i luoghi del libro

Una gita ad Alba

Nella giornata di domenica, sono stata ad Alba, splendida cittadina piemontese ospite questo mese di un festival enogastronomico annuale dedicato ai prodotti locali e i particolare al tartufo. Ne ho approfittato per unire l’utile al dilettevole, e fare un piccolo tour letterario del quale vi presento le tappe più interessanti.

read more

Ancora sulle librerie: una visione

Ciao a tutti! Nel post precedente Elly ha dato voce a un’amara riflessione sullo statuto dei supermercati del libro: principalmente, sull’efffetto disastroso che hanno sulla qualità generale del mercato del libro. Parliamo di qualità dei titoli promossi, ma parliamo anche di qualità di un servizio di consulenza del cliente e di cura dei cataloghi editoriali, e di qualità di lavoro. I mega bookstore, infatti, si servono sempre più spesso di personale interinale, giovane e motivato, certo, ma anche sottopagato e fatto lavorare in condizioni disastrose. E dato che sono stata uno di quei lavoratori per un po’, so di cosa parlo.

L’alternativa al mega bookstore, però, esiste.
read more

Megabookstore: riflessione amara

Pomeriggio da Feltrinelli: io, Giulia e la sua bimba di un anno e mezzo. Lei è alla ricerca di un’edizione economica di Ubik di Philip K. Dick e del racconto di Ray Bradbury Accendi la notte, opera per bambini da regalare alla bimba (cerchiamo di indottrinarla fin da subito).

read more

Biblioteche in coma. Da due settimane.

Cari amici,
vi “rimbalzo” una notizia sconcertante appresa via Linkiesta. Da due settimane, le biblioteche italiane sono offline e non sono ingrado di aggiornare i loro cataloghi, lasciando fuori dalla registrazione – e quindi dall’acquisizione di fatto, e quindi dalla nostra lettura – decine di migliaia di titoli.

read more

Il destino delle librerie indipendenti

Ieri mi è capitato di vedere al TG2 un servizio sulle librerie indipendenti. Piuttosto breve, potete vederlo QUI


.
In sostanza, si mettono in rilievo le difficoltà che hanno le librerie indipendenti a far fronte alla concorrenza dei grandi megastore del libro, posti enormi, con assortimenti impensabili per una piccola libreria, che offrono anche musica, riviste, giochi e DVD e, dato che sono sempre legati a grandi marchi editoriali, possono offrire sconti maggiori sui prezzi di listino e ottenere condizioni favorevoli dai distributori.

Il tasto dolente è quello dell’approvigionamento dei libri. I maggiori distributori propongono condizioni che non sono favorevoli per una libreria indipendente e richiedono delle garanzie e una disponibilità liquida già all’apertura, quando si stanno affrontando i grossi investimenti investimenti e non c’è la vendita vera.

Proprio per questo non mi sembra che la soluzione proposta dal servizio sia quella migliore: i librai infatti chiedono una legge che fissi il tetto massimo di sconto al 15%, in modo da non essere sopraffatti dalle maggiori possibilità dei megastore del libro.

read more

Sherlockiana, addio

Il 31 marzo ha chiuso la Sherlockiana di Milano, libreria storica della città che ha aperto a metà degli anni Ottanta ed è stata un riferimento per gli amanti del genere. Se ne è parlato molto, la libreria ha avuto tempi difficili prima di oggi ed è stata salvata dall’aiuto di scrittori e lettori affezionati. Tuttavia il sostegno generoso non serve se non ad arginare i danni, e Tecla Dozio, la proprietaria della libreria, non può lottare oltre.

 


Le piccole librerie sono schiacciate da un mare di elementi: la concorrenza dei multicenter enormi; le condizioni dei distributori e degli editori che per un libraio indipendente possono essere proibitive (nonostante continuo a ripetere che tra conto vendita, rese, sconti e tredicesime copie, come sono trattati i librai qui in Italia…); il mercato composto da un 10% di forti lettori acquirenti che non riesce a sostenere tutti, a fronte di un 90% che non legge o non compra – come me, che di libri ne leggo cinque-sei al mese ma li prendo in biblioteca o nei mercatini.
Per ultimo, un fattore che qui mi sembra determinante: il totale disinteresse delle amministrazioni e delle istituzioni pubbliche nei confronti delle piccole realtà di valore.

Leggiamo qualche stralcio della lettera di Tecla Dozio in cui commenta la sua chiusura:

La decisione di chiudere la libreria non è stata facile e ci ho perso il sonno per qualche mese.
I motivi sono molti. Non è solo la solita e cronica mancanza di denaro, ma la consapevolezza di non avere possibilità reali.

