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Narrare la violenza sessuale – Il parere di un’autrice e lettrice

articoli sui libri e la scrittura - studio83

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato in due “puntate” un lungo post da noi tradotto, che trattava di violenza sessuale e della sua rappresentazione.

Leggi il post: Sei cliché sullo stupro e come rimpiazzarli

Spesso lo stupro è un cliché, un modo comodo e rapido per inserire “IL TRAUMA” senza dover lavorare più di tanto nella caratterizzazione.

Ma la violenza sessuale non è una “violenza qualsiasi”, e in molt* sentono necessario un modo diverso di trattarla, che consideri questa specificità, e soprattutto che non tratti i personaggi femminili come carne da stupro.

Il dibattito esiste anche in Italia, ma le tracce sono sparse e difficili da seguire, più che altro perché le discussioni avvengono sui social, con tutte le conseguenze del caso: i dibattiti spariscono inghiottiti dal flusso di aggiornamenti, non sono indicizzabili, e alle volte vengono cancellati da utenti cafon* che piuttosto che ammettere una brutta figura o tornare su ciò che hanno detto preferiscono azzerare tutto con un click, fregandosene se quel click spazza via anche tutti gli altri commenti.
(Per la stessa ragione ti chiediamo, se vuoi commentare, di farlo qui sul blog e non su Facebook! Grazie!)

Queste discussioni però esistono e oggi ve ne proponiamo una, con il permesso di chi l’ha aperta.

Delia Deliu è una scrittrice di romanzi romance, attiva online e presente in diversi gruppi di discussione. Non è solo autrice ma anche lettrice: scrive recensioni e pareri e contribuisce in vari modi alle conversazioni.
Qualche giorno fa, ne ha aperta una sul suo profilo Facebook.

Abbiamo deciso di riportarla qui (ripeto: con il suo permesso) perché l’abbiamo trovata di una chiarezza e di una efficacia alle quali c’è poco da aggiungere.
Ve la proponiamo in versione quasi integrale, ma per nostra scelta abbiamo deciso di eliminare i riferimenti al titolo controverso, usando nomi e titoli fasulli, per togliergli qualsiasi pubblicità. E perché ciò che racconta Delia non riguarda un solo libro, ma una vera e propria impostazione narrativa.

La parola a Delia Deliu:

In questi giorni ho letto “ROMANCE” di “Jane Doe” edito “Editore” nella Collana Literary Romance.
La cover mi era piaciuta, mi dava quella sensazione di una storia d’amore complicata e il titolo mi ha incuriosito. Confesso che l’autrice, che ho conosciuto di persona al Festival Romance Italiano, mi era simpatica, però sono troppo vecchia per nascondere la testa come lo struzzo e troppo disgustata per stare zitta.
Un proverbio romeno dice: “Chi tace, consente” e io non posso accettare il messaggio orrendo che palesemente invia questo libro.

Leggendo scopro che “Gianni” rimane stregato dalla bellezza di “Diana”, e la prima volta che i due si incontrano lei aveva solo sei anni. Al diciottesimo compleanno di Diana, Gianni la rapisce, la rinchiude in casa sua in una stanza, che aveva costruita appositamente per questa faccenda. E lì inizia a violentarla, più volte al giorno, per tre mesi. Però nonostante gli abusi subiti, Diana lo ama. Più lui la stupra, più lei gode arrivando addirittura a provare gelosia. Sì, è gelosa quando Gianni decide di passare la notte insieme a una sua collega di lavoro, invece di venire a stuprarla. E ogni volta la scrittrice sottolinea che Diana non è consenziente a questi rapporti sessuali, ma comunque ogni volta ha orgasmi da urlo.

Fermi un attimo! Una vittima di stupro che ha questo atteggiamento?
Non so con quante vittime di stupro ha parlato l’autrice, non so come si è documentata per trattare un argomento così sensibile, però vi assicuro che è impossibile. Anzi, una possibilità sarebbe: se Diana fosse affetta dalla sindrome di Stoccolma. Però nulla fa capire al lettore che è così, lo ama e basta.

