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Via col vento – Un classico al mese

Dieci anni: è il tempo che impiegò Margaret Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900, per scrivere quello che sarebbe diventato il suo grande successo letterario. Una stesura iniziata nel 1926, anno in cui l’autrice lasciò il lavoro per dedicarsi full time alla scrittura, e che terminò nel 1936, quando “Gone with the wind” vide la luce. Dal lungo lavoro di documentazione emerse un romanzo storico di oltre mille pagine, ambientato in Georgia durante la Guerra Civile americana. Il titolo riprende i versi di una poesia di Ernest Dowson (“I have forgot much, Cynara! gone with the wind”).



Protagonista assoluta è Scarlett O’Hara, figlia di un fiero irlandese e cresciuta nella piantagione di Tara, dalle parti di Atlanta. La ragazza, che al principio della storia ha sedici anni, è perdutamente innamorata del giovane Ashley Wilkes: un amore non corrisposto che segnerà tutta la sua esistenza, visto che, pur di stargli accanto, ne sposa il cognato. Le vicende personali di Scarlett da qui in poi andranno a intrecciarsi con il dramma della guerra civile, interamente narrata dal punto di vista dei sudisti, e con quelle di Rhett Butler, cinico contrabbandiere che vede nella ragazza una versione femminile di se stesso.

Margaret Mitchell

L’opera ebbe un immediato successo, tanto da vincere il premio Pulitzer nel 1937 e diventare, tra boom di vendite e critica, un vero caso letterario. L’autrice fu anche nominata per il Premio Nobel e, pur riluttante, entrò in trattativa con la Selznik International Pictures per la vendita dei diritti su una riduzione cinematografica. La pellicola tratta dal romanzo, l’omonimo kolossal di Victor Fleming, vinse ben dodici Premi Oscar ed è tuttora considerata una pietra miliare nella storia del cinema mondiale. Nel ruolo di Scarlett (divenuta poi Rossella O’Hara nell’edizione italiana) fu scelta Vivien Leigh, allora quasi sconosciuta, mentre Clark Gable accettò la parte di Rhett per pagarsi un costosissimo divorzio.

Il romanzo è stato oggetto di forti critiche per come ha dipinto la vita nelle piantagioni schiaviste del Sud, una visione decisamente edulcorata e poco attendibile: gli schiavi che appaiono nel romanzo sono docili, mansueti, mai attratti dalle possibilità di una vita al di là delle catene. [Aggiungo che sarebbe ora di rinfrescare la traduzione italiana, anche per quanto riguarda la resa dello slang dei neri, che oggi suona davvero stereotipata e razzista.] Per questo motivo il romanzo è stato spesso contrapposto a “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe, che invece era fortemente abolizionista.

In compenso Hattie McDaniel, l’attrice che interpretò Mammy nella versione cinematografica, fu la prima afroamericana a vincere l’Oscar.

Nonostante questa controversia, pur non trascurabile, “Via col vento” è un classico di immenso successo: stando a una ricerca di mercato della Harris Poll del 2014, negli USA è secondo solo alla Bibbia nella classifica dei libri più letti. È un’opera scorrevolissima malgrado le dimensioni, e può contare su due protagonisti dalla psicologia intrigante e ben delineata: l’impetuosa Scarlett e l’imprevedibile Rhett, la cui love story è altrettanto affascinante e fuori dagli schemi. Senza contare le due battute che, complice il film, sono diventate modi di dire comuni: “Francamente me ne infischio” e, soprattutto, “Domani è un altro giorno”.

Margaret Mitchell, malgrado ciò, non produsse più niente. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale entrò nella Croce Rossa e decise di tornare alla sua Atlanta e alla narrativa solo nel dopoguerra: ma, prima che potesse scrivere altro, fu travolta da un taxi mentre attraversava la strada.

TITOLO: Via col vento

TITOLO ORIGINALE: Gone with the wind

AUTRICE: Margaret Mitchell

CITAZIONE: “Non vi amo più di quanto mi amiate voi. Dio aiuti l’uomo che vi ami veramente.”

 

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