Focus On

Preparare un manoscritto per l’invio – Qualche consiglio!

Abbiamo terminato un romanzo, lo abbiamo riletto e ora dobbiamo inviarlo a qualcuno per degli scopi che possono essere molteplici:

  • una scheda di valutazione prima di procedere alla revisione vera e propria;
  • sottoporlo all’attenzione di una casa editrice;
  • sottoporlo a un/una freelance per un editing;
  • iscriverlo a un concorso.

Qual è il modo migliore di sistemare un manoscritto in vista di questi obiettivi? Ecco alcuni consigli mirati che impediranno al mittente di fare una figuraccia e al destinatario di impazzire e perdere tempo!

1. INSERIRE NOME E COGNOME

Il titolo qui sopra è in maiuscolo non per scelta redazionale, ma perché il Caps Lock era d’obbligo. Ripetiamo: INSERIRE NOME E COGNOME NEL MANOSCRITTO. Non avete idea di quanto spesso venga disattesa una regola tanto semplice, complicando in maniera sensibile i processi di selezione, valutazione e tutto ciò che passa nel mezzo.

Da una scheda di ricerca editore di Studio83 – Servizi Letterari:

In qualsiasi file word che invia, abbia sempre l’accortezza di inserire i suoi contatti. Sia come “blocchetto” all’inizio o alla fine di un documento, sia come intestazione in ogni foglio. Ad esempio una generica come questa: “XXXXXXX – Romanzo di XXX XXXXXX – [sua mail e suo telefono o contatti che preferisce]”.

Oppure anche una cosa del genere, che va ovviamente modificata ogni volta: “Proposta all’attenzione di [NOME DELL’EDITORE] “XXXXXXX – Romanzo di XXX XXXXXX – [contatti che preferisce]”. In questo modo i suoi contatti appariranno in piccolo in qualsiasi pagina del materiale che invierà.

Per chi riceve il nostro manoscritto – quale che sia lo scopo dell’invio, ripeto – è importante poter risalire facilmente all’autore/autrice del testo. Inoltre, occorre avere chiare le informazioni necessarie per potersi mettere in contatto all’occorrenza senza impazzire rovistando nelle vecchie e-mail.

Unico caso in cui questo discorso non vale sono i concorsi letterari che richiedono l’anonimato: allora dovremo leggere il bando e seguire alla lettera le istruzioni su dove inserire le generalità.

Lo ripetiamo un’ultima volta: quando si invia un manoscritto a qualsivoglia destinatario, ricordarsi di INSERIRE NOME E COGNOME (e mail/indirizzi a cui essere ricontattati). MEMENTO!

2. Rileggere il testo prima di inviarlo

Anche questa indicazione può sembrare tutto sommato banale, eppure non lo è. Capita spessissimo – sia come freelance per Studio83 – Servizi Letterari che come curatrici per Futuro Presente, giurate a concorsi, curatrici di antologie ecc – di ricevere manoscritti che non sono evidentemente mai stati riletti dall’autore/autrice. Non parliamo di revisioni approfondite o editing, ma di testi, appunto, mai riletti. Si riconoscono subito dalla quantità oceanica di errori di grammatica, sintassi e battitura inanellati a profusione, tanto che spesso è quasi impossibile valutarli.

Può sembrare che la causa sia l’incuria (in un certo senso lo è), ma il motivo principale è, nel 99% dei casi, un altro: la fretta. Costei è una delle piaghe più infestanti quando si parla di scrittura, ed è il motivo per cui tante cose vengono fatte con approssimazione… in sostanza, male.

Ogni processo richiede i suoi tempi e, se occorrono dei mesi per sistemare un testo prima di inviarlo a qualcuno, allora dobbiamo avere pazienza. Anche perché un romanzo sottoposto a un editore senza alcuna revisione non avrà chance di essere scelto… ergo, il tempo guadagnato andrà perduto comunque. Animo, e rileggiamo un milione di volte!

Può interessarti anche: Come preparare il tuo manoscritto per l’editing

3. Verificare il formato

Bandi, case editrici e freelance danno quasi sempre delle indicazioni più o meno specifiche sul formato in cui inviare un testo. Che sia in .doc, .rtf., (raramente) .pdf, dobbiamo cercare tutte le informazioni in merito e accertarci di rispettare le istruzioni.

Per esempio, per la collana Futuro Presente chiediamo formato .doc o .rtf… e riceviamo puntualmente file in formato .odt. Più volte abbiamo dovuto ricontattare autori/autrici per chiedere di rinviarci il testo nel formato richiesto: tutto tempo perso che si potrebbe risparmiare facendo più attenzione, ottenendo anche di accorciare i tempi di valutazione.

Perciò, prima di inviare a qualcuno il nostro manoscritto, cerchiamo tutte le informazioni sul formato d’invio e adeguiamo il nostro file a quanto richiesto.

