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Libertà, democrazia, antifascismo: consigli di lettura

Quest’anno il Salone del Libro di Torino si è aperto con polemiche poltiche infuocate, a causa della presenza di una casa editrice dichiaratemente fascista tra gli espositori.

Abbiamo espresso il nostro punto di vista, prima di partecipare al Salone, in questo modo:

Le risposte sono tante e riteniamo che sia giusto averne di diverse, senza per questo dividersi sulla sostanza.
La democrazia non implica il far parlare tutti di tutto. Non è la libertà indifferenziata: sono permessi tutti i discorsi tranne quelli antidemocratici, al momento la libertà di opinione è formulata in questo modo.
Come ogni anno, dunque, faremo il nostro, sia dal punto di vista professionale che da quello umano, abitando, presidiando, esplorando le contraddizioni.
Michela Murgia propone di portarsi e di proporre dei libri dai valori antifascisti, e così faremo anche noi, proponendovi in questi giorni qualche consiglio di lettura dalle nostre librerie, per riflettere insieme.

Leggi il post completo: Studio83 al Salone di Torino #SalTo19 #iovadoatorino

Eccoli, dunque, i nostri consigli per letture antifasciste, democratiche, civiche e civili!

Michela Murgia, “Istruzioni per diventare fascisti”, Einaudi

In questo breve e agile saggio, Michela Murgia identifica i metodi e le strategie dei nuovi fascismi contemporanei, e i motivi per i quali in questo momento essi ricevono voti e consenso.
Lo fa con un artificio retorico interessante ed efficace: ovvero, appunto, fingendo di voler istruire nuovi fascisti a una scalata possibile, purché programmata e favorita da decenni di mala politica, tracollo dell’istruzione pubblica, appelli ai populismi e degrado culturale.
Secondo molt* il fascismo non c’è più. Secondo altr*, come Murgia (e come noi), la spinta autoritaria, oppressiva, guerrafondaia, maschilista e dittatoriale è presente e vitale.
Attenzione quindi a non sminuirne la portata e a non lasciarci togliere diritti e spazi conquistati con la lotta durissima di chi è venuto prima di noi, o toccherà ricominciare da capo.

Giacomo Papi, “Il censimento dei radical chic”, Feltrinelli

“Il censimento dei radical chic” di Giacomo Papi è una storia contemporanea, che descrive un’Italia appena dietro l’angolo con un’ironia tragica e acuta.
Un potere autoritario occupa i media e riscrive il lessico, e gli intellettuali non riescono a opporre sostanza, anzi. Identificati tutti con l’etichetta di “radical chic”, dati in pasto all’odio popolare, schedati e controllati “per la loro sicurezza”, si ripiegano nelle loro nicchie fallimentari e consegnano la società al vuoto culturale.
Il tutto si intreccia a una storia familiare: la figlia di un professore ucciso a bastonate (“il primo”, si dice nel romanzo, prefigurando un futuro dove ce ne saranno altri) elabora il suo lutto insieme a quello verso un paese imbarbarito.
Questo romanzo ha il sapore di un instant book sull’oggi italiano. E, anche se non c’è scritto da nessuna parte, è un bell’esempio di distopia, ovvero di fantascienza sociale su un futuro peggiore del nostro.

Anna Lisa Tota, “La città ferita”, Il Mulino

La memoria collettiva può essere un’arena in cui riscrivere il passato e rinegoziare valori.
Analizzando la strage di Bologna e le relative pratiche commemorative, la prof.ssa Tota parla di simboli, memoria e democrazia da una prospettiva sociologica.

Amartya Sen, “La democrazia degli altri”, Mondadori

Sen è filosofo e Premio nobel per l’economia. Formulatore del celebre Paradosso di Sen sull’impossibilità di garantire davvero pari diritti e società liberista, è stato anche protagonista di battaglie sociali come quella contro l’aborto selettivo di bambine femmine, sul quale ha preso posizione con scritti e studi.
Con “La democrazia degli altri”, Sen ci aiuta ad ampliare la visuale, ad andare oltre il nostro ombelico: ci racconta e dimostra come forme di democrazia, ovvero di forme di governo basate sulla concertazione, sulla riunione assembleare, sulla discussione pubblica esistono sin dall’antichità anche fuori dalla Grecia: in India e in Africa, e in seguito anche in alcune forme islamiche attente al riconoscimento dell’altro.
Insieme a questi esempi, Sen identifica le caratteristiche intrinseche e necessarie del sistema che chiamiamo “democratico”, le sue funzioni e i suoi valori, ponendosi la domanda: la democrazia è un “valore universale”?
A voi il piacere di scoprire la risposta 🙂 in questo saggio breve e scritto con uno stile scorrevole e insieme preciso.

Helena Janeczek, “Lezioni di Tenebra”, Guanda

Che cos’è il fascismo lo sa bene chi l’ha vissuto e chi vi è sopravvisuto. Helena Janeczek è figlia di due ebrei polacchi scampati al campo di concentramento di Auschwitz, che si sono rifatti una vita e hanno coronato il sogno di costruire una famiglia, ma che non possono dimenticare, nemmeno provandoci, ciò li ha irreversibilmente cambiati.
In questa avvincente memoria familiare tra passato e presente, tra il proprio passato di bambina con tante domande e il proprio presente di scrittrice e figlia adulta, Janeczek mette su carta il suo percorso di consapevolezza. Senza scavare nei fatti privati dei genitori, ma ripercorrendo la propria stessa infanzia, i propri ricordi, le proprie domande.

Io, già da un pezzo, vorrei sapere una cosa. Vorrei sapere se è possibile trasmettere conoscenze e esperienze non con il latte materno, ma ancora prima, attraverso le acque della placenta o non so come, perché il latte di mia madre non l’ho avuto e ho invece una fame atavica, una fame da morti di fame, che lei non ha più.

Cito questo passo perché, tra parentesi, la scienza sta arrivando a provarlo senza ombra di dubbio: le esperienze traumatiche modificano la struttura del DNA, la stessa che viene poi trasmessa alla progenie. Quindi sì, il passaggio di un dolore devastante a chi viene dopo è una realtà anche fisica.

Marshall B. Rosenberg, “Le parole sono finestre (oppure muri)” , Esserci Edizioni

Un manuale di comunicazione che può cambiare la vita e che di certo aiuta a cambiare le parole.
Spesso pensiamo di comunicare, mentre stiamo solo investendo l’altro di accuse, o di recriminazioni, o di pretese. Cosa speriamo di ottenere, se non incomprensione e chiusura? E come fare quando siamo noi aggrediti, offesi, insultati?
Marshall B. Rosenberg ci accompagna in un viaggio molto difficile, ma utilissimo: quello in ciò che succede dentro di noi quando ci arrabbiamo e litighiamo. E ci insegna a prenderci la responsabilità delle nostre emozioni e a usarle cercando un vero contatto e un’azione efficace, nella dialettica e nel mondo.
Rosenberg è stato mediatore in zone difficili, formatore, operatore internazionale in zone di conflitto. I suoi racconti sono commoventi, i suoi consigli illuminanti.
Il suo metodo della Comunicazione Nonviolenta può aiutarci a non farci trascinare dalle emozioni, né dalle ca**ate dette da chi trova lo sproloquio come unica strategia per allentare la propria tensione.
Avendo più padronanza delle nostre emozioni, parole e comportamenti, sapremo muoverci meglio nel mondo e lottare in modo più efficace e costruttivo per i diritti e per la comunità.

Le parole possono essere muri o finestre. Dipende da noi.

Buone letture!

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