Appunti di editing

Scrivere! Ipse dixit

La creatività nasce da un atteggiamento di ricettività per le idee nuove, non da un atteggiamento critico. Per questo un’idea creativa scatta in genere quando siamo rilassati e la nostra attenzione è libera di vagare (sonno, sogno, meditazione, passeggiata) e molto meno di frequente nei periodi di concentrazione intenzionale. Ciò è dovuto al fatto che questi stati mentali permettono al processo del pensiero di estendersi più in profondità, aumentando così la probabilità di scoperte mentali improvvise.

Eric De La Parra Paz & Maria del Carmen Madero Vega,
da “L’eccezionale tecnica degli schemi mentali”

Leggi le puntate precedenti:

Categoria: Appunti di editing

I 12 modi di… procrastinare

Come scrittori, ci sentiamo sempre ripetere (e CI ripetiamo sempre) che è necessario scrivere sempre, ogni giorno e con regolarità, per il bene del nostro stile e del nostro lavoro.

Nulla dies sine linea, asserivà già Plinio il Vecchio ai suoi tempi: che non passi giorno senza scrivere almeno una riga! Metodo, esercizio, allenamento, buona pratica, fluidità della scrittura… tutto ci guadagna, senza contare che in questo modo si riesce anche a partecipare a tutti i concorsi letterari che si vuole senza ridursi alla notte prima della scadenza.

Eppure… eppure rispettare il proprio ruolino di marcia, lo sappiamo, alle volte è davvero difficile. La vita “di tutti i giorni”, gli impegni di lavoro e familiari, le emergenze improvvise… e la nostra inflessibile volontà si rivela invece un colabrodo vergognosamente autoindulgente.

Mettiamoci poi il vizio classico di moltissimi di noi: amiamo considerarci artisti scapigliati, ma non siamo altro che… procrastinatori seriali!

Ecco quindi da un simpatico blog statunitense un’efficace classificazione dei “tipi procrastinatori”, che secondo il vignettista sono 12:

  • – quello che fa le pulizie
  • – quello che va in panico
  • –  quello che fa le liste
  • – quello che fa un sonnellino
  • – quello che anticipa… troppo
  • – quello che social
  • – quello che google
  • – quello che fa uno spuntino
  • – quello che gioca
  • – quello che guarda la TV
  • – quello che delega
  • – quello che (semplicemente) rimanda in eterno.

Molti di questi comportamenti possono convivere nella stessa persona, ma direi che trovare la propria categoria di “procrastinatore seriale” è già un primo passo per disintossicarsi dalla sindrome del dopo lo faccio e mettersi alla dannata scrivania.

Tu in che tipo ti riconosci? Quali strategie metti in atto per non scrivere?

Il processo creativo risultante dalle tecniche di procrastinazione. Dall’inizio del lavoro, alla luuuunga fase del “chi se ne fotte”, si arriva alla scadenza dopo il “panico” e facendo “tutto il lavoro in una sola volta e in lacrime”!

 

Le ambientazioni- Appunti di editing

Quando si crea una storia, una delle prime domande che ci si pone è: dove ambientarla? Di norma, intreccio e ambientazione dovrebbero essere strettamente legati: non deve essere un caso se quel racconto è ambientato a Roma, o su Marte, o in Uzbekistan.  A seconda del luogo in cui si svolge una storia, infatti, cambieranno i personaggi, le loro azioni e le loro motivazioni, perché si tratta di elementi strettamente legati al contesto.

L’ambientazione arricchisce la storia di dettagli, anche sensoriali, che aprono un immediato canale di comunicazione col lettore. Immaginiamo una grande città come Roma, con le sue strade ricche di storia, ma anche la sua realtà alienante e metropolitana; oppure un paesino su un picco montano, dove la vita scorre con ritmi del tutto differenti. Se i protagonisti appartengono all’universo culturale nel quale l’autore li fa muovere, dovranno rispondere a determinate caratteristiche: un pescatore delle Fiji avrà una percezione della vita e del mondo diversa rispetto a un colletto bianco di New York.