Altre volte può capitare che, oltre al formato, ci siano richieste specifiche sulla formattazione, come il font e le relative dimensioni. Come fare? Niente paura: ripassiamo la nostra mini-guida su come impostare gli stili di paragrafo!

Tenendo presenti questi tre consigli, invieremo ai nostri destinatari un testo più in linea con le esigenze di tutti: tutti lavoreranno meglio e le nostre possibilità di raggiungere un risultato aumenteranno. In bocca al lupo!

“L’ultimo viaggio della DNEPRO”: un’esperienza con Studio83 – Servizi Letterari

Lo scorso anno, tra i finalisti dell’ambito premio Urania Mondadori (che mette in palio la pubblicazione di un romanzo italiano nella celebre collana di fantascienza), abbiamo visto con immenso piacere un titolo che già conoscevamo: “L’ultimo viaggio della DNEPRO” di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes.

Al centro, Andrea Pomes e Alessandra Cristallini allo stand Watson della fiera di Torino (a sinistra Laura Scaramozzino e a destra Matt Briar)

Il romanzo era naturalmente inedito al tempo, ma avevamo avuto occasione di leggerlo per redigere una scheda di valutazione basic del testo, nella quale avevamo consigliato di iscrivere l’opera proprio al premio Urania (senza sapere che loro stess* stavano considerando il medesimo concorso).

Con rinnovato piacere, oggi segnaliamo l’uscita del romanzo per una casa editrice che, in questi anni, sta lavorando di gran lena nell’ambiente del fantastico italiano: Watson Edizioni.

Il malridotto mercantile spaziale Dnepro si deve fermare per urgenti riparazioni sul pianeta Horizontres.
Sono già in ritardo sulla tabella di marcia quando la morte del capitano, durante la prima sera di sosta, si somma agli infiniti problemi organizzativi. Quando la nave riparte la morte sembra essere salita a bordo assieme al nuovo capitano alieno provvisorio: sarà proprio lui a morire per primo in circostanze misteriose una volta lasciata l’orbita del pianeta…
Quando la Dnepro entra nel raggio della stazione spaziale di destinazione senza dare segni di vita, un rimorchiatore viene mandato a controllare la situazione della nave. Ci trova un unico sopravvissuto in pessime condizioni. Portato in salvo, il sopravvissuto racconta la storia dell’ultimo viaggio della Dnepro.

Il romanzo di Alessandra Cristallini e Andrea Pomes è ritmato, fresco, un esempio di fantascienza avventurosa adatta a un pubblico ampio sia per gusti che per età. Nella scheda, a suo tempo, abbiamo messo in luce sia i punti di forza che le criticità, poi risolte da autore e autrice durante la revisione: un percorso che li ha portati a una felice pubblicazione!

Abbiamo chiesto loro un parere sul nostro servizio di valutazione inediti:

Utilissimo per avere una prospettiva nuova. Anche se lavorare in due già obbliga a un confronto, avere l’opinione di espert* estern* alla fase di progettazione del romanzo è utilissimo, perché quando ci si immerge troppo si rischia di perdere di vista la superficie.
Ci piace pensare che lavorare in due, cosa che presume una continua negoziazione tra idee e spunti, ci abbia preparato ad accettare meglio le critiche: sicuramente è così, ma la verità è che il lavoro di Studio83 – Servizi Letterari era svolto con una logica ineccepibile, quella tramite cui opera chi sa fare il proprio lavoro.
La loro esperienza ci ha permesso di limare e migliorare alcuni aspetti del romanzo, necessario in quanto si trattava pur sempre del nostro primo romanzo assieme… ma anche se foste al decimo romanzo, beh, la verità è che non si smette mai di imparare e apprezzare nuove prospettive.
Ci è piaciuta la possibilità di porre delle domande specifiche su alcuni elementi del romanzo sui quali avevamo dubbi, ad esempio se i personaggi suscitassero abbastanza empatia e interesse. Last but not least, la scheda di Studio83 – Servizi Letterari è stata una iniezione di fiducia relativo al lavoro che avevamo fatto, ci ha aiutato a capire il target del romanzo e ci ha fornito la spinta a tentare la via del premio Urania, che ci ha grande soddisfazione.

