Il Premio Campiello 2021 a Giulia Caminito. Congrats!

La notizia certamente già l’avrete letta: Giulia Caminito ha vinto il Premio Campiello 2021 con il suo romanzo “L’acqua del lago non è mai dolce”, Bompiani.
🏵🏵🏵 Congratulazioni! 🏵🏵🏵

Siamo felici di questo riconoscimento alla scrittrice trentatreenne, già autrice conosciuta, e attiva nell’ambiente della scrittura femminista (con LetterateMagazine, per esempio).

“Nel mondo accadono cose, mentre noi pensiamo ai nostri premi, alla nostra vita, che scuotono interrogativi, che ci fanno anche molto male” afferma ai microfoni Rai, nel servizio che linkiamo QUI.

Lo condividiamo per le parole di Caminito, per sentire la sua voce e anche per le immagini emozionanti della consegna del Premio.

(E anche perché ricorda un fatto rilevante: il Campiello è un premio di Confindustria Veneto. Il fatto che sia andato a un romanzo che parla di disparità sociali e di iniquità generazionali significa qualcosa? Come valutare la questione?
Da parte nostra, ricordiamo con grande piacere che tra i candidati dello scorso anno c’era il romanzo “Avrai i miei occhi” di Nicoletta Vallorani altra voce importante e decisamente fuori dalle norme della narrazione corrente e commerciale).

In un’altra intervista, al Corriere della Sera, Caminito rimarca di voler dedicare la vittoria alle donne e ai loro diritti, in particolare al diritto allo studio. E racconta che la dedica sarebbe stata condivisa anche da Carmen Pellegrini, finalista Campiello, se avesse vinto lei.
Solo noi la troviamo una cosa bellissima? 🙂

Sono molto contenta, è stato un percorso lungo e bello. Io e Carmen Pellegrino questa sera abbiamo deciso di indossare un paio di scarpe rosse; un piccolo gesto per ricordare l’importanza dell’educazione e dell’istruzione alla lettura e alla scrittura per tutte e per tutti e soprattutto per le donne, con l’auspicio che tutte possano trovare sempre e ovunque in un libro una speranza.”

Dal comunicato del Premio Campiello

Perché alla fine, al di là di sipari, cerimonie e classifiche, le occasioni in cui si parla di letteratura non sono sempici “gare”, e si può stare insieme in modo diverso, concorrere senza sentirsi “contro”.

Bè, evviva!

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