anno dopo, il romanzo fu trasformato in una parodia del genere giallo (tra gli interpreti ricordiamo Alec Guinness, l’Obi-Wan Kenobi di Star Wars). Uno degli adattamenti più recenti, più che altro liberamente ispirato, è “Nella mente del serial killer” (2003), diretto da Renny Harlin. In generale, si può dire che “Dieci piccoli indiani” ha creato una sorta di sottogenere: quello in cui i protagonisti vengono uccisi, o rischiano di essere uccisi, uno dopo l’altro (uno degli ultimi esempi è “The hateful eight” di Quentin Tarantino).

Anche la serie animata “I Griffin” ha proposto la sua parodia!

TITOLO: Dieci piccoli indiani

TITOLO ORIGINALE: And then there were none

AUTORE: Agatha Christie

CITAZIONE: “Finirò di scrivere questa mia confessione. La chiuderò in una bottiglia e la getterò in mare. Perché? Sì, perché?”

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