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Dal libro alla tv: “Tredici” (Thirteen Reasons Why)

Nell’ottobre 2007 la casa editrice RazorBill, costola young adult della più celebre Penguin Books, pubblicò il romanzo di Jay Asher “Thirteen reasons why” (scritto anche “Th1rteen r3asons why”). L’opera, destinata a un pubblico di adolescenti e post adolescenti, raccontava la storia della diciassettenne Hannah Baker, morta suicida dopo aver registrato sette audiocassette per tredici destinatari (uno per ogni lato delle audiocassette, meno uno). Le cassette vengono fatte passare fra i tredici, che le ascoltano tutte e poi le consegnano al nome successivo della lista. Quando Clay, amico di Hannah ancora turbato dalla sua morte, riceve il pacco con le cassette, inizia un lungo percorso attraverso la storia dell’ultimo anno di vita della ragazza: tra rivelazioni anche molto drammatiche, scopre cosa l’ha portata a prendere la drastica decisione.

In Italia”Thirteen reasons why” è stato tradotto come “Tredici” (così come la serie tv) ed è stato pubblicato in tre edizioni da Mondadori (l’ultima delle quali nella collana youg adult Chrysalide).

Il romanzo di Asher ha avuto un buon successo di pubblico e critica: primo in classifica nella lista dei bestseller stilata dal New York Times nel luglio 2011, ha ricevuto menzioni e riconoscimenti nel campo della narrativa young adult. Sempre nel 2011 la Universal Pictures ha acquistato i diritti per la trasposizione su pellicola, ma nel 2015 fu annunciato che sarebbe stata Netflix a produrre una serie basata sul romanzo. Il soggetto di Asher fu quindi convertito in sceneggiatura televisiva, una serie in tredici episodi che la piattaforma on-demand avrebbe rilasciato nel marzo 2017.

L’autore Jay Asher

Nel ruolo di Clay, ragazzo introverso che affronta il doloroso percorso guidato dalla voce dell’amica morta, è stato scelto il bravo Dylan Minnette, già visto in “Scandal” e “Awake” (i più attenti lo ricorderanno anche in un piccolo ruolo nell’ultima stagione di “Lost”). A interpretare Hannah Baker è l’esordiente australiana Katherine Langford, mentre la Kate Walsh di “Grey’s Anatomy” e “Private Practice” presta il volto alla madre della protagonista.

La serie tv, pur non perfetta sotto molti aspetti, può vantare un’ottima architettura narrativa e una generale qualità che finora ha caratterizzato tutte le produzioni Netflix. I temi trattati sono principalmente bullismo, depressione, violenza sessuale; ma il suicidio di un’adolescente come filo conduttore ha impensierito diverse associazioni, intimorite dalla possibilità di emulazione da parte di giovani spettatori.

In Nuova Zelanda la serie è stata vietata ai minori di 18 anni, mentre una scuola in Colorado ha chiesto il ritiro del romanzo dalle librerie dopo un’impennata di suicidi fra gli studenti; l’associazione Headspace, Australia, ha diramato un avviso poco dopo l’uscita della serie, mettendo in guardia genitori e spettatori sugli effetti che potrebbe provocare la visione. A ben vedere, “Tredici” sembra in effetti rivolgersi a un pubblico non più adolescente, ma già abbastanza adulto da comprendere sia le implicazioni della vicenda, sia le difficoltà comunicative dei giovanissimi protagonisti (soprattutto nei confronti degli adulti, che non sanno interfacciarsi con loro e parlare la loro lingua).

Timori a parte, “Thirteen reasons why” ha avuto un ottimo successo; il che ha portato Netflix a programmare una seconda stagione, malgrado la prima fosse perfettamente autoconclusiva. Se l’operazione porterà a qualcosa di buono, o se si tratterà solo di battere il ferro finché è caldo, lo sapremo solo in futuro.

 

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