Una mossa azzeccata è raccontare di contesti che conosciamo: questo renderà più facile inserire nel nostro romanzo o nel nostro racconto le problematiche reali di quel mondo, rendendo l’opera più verosimile. Detto questo, scegliere ambientazioni esotiche è divertente e permette di “viaggiare” con la fantasia: bisogna però documentarsi a fondo, raccontare quel mondo come se lo si conoscesse davvero.

Conrad, che aveva realmente viaggiato lungo il fiume Congo, usò cupe e suggestive ambientazioni africane per raccontare il cuore nero dell’uomo europeo

Internet ci mette a disposizione una gran quantità di informazioni, permettendo a chiunque di documentarsi a sufficienza: articoli, foto e video sono a disposizione di tutti. Basta pensare che con Google Maps e le sue street view possiamo osservare via satellite qualunque luogo al mondo! Il tempo che si perde a fare ricerche non è affatto perso, ma verrà ripagato da un’opera verosimile e credibile.

Una scelta inflazionatissima è quella di ambientare racconti e romanzi negli Usa. Questo dipende dal fatto che gli autori americani sono molto letti ed è un istinto naturale riprodurre ciò che abbiamo imparato dai nostri “maestri”. Attenzione, però, perché le ambientazioni americane sono spesso quelle meno ragionate, scelte perché sembrano una via facile e accattivante. Se ambientate un romanzo negli Usa, deve esserci una motivazione chiara; dovete far trasparire la realtà e le problematiche di quel mondo in modo verosimile.

Le domande da porsi quando si va a stendere la scaletta sono:

  • dove voglio ambientare il mio racconto?
  • perché ho scelto quest’ambientazione?
  • cosa so del luogo che ho scelto, e come posso migliorare le mie conoscenze in proposito?

Come sempre, la cosa che conta di più è una: la consapevolezza.

 

Scrivere: creatività e… ricerca

La creatività è una condizione necessaria per una scrittura proficua, efficace e divertente: per chi legge, e anche per chi scrive. Necessaria, ma non sufficiente! Affinché le tue opere di fiction siano anche coerenti, sensate e dunque più vicine a una possibile pubblicazione, c’è bisogno di altri ingredienti. Uno di questi è la ricerca.

Abbiamo già incontrato questo termine, nel post sulle fasi della creatività: lo scrittore best seller Donato Carrisi parla di ricerca affermando che le storie ed i personaggi non nascono in una stanza chiusa ma bisogna andarseli a cercare per strada.

La ricerca di cui parla Carrisi attiene quindi strettamente alla ricerca di ispirazioni e di storie, ma a mio avviso c’è molto di più di questo.

Un bravo scrittore infatti allena il suo senso di osservazione almeno quanto la sua grammatica. Guardarsi intorno e registrare dettagli interessanti, coincidenze suggestive, ma anche volti, oggetti, forme… è un modo per dare un bel nutrimento al subconscio, che tutto assimila e tutto ricicla al momento giusto, e alla nostra mente razionale che allena così attenzione e precisione.

Attenzione e precisione favoriscono l’accuratezza. Elemento fondamentale che non può mancare nel linguaggio di un bravo scrittore, nelle sue descrizioni, nelle sue caratterizzazioni e ambientazioni!

Vuoi un esempio? Dire di un personaggio che “è bellissimo” è molto diverso dal descrivere qualche suo particolare tratto somatico che al lettore non può che richiamare idee di armonia e avvenenza.

La prima strategia è usata spesso nei romanzi di consumo, dove si lascia che sia il lettore a “riempire” con il proprio concetto di “bellissimo” il vuoto lasciato da questa finta descrizione (che infatti non è una descrizione, ma una valutazione); è un modo comodo e rapido di confezionare elementi narrativi, proprio per questo è inflazionato e, ahimé, molto poco efficace su lettori forti, buongustai o semplicemente attenti.
La seconda strategia, ovvero descrivere effettivamente una particolare bellezza servendosi di dettagli precisi riportati con un linguaggio accurato, imprime nella mente del lettore il tuo personaggio (o ciò che tu scegli di descrivere) e anche il tuo stile.
Perché questo riesca è necessario tenere sempre gli occhi aperti a ciò che ci circonda, osservare, verbalizzare e descrivere già nella fase di prima osservazione.

