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Concorso Parole per Strada – Intervista al fondatore Bruno Zaffoni

interviste a scrittori ed editori - studio83

Quest’anno ho un lavoro in più: faccio parte della giuria del concorso letterario Parole per Strada.

Ho già fatto l’esperienza di giurata: l’anno scorso, per il Booktrailer Award, un premio dedicato ai Booktrailer che mi ha permesso di riflettere su questo tipo di comunicazione a metà tra la parola e il video. Ne ho parlato nel post Come realizzare un booktrailer efficace.

Anche Parole per Strada è un premio particolare.

Oltre ad avere una lunga storia, ha delle caratteristiche diverse dai soliti premi. Per cominciare, ammette solo opere brevissime; poi funziona su invito, dato che è dedicato ai soci dell’associazione Il Furore dei Libri (che però possono a loro volta invitare autrici e autori che considerano bravi). Inoltre anche qui abbiamo una sinergia tra diversi ambiti: alcuni dei racconti vincitori infatti vengono stampati in serigrafia su pannelli montati in una mostra che a partire da Rovereto coinvolgerà più città. Si crea quindi un ponte, una comunicazione tra spazio e parola, tra la fretta urbana e la lentezza connaturata al racconto.

E poi, il tema di quest’anno: “Fammi ridere!”. Che può essere interpretato in modi diversi, ma rende l’ironia protagonista della situazione. E l’ironia è un ingrediente difficilissimo da maneggiare!
(“Fammi ridere!” è, tra parentesi, la frase esatta che Elena mi dice ogni volta che ci vediamo un film insieme, confidando nel mio terribile umorismo demenziale.)

Ho chiesto a Bruno Zaffoni, fondatore del concorso, di parlarci di Parole per Strada e di dare qualche consiglio a chi si vorrà misurare con racconti brevissimi e mettersi alla prova partecipando a concorsi letterari.

Ecco cosa mi ha raccontato!

loghettoParole per Strada ha una lunga storia, e questa storia coincide in parte con l’evoluzione del fandom e della scrittura online: dalla pubblicazione di PDF alla mailing list a un concorso per i soci… raccontaci la strada di Parole per Strada.

C’era una volta Orient Express, un treno che viaggiava sul binario www.zaffoni.it. Era uno dei tanti siti che pubblicavano narrativa, con un’ambizione in più: quella di pubblicare autori noti e aiutare i non ancora noti a diventarlo. Ambizione soddisfatta visto che oltre agli allora già famosi Lucarelli, Di Marino, Altieri, Lippi, Arona, Forte e chi più ne ha più ne metta che avevano messo a disposizione gratuitamente loro lavori inediti, avevano fatto le prime apparizioni autori come “un milione di copie” Simoni, Sarasso, Luceri e molti altri che dai pdf di Orient Express (allora il termine e-book era ancora su qualche cloud…) trovarono in seguito sbocco sulla carta stampata. In breve diventato punto di riferimento per la narrativa di genere – dal noir al giallo, dalla fantascienza all’horror, dalla spy story all’avventura -, in qualche anno su Orient Express apparvero centinaia di racconti inediti scaricabili (più qualche romanzo a puntate).

Purtroppo otto anni fa Orient Express deragliò per la stanchezza del bigliettaio/macchinista (vabbè, avrete capito che sono io), che ogni mese doveva realizzare la grafica di decine di copertine e impaginare centinaia di pagine, oltre a tenere i contatti con gli autori.

Proprio dalla mailing list di questi contatti nacque l’idea di Parole per Strada. Idea che sottoposi all’associazione roveretana Il Furore dei Libri, che per statuto ha l’obiettivo di diffondere la lettura e con la quale avevo collaborato per il festival Rovereto in Giallo-Noir, a cui avevano partecipato autori del calibro di Luigi De Pascalis, Giulio Leoni, Ben Pastor, Biagio Proietti.

Grazie all’apporto di alcuni soci si stabilirono (era il 2010) le linee guida originarie del concorso, linee guida che lo rendono tuttora unico nel panorama letterario:

  • racconti brevissimi, di massimo 1500 battute, per permetterne l’esposizione su gigantografie “per strada”
  • partecipazione a invito (e qui torna fuori la mailing list di Orient Express, completata dai contatti del Furore)
  • nessun vincitore, ma solo dieci racconti selezionati per l’esposizione pubblica.
  • la stampa di un’antologia fuori commercio che raccogliesse tutti i racconti partecipanti.