Abbiamo poi chiesto ad Alessandra e Andrea di dirci qualcosa di più sul loro romanzo, su come è nato il progetto:

L’idea di base del romanzo nasce al primo “Stranimondi”. Stavamo passando per gli stand quando, guardando alcune copertine ci siamo chiesti “Ti immagini se… [SPOILER]” e con quell’idea, con qualche aggiustamento qua e là e tanto lavoro, siamo approdati fino alla lista di finalisti del Premio Urania.
Dato che si trattava di un evento particolare, abbiamo deciso di spaccare la linea temporale in tre filoni per tenere sempre alto l’interesse di chi legge, e con un presupposto del genere non era pensabile di cominciare a scrivere senza una pianificazione dei capitoli.
Abbiamo anche fatto delle “interviste” ai nostri personaggi su quello che pensavano degli altri membri dell’equipaggio della Dnepro, per avere una coerenza nel loro modo di comportarsi, il che è stato molto divertente. Dato che ogni capitolo è scritto dal punto di vista di un personaggio, e che tutto l’intreccio si basa sui loro rapporti, è stato fondamentale conoscerli il meglio possibile prima di mettersi davvero a scrivere (anzi, in fase di scrittura ci siamo resi conto che avremmo voluto approfondire di più il lavoro). Ci è piaciuto ricevere i primi feedback e scoprire quali fossero i personaggi “preferiti”, alcune risposte ci hanno davvero sorpreso, ma è bello così.

Per concludere, un brano dal romanzo:

«Guarda che se ci siamo fermati a Horizontres, è perché sei stata tu a chiederlo.»
«Chiederlo?! Non rigirarmi la frittata, Zaynab! Lo sai perfettamente che ho dovuto sabotarla, la nave, perché Ruud acconsentisse! E adesso? Siamo punto e daccapo. Se davvero conto qualcosa, dovresti ficcare nella testa di quell’alieno che ci dobbiamo fermare!»
«Ehi, ehi! È inutile che ti scaldi tanto. Siamo dalla stessa parte. Ma ci siamo giocati l’unica chance che avevamo su Horizontres. Ora siamo troppo lontani per tornare indietro, e non abbiamo cantieri attrezzati più vicini. Qualunque sosta pianificassimo ora significherebbe far marcire il carico e farci ammonire dalla KauSheb. Farmer non accett—»
«Ma sai quant’è grosso il cazzo che me ne frega della KauSheb?»
«Per te! Ma qui c’è gente che ci tiene al suo posto di lavoro.»
«O forse vuoi dire a una promozione?»
«Oh, sai che ti dico, Lakshmi? Vaffanculo.» il tono usato equivaleva a “discorso chiuso”.
«Eh no, cara! Vaffanculo tu! Vaffanculo Farmer e vaffanculo la KauSheb! Se il capitano non vuole sentire ragioni, gliele faccio sentire con le cattive! Chiaro?!»

Buona lettura a tutt*! 🙂

Libertà, democrazia, antifascismo: consigli di lettura

Quest’anno il Salone del Libro di Torino si è aperto con polemiche poltiche infuocate, a causa della presenza di una casa editrice dichiaratemente fascista tra gli espositori.

Abbiamo espresso il nostro punto di vista, prima di partecipare al Salone, in questo modo:

Le risposte sono tante e riteniamo che sia giusto averne di diverse, senza per questo dividersi sulla sostanza.
La democrazia non implica il far parlare tutti di tutto. Non è la libertà indifferenziata: sono permessi tutti i discorsi tranne quelli antidemocratici, al momento la libertà di opinione è formulata in questo modo.
Come ogni anno, dunque, faremo il nostro, sia dal punto di vista professionale che da quello umano, abitando, presidiando, esplorando le contraddizioni.
Michela Murgia propone di portarsi e di proporre dei libri dai valori antifascisti, e così faremo anche noi, proponendovi in questi giorni qualche consiglio di lettura dalle nostre librerie, per riflettere insieme.

Leggi il post completo: Studio83 al Salone di Torino #SalTo19 #iovadoatorino

Eccoli, dunque, i nostri consigli per letture antifasciste, democratiche, civiche e civili!

read more

Scrivere a quattro mani

Di recente, Mondadori ha annunciato che il prossimo luglio uscirà (nella collana Urania Millemondi) un’antologia tutta italiana: “Strani mondi”, che mette insieme quindici racconti di autori e autrici definiti “una interessante selezione del meglio della science-fiction del nostro paese”.

Nel gruppo ci siamo anche noi, Elena Di Fazio e Giulia Abbate, con un racconto che abbiamo scritto a quattro mani e che si intitola “Guerra fredda”: la storia di una subdola invasione ambientata tra i ghiacci dell’Artico.

Non è la prima volta che uniamo le penne: era successo nel 2009 con il racconto “Ora tocca al dodo”, pubblicato sulla webzine Continuum e poi inserito nella raccolta “Lezioni sul domani”, Delos Digital; e con “I tempi cambiano, nonna!”, omaggio alla fantascienza d’antan giunto finalista al Trofeo RiLL e pubblicato nell’antologia “Cronache da mondi incantati”, edizioni Nexus.

Con “Guerra fredda” siamo tornate a lavorare insieme dopo molto tempo: in questi dieci anni il nostro bagaglio professionale è naturalmente cambiato, così come l’uso degli strumenti letterari, ed è stato interessante ritrovarsi in un nuovo punto del percorso. L’esperienza ci ha dato anche lo spunto per questo post: perché non parlare proprio della scrittura a quattro mani, dando qualche consiglio a chi vuole cimentarsi nell’impresa?

read more

I migliori dizionari e vocabolari online per scrivere bene in italiano!