La storia è un ingrediente di base: i dettagli descrittivi sono le spezie del tuo manoscritto. Grazie ai dettagli e a una scrittura accurata, un autore può dare sempre l’impressione di sapere di cosa parla, anche se magari non è mai stato a Timbuctù, come il suo agente segreto, o deve inventare ex novo una razza aliena.

Cercare intorno a noi ci tiene presenti al nostro lavoro e a ciò che ci circonda. Con buona pace del luogo comune che vuole lo scrittore piegato notte e giorno alle sue carte e dramaticamente indifeso e distratto tra i suoi simili.

Giammai! Occhi aperti al mondo in ogni momento della scrittura della  tua opera: prima, durante la scrittura, nella revisione. Evita solo di affaticarti durante le pause di riflessione, nelle quali è meglio dare al tuo cervello conscio e inconscio un po’ di meritata pausa.

Nel prossimo post riprenderò il discorso della ricerca e dell’accuratezza, per parlarti del secondo tipo di ricerca: quella storica, geografica, bibliografica e informativa in generale, insomma la documentazione tout court. Non perderlo!

Nel frattempo, ecco i precedenti post dedicati allo Scrivere:

Lasciar decantare i propri scritti – Appunti di editing

Abbiamo parlato, in passato, della pianificazione preliminare e di come liberare la creatività (citando anche il fondamentale strumento della scaletta). Ora proviamo a parlare della fase immediatamente successiva, quella che attraversiamo una volta terminata la prima stesura della nostra opera, che sia un racconto o un romanzo.

Una regola d’oro è lasciar intercorrere un ragionevole lasso di tempo prima di riprendere in mano il lavoro. E per “riprendere in mano” parlo anche solo di rileggerlo. Non appena mettiamo la parola “fine” a un’opera, infatti, non abbiamo la lucidità necessaria per vederne con chiarezza i pregi e i difetti: ciò che abbiamo in testa è ancora fervore creativo, oltre a una comprensibile stanchezza mentale. Il nostro racconto – o romanzo – ci ha coinvolto per un lungo periodo e ora dobbiamo prenderne le distanze.

Chiunque abbia provato a rileggere un racconto dopo averlo fatto decantare a lungo si sarà reso conto che gli occhi con cui lo vediamo sono molto diversi, più distaccati, obiettivi: è così che saremo in grado di mettere a fuoco la nostra opera, e lo faremo con una lucidità che, appena terminato il lavoro, per forza di cose ci manca.

Più tempo intercorre tra la stesura e la prima rilettura, maggiore sarà la chiarezza con cui vedremo la nostra opera. Con questo non vi stiamo suggerendo di aspettare un anno prima di rimettere mano a un racconto, ma almeno una settimana o due direi che sono d’obbligo. Se dovete partecipare a un concorso letterario, non riducetevi agli sgoccioli: la fretta non è mai un’alleata della buona scrittura, né quando si scrive, né quando si corregge.

Ricordate sempre che nessuno vi corre dietro e che, se l’obiettivo è accrescere la qualità delle vostre opere, non lo raggiungerete cercando di bruciare le tappe. Ed è così che, lasciato decantare il racconto/romanzo per un po’, vi accorgerete che non era brutto come temevate; oppure vi renderete conto che il ritmo non è appropriato e avrete modo di intervenire per correggerlo; percepirete con lucidità la struttura; in breve, il vostro sguardo sarà un po’ più vicino a quello del lettore.

Solo a quel punto si è davvero pronti per passare alla fase successiva: non lasciatevi spaventare dalla lunghezza del percorso, perché vale sempre la pena arrivare in cima! 🙂

Promuovi il tuo libro con un mini audiolibro!

Un breve post dal blog di Lulu.com ci spiega come realizzare file audio tratti dal vostro libro, per promuovere in modo più efficace la pubblicazione.

L’ho trovato intelligente, divertente e l’idea è davvero carina, quindi vi propongo la mia traduzione. Nel testo, ho mantenuto la definizione audiolibro, anche se parliamo di un abstract e non del libro completo.

 

…ma vedi di non fumare mentre registri, non siamo più negli anni ’40!

Quando si pubblica un e-book, promuoverlo magari con release di qualche capitolo, o con un’intervista all’autore, è una mossa intelligente. E che ne pensi di un file audio tratto dal libro, per promuoverlo ancora meglio?