Non saprei dire cosa mi ha fatto arrabbiare di più: il fatto che l’autrice descrive la violenza fisica come fosse la più bella esperienza sessuale che possa capitare a una donna oppure quando “il povero” stupratore soffre perché è un uomo con il cuore ferito? Un amore forte che non puoi fare a meno di desiderare.

Davvero? Una domanda all’autrice: diresti la stessa cosa se una persona, a te cara, diventasse vittima di uno stupro?
Però la mia rabbia si è trasformata in una risata improvvisa quando leggo le parole di Gianni che esprimono il disgusto per il tizio che aveva stuprato in passato “Nadia”, la mamma di Diana, oppure quando Gianni indossa la veste del futuro padre perfetto. Ah, mi sono dimenticata dirvi che Diana rimane incinta e il finale è al lieto fine. Quindi è un romance. Giusto? Forse per questo motivo il libro è stato collocato in una Collana Romance?

Qual è il messaggio che invia questo libro? Lascio a voi le riflessioni, però prima tengo a dirvi il mio parere professionale visto che, come infermiera, io ho avuto a che fare con donne, vittime di stupro. E per rispetto nei confronti di queste pazienti, non posso stare zitta. Non posso!

Spesso nei giorni seguenti lo stupro, la donna si trova in uno stato di abulia e apatia: non riesce a parlare, non riesce a piangere, non riesce a sorridere né a mangiare. Non sente niente, è vuota dentro.
Un comportamento comune, che la vittima riconosca o meno a se stessa di essere stata violentata, è il “rituale del lavaggio”: la vittima si lava ossessivamente, è nauseata dal sentirsi ancora sulla pelle l’odore dell’uomo. Si sentono sporche e violate, pur non ammettendolo coscientemente.

Anche a distanza di mesi gli effetti dello stupro si mostrano vividi: le vittime sono ancora tese e profondamente umiliate. Si sentono in colpa per non esser riuscite a reagire fisicamente alla violenza.
Depressione e perdita di autostima sono sempre molto comuni, molte cominciano a soffrire di incubi notturni.
Alcune vittime sviluppano fobie, a seconda di dove è avvenuta l’aggressione non sopportano più stare in posti aperti o chiusi; altre sono soggette al disturbo post-traumatico da stress, spesso sviluppano un atteggiamento negativo nei confronti del sesso e hanno difficoltà nelle relazioni con mariti o partner.
Possono avere reazioni somatiche, le più comuni comprendono tensione muscolo-scheletrica, irritabilità gastro-intestinale, disturbi genito-urinari.

La vittima diventa una sopravvissuta solo quando è in grado di riconoscere lo stupro, di esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, e di ritornare a una vita normale.
Una sequenza di stupri protratta, come quelli della protagonista del romanzo, può portare a depressione, tentativi di suicidio, uso di droghe e alcol, disfunzioni sessuali, e problemi relazionali.

Come vedete, una vittima di stupro vive l’inferno.
Non si innamora!
Non ama lo stupratore!
E non posso accettare che una donna è stata capace di inventare una storia orrenda che promuove lo stupro.

Per il resto, peace and love a tutti i lettori che adorano questo romanzo e tanta fama alla scrittrice.

I commenti sono stati tanti.
Delia è stata accusata tra le altre cose di invidia, di attacco alla libertà di espressione, di essere una rompiscatole (“se non ti piace leggi altro e basta!”) di non rispettare i gusti altrui e di aver offeso personalmente la scrittrice in questione.
Noi la ringraziamo, invece, per il coraggio, e per aver sostenuto le discussioni successive con grande educazione e pacatezza.

Il problema qui sollevato non riguarda solo il romance, dove magari è più evidente, ma in generale tutti i generi (compreso il mainstream), perché apre la questione di “cosa narrare e in che modo”: l’estetica della rappresentazione, se vogliamo metterla giù dura. E insieme esprime una nuova sensibilità sui temi della violenza sessuale e di genere, sensibilità legata all’emersione di nuovi soggetti narranti, finora in larga parte esclusi dalla rappresentazione dominante (uno a caso: il soggetto femminile!).