Spesso, chi scrive si scontra con dubbi grammaticali e linguistici che pur sembrando sciocchi sono insidiosi.

Per fugare le incertezze, sempre annotare ogni dubbio e dedicarsi a un ricontrollo, magari senza fermarsi ogni volta mentre si scrive, ma impegnando per la revisione linguistica una sessione dedicata.

Per aiutarti a scrivere bene e a revisionare in modo efficace, niente supera il caro vecchio vocabolario di italiano. Ce ne sono molti anche online, che hanno il vantaggio di essere consultabili con un click e di essere aggiornati.

Te ne segnaliamo qualcuno, tra i migliori che conosciamo: alcuni sono i più autorevoli, curati da istituzioni della lingua italiana che tutto il mondo ci invidia; altri simpatici e pratici per controlli al volo; altri ancora per ricerche collaterali più approfondite che daranno certamente al tuo scritto (e al tuo linguaggio!) una marcia in più.

read more

Self-publishing: tre consigli per partire al meglio!

Di self-publishing abbiamo parlato spesso, in passato, analizzandone i pro e i contro e chiamandolo indie-publishing: pubblicazione autonoma indipendente, per sottolineare l’importanza della professionalità in questo percorso pieno di gioie, ma anche di fatiche!

Abbiamo anche spiegato quali sono, secondo noi, i requisiti per scegliere il self-publishing in modo proficuo:

  • aver già pubblicato con editori tradizionali e averli visti all’opera;
  • essere pronti a investire tempo, energie e anche denaro, proprio come un editore;
  • aver scelto il self-publishing per i motivi giusti e con obiettivi costruttivi: non come ripiego per un manoscritto immaturo che nessuno vuole, o perché non abbiamo la pazienza di cercare un editore!

Ci sono casi in cui il self-publishing può essere una scelta sensata, per esempio quando un manoscritto appartiene a un genere obiettivamente poco commerciabile, motivo per cui la ricerca di un editore (da parte dell’autore/autrice o di un agente letterario) non ha dato esito positivo. Se malgrado ciò abbiamo motivo di credere – perché ce lo hanno detto le stesse case editrici, o gli agenti, o editor professionisti – che il testo abbia comunque un suo valore, possiamo scegliere di diventare imprenditori di noi stessi e optare per una pubblicazione indipendente professionale.

Cosa fare per partire al meglio?

1. Preparare un dettagliato piano d’azione

Quando un editore seleziona un testo per pubblicarlo, prepara un piano editoriale specifico. Anche noi, quindi, dovremo avere un progetto concreto in cui nulla viene lasciato al caso. In questo piano, dobbiamo darci scadenze precise e rispettarle, lasciando a ogni fase il tempo necessario (niente fretta, quindi!).

Quali possono essere i punti fondamentali di un piano personale di self-publishing?

  • Ultima revisione autonoma del testo;
  • scelta della copertina;
  • ricerca di eventuali professionisti per i servizi tecnici, come la correzione di bozze o l’e-book;
  • prima release del libro;
  • prime presentazioni dal vivo;
  • piano di promozione sui social ecc.

Questo programma può coprire un arco anche lungo di tempo, per esempio un anno o due. Accanto a ogni punto del piano, stabiliamo una data entro la quale dobbiamo aver risolto o organizzato quello specifico ambito: in questo modo avremo già una visione d’insieme del percorso e potremo affrontarlo con maggiore agilità.

Può interessarti anche: La correzione di bozze, cinque motivi per cui è importante

2. Studiare gli aspetti tecnici

Quale piattaforma di self-publishing scegliere? Che differenza c’è tra una e l’altra? Quale si sposa meglio con i miei specifici obiettivi? Quali possono essere i costi? Meglio solo cartaceo, solo e-book o entrambi?

È il momento di farsi mille domande e di cercare piano piano le risposte. Verificando di persona, innanzitutto, cosa ci offrono per contratto le varie piattaforme, prima di scegliere quella che fa al caso nostro. Cerchiamo chi ha già percorso questa strada e chiediamogli/le consigli: come si è trovato/a, se ci consiglierebbe la stessa via, se ci sono delle criticità evitabili con più attenzione e informazioni preliminari.

Il web ci mette a disposizione moltissime risorse, da questo punto di vista. Basta pensare ai social network e ai vari gruppi a cui possiamo rivolgerci per condividere esperienze e chiedere consigli operativi. Osserviamo, domandiamo, analizziamo, impariamo: il controllo assoluto non esiste, ma almeno partiremo con più consapevolezza!