Produrre un audiolibro può richiedere molto tempo, ma è divertente e può rendere il tuo libro disponibile per una maggiore varietà di media. Puoi scegliere un bel passo, magari una scena divertente, o un passaggio illustrativo, che diffuso gratuitamente dal tuo sito web ti aiuterà a promuovere il libro.

Ed ecco una breve guida su come creare il tuo audiolibro gratis.

1)      Procurati un programma di audio editing. Se non possiedi un software di audio editing professionale, come Protools o Abledon, non preoccuparti! Audacity è un software free incredibilmente semplice da usare, e gira su quasi tutti i sistemi operativi. E se hai un microfono integrato nel PC,  sei pronto a registrare.

2)      Scegli un abstract da incidere. Se sei all’inizio, datti un obiettivo raggiungibile. Inutile puntare a registrare il libro per intero. Pensa invece a concentrarti su una scena o un capitolo che trovi particolarmente di impatto, e magari che includa una buona varietà di personaggi, per inserire nella registrazione qualche recitato efficace.

3)      Scrittura! Realizza il tuo audiolibro leggendolo tu stesso, o dividendoti le parti della narrazione con amici o colleghi ai quali assegni un ruolo preciso. Non avrai bisogno di trovarti nello stesso luogo con loro che registrano, potete registrare parti diverse in momenti diversi.

4)      Edita. Cerca di produrre una registrazione più pulita possibile: elimina le pause, correggi i rumori di fondo, riregistra le parti venute male. Se non hai mai editato un file audio prima d’ora, potrebbe essere necessaria un po’ di pratica per diventare efficace.

5)      Aggiungi un po’ di personalità. Qui potrai divertirti un mondo: aggiungi della musica di sottofondo e qualche effetto sonoro per animare la tua registrazione. Anche solo un paio di aggiunte possono cambiare completamente la qualità dell’audiolibro. Per musica di sottofondo libera da copyright e con licenza Creative Commons, cerca qui: Free Music Archive.  Per gli effetti sonori, fatti un giro su  FreeSound.

6)      Posta. Dopo esserti assicurato che tutto è perfetto (e fallo ascoltare prima a qualche amico) pubblica l’audiolibro! Rendilo disponibile in un formato compatto come l’Mp3. Puoi anche renderlo disponibile in streaming su Soundcloud.

E ora che hai gli strumenti giusti… azione!

Qualcuno ha mai fatto un audio libro? Com’è andata?

Noi abbiamo fatto di più: ispirate dal post e incoraggiate dal nostro esperto di musica e booktrailer, abbiamo realizzato una serie di VideoEstratti dei nostri racconti di fantascienza pubblicati in “Lezioni Sul Domani”. Li trovi nella playlist di YouTube “Video Estratti” . Che ne pensi? Ti piacciono?

E tu cosa stai facendo per promuovere il tuo libro… o cosa pensi sia utile, in generale, per una promozione low-cost efficace?

Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività

Eccoci di nuovo insieme per parlare di scrittura e di metodi/trucchi efficaci per far fruttare il nostro tempo e le nostre risorse al meglio.

Perché se è vero che ci sono momenti della vita in cui possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo per spaziare con l’immaginazione e per gettare nel cestino fogli e fogli di divagazioni che non ci convincono più… è anche vero che più spesso che no la scrittura è un’attività che strappiamo a forza dal tempo “tiranno” della produttività, degli impegni, della vita sociale… scrivere occupa il nostro poco tempo libero, le nostre rare pause, le nostre notti al di là della stanchezza… per cui è meglio farlo in modo efficiente e soprattutto efficace.

Nel post precedente avevo introdotto qualche consiglio su come liberare la creatività servendosi al meglio di fasi distinte nelle quali suddividere il nostro lavoro. Per non perdersi invano in correzionicine mentre si crea, o in lunghissime aggiunte e cambiamenti quando invece è il momento di rivedere e finalizzare.

Il segreto sta nella consequenzialità: rispettiamo delle fasi che non vanno assolutamente confuse perché il tutto funzioni.

