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I tre moschettieri – Un classico al mese

“Tutti per uno, uno per tutti!” Questa frase ancora oggi riecheggia in ogni dove, anche tra chi non sa che si tratta di una citazione da “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas, uno dei romanzi più conosciuti, tradotti e trasposti su altri media della letteratura francese. Apparve per la prima volta sulla rivista “Le Siècle” nel 1844, pubblicato a puntate: un cosiddetto romanzo d’appendice, o feuilleton, rivolto al grande pubblico e per questo spesso criticato come paraletteratura. Certo è che “I tre moschettieri” è un romanzo storicamente accurato, divertente, avvincente, un vero classico che ancora oggi inchioda alle sue pagine lettori di tutto il mondo e di tutte le età.


Nella Francia del 1625, il diciottenne guascone d’Artagnan si reca a Parigi per realizzare il suo sogno di entrare nei Moschettieri di Re Luigi XIII. Una serie di imprevisti e peripezie lo porteranno a scontrarsi e poi allearsi con Athos, Porthos e Aramis, tre moschettieri incaricati di sventare i loschi piani del cardinale Richelieu contro la regina. Per tenere nascosta al re la relazione di quest’ultima con il duca di Buckingham, d’Artagnan dovrà recuperare dodici diamanti che Anna ha dato come pegno d’amore al duca: l’impresa non sarà semplice e vedrà coinvolti, oltre ai tre moschettieri e mezzo, anche la perfida Milady e la dolce guardarobiera Constance, due donne che in modi opposti ruberanno il cuore del guascone.

Alexandre Dumas era nipote di una schiava haitiana, detta “la femme du mas” (della masseria): da qui il suo cognome

Intrighi, duelli, cospirazioni: come nella migliore tradizione d’appendice, Dumas ci regala centinaia di pagine ricche di suspense, intrecciando le avventure dei suoi protagonisti con le vicende storiche francesi. Il tormentato Athos, l’elegante Aramis e il rude Porthos sono personaggi entrati nella storia della narrativa assieme al giovane d’Artagnan. Il romanzo ebbe due seguiti, “Vent’anni dopo” (ambientato appunto vent’anni dopo le avventure del primo ciclo) e “Il visconte di Bragelonne”, noto soprattutto per aver ispirato il film “La maschera di ferro” (1998) con Leonardo DiCaprio.

DiCaprio nel doppio ruolo di Luigi XIV e del gemello Filippo

“I tre moschettieri” è approdato sul piccolo e grande schermo un numero incredibile di volte, fra le quali ricordiamo la versione di George Sidney del 1948 (con Gene Kelly, Lana Turner e Angela Lansbury) e quella scanzonata del 1973 diretta da Richard Lester. La più recente risale al 2011, con Orlando Bloom nel ruolo del duca di Buckingam e il grande Christoph Waltz nei panni di Richelieu. I nati negli anni Ottanta ricorderanno anche una libera rivisitazione animata giapponese, “Anime Sanjushi”, opera di Monkey Punch e tradotta in Italia come “D’artagnan e i moschettieri del re”.

Sulla falasariga di “Lady Oscar”, i giapponesi proposero una versione di Aramis… al femminile

TITOLO: I tre moschettieri

TITOLO ORIGINALE: Les trois mosquetaires

AUTORE: Alexandre Dumas (padre)

CITAZIONE: “La vita è un rosario di piccole miserie, che il filosofo sgrana ridendo. Siate filosofi come me, signori: mettevi a tavola e beviamo: l’avvenire non sembra mai così roseo, come quando lo si guarda attraverso un bicchiere di chambertin.”

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