Gomorra – Dal libro alla TV

Dal libro alla TV: parliamo oggi di due veri e propri casi di culto, ognuno nel suo genere di appartenenza.

“Gomorra” di Roberto Saviano è stato un caso letterario e civile, un titolo che a distanza di anni fa ancora discutere (purtroppo c’è anche chi usa argomenti come “ha solo messo su carta cose che tutti sanno, capirai!” oppure “fa i soldi con la camorra” e altre assurdità simili, che impoveriscono il dibattito).

Il libro è stato senza dubbio uno dei più importanti saggi/romanzi sulla criminalità organizzata italiana; e ha rilanciato il genere del giornalismo d’inchiesta con inserti di fiction, il vecchio, caro new journalism di Capote e Fallaci (ecco perché l’ho definito saggio/romanzo, e sbaglia chi lo definisce solo romanzo).

Lo considero anche una prova di vera e propria letteratura, per lo stile complesso e consapevole di Saviano e per il suo confrontarsi con alcuni mostri sacri della cultura italiana, come Pasolini, in modo diretto e naturale, senza farsi problemi di modestia ma usando i classici come materiale vivo. Una dialettica utile ai nostri tempi e alla ricostruzione di una moralità completamente travisata dalla logica del Sistema-camorra.

Anche la serie “Gomorra” è stato un caso passato subito a cult. Realizzata con una grande perizia tecnica, mette in scena una Napoli preda del degrado con una fotografia cupa, scura, con forti contrasti. Una colonna sonora superlativa che è commento e significato insieme. E una regia allo stesso tempo interpretativa e realistica, perché sceglie un registro funzionale a comunicarci dei messaggi, ma non stravolge la realtà: non abbiamo mai l’impressione di qualcosa che non potremmo trovare esattamente così anche girando per strada, per quelle strade.

Stesso discorso per il cast, facce che non si dimenticano, ma ben scelte, i caratteri sono portatori di personalità verosimili, reali, anche troppo reali. La recitazione è ottima ed è vincente anche il lavoro sulla lingua: un dialetto “ammorbidito” per essere capito da tutti, ma comunque vero, impegnativo da seguire per chi non è di Napoli e dintorni.

Lo studio, il lavoro e l’investimento fatto per “Gomorra – la serie” si vedono e danno i loro frutti. La serie ha avuto un grande successo anche all’estero: sbarcata da poco negli States, ha una confezione in stile “Il Padrino” e recensioni entusiaste.

I difetti, se vi piace questo genere, secondo me praticamente non ci sono. A parte uno, che riguarda proprio la trasposizione dal libro alla TV.

Nel libro di Saviano ci sono molte storie, e la descrizione di tantissime pratiche criminali surreali, psicopatiche e allucinanti della camorra. Questi comportamenti sono assenti nella serie, che da Saviano prende solo la consulenza, le ambientazioni, il mondo di riferimento, oltre a mettere in scena qualcosa di simile alla famosa guerra tra scissionisti e clan Di Lauro per il controllo del territorio di Secondigliano. Per il resto, però, è una storia criminale come le altre, focalizzata sulla famiglia del boss e sui gruppi/piazze afferenti; ci sono tradimenti, scalate di potere, riconquiste, ecc. Nulla di mai visto, nulla di tanto sconvolgente quanto lo sono i fatti raccontati da Saviano. In questo secondo me la serie perde un po’, e la prima stagione incentrata sulla scissione paga questa sua “tradizionalità”. Un difetto che nella seconda stagione viene superato con l’inserimento di nuovi personaggi e di nuovi “filoni”; ad esempio la forte tensione erotica e sentimentale che si instaura tra due caratteri.

Più che con il libro dal quale mutua il titolo, “Gomorra” si confronta direttamente con “Romanzo criminale”, l’altra grande storia criminale che ha ridato lustro alle produzioni italiane e forza al genere.
Le due serie, entrambe di due stagioni, sono però molto diverse: in “Romanzo Criminale” c’è più amore, sesso e violenza fisica, mentre in “Gomorra”, più tragica e scura, domina la violenza del degrado e la brutalità di un mondo chiuso in se stesso, privo di modi diversi di pensare la vita. A questo proposito, “Gomorra” ha scatenato polemiche, accusata di voler dare lustro al crimine. Ma basta seguire qualche episodio per capire che non c’è eroizzazione, né idealizzazione dei criminali, anzi, le loro vite immerse nel grigio e nel cemento, tra lusso pacchiano e squallide storie di ignoranza, sono forse il migliore spot contro il crimine.

A oggi, è iniziata la lavorazione della terza stagione di Gomorra con un’attesa altissima di fan ed estimatori. E a oggi, Roberto Saviano vive ancora sotto scorta, tra una caserma e l’altra, dopo nove anni dall’uscita del libro che gli ha cambiato la vita.

Nel blog, abbiamo più volte parlato di un altro libro in tema: “Al di là della neve – Storie di Scampia” dell’allora diciottenne Rosario Esposito La Rossa che oggi è anche editore e imprenditore solidale a Scampia.

 

 

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