Può interessarti anche: Speciale self publishing! L’importanza del gruppo di pari – Intervista a Biagio Veneruso, creatore e coordinatore del gruppo di autori indipendenti Streetlibers

3. Osservare chi ha avuto successo e prendere esempio

Ci sono autori e autrici in tutto il mondo che hanno scelto la via della pubblicazione autonoma indipendente e hanno avuto ottimi riscontri di pubblico e critica. Molti di loro hanno raccontato la loro storia in articoli e interviste: cerchiamoli, leggiamo le loro parole (e magari anche i libri!) e impegniamoci a capire in che modo possiamo prendere esempio.

In questo articolo di qualche anno fa, per esempio, abbiamo raccolto e tradotto alcuni commenti di autori e autrici anglosassoni che hanno avuto esperienze proficue col self-publishing: “Opinioni sul self-publishing”.

Altro esempio di pubblicazione indipendente di successo è quella di Simon Sword, che abbiamo affiancato nel suo percorso e poi intervistato: al 2017, il suo primo libro illustrato aveva venduto ben 15.000 copie su Amazon in poco tempo! Qui la sua esperienza: “Speciale self publishing! Un caso di successo: i best seller di Simon Sword”.

Questi primi tre accorgimenti ci daranno già una misura del percorso che ci aspetta, delle sue gioie e delle sue difficoltà. Mai lanciarsi nel vuoto facendo le cose a caso: la pianificazione non ci aiuta solo nella scrittura, ma anche quando decidiamo di diventare editori di noi stessi!

Per consigli, informazioni e preventivi, infine, non dimentichiamo il nostro pacchetto di servizi per la pubblicazione autonoma indipendente: dal 2007 seguiamo autori e autrici in questo percorso, condividendo esperienze, gioie, dolori e dando il nostro supporto professionale e umano.

Scrivere narrativa young-adult: le 8 regole vincenti secondo autori/autrici di successo

Alcuni anni fa, la testata The Atlantic ha pubblicato un articolo scritto da Nolan Feeney in cui autori e autrici young-adult di successo davano consigli a chi voleva cimentarsi in questo campo.

La narrativa young-adult si rivolge ai giovani adulti, un pubblico di un’età compresa tra i 13 e i 20 anni circa: è caratterizzata quindi non tanto da un genere letterario specifico (anche se ultimamente spopolano fantascienza e fantasy), quanto dall’intervallo di età dei suoi lettori. Non più ragazzi, non ancora adulti, con esigenze e linguaggi specifici.

Negli ultimi anni, il boom della narrativa young-adult (cresciuta del 120% tra il 2002 e il 2012, come spiega sempre il The Atlantic) ha avvicinato moltissimi giovani alla lettura e riportato linfa in settori editoriali stagnanti, come la già citata fantascienza. A fare da traino sono state anche saghe cinematografiche tratte da cicli di romanzi YA, come le serie “Divergent”, “Maze runner” o, tornando ancor più indietro nel tempo e cambiando genere, “Twilight”. Si tratta quindi di un’opportunità da cogliere, tenendo presente che il lettore young-adult di oggi sarà, domani, un lettore full-adult a tutti gli effetti!

Nolan Feeney

Scrive Nolan Feeney, autore dell’articolo sul The Atlantic:

Molti autori di successo dicono che non c’è un segreto dietro la scrittura per adolescenti. La buona scrittura è buona scrittura; personaggi credibili e trame avvincenti sono fondamentali a prescindere da chi compra il libro. Altri autori YA ti diranno che scrivere per i teenager è particolarmente appagante e gratificante, perché rispondono alle storie in cui si identificano con più intensità e gratitudine di quanto facciano i lettori adulti.

Ho domandato a otto autori e editor come fanno a scrivere storie che gli adolescenti sentano reali, anche quando il loro mondo – e il mondo dei libri YA che leggono – può sembrare un altro pianeta. […]

…ed ecco cosa è venuto fuori!

Uno: pensa come un teenager

La scrittrice Rainbow Rowell si è trovata in una situazione editoriale particolare: il suo fortunato romanzo “Eleanor&Park” non fu concepito per essere uno YA, malgrado i protagonisti fossero adolescenti. Si dibatté a lungo sull’opportunità di classificarlo come young-adult, ma fu un collega di Rowell a centrare il punto: il romanzo era un perfetto YA perché non si limitava a mettere in scena degli adolescenti, ma sapeva mostrare il mondo attraverso i loro occhi.

La voce narrante, quindi, non osservava da lontano i protagonisti, ma sapeva mostrare il loro punto di vista in modo immediato.

Veronica Roth, autrice della già citata e fortunatissima serie “Divergent”, spiega:

Penso che tutti abbiamo ancora un adolescente dentro di noi, dobbiamo solo lavorare per raggiungerlo. Quando mi accorgo che sto facendo prendere a un personaggio una decisione che sento troppo adulta, senza che se la sia guadagnata, torno indietro e mi assicuro che i personaggi facciano gli errori che farebbero nella vita reale a quell’età… proprio come un genitore.”