Quando un’attività non incassa abbastanza, ogni intervento è di tamponamento e le grosse crisi diventano cicliche. Infatti questo è stato.

Non finirò mai di ringraziare le centinaia di persone che mi hanno aiutata in questi anni, ma non si può, credetemi, vivere in uno stato di continua emergenza.

Il Comune di Milano (…) non ha rispettato nessuna delle sue promesse.

Questo ultimo punto è approfondito, insieme alle difficoltà attraversate con la burocrazia, le promesse, i contratti fasulli e le strutture fatiscenti, in quest’altro intervento della Dozio. Leggetelo, ne vale la pena se non altro per capire che quelle che sentiamo dai tromboni istituzionali sono parole di circostanza, le loro promesse non sono che veline, ma poi ai fatti c’è un atteggiamento da parte di chi gestisce il patrimonio pubblico che non fa differenze tra struttura e struttura e pretende una risposta aziendale anche quando si parla di Cultura“.

Forse, la ragione più importante per cui la libreria ha chiuso dopo tanti anni di sforzi della sua timoniera risiede proprio nella sofferta decisione di quest’ultima:

Sono stanca, dedico alla libreria molte ore al giorno e sono sola.
Dirigo una collana di gialli e mi sento in colpa verso gli autori. (…) Questo mi crea ansia e avrei dovuto scegliere di abbandonare la Todaro editore.
Me ne voglio andare da Milano.
Desidero ritmi lenti e la natura intorno a me e tempo per leggere non solo quello che devo, ma anche quello che amo.
Questa libreria occupa tutto il mio tempo e trascuro gli amici.

Insomma, una persona che ha scelto un mestiere che le piaceva e che ha coniugato al commercio un’attività culturale si ritrova in una via crucis che le allontana ogni altra cosa, ogni piacere, ogni tranquillità. Come non rispettare la sua scelta di tirare il fiato?

Piovono risposte

La Associazione Librai Italiani, organizzatrice della caccia al tesoro “Caccia alle librerie” di cui ho parlato poco tempo fa, ha pubblicato le risposte al questionario proposto ai concorrenti, consultabili QUI. Io ho fatto dodici, nel senso che ho fatto dodici svarioni, e come si legge sono perfettamente nella media.

Infatti il comunicato stampa della conclusione dell’iniziativa recita:

Tra i circa 750 gli iscritti alla competizione, sono stati 500 i partecipanti di cui solo 90 hanno concluso la gara. Nessuno ha ottenuto il punteggio pieno, pari a 60 risposte esatte su 60 domande. Il risultato migliore a Palermo, dove una concorrente ha indovinato 59 domande. Il punteggio medio emerso tra le 50 librerie delle 15 città italiane che hanno ospitato la caccia è stato pari a 48 risposte esatte.

Riconoscendo lo sforzo e la passione per i libri dimostrata dai concorrenti, in deroga al regolamento che prevedeva l’assegnazione di 100 libri soltanto a chi avesse risposto bene a tutte e 60 le domande, l’Ali ha deciso di premiare i primi tre classificati di ogni città, regalando 50 libri al primo, 30 al secondo e 20 al terzo. A chi ha concluso la caccia sarà, comunque, dato in omaggio un libro e il Calendario 2009 “Le fate sapienti 7” edito dall’Ali–Confcommercio.

Si conclude con una nota di ottimismo:

Facendo tesoro di questa esperienza, ascoltando i suggerimenti provenienti dai nostri associati e dai concorrenti, l’Ali organizzerà il prossimo anno una nuova edizione della Caccia, con l’ambizione di creare un evento di aggregazione socioculturale di rilevanza nazionale.

Che altro dire? Complimenti davvero a chi ha concluso la caccia e a chi si è aggiudicato i premi libreschi, e ad maiora!

Caccia a un senso a tutto questo

Post domenicale d’eccezione per raccontarvi la mia (dis)avventura alla “Caccia alle librerie” di ieri.

Partita con annunci alla ingegner Cane che parlavano di 10.000 libri in palio e 100 libri ai primi 100 partecipanti, la “caccia al tesoro nelle librerie d’Italia” si è persa in un pessimo coordinamento, e alla fine ha avuto luogo grazie alla buona volontà e al lavoro dei librai.
I partecipanti erano otto, le librerie che hanno aderito solo quattro: Il Libraccio di via Candiani, il Libraccio di via Arconati, il Libraccio di via Solferino e la Libreria Mahler di via Conchetta. Tutte si sono distinte per la voglia concreta di giocare e di aiutare i clienti/utenti, mentre l’organizzazione si è distinta per la voglia di fare tutto pizza e fichi come poi è stato.