A mio avviso ci sono dei momenti distinti da rispettare nella creatività. Si può creare da zero, come nel caso di un’idea che salta alla mente o di una pagina scritta di getto; e si può rifinire la materia grezza con un processo altrettanto creativo ma che ha una metodica diversa, è il caso dell’approfondimento e l’articolazione dell’idea iniziale, o della prima revisione.

Possiamo metterla così:

  • Prima creazione: l’idea.
    Fase 1
    : nascita dell’idea di base. Fase 2: dall’idea alla storia.
  • Seconda creazione: la scrittura.
    Fase 1
    : prima stesura creativa. Fase 2: revisione/editing.

Tradotto in pratica, significa che quando ti trovi a scrivere una prima bozza non devi pensare alla revisione. Non devi criticare, analizzare, non devi seguire, non devi nemmeno ricontrollare ciò che scrivi. Alcuni manuali statunitensi rivolti ai copywriter raccomandano addirittura di oscurare lo schermo del PC mentre si scrive.
Questo perché la prima fase creativa è quella in cui è necessario farsi guidare dalle forza oscura e misteriosa del subconscio, abbassare le difese,  lasciarsi andare e permettere che la materia informe venga alla luce in un modo o nell’altro. Le daremo forma in seguito: non fare l’editor mentre stai facendo lo scrittore, perché questi due approcci devono essere consequenziali, non simultanei.

Ne parlo anche in Venti Nodi #2, nel pezzo di chiusura intitolato: Ecco i segreti per scrivere, pubblicare… e vivere felici!

Lasciati trascinare dalla splendida forza della creazione e divertiti a fare quello che diavolo vuoi. Non pensare alla costruzione del discorso, ai dettagli paesaggistici, alle frasi che non suonano bene. Se non ti viene la parola esatta, metti una X. Se una scena ti annoia, salta e va’ alla  successiva. Non rileggere quello che hai appena scritto. Non guardare lo schermo del PC. È un flusso, navigalo come fosse un’onda. Va’ avanti e basta, con un solo comandamento: divertiti!

…A meno che tu non voglia produrre dieci righe in tre ore e alzarti dalla scrivania come se fossi scampato a una sessione di boxe. Dove la tua vitalità ha fatto la parte del sacco.

Quello delle fasi è un concetto valido che non ho trovato spesso nei manuali di scrittura e che in generale non è molto comune o diffuso.  Ho provato un piacevole senso di sorpresa, quindi, quando mi sono imbattuta nei consigli di scrittura di Donato Carrisi, “autore bestseller” che per IoScrittore ha scritto:

Anche la creatività ha le sue fasi:La prima fase corrisponde alla ricerca. Le storie ed i personaggi che non nascono in una stanza chiusa ma bisogna andarseli a cercare per strada.La seconda fase è quella della struttura. Lo scrittore si comporta come uno chef, aggiungendo o togliendo ingredienti e cercando di rispettare un preciso equilibrio. La terza fase è quella della scrittura. Se le due prime fasi si sono svolte in maniera disciplinata la storia scaturirà con un’insospettabile magia.

C’è anche un video, in cui Carrisi dice poco più di quanto scritto sopra, comunque il concetto è quello.
Ho trovato importante il fatto che anche Carrisi non abbia messo la scrittura al primo posto, ma l’abbia collocata solo dopo un percorso preliminare importante perché la creatività si dispieghi al meglio.
Carrisi parla poi di “ricerca”, intesa come ricerca di personaggi, di storie e di spunti che bisogna fiutare in giro per il mondo.

C’è però un altro tipo di “ricerca”, anch’essa di vitale importanza: la documentazione, che per uno scrittore è fondamentale ai fini:

  • della verosimiglianza delle storie narrate
  • dell’accuratezza delle ambientazioni
  • della precisione della scrittura.

E che a sua volta deve essere “piazzata” in momenti strategici, per aumentare al massimo la resa della scrittura.
Ne parleremo nel prossimo post!