Disattivare la “prospettiva adulta” è quindi importantissimo. Ne parla anche Rachel Cohn, autrice della serie “Gingerbread”, spiegando che i lettori la percepiscono subito, quando fa capolino in uno YA:

È una gigantesca bandiera rossa. […] Se mollo un libro è perché i dialoghi mi suonano falsi. Non sono le parole a essere sbagliate, quello è soggettivo; sono i sentimenti. È come un adulto che osserva qualcosa.

Due: racconta l’esperienza adolescenziale con onestà emotiva

L’articolo del The Atlantic mette poi l’accento su un elemento importantissimo: l’onestà emotiva, che aiuta il lettore a identificarsi con personaggi che hanno esperienze di vita lontanissime dalle sue. Un esempio è Hazel, l’adolescente malata di cancro protagonista del toccante “Colpa delle stelle” di John Green. L’autore dice di aver ricevuto e-mail da lettori e lettrici più disparat*, di qualunque età e condizione, che raccontavano di essersi identificati in Hazel:

Forse ciò che è universale è l’intensità dell’esperienza, l’intensità del primo amore, l’intensità del farsi domande sulla morte e sul senso della vita per la prima volta.

Discorso simile fa David Levithan, autore di “Every day”, il cui protagonista si sveglia ogni giorno nel corpo e nella mente di una persona diversa.

L’onestà emotiva è una delle caratteristiche che definiscono la letteratura YA. Anche se non siamo uguali ai personaggi di cui leggiamo, hanno tutti a che fare con problemi – chi sono, chi dovrebbero essere, cosa dovrebbero o non dovrebbero fare – con cui abbiamo a che fare tutti noi, in modi differenti. Leggendo “Hunger Games”, anche se non ci troveremo mai nei panni di Katniss, percepiamo un significato emotivo nelle decisioni che prende, anche quelle sbagliate.”

Durante l’adolescenza ci si trova ad affrontare cose che, a quell’età, sono dolorose o difficili da gestire (primi amori, bullismo, pettegolezzi scolastici ecc). Feeney cita le parole di Kristen Pettit, curatrice editoriale per HarperCollins:

A quell’età, le prove e le sofferenze nell’amicizia o nelle relazioni romantiche sono cruciali, vitali. Ecco come l’autore può mostrarsi autentico davanti alla comunità YA: cogliendo quell’entusiasmo nei sentimenti e nelle emozioni e il rischio insito nelle interazioni che [gli adolescenti] hanno ogni giorno con le altre persone.

Tre: inserisci i giusti riferimenti alla cultura pop

I giovani adulti sono immersi nella cultura pop, che vivono, subiscono, fruiscono in mille modi diversi. Questo genere di riferimenti è importantissimo nella narrativa young-adult, ma deve essere pertinente e azzeccato per produrre l’effetto voluto.

Sempre John Green ha osservato:

Una cosa che adoro degli adolescenti è che non fanno distinzioni tra cultura alta e bassa come noi adulti. Non è inusuale per dei teenager elencare come i due libri preferiti “Gossip girl” e “Il grande Gatsby”. Non trovano bizzarro dire: “Amo Toni Morrison e anche Justin Bieber”.

Quattro: prendi spunto dai veri adolescenti

Jodi Picoult, conosciuta per “La custode di mia sorella” (da cui fu tratto un film con Cameron Diaz una decina di anni fa), nel 2012 ha scritto il suo primo romanzo concepito specificamente per un pubblico YA, “Between the lines”; e lo ha fatto a quattro mani con la figlia Samantha, al tempo adolescente.

Avere una co-autrice adolescente è come avere un autentico “rilevatore di boiate” seduto accanto. Altre volte, parlando, Sammy diceva cose che si rivelavano metafore perfette. Nulla che sarebbe venuto in mente a me, ma cose che lei viveva ogni giorno, perché era al liceo quando abbiamo scritto il libro. L’esempio perfetto? Un gruppo di ragazze popolari che, nel romanzo, sono descritte come un grappolo d’uva: perché, in effetti, chi ha mai visto una di loro per conto proprio? Mi è sembrato spassosissimo, perché era così realistico!

Già qualche anno prima, nel 1998, mentre scriveva un romanzo su un patto suicida tra adolescenti, Jodi Picoult aveva deciso di osservarli e ascoltarli nel mondo reale. Procuratasi scorte di pizza e di bibite, aveva invitato a casa la baby-sitter che lavorava per lei e i suoi amici, intervistandoli poi su vari argomenti.

Se sei uno scrittore, fai delle ricerche e le fai diligentemente. Anche se suona buffo documentarsi ascoltando dei teenager!