Come già detto, abbiamo scelto di non fare pubblicità al romanzo in questione. La facciamo a Delia, invece, sperando che la sua presa di posizione non le porti conseguenze negative.

Nel suo ultimo romanzo “Ancora due”, Delia Deliu unisce la storia d’amore a temi più forti come la diversità e la malattia.
Essendo di madrelingua rumena, l’italiano è la sua seconda lingua e anche per questo le facciamo i complimenti.

(Abbiamo lavorato più volte con autori e autrici “italiano seconda lingua” e siamo ben consapevoli delle sfide di questo tipo di scrittura, e anche del fatto che può portare a risultati interessanti, che arricchiscono anche l’italiano dei madrelingua.)

Se vuoi commentare, scrivi qui sotto! Grazie!

Racconto breve, racconto lungo, novelette, romanzo breve: che differenza c’è?

Tra i primi termini tecnici in cui ci si imbatte quando si inizia a scrivere, soprattutto partecipando a concorsi letterari, ci sono quelli relativi alle dimensioni delle opere.

“Racconto breve”, “racconto lungo”, “novelette”, “romanzo breve”, “novella”… di cosa si tratta e che differenza c’è?

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Virgolette, caporali, lineette: i segni tipografici nei dialoghi

Oggi affrontiamo un tema strettamente redazionale, che ogni autore/autrice si sarà posto, a un certo punto, davanti alla pagina bianca: per i dialoghi del mio romanzo meglio usare le virgolette alte doppie, le caporali o la lineetta?

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Studio83 @Stranimondi2019 con Futuro Presente – Ecco com’è andata!

Il 12 e il 13 ottobre del 2019 abbiamo partecipato alla convention del fantastico Stranimondi, giunta alla sua quinta edizione.

Questa convention è un’occasione preziosa per confrontarci con colleghe e colleghi (e per rivedere amici e amiche!) e per informarci sulle novità del settore. Eravamo lì anche in veste di editor e curatrici: per presentare la nuova antologia di racconti “Italia Futura Presente”.

Abbiamo partecipato a una conferenza dedicata al futuro dell’Italia, insieme a Elisabetta Di Minico, saggista, Roberto Paura, futurologo, e Tullio Avoledo, scrittore. Moderava la conversazione Silvio Sosio, editore Delos Digital. Ed è stato un confronto interessante, animato anche da discussioni con il pubblico che riempiva la sala.

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Sei cliché sullo stupro e come rimpiazzarli

Qualche settimana fa abbiamo parlato di come costruire protagonisti vividi, sconsigliando la pratica (purtroppo comune tra gli esordienti) di inserire lo stupro nel passato di una donna come mero elemento biografico e accessorio.

In quello stesso periodo, mi è capitato di discutere su Facebook a proposito della scena di un film in cui lo stupro veniva rappresentato come tocco di colore totalmente gratuito. Un utente sosteneva che non devono esistere limiti alla creatività e che se un regista, uno scrittore e via dicendo vuole rappresentare lo stupro di una donna o anche di un bambino come elemento pop-trash, definirlo di cattivo gusto significa essere fascisti che imbavagliano la libera espressione.

Sempre in quei giorni, per una strana congiuntura astrale, ci è stato segnalato dalle blogger e scrittrici di Moedisia un articolo apparso sul blog Mythcreants – Fantasy & Science-Fiction for storytellers, scritto da Chris Winkle e intitolato: “Six rape tropes and how to replace them“. Ovvero: “Sei cliché sullo stupro e come rimpiazzarli”. Abbiamo quindi pensato di tradurlo, perché è molto interessante e perché dà dei consigli pratici fruibili da tutti.

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Quanto tempo impiega una casa editrice a rispondere?

Quella del titolo è la classica “domanda da un milione di dollari”: quanto impiega una casa editrice a dare una risposta dopo l’invio di un manoscritto?

Sappiamo che l’invio di un’opera a una casa editrice è un momento emozionante, in cui si mescolano ansia e aspettative. Riceverò una risposta? Sarà positiva o negativa? Come la prenderò, quale sarà la mia reazione?

