Recensioni di libri

Fuochi di paglia, fuochi di carta

Di questi giorni la notizia dell’ennesima uscita gloriosa di esponenti delle istituzioni appartenenti al partito della Lega Nord. Questa volta vogliono boicottare alcuni libri ed escluderli di fatto da biblioteche pubbliche e scolastiche. Vi rimbalzo l’opinione degli amici di LettereMatte con un riassunto della sparata.

Ora, la Lega non è nuova a uscite infelici del genere, con le quali ci permette di capire la sua ignoranza, la beceraggine, la povertà e meschinità di spirito, la completa inconsapevolezza del valore delle parole e delle istituzioni che certa gente si è trovata a rappresentare. Quasi illegalmente, direi io, data l’attuale legge elettorale. D’altra parte, credo che una classe dirigente sia sintomatica del popolo che governa, ne sia la manifestazione: e la Lega è un brufolo, il bubbone che ben dipinge un certo popolo pestilenziale, che fa del rancore e dell’ignoranza le sue bandiere. E poveri noi, dato che questi poi fanno le leggi.

Ora, questa uscita è l’ennesima panzana che come tale finirà: critiche inorridite della gente che ha un cervello, qualche servizio di colore ai TG nazionali e per il resto… tarallucci e vino. Se non fossero assessori e uomini di potere, questi bravi nemmeno meriterebbero menzione, un po’ come si fa con l’avvinazzato delle dieci di mattina al barsport di paese.

Tuttavia, dato che l’argomento rimbalza in rete (e non solo) da un po’, penso sia utile non tanto stare a spiegare o a rispondere, dando una dignità immeritata a parole ruttate. Piuttosto, rileggiamoci insieme e in silenzio qualcosa sulle passate distruzioni dei libri. Ben consapevoli che spesso la gentaglia incolta crea più disastri dei cattivi veri e propri.

Storia universale della distruzione dei libri, F. Baez

Guerre, furori sacri, incuria, rivalità tra scuole filosofiche, bigottismo, razzismo: i lati peggiori dell’umanità e della convivenza civile sono quelli che portano a distruggere i libri, quando non gli uomini.

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(S)consigli per gli acquisti

Ciao a tutti,

ho letto con interesse il post in cui Elena consigliava titoli “adatti a tutti i gusti e di facile reperibilità“, da leggere o regalare per Natale. Una lista interessante e libri che, a dire il vero, si discostano dai best seller natalizi che da ora fino a gennaio inonderanno letteralmente gli scaffali delle librerie, con effetti altalenanti.

Bene,  noi non vogliamo essere da meno e oggi parliamo proprio di best seller, quelli più quotati, pompati e blasonati. Ne parliamo, sì, ma per sconsigliarli.
Sulla falsariga dello spirito attento di Elena e contro questo livellamento festivo, vorrei condividere con voi la mia personale lista, ovvero: sotto la copertina niente.
Quando va bene.

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Caro Babbo Natale

Mia madre ha sempre detto: “Natale non arriva, ti salta addosso.”

Mi sono resa conto di quanto sia veritiera questa affermazione quando, alcuni giorni fa, mi sono accorta che non c’era più motivo di rimandare lo smantellamento dell’albero di Natale che ho in ufficio e che dallo scorso gennaio mi ripromettevo di mettere via… “domani”. Natale è di nuovo alle porte ed è pronto ad aprire il fuoco.

Ora, visto che in qualunque luogo del web, della tv e della stampa sta iniziando la saga del “Cosa regalare per Natale?”, e visto che qui si parla di libri, ho pensato di stilare una lista di titoli adatti a tutti i gusti, poco costosi e facilmente reperibili (anche on-line) da tenere presenti.

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Nessun uomo è mio fratello

Ho voluto acquistare e leggere il romanzo che vinse l’edizione 2008 del premio Odissea e… ho fatto bene. Nessun uomo è mio fratello, scritto da Clelia Farris e pubblicato da Delos Books, è stato, fantascientificamente parlando, una boccata d’aria fresca.

Visto che lo ritengo un ottimo romanzo e