Cinque: usa lo slang a tuo rischio e pericolo

Ascoltare dei giovani adulti che parlano e osservarli mentre si muovono nel loro mondo aiuta a orientarsi anche nel loro linguaggio, facendo attenzione a non commettere alcuni gravi errori. Se, da un punto di vista strutturale e lessicale, la YA si basa su personaggi e intrecci ben codificati (già esistenti nell’immaginario collettivo e dunque di facile fruizione), dall’altra bisogna saper rendere il linguaggio dei giovani.

Nel farlo, però, occorre evitare assolutamente di usare lo slang corrente. È questo il suggerimento di Kathryn Reiss, autrice veterana nonché insegnante di narrativa YA:

Il problema è che questo darà al tuo libro un’aspettativa di vita di massimo due o tre anni sugli scaffali. […] Non sarà mai un classico, perché il linguaggio codificato degli adolescenti cambia ogni quattro anni con ogni nuova “generazione” del liceo.

Sei: siate scorrevoli

Molti pensano che la narrativa YA debba essere più semplice, da un punto di vista stilistico, per permettere a lettori molto giovani di capirla meglio. In realtà, il pubblico young-adult legge già romanzi molto complessi a scuola, come i classici della letteratura. Perché, allora, è consigliabile mantenere un linguaggio semplice quando si scrive narrativa YA?

Lo spiega ancora Kristen Pettit raccontando un aneddoto: quando lo scrittore R.L. Stine partecipò a un reading dei suoi libri per ragazzi (la serie “Piccoli brividi”), si stupì di trovare persone di venti o anche trent’anni tra il pubblico. Ne chiese il motivo a Pettit, che rispose:

La letteratura per adulti si è impreziosita moltissimo, ma a volte il lettore vorrebbe solo essere trasportato altrove. Penso che gli autori YA siano più liberi di accontentarlo, invece di costruire frasi complesse per impressionarlo con le loro capacità.

Sette: si possono affrontare anche temi cupi

Non c’è niente di off-limits nella narrativa YA, secondo Feeney: basti pensare a “Thirteen reasons why” di Jay Asher, che parla del suicidio di un’adolescente, o alla relazione incestuosa presente in “Wasteland” di Francesca Lia Block.

Insomma, niente auto-censure sulle tematiche, che possono benissimo sconfinare nelle zone d’ombra della vita. Racconta ancora Picoult:

Sono entrata nel regno della narrativa YA del tutto impreparata. Supponevo che, rivolgendomi a lettori giovani, avrei dovuto mantenere il registro su una fiaba alla Shrek. Sammy invece disse di no, che doveva essere molto più cupa, di modo che il lieto fine non fosse affatto scontato.

Otto: trova il “seme della speranza”

Feeney spiega che non tutti i romanzi YA hanno un lietofine. Diversi classici di S. E. Hinton (“The outsider”, “That was then”, “This is now”) parlano di droghe, alcol e violenza di strada, e non offrono facili risposte alle domande che sollevano. Tuttavia, tutti gli YA posseggono un nucleo di ottimismo riconoscibile, quello che Reiss ha chiamato “il seme della speranza”. Nello specifico, Reiss ha osservato:

Lasciano sempre la sensazione che valga la pena svegliarsi, domani. La realtà può essere oscura o terribile, ma domani è un nuovo giorno. Il 99% dei libri per adolescenti è così […].

E aggiunge Levithan:

È la vita, no? La m***a ti travolge. L’abisso si spalanca. Ma poi lo superi. Lo metti al tappeto. Trovi un modo per sopravvivere. La YA riflette tutto ciò!

Il finale: cinque tipologie

In passato abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo e della sua importanza.

L’incipit non è soltanto l’avvio di un romanzo, è il primo contatto tra il lettore e l’opera. Da quelle poche righe, il destinatario deve essere introdotto nell’universo stilistico e nel registro generale che caratterizzano il romanzo: e deve anche esserne “catturato” […]

Qualcuno ha detto che l’incipit invoglia il lettore a procedere nella lettura del romanzo, mentre il finale serve a farglielo ricordare.

Pur avendo uno scopo differente, il finale è importantissimo in un romanzo o in un racconto. È la conclusione, non solo strutturale ma anche intrinseca; è la chiusura che l’autore/autrice sceglie, un po’ come l’inquadratura finale di un film. Non è l’unica cosa che apprezzerà o ricorderà il lettore, ma è tra i pesi che fanno pendere la bilancia dell’apprezzamento da un lato o dall’altro.

Un romanzo ben scritto, con un buon incipit, buoni personaggi e un buon intreccio non potrà che guadagnare in efficacia se anche l’explicit è ben studiato. Andiamo a vedere alcune tipologie di finale e quali sono quelli più famosi e memorabili.

LIETO FINE

È una delle tipologie più celebri e anche quella più catartica e rassicurante per il lettore. Al termine di una storia più o meno drammatica o intricata, i protagonisti ottengono ciò che cercavano, coronano un amore, sventano un attentato; in sostanza, ciò che può andare per il verso giusto lo farà.