L’importante è restare razionali

Iniziamo col dire che siamo tutti esseri umani e che è perfettamente lecito e normale farsi delle aspettative. Chiunque di noi abbia mai partecipato a un concorso o inviato un manoscritto in valutazione lo ha fatto con la speranza che andasse bene: e sarebbe assurdo il contrario! Per questo, non c’è niente di strano a restarci male, o a temere di non prenderla affatto bene se le cose non andranno come speriamo.

Ciò che conta è avere gli strumenti per superare l’eventuale delusione e andare avanti per la propria strada. Come?

Ricordando alcuni fatti importantissimi:

  • che tutti, anche scrittrici e scrittori famosi, hanno ricevuto dei rifiuti. Ciò non significa che siamo automaticamente J.K. Rowling o Stephen King, ma anche anche loro, a un certo punto della loro vita, hanno dovuto fare i conti con le porte in faccia;
  • che un rifiuto non significa essere incapaci o aver scritto una porcheria: magari non ha toccato le corde di quella giuria, magari non era adatto al pubblico di quella casa editrice, magari ha delle potenzialità che vanno ancora sviluppate a dovere, quindi basterà lavorarci sopra e ritentare.

Tenere a mente questi due punti ci aiuterà a razionalizzare e affrontare le cose con lo spirito giusto, senza farsi abbattere. Stampiamocele bene in testa mentre attendiamo che un editore o una giuria ci diano il loro verdetto.

Ma quanto devo aspettare, dunque?

Di norma, le case editrici indicano direttamente sul loro sito, alla voce “invio manoscritti”, i tempi di attesa. Questi ultimi vanno in media dai sei ai dodici mesi, ma possono variare in base alle dimensioni della casa editrice (dunque del volume di manoscritti che riceve).

Molti editori specificano sul loro sito che, se trascorrono tot mesi senza ricevere risposta, significa che quest’ultima è no. In una piccola percentuale di casi le speranze possono non essere del tutto morte (non sempre le redazioni riescono a stare dietro alle tempistiche promesse e impiegano più di quanto dichiarato a smaltire le pile di manoscritti), ma l’ideale, a quel punto, è mettersi il cuore in pace e puntare ad altro.

Perciò, la prima cosa da fare è studiarsi bene le istruzioni per l’invio del manoscritto e, per ogni editore che contattiamo, appuntarsi i tempi di risposta. In questo modo possiamo tenere sotto controllo i nostri invii e metterci una croce sopra quando scade il tempo per la valutazione.

I tempi di risposta, come già accennato, non sono scolpiti nel marmo. Può capitare che siano molto più brevi o molto più lunghi del previsto, in base a contingenze e casualità su cui nessuno di noi ha potere.

Un manoscritto cade dietro a un mobile e viene ritrovato solo l’anno dopo.

Un manoscritto ultimo in coda cade dalla pila traballante sulla scrivania di un redattore, che lo legge subito.

Non possiamo mai sapere quali strane e contorte vie sceglierà la realtà, quindi facciamo la cosa più difficile: abbiamo fede!

Quello che invece non bisogna fare è subissare una casa editrice di mail e telefonate durante l’attesa, perché è il modo migliore per farsi odiare e ridurre le nostre chance.

C’è qualcosa di più costruttivo che possiamo fare nell’attesa: scrivere altro.

Cosa fare se la risposta è nulla o proprio negativa?

Di solito le case editrici non hanno tempo per motivare i “no”, ma può capitare che la redattrice o il redattore che risponde dia una spiegazione più o meno approfondita e magari qualche consiglio. Inutile dirlo, in base a questo feedback possiamo riprendere in mano l’opera e revisionarla, producendo una nuova bozza più in linea con le richieste.

Come curatrici della collana Futuro Presente (edizioni Delos Digital), per esempio, motiviamo sempre i rifiuti e, se è il caso, diamo dei consigli per sistemare l’opera e ritentare.

Se invece il “no” è un “no” e basta, rivediamo la nostra strategia. Abbiamo scelto la casa editrice giusta, o meglio: il nostro manoscritto era giusto per loro, per il loro target? Chi altro potrebbe essere più adatto? Mi sono presentata o presentato bene, ho inviato tutte le informazioni necessarie, ho rispettato le richieste sul loro sito?