 

Leggi le puntate precedenti:

Scrivere: come liberare la creatività

Dopo qualche nota sull’importanza della scaletta, il mese scorso abbiamo affrontato l’argomento della pianificazione prima della scrittura.
È molto importante investire del tempo in un lavoro preliminare di selezione e organizzazione delle idee creative, perché ci dà alcuni vantaggi:

  • Ci abitua a strutturare le idee e a tradurle meglio e più rapidamente in narrazione, cosa indispensabile a una scrittura professionale.
  • Corollario della precedente, ci allena all’efficienza e all’azione.
  • Ci consente di capire quali idee sviluppare e quali lasciare nel cassetto, perché al momento ci porterebbero fuori strada o perché magari non è ancora il momento di usarle. Questo è vitale se scriviamo per un concorso letterario.
  • Ci consente di sfruttare al meglio il momento immediatamente successivo: quello della creazione letteraria.

Proprio di questo vorrei parlarti oggi.

La parola “creazione” è un termine forse un po’ vago: si crea anche quando si pianifica.
Ma il vero atto creativo è quello in cui ci sediamo alla nostra scrivania e diamo modo alle parole che sono in noi di dispiegarsi: in questo momento magico possiamo dare alle nostre idee la nostra voce, rendendole opera letteraria.

La creazione è inoltre la fase del lavoro più oscura e meno misurabile, nella quale oguno di noi mette la propria particolare indole. Non c’è una scrittura uguale a un’altra e questo perché la creatività ha in comune un fatto importante: scaturisce direttamente dal nostro subconscio più profondo .

Ti sembrerà un paradosso: ma proprio per questo motivo la creatività è aiutata dalla più accurata pianificazione.

Il segreto sta nella consequenzialità: rispettiamo delle fasi che non vanno assolutamente confuse perché il tutto funzioni.

Quando pianifichiamo, usiamo la nostra mente razionale, che decide (sempre aiutata dal nostro gusto e dalla nostra indole, comunque) che è meglio mettere una scena prima di un’altra, o che un personaggio ha una determinata funzione e quindi non un’altra.
L’intelletto definisce, include e quindi esclude e attribuisce delle caratteristiche. E mentre fai questo, la tua parte più istintiva e profonda  è lì in ascolto: mentre elabori, stai contemporaneamente dando istruzioni al tuo cervello, che è un perfetto esecutore.

Questo fa sì che, al momento della creazione, tu non sia costretto a entrare e uscire costantemente dallo splendido flusso di parole che ti viene alla mente, per chiederti: ora che succede? Questo lo dico adesso o lo dico dopo? Questo dove lo metto?
O peggio ancora: e adesso?

Sai già dove devi andare, giusto? Per cui puoi dare tutto lo spazio che vuoi al tuo subconscio. Stai all’interno della utile griglia pianificata, che comunque non è mai assoluta e nel caso di rivelazioni in itinere può benissimo cambiare. E puoi andare completamente a briglia sciolta senza temere di perderti. In questo modo scriverai più pagine, fermandoti di meno, e l’esperienza della scrittura in sé sarà più appagante e intensa.

Perché ciò accada, è meglio fare alcune cose, prima e durante la scrittura.
Bisogna che la tua pianificazione abbia delle caratteristiche precise.
E sarebbe meglio che, mentre scrivi e crei, tu faccia alcune cose specifiche.

Ne parleremo nei prossimi post.

Nel frattempo: pensi che ciò che ho scritto possa servirti? Hai mai sperimentato un lavoro in queste fasi? Hai un metodo diverso, magari con qualche fase in più o diversa?

Scrivere: la pianificazione preliminare

Il mese scorso, abbiamo parlato di uno strumento importantissimo per chi scrive: la scaletta.

articoli sui libri e la scrittura - studio83

Fare scalette dell’intreccio, e in generale stendere schemi preliminari relativi al romanzo che verrà, è un’attività utilissima, e niente affatto facile, perché la pianificazione in generale è una prassi a cui non siamo molto abituati.

È molto comune fare propositi, specialmente nei primi giorni di un anno nuovo, allo stesso modo in cui quando ci si accinge a scrivere si può pensare: scriverò un romanzo sui pirati fighissimo!

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La scaletta – Appunti di editing

Dietro ogni casa c’è un buon progetto architettonico; dietro ogni torta c’è una ricetta; dietro ogni fumetto c’è uno storyboard dettagliato. Perché la questione dovrebbe essere differente per un romanzo?

consigli per scrivere bene - studio83

L’appunto di editing di oggi è dedicato a un elemento fondamentale ma spesso sottovalutato: la scaletta.

Cos’è una scaletta e perché è così importante?

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