Aforismi e ipse dixit

ipse dixit

A chi tanto e a chi gnente!

Da quanno che dà segni de pazzia,
povero Meo! fa pena! È diventato
pallido, secco secco, allampanato,
robba che se lo vedi scappi via!

Er dottore m’ha detto: – È ‘na mania
che nun se pò guarì: lui s’è affissato
d’esse un poeta, d’esse un letterato,
ch’è la cosa più peggio che ce sia! –

Dice ch’er gran talento è stato quello
che j’ha scombussolato un po’ la mente
pe’ via de lo sviluppo der cervello…

Povero Meo! Se invece d’esse matto
fosse rimasto scemo solamente,
chi sa che nome se sarebbe fatto!

Trilussa

 

Ipse dixit

Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.”

 

Karl Popper (da Wikiquote)


Buona Pasqua a tutti!

Ipse Dixit – Bibliografia

Per la citazione di oggi mi ricollego a un post di booksweb, riguardante la vecchia arte di fabbricare manualmente i libri. Prima che la stampa a caratteri mobili prendesse piede, e che gli artigiani fossero soppiantati dagli stampatori, la fabbricazione manuale era l’unica tecnica a disposizione per la creazione dei libri, che perciò erano merce pregiata…. e oggi i libri fatti a mano tonrnano a esere oggetti di valore, proprio in virtù della scomparsa quasi totale dell’artigianato, che rende l’unicità qualcosa di rarissimo.

Donald McKenzie è uno studioso di bibliografia, e nei suoi saggi indaga sulle prime stampe, sui frontespizi e sul lavoro delle botteghe di stampatori. Noioso? Io l’ho trovato interessantissimo. Sentite qui:

Per Mckenzie le attività strettamente congiunte della bibliografia e della storia de libro sono a buon diritto, tra tutte le attività di ricerca, quelle più ricche in senso umanistico, perché lo studio dei libri e di chi li ha prodotti porta necessariamente a occuparsi di comunità di compositori e stampatori, librai e fonditori, venditori ambulanti e autori, mecenati e cartai. Il contatto con editori, scrittori e  artigiani del passato e la consapevolezza dei processi creativi connessi richiedono da parte nostra umile rispetto e umana considerazione per i nostri predecessori che, come noi, hanno dedicato tutta la vita ai libri.

Michael F.Suarez, “Testimonianza allargata”, in Donald McKenzie, “Stampatori della mente”

Ipse Dixit

Nietzsche ha detto che ci vuole genio per “finire” – cioè per dare il tocco di inevitabilità alla conclusione di qualunque opera d’arte. Nell’arte della narrativa ciò è specialmente vero nel caso del romanzo, questo monumento costruito con lentezza in cui ogni pietra ha un suo particolare peso e una particolare spinta da sopportare e le cui fondamenta devono essere poste con un occhio alle proporzioni della torre più alta. Del racconto, al contrario, si potrebbe dire che la prima preoccupazione dello scrittore dovrebbe essere di come iniziare.

Edith Warton, ” Scrivere narrativa” 

IPSE DIXIT: la grande sfida

“L’imitazione costituisce naturalmente un pericolo potenziale. Nella vita dello scrittore c’è quasi sempre un momento in cui si manifesta l’influenza degli scrittori più amati, ma l’imitazione in genere si esaurisce presto.  Nessun vero talento può sopportare così a lungo ciò che alla fine diventa un peso. D’altra parte, se uno scrittore non vale, anche con l’aiuto di un modello da imitare non andrà molto lontano.”

Wallace Stegner, “Come si diventa scrittori”

 

Buongiorno a tutti! “Oggi è sabato, domani non si va a scuola” cantava Pino Daniele per celebrare un giorno tanto amato da studenti, lavoratori e poeti.
Ho avuto un’idea: dedicare questa giornata di semiriposo all’ ipse dixit. Tutti i sabati posteremo un aforisma o una citazione, naturalmente a tema: la scrittura, la lettura, la letteratura. Il libro è il nostro totem!

La possibilità di citazione, però, è aperta a tutti: chi vuole può inserire nei commenti una frase letteraria, e sabato prossimo, insieme al nuovo aforisma scelto da noi, “premieremo” quello che ci ha colpite di più, motivandone la scelta nel post.

Mi sembra un bel giochino… spero che continui, ma è ovvio, dipende dalla quantità e qualità dei commenti. Al mio segnale, scatenate l’inferno.

Termiti

“A una persona comune si presenta prima il corpo e poi il linguaggio, mentre a me si manifestarono in primo luogo le parole e in seguito, molto più tardi, con estrema riluttanza, mi apparve il corpo, già in una forma ideale: ed esso era, inutile a dirsi, già corroso dalle parole.

Prima esiste un pilastro di legno non verniciato, poi giungono le termiti e lo intaccano. Nel mio caso, invece, prima esistevano le termiti, poi apparve a poco a poco il pilastro di legno non verniciato, già per metà divorato.

Vorrei non essere biasimato se definisco termiti le parole, che sono il mio mestiere. L’essenza artistica delle parole, come l’acido nitrico nell’incisione all’acquaforte, si fonda sul loro effetto corrosivo: componiamo un opera utilizzando la funzione disgregatrice con cui il linguaggio consuma la realtà.”

Yukio Mishima, “Sole e acciaio

 

Buon Natale!

Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi.” (Charles Dickens)

Buon Natale a tutti da STUDIO83!

Elena
Giulia

Magie

Davanti a loro si stendeva il labirinto della biblioteca. Fuori, nel mondo, non accadevano molte cose. Ma qui, in quella sera speciale, in una terra costruita di carta e di cuoio, poteva accadere qualsiasi cosa, e sempre qualcosa accadeva.  Ascoltate, e sentirete diecimila persone che urlano con un tono di voce così alto che soltanto i cani rizzano le orecchie. Un milione di persone puliscono i cannoni, affilano le ghigliottine; i cinesi, in fila per quattro, marciano eternamente. Invisibili, silenziosi, sì, ma Jim e Will avevano il dono delle orecchie e dei nasi, oltre al dono delle lingue.  Quella era una fabbrica di spezie di paesi lontani. Qui si stendevano deserti sconosciuti.  Là c’era la scrivania (…) ma più oltre c’erano il Tibet e l’Antartide, il Congo.”

 

Ray Bradbury, “Il popolo dell’autunno” (Mondadori)

…Buon week end!

Ipse dixit

Per acquisire esperienza è necessario vivere, ma questo non vuol dire esplorare i bassifondi in cerca di storie atroci e violente, di avventure scabrose ed estreme, o anche semplicemente esotiche o insolite. Ogni esperienza, se assimilata in profondità, può essere abbastanza originale da diventare materia per un romanzo o per una poesia.
Ma per lo stesso motivo una persona che abbia vissuto esperienze più grandi e più profonde – e sottolineo che abbia vissuto, e non sia semplicemente andata in cerca di avventure esotiche a scopo letterario – ha più fonti di ispirazione e forse più saggezza e maturità di altri meno privilegiati.


Wallace Stegner, “Come si diventa scrittori” , Rosellina Archinto ed.

Ipse dixit

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quel che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno su di esse e non si sarà ottenuto un bel niente. Il senso artistico del lettore non sarà affatto stimolato.

Raymond Carver