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Lessico famigliare – Un classico al mese

Sono le parole di tutti i giorni a rendere familiare qualcuno, a far sì che dopo anni ci si ricordi di una determinata persona che ha significato molto per noi, o che, semplicemente, ha avuto un ruolo di rilievo. Con un continuo riferimento a modi di dire, a espressioni singolari, a veri e propri idioletti, in “Lessico famigliare” Natalia Ginzburg racconta alcuni momenti della sua vita domestica, caratterizzata dalla presenza di numerosi fratelli, della madre e di un padre nel quale molti possono riconoscere il proprio. La vita quotidiana di una famiglia viene dipinta a tratti leggeri e rapidi: le abitudini e le fissazioni dei personaggi fanno quasi sorridere, la loro crescita e maturazione rende partecipe il lettore del cambiamento che ha luogo in tutti i contesti privati.

Sullo sfondo di questa narrazione si staglia la Storia: il Fascismo, le leggi razziali, la guerra e la Resistenza. Ed ecco che, declinate ognuna in momenti particolari, le vite dei singoli personaggi si animano, si avvicinano a noi in quanto ne comprendiamo le difficoltà e le piccole gioie quotidiane. E non bisogna dimenticarsi delle frequentazioni illustri di Ginzburg, che si trova Filippo Turati aggirarsi per casa e al tavolo di lavoro assieme a Pavese.

Ogni momento di vita è ripercorso tramite un lessico specifico, risalente a un’età aurea, in cui la narratrice, ancora bambina, assorbiva costantemente le parole che ascoltava tutti i giorni e che rimarranno per sempre impresse nella sua memoria per identificare un affetto, una persona cara. Come non ricordarsi degli “sempiezzi” di cui sempre il padre si lamentava, dei giochi di parole del fratello, o delle esclamazioni della madre. Grazie ai continui riferimenti al gergo usato privatamente, i ricordi riaffiorano anche dopo anni, dopo fughe rocambolesche dalle persecuzioni, dopo la Guerra che investe tutti, dopo la resistenza e l’impegno politico. È proprio grazie a questo lessico, che diventa affettivo, che i membri della famiglia si riconoscono reciprocamente e si comprendono nel loro intimo anche senza lunghi dialoghi, ma solo con rapidi scambi di battute.

Natalia Ginzburg

Ginzburg fornisce, con questo romanzo autobiografico uscito nel 1963, un esempio di raffinata maestria nel determinare gli elementi che caratterizzano i legami famigliari, non per forza originali, spesso incentrati sull’importanza delle “piccole cose”, ma pur sempre degni di essere narrati, allorquando permettano il ricordo, stimolino il sentimento e allontanino l’oblio.

Di famiglia ebrea (Levi è il suo cognome da nubile), Ginzburg s’impegna presto contro il fascismo e, dopo la guerra, entrerà nelle file del PCI.
Nell’ambito della sua produzione, spesso incentrata sulle tematiche relative ai contesti familiari, risultano degni di nota “Valentino”, “Tutti i nostri ieri” e “Caro Michele”.

TITOLO: Lessico Famigliare

AUTRICE: Natalia Ginzburg

CITAZIONE: “Era, il dopoguerra, un tempo in cui tutti pensavano d’essere dei poeti, e tutti pensavano d’essere dei politici; tutti s’immaginavano che si potesse e si dovesse anzi far poesia di tutto, dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e muta immobilità.”

(Articolo di Mattia Bianchedi originariamente apparso su Studio83 e modificato per la rubrica “Un classico al mese“)

 

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