Già per l’iscrizione, infatti, ho avuto dei problemi. A via Candiani non sapevano niente (era l’ultimo giorno), erano stati informati dell’esistenza di questa caccia al tesoro ma nulla di più. Si sono subito attivati, e mi hanno mandato per email tutte le istruzioni, più la scheda in cui avrei dovuto mettere i miei dati e le risposte ai questionari (riguardanti ovviamente autori e titoli libreschi) che avrei ricevuto di tappa in tappa. Evvai!

Ora, signori della corte, io mi domando e dico: se mi danno il questionario, e io alzo il telefono e chiamo l’amico che googla a tutto spiano, che “caccia” è? Perché sprecarsi a fare domande trabocchetto, paradossi, giochi di parole, e non dare direttamente la stringa di parole chiave da far cliccare, a sto punto?
Due ragazze mi hanno assicurato che è così a tutte le cacce al tesoro: deploro pubblicamente questa generazione che sta in libreria di sabato mattina, anzichè drogarsi o guidare sbronza per il cornettoecappuccino.

La ragazza che ci ha distribuito le schede ci ha avvisati sibillina: “nel regolamento vi abbiamo avvisato di portare delle cose per aiutarvi”. Ecco appunto, il regolamento diceva esattamente questo: “potrebbero essere indicati oggetti da portare”.
Che vuol dire, ho chiesto, che se venivo col PC connesso in wireless e l’enciclopedia andava bene? Risposta: sì! …D’oh!

Ecco, da lì le cosa sono precipitate. E non che io sia più onesta (lo sono) o più sportiva (lo sono) degli altri, ma il mio cellulare aveva le pile scariche, l’ho portato così, per fargli prendere aria, per cui mi sono dovuta affidare solo al mio cervello… e a qualche scambio pietoso di copiature dove google non arrivava e i miei neuroni sì (?).

Qualche assaggio dei quesiti, alcuni davvero  carini, che ho risolto brillantemente da sola, vi sfido a fare lo stesso:

Non è quella delle parabole di Gesù né quella che raggiunse Maometto: l’autore è stato in Laguna.
Critica letteraria per peripatetici che amano la natura.
Non è un artista figurativo ma con le parole ci ha dipinto Procida.
Pagine di confronto a due: l’autore è delle Langhe, quest’anno il centenario.

Questo mi ha chiamata in causa direttamente, non potevo non risolverlo:

Un volume e un film interminabili per chi non ama il genere fantasy.

Su questo mi sono incagliata, alla fine l’ho barattato con un Hemingway e tre matite:

Il titolo con due “d”, l’autore ha un “esse”.

Alla mia risposta a questo va la palma dell’idiozia, ma prima di sfottere ricordate che voi non eravate lì e io sì, e senza google, senza l’aiuto del pubblico e senza caffè!

Un titolo con due difetti: entrambi possono impedire il confronto.

Chi scrive ha risposto: “La solitudine dei numeri primi” di Giordano. Il bello è che poi l’ho anche suggerita!

Seconda parte: l’insostenibile pesantezza del traffico.
Guardate sul tuttocittà e scoprirete che le quattro librerie citate sono quelle, in assoluto, con la massima distanza possibile tra l’una e l’altra. Non so che fine abbia fatto la famiglia bibliofila venuta a piedi, e non so cosa avrei fatto io se avessi usato la bici e non lo scarabeo che mi ha maledetta per tutta la circonvallazione.
Cari amici dell’ALI, menti sopraffine che avete ideato il tutto, mi spiegate perchè fare una caccia al tesoro privilegiando chi si affida ai motori di ricerca e non al proprio talento bibliofilo, chi conta su falò di combustibili fossili e non sulle proprie forze assetate di cultura?

Insomma, la Vostra riesce ad arrivare all’ultima stazione, tra semafori, intuizioni geniali e minchiate spaziali dove non le veniva una risposta plausibile. Consegna l’ultimo questionario in una fanfara di trionfo. Ma il libraio, quasi a scusarsi, le indica una frasetta scritta in calce al foglio, che recita: Se la tua caccia vuoi concludere devi portare in visione 3 opere tra quelle citate. (Attenzione! I libri saranno timbrati)

Cioè cosa? Devo tornare a casa, rovistare tra libri l’ultimo dei quali acquistato anni fa (sia lode alle biblioteche pubbliche) e tornare a timbrarli? corso-san-gottardo-viale-certosa andata e ritorno?