Leggi anche: “Preparare il manoscritto per l’invio: qualche consiglio”

Se il nostro manoscritto è stato rifiutato, è probabile che il romanzo avesse difetti strutturali, o stilistici, o entrambi. Cosa fare? Semplice: investire su una scheda di valutazione. Si tratta di uno strumento fondamentale, che ci permette di identificare tutte le criticità e risolverle prima di ritentare.

Ciò che conta è non vivere i rifiuti come una sconfitta personale e andare avanti per la propria strada. In bocca al lupo!

Protagonisti e protagoniste: costruirli in modo efficace

I personaggi non sono solo pedine che portano avanti un intreccio: sono elementi fondanti di un romanzo e come tali possono mutarne le sorti.

Basta pensare alle serie di romanzi con lo stesso o la stessa protagonista, sganciati dall’opera singola per diventare l’oggetto narrativo che fidelizza il lettore.

Qualche esempio? Il celeberrimo Harry Potter di Rowling, Harry Hole di Jo Nesbø, Dexter Morgan di Jeff Lindsay, Amelia Peabody di Elizabeth Peters… e via dicendo!

Un romanzo è quindi efficace anche nella misura in cui lo è il suo personaggio principale.

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Italia Futura Presente – Esce l’antologia di Futuro Presente!

Buone notizie per la collana di racconti di fantascienza sociale Futuro Presente, che noi di Studio83 abbiamo il piacere e l’impegno di curare.

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Servizi letterari: quali sono le tempistiche?

Quanto occorre per avere una scheda di valutazione? Un editing? Una correzione di bozze? Perché le tempistiche sono queste? È possibile ridurle?

Queste sono alcune delle domande che ci vengono poste spesso a proposito dei servizi letterari di Studio83. E, generalmente, i tempi di attesa sono l’aspetto che più impensierisce autori e autrici; questo nonostante le nostre tempistiche siano perfettamente in linea con la media generale, quando non più brevi.

Oggi parliamo proprio di questo argomento, esplorando qualche retroscena del nostro lavoro per farci conoscere meglio. Buona lettura!

Alcune persone hanno la percezione del libero professionista come di un essere che vive in stato di ibernazione, finché la loro richiesta di preventivo non lo riattiva. In realtà, chiunque svolga libera professione segue più progetti e clienti contemporaneamente, con un calendario più o meno fitto che arriva anche a diversi mesi di distanza.

Quando una persona ci chiede un editing, per esempio, va a inserirsi in un flusso di impegni già calendarizzati all’interno del quale trovare spazio anche per lui/lei. Questo è il motivo per cui le tempistiche per lo stesso servizio possono variare leggermente a seconda del periodo: più rapide quando il carico di impegni è meno gravoso, o più lunghe se ci sono altri progetti aperti in contemporanea.

Le tempistiche sono sempre calcolate in modo da garantire la qualità del servizio. Non accettiamo mai di accorciarle, salvo casi estremi, se questo può pregiudicare in qualche modo la qualità. Si tratta di una precisazione molto importante su cui insistiamo sempre: non facciamo servizi express, neppure a un prezzo maggiorato. La nostra filosofia è un’altra.

Ma quali sono, insomma, queste tempistiche?

Editing

L’editing di un romanzo di medie dimensioni, diciamo tra le 300.000 e le 500.000 battute (spazi inclusi), richiede circa 60 giorni lavorativi.
Se il testo è eccezionalmente lungo (abbiamo lavorato su manoscritti di oltre un milione di battute) si può arrivare fino a 90 giorni lavorativi. Come dicevamo sopra, sono tempi nella media, nessuna attesa fuori scala.

Durante l’editing leggiamo un manoscritto, annotiamo riga per riga tutto ciò che non va, segnaliamo incongruenze di intreccio e/o personaggi, suggeriamo integrazioni… occorrono tempo e le dovute riletture. Meglio impiegare una settimana in più che lasciarsi sfuggire una frase traballante!