In sei edizioni qualcosa è cambiato: la partecipazione si è allargata e l’invito non è più indispensabile, alla mostra di… scrittura originale si sono aggiunte mostre itineranti che hanno toccato finora una cinquantina di località in Italia e all’estero, e dalla scorsa edizione sono 99 i racconti che in formato ridotto sono esposti in negozi ed esercizi pubblici del Basso Trentino.

Purtroppo da quest’anno, stante la crisi degli sponsor, Il Furore dei Libri è stato costretto a chiedere ai partecipanti l’iscrizione, sia pur ridotta, all’associazione.

loghettoPensi che, insieme alle modalità di comunicazione, si sia evoluta anche la scrittura? Vedi una correlazione tra questi due aspetti (ovvero: cambia il modo di rapportarsi e di comunicare e cambia anche il modo di intendere e praticare la scrittura creativa)?

Non credo che ci sia bisogno di computer e internet, la scrittura si evolve da sola. Anche se il copincolla ha eliminato i cestini pieni di fogli dattiloscritti appallottolati di chi usava Olivetti e Remington.

Cambia certo il modo di rapportarsi, la comunicazione è molto più semplice e il web offre molte opportunità di conoscere e farsi conoscere, di pubblicare e di autopubblicare.

Per la scrittura creativa serve la creatività, il web non basta.

loghettoParole per Strada ammette racconti molto brevi, le cosiddette short stories: nel corso degli anni ne avrete lette tantissime! Elenca a beneficio dei nostri autori: tre caratteristiche vincenti di una short story, e tre errori che invece è meglio evitare.

Un romanzo può catturarti al secondo capitolo. Un racconto al secondo paragrafo. Se ricordo bene, Asimov scriveva che al secondo paragrafo si deve capire a cosa mira il racconto. Una short story di 1500 battute deve catturarti alla seconda parola.

Questa è la prima caratteristica, la seconda è che essendo story sia pure short, deve contenere una storia. Quindi no alle elucubrazioni mentali, alle pagine di diario, alle poesie che vanno bene in altre sedi, alle barzellette.

La terza caratteristica è invitare a cena uno dei giurati… ops! mi è scappato. Scherzi a parte, consiglio a chi deve stare nelle 1500 battute di chiamare i suoi personaggi Ugo e Lia, piuttosto che Giandomenico e Maria Maddalena: gli rimarranno più battute spendibili per il racconto.

loghettoOggi i concorsi letterari sono davvero tanti. Quali sono secondo te le caratteristiche di un concorso letterario serio, o al quale valga la pena di partecipare?

A parte le prime due edizioni di Parole per Strada, non ho mai partecipato a concorsi, quindi non so valutare la serietà di altri, anche se alcuni concorsi mi attirano per genere e tematiche.

Credo che un concorso dovrebbe offrire visibilità, magari non solo al vincitore. Questi sono i presupposti di Parole per Strada, tra mostra principale, mostre itineranti, esposizione in punti vendita, antologie.

A proposito, lo scorso anno è uscita un’antologia tradotta in rumeno che raccoglie i racconti selezionati nelle edizioni precedenti di Parole per Strada.

loghettoAnche le occasioni di pubblicazione si sono moltiplicate nel tempo, aggiungendosi alla possibilità di autopubblicarsi e in generale di farsi leggere.
Perché partecipare a un concorso letterario oggi? Perché pagare, aspettare, per poi magari non essere selezionati? Cosa offre di più un concorso rispetto a una autopubblicazione?

In parte ho già risposto al punto precedente. Un concorso vinto ti dà visibilità e aggiunge punti al tuo palmarès, uno perso non ti toglie nulla. Un’autopubblicazione può essere un regalo per gli amici o una buona presentazione per un editore. Perchè non seguire tutt’e due le strade?

 

Ringraziamo Bruno Zaffoni per i suoi consigli e per averci raccontato la storia di ParolexStrada.

Ora corro a leggere i racconti partecipanti per valutarli e trovare i migliori. Vado! Il dovere mi chiama!

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