“Beh, in realtà… tutti gli altri hanno preferito COMPRARLI direttamente…”

COMPR… ho debolmente protestato che obtorto collo non compro un bel nulla e il libraio mi ha anche dato ragione. Sono uscita. Penasvo confusamente di tornare a casa e speravo di avere tre titoli da riportare al gentile libraio, insieme alla mia scheda piena di stronzate autoprodotte, per concludere quell’incubo. All’altezza di piazza XXIV maggio, ho incontrato il gatto e la volpe che mi hanno convinta a piantare  il questionario, dal quale nascerà un meraviglioso Albero delle Risposte. Così, fiduciosa, me ne sono andata al cinema.

Chi avrà vinto, alla fine?

Buon appetito!

Venerdì scorso sono stata a pranzo in un piccolo ristorante vicino Fontana di Trevi, il Papyrus Café. Ve lo segnalo perché, oltre a essere molto carino e a offrire un menù invitante, ha una particolarità che piacerà ai lettori: ci sono ovunque scaffali pieni di libri che si possono prelevare e leggere durante l’attesa o mentre si mangia (naturalmente evitate se siete in compagnia…). La selezione dei libri è un po’ limitata (solo quelli delle case editrici Minimum Fax, E/O, Nottetempo e un’altra che non mi sovviene), ma l’idea è molto carina e vi consiglio, se passate da quelle parti, di farci un salto.

Fogli e portafogli – II

Che dire… il mio post-fiume sui mali dell’italica editoria non ha avuto molto successo di pubblico… e dato che non posso concepire che la mia arte oratoria abbia fatto cilecca, me la prenderò con il mondo che non capisce niente (è una cosa che non passa mai di moda). Poiché nessuno ha risposto, inferisco che le biblioteche pubbliche sono poco frequentate.

Mi sbaglio? Ai posteri (o ai commenti) l’ardua sentenza… intanto l’UE pretende che l’Italia si adegui alle direttive comunitarie. Niente di nuovo, se non fosse che la direttiva in questione prevede il pagamento del prestito bibliotecario. Non mi sto spiegando male, è proprio così: è introdotto il principio di  “remunerazione degli autori e degli editori per i prestiti effettuati in biblioteca”, il nuovo incantesimo verbale: il prestito remunerato.

Parafrasando Beppe Grillo, discusso ma non fesso, quando il furto viene chiamato “contabilità creativa” e i carri armati “operatori di pace” è in atto un furto di parole. Le parole sono importanti, per questo la loro manipolazione è così diffusa, come nel caso della “remunerazione per i prestiti”, una buffonata.
Vi invito a leggere l’articolo di Wu Ming 2 “Biblioteche fuorilegge“, che pur essendo un po’ datato (la questione del prestito a pagamento si trascina da qualche anno) è veramente illuminante. Bello anche il video di Dario Fo sul sito dedicato alla  campagna europea contro la tassa sul prestito: NON PAGO DI LEGGERE!

 


 

Nel post FOGLI E PORTAFOGLI, ho cercato di buttare un po’ di carne al fuoco, ma quello che volevo far emergere è che è possibile un diverso modo di concepire il mercato librario ed editoriale.
Per blog, ho visto spesso il bannerino IO SUPPORTO LA PICCOLA EDITORIA DI QUALITA, e, pur considerandolo positivamente, ritengo che non sia affatto risolutivo della pessima situazione che ci circonda – ammesso e non concesso che l’esporre il banner si traduca poi in un REALE sostegno alla piccola editoria, e non in una semplice dichiarazione di intenti.

Una casa editrice non è “di qualità” per definizione solo perchè è “piccola”, è cosa voglia dire “di qualità” è tutto da verificare. Per quanto attiene alla mia esperienza, moltissime piccole case editrici imitano di fatto le grandi, lanciano titoli a tutto spiano, incrociano le dita e sperano nel best seller.
Il progetto culturale che dovrebbe esistere dietro un catalogo editoriale,  nei fatti non c’è quasi mai. Oggi siamo in balia della politica del titolo singolo, slegato dal contesto, del concetto di “novità”, che sta producendo danni su tutti i livelli della scacchiera: autoriale, editoriale, di lettura.

Sto delirando? Probabile. Però credo fermamente che un modo per dare una bella spallata al sistema sia quello di NON COMPRARE più niente: l’astensione del portafogli è più sovversiva di quella politica.
La musica non è morta con l’avvento del P2P, anzi, si sta modificando in un modo che per me è molto positivo. Perchè non provarci anche con i libri?

L’Italia degli 8000 comuni deve diventare l’Italia delle 8000 biblioteche“. Riuscite a immaginarlo? Belle come multicenter, ma libere dalla schiavitù del falso “libero mercato”.
Smettiamola di pagare qualsiasi cosa e riprendiamoci il nostro diritto alla cultura!

Giulia