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Cecità – Un classico al mese

Un uomo al volante perde all’improvviso la vista e non percepisce altro che un infinito bianco: è la prima vittima di una sorta di epidemia che si estenderà pian piano e porterà i primi “infetti” a essere rinchiusi in un ex manicomio. Quando dall’esterno smettono di arrivare i viveri, gli internati si dividono in due gruppi, uno dei quali sottrae il cibo della comunità e lo usa come moneta di scambio per i più turpi ricatti. Una delle donne recluse, la moglie dell’oculista che ha visitato il primo infetto, è inspiegabilmente immune alla malattia e – dopo essersi finta cieca per restare accanto al marito – cercherà di utilizzare la sua condizione per aiutare quelli del suo gruppo, vessati e vittime di ogni violenza.


Quando vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1998, José Saramago disse che la vera cecità è quella della società moderna, che ha perduto il valore della solidarietà. Il suo romanzo, da questo punto di vista, è una sorta di storia a tesi e di esperimento sociale letterario: un gruppo di sconosciuti obbligati a vivere in una comunità senza regole che, invece di cooperare per la sopravvivenza di tutti, finiscono per entrare in una spirale di soprusi e avidità in cui ci sono vittime e carnefici. (E in cui, tra l’altro, a pagare il prezzo più alto sono sempre le donne, a loro volta trasformate in meri oggetti spersonalizzati da usare come merce di scambio, brutalizzare, annientare).

“Cecità” è anche un’allegoria applicabile su più larga scala, in un pianeta dove la maggior parte delle risorse spetta a una piccolissima percentuale di abitanti, mentre gli altri sono sfruttati, schiavizzati e lasciati a morire di fame. È un romanzo duro, narrato con lo stile lucido e caratteristico di Saramago (che, per esempio, sceglie di inserire i dialoghi all’interno del flusso narrativo senza artifici redazionali come le virgolette). Inserito spesso nel genere fantastico o fantascientifico, “Cecità” fu pubblicato per la prima volta in Portogallo nel 1995 dalla casa editrice Caminho col titolo “Ensaio sobre a Cegueira” (“Saggio sulla cecità”) e ha un ideale seguito, “Saggio sulla lucidità”, uscito dieci anni dopo.

Nel 2008 il regista e sceneggiatore brasiliano Fernando Meirelles ha trasposto “Cecità” su pellicola, un film altrettanto duro, interpretato da Mark Ruffalo e Julianne Moore.

TITOLO: Cecità

TITOLO ORIGINALE: Ensaio sobre a Cegueira

AUTORE: José Saramago

CITAZIONE: “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

 

 

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