Spoiler alert: qualche lieto fine celebre? “Orgoglio e pregiudizio”, con il matrimonio finale tra Elizabeth e Darcy; la serie di Harry Potter, con la sconfitta di Voldemort e i protagonisti adulti e felici vent’anni dopo; la serie di Hunger Games, con Katniss e Peeta che coronano il loro amore.

Via Flickr

FINALE APERTO

Chi ha detto che tutto deve avere una conclusione netta? Il finale aperto è una tipologia largamente usata e apprezzata di finale, sia in narrativa che (e soprattutto) su altri media come televisione e cinema. Il finale aperto può preparare l’opera a un seguito, oppure essere fine a se stesso, lasciando al lettore un voluto senso di sospensione. Attenzione: la parola chiave è “voluto”! Anche usando un finale aperto, dobbiamo comunque risolvere la maggior parte degli snodi narrativi. E, se il nostro romanzo è il primo volume di una saga, dobbiamo accertarci che sia comunque autosufficiente, a prescindere dalla possibilità di proseguire la storia.

Spoiler alert: qualche finale aperto celebre? “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson; “Mendicanti in Spagna” di Nancy Kress. Tra le uscite recenti, anche “La cospirazione dell’inquisitore” di Giulia Abbate (Fanucci/Leggereditore 2018).

FINALE A SORPRESA (CON TWIST!)

Espediente narrativo largamente utilizzato al cinema o in tv (ricordate “Il sesto senso”?), il finale a sorpresa è molto comune nei racconti e, in alcuni casi, anche nei romanzi. In un racconto il finale a sorpresa, magari con un bel twist che getti una luce completamente diversa su quanto letto fino a quel momento, è quasi sempre vincente; e in un romanzo, mutatis mutandis, può essere molto efficace e rendere l’opera memorabile.

Spoiler alert: qualche finale a sorpresa celebre? “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick o “Espiazione” di Ian McEwan. Tra le opere più brevi ricordiamo il racconto di culto “Sentinella” di Frederick Brown o il più recente “L’uovo” di Andy Weir, acclamato autore di “The martian”.

FINALE CIRCOLARE

Anche il finale circolare è usato di frequente al cinema e in tv e consiste nel concludere la storia là dove era iniziata. Si adatta molto alle opere in cui un personaggio racconta o ripercorre gli eventi che lo hanno portato nel punto in cui si trova in apertura e, tornati infine a quello stesso punto, la storia arriva a conclusione.

Spoiler alert: qualche finale circolare celebre? “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

FINALE MISTO

Non è detto che si debba scegliere una sola tipologia di finale: queste ultime possono essere utilizzate per ottenere un finale personalizzato e perfettamente in linea con le nostre esigenze. Possiamo, insomma, “cucirne” uno a seconda dell’effetto o del significato che cerchiamo di dare al nostro romanzo.

Più avanti parleremo nel dettaglio di tutte le tipologie di finale, approfondendole una a una per vedere quale di essere si sposa con quale tipologia di romanzo e perché!

Per il momento, vi lasciamo con qualche domanda: qual è la vostra tipologia di finale preferita? Quale finale vi è rimasto più impresso (senza spoiler!)? Qual è il miglior finale di sempre?

La letteratura di ogni giorno. Quattro cose (più una) di cui non possiamo fare a meno – frasicelebri.it

Oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog un guest post, a cura della redazione di Frasi Celebri.

Il sito Frasi Celebri è un archivio immenso di citazioni, aforismi, passi tratti dalle opere più disparate, di autori e autrici i più vari. Quanti di noi non ci sono atterrati almeno una volta, alla ricerca di frasi ispiratrici, di consigli, di aforismi con i quali motivarci e arricchire i nostri stessi testi?

Siamo felici di inaugurare la collaborazione con questo post. Speriamo che lo troverete ispiratore, così è stato per noi. Buona lettura!

La letteratura di ogni giorno.
Quattro cose (più una) di cui non possiamo fare a meno

In un mondo che corre alla velocità della luce, dove centinaia di novità editoriali vengono proposte settimanalmente, mettendo a dura prova i bibliofili più accaniti, una parola risuona a gran voce: letteratura.

read more

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – III Parte: lo stereotipo

Eccoci alla terza e ultima puntata della nostra piccola serie su alcuni elementi narrativi ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo parlato del luoghi comuni letterari, o tòpoi: un patrimonio che devi conoscere.

Nella seconda puntata abbiamo affrontato il tema dei cliché: ovvero dei tòpoi “degradati” che peggiorano il tuo scritto rendendolo meno efficace.

Oggi ci concentriamo su un altro elemento che devi evitare se vuoi scrivere bene e se vuoi avere lettori e lettrici che ti stimino e non ti detestino: gli stereotipi!

read more