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Scheda di valutazione (basic e premium)

Il tempo di attesa per una valutazione di un manoscritto inedito può andare dai 40 ai 60 giorni lavorativi, in base alla lunghezza del testo e agli impegni correnti.
I tempi tecnici per la valutazione classica e quella analitica non sono troppo difformi: la parte più impegnativa è la lettura del testo con relative annotazioni, più che la redazione in sé della scheda.

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Scheda di valutazione poesie

Per la valutazione di testi poetici tutto dipende dal numero dei componimenti.
Di solito, per una raccolta di trenta componimenti occorrono all’incirca 30 o 40 giorni.

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Editing per concorsi letterari

Di norma questo servizio, che abbiamo inventato noi, riguarda racconti più o meno brevi, quindi i tempi possono andare dai 7 ai 14 giorni lavorativi, fino ai 30 giorni lavorativi se in quel momento siamo particolarmente oberate.

È anche un servizio in cui gli/le utenti hanno sempre una gran fretta, perché i concorsi hanno termini di consegna prestabiliti. Per questo, un cenno importante: non contattateci all’ultimo minuto!
Facciamo il possibile per venirvi incontro… nei limiti dell’umano.

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Correzione di bozze

Rispetto ai servizi di concetto e contenuto, la correzione di bozze è un intervento per lo più tecnico, quindi più veloce.
Per un testo tra le 300.000 e le 500.000 battute, per esempio, ci vogliono dai 30 ai 50 giorni lavorativi, con picchi di 60 giorni lavorativi se il manoscritto è più lungo o il calendario molto pieno.

I tempi per la correzione possono variare anche in base a quanto è “disastrato” un file: motivo per cui potremmo chiedere di visionare una o due cartelle (e magari fare una correzione di prova, così anche voi vedete di cosa si tratta e come lavoriamo). Con “disastrato” non parliamo assolutamente di stile o contenuti, ma della semplice veste grafica: gli a capo compulsivi, le spaziature doppie, le bizzarre formattazioni sparse per errore qua e là possono trovarsi in qualunque manoscritto, anche di chi scrive divinamente.

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Impaginazione

Il tempo per una buona impaginazione professionale è strettamente lagato ad alcune variabili come la lunghezza del testo, la presenza di immagini, e se è stata già svolta o meno una correzione di bozze che renda il testo lavorabile.
Di solito la consegna è entro un massimo di 30 giorni lavorativi.
Se è pronta prima, viene consegnata prima!

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E-book

Trasformare un file di testo in un e-book è un’operazione delicata che richiede mille attenzioni e controlli. Ricordiamo inoltre che noi non usiamo convertitori automatici né scorciatoie: scriviamo manualmente codici e stili del file servendoci di editor HTML, un lavoro quasi artigianale che finora ci ha garantito la realizzazione di file universalmente compatibili e privi di qualsivoglia problema di compatibilità.
Anche qui, c’è poi la variabile delle immagini e delle tavole (vi invitiamo a specificare se ce ne sono e quante, nell’apposito spazio del modulo!).
Generalmente, un file di solo testo e di media lunghezza richiederà un massimo di 30 giorni per la consegna del servizio.

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Booktrailer

Come i due servizi precedenti, la realizzazione di un booktrailer (di lunghezza e caratteristiche concordate con l’autore/autrice) richiederà circa di 30 giorni, considerando che occorre leggere il libro, appuntarsi i dettagli salienti e poi studiare un video che lo rappresenti.

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Percorso self-publishing

Noi preferiamo chiamarlo percorso di autopubblicazione professionale, o di pubbilcazione indipendente, o di indie publishing. Ma anche i motori di ricerca hanno le loro ragioni 🙂
Anche in questo caso le variabili già illustrate sono fondamentali, e le tempistiche dipendono dal numero di servizi scelti, dalla tipologia di testo, dalla rapidità con cui l’autore/autrice sceglie tra le varie opzioni (per esempio la copertina e il relativo layout).
Trattandosi di una combo di servizi, è complesso dare delle tempistiche di massima, ma possiamo dire che occorreranno un paio di mesi per l’editing e la correzione di bozze e un altro mese per i servizi tecnici.
Il tutto, lo ricordiamo, è da valutare in base al nostro calendario e in base al lavoro dell’autore o dell’autrice, che magari ha necessità di fare alcune revisioni sulla base dell’editing o della valutazione ottenute!

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Ora che abbiamo fatto luce sulle tempistiche generali dei servizi, speriamo che sarà più facile orientarsi per chi è interessato o interessata.

In bocca al lupo e buone scritture!

Editing o scheda di valutazione: quale scegliere e perché?

Abbiamo spesso parlato delle nostre schede di valutazione: analisi a diversi gradi di approfondimento di un romanzo per identificarne i punti deboli e quelli di forza. Una scheda di valutazione non si ferma qui, ma illustra all’autore/autrice la resa e tenuta generale dell’opera, inoltre fornisce suggerimenti pratici su come rendere il tutto più efficace.

Per chi vuole seguirci su Instagram, ci trovate qui @studio83_serviziletterari

L’editing, invece, è un intervento in sinergia tra editor e autore/autrice, volto a portare il testo a un ulteriore livello di qualità risolvendo le varie criticità presenti.

Se gli obiettivi dei due servizi sono simili, la loro utilità o opportunità varia a seconda dei casi specifici. Capita spessissimo che un autore o un’autrice ci scrivano per chiedere un editing e che, su nostro suggerimento, scelgano invece la scheda.

Questo può sembrare controproducente per noi, dato che l’editing è un servizio molto più costoso, dunque redditizio. Al di là della correttezza e della deontologia professionale (che per noi sono fondamentali a stabilire un legame di fiducia), crediamo che l’editing sia utile in determinate situazioni, mentre le schede (basic o analitiche) lo sono in altre. Ciò significa che anche noi lavoriamo meglio e in modo più proficuo se il servizio scelto è davvero quello giusto.

In base a ciò che ci raccontano autori/autrici nella richiesta preventivo, in base agli obiettivi che ci illustrano, noi sappiamo quale servizio può essere più adatto alle loro esigenze.

Spieghiamo quindi in quali casi è utile l’editing e in quali la scheda di valutazione.

Le schede di valutazione sono la scelta migliore nel 90% dei casi.

La scheda di valutazione, infatti, è compatibile con quasi tutte le situazioni ed esigenze.

Hai scritto un romanzo e devi revisionarlo prima di inviarlo agli editori? Una scheda di valutazione è lo strumento perfetto. Hai completato un romanzo ma qualcosa non ti convince? Una scheda di valutazione ti aiuterà a leggere il tutto con distacco, attraverso un occhio professionale esterno. Hai già revisionato il tuo romanzo e vuoi un riscontro sulla qualità del testo finale e sui possibili sbocchi editoriali? Di nuovo, la scheda di valutazione è il servizio perfetto.

Leggi anche: “Editing, quattro cose che nessuno ti dice!”

Queste sono le situazioni più comuni che spingono un autore/autrice a chiederci un preventivo. Molto spesso, la loro prima scelta è proprio l’editing: a quel punto spieghiamo loro che esiste l’alternativa della scheda di valutazione e proponiamo anche quella.

Quando è invece utile l’editing?

Il caso per eccellenza in cui l’editing è indispensabile è il percorso di self-publishing (o indie-publishing). Significa che l’autore/autrice deve presentare al pubblico un romanzo che sia già nella sua forma migliore (dove per “forma” parliamo anche di struttura, personaggi e via dicendo). Di norma se ne occupa l’editore; nel momento in cui l’autore/autrice diventa editore/editrice di se stess*, occorre che lo affidi a professionisti terzi.

Altro caso è quello in cui si pubblica con un editore che però non svolge editing. Siamo state contattate spesso da autori/autrici che, pur accettando la proposta della casa editrice, desideravano un editing sul testo che eliminasse le criticità residue prima di andare in stampa.

E ricordate: quando avete dei dubbi chiedete, informatevi, fate domande… è meglio un chiarimento in più prima che un’incomprensione poi!

Per saperne di più sui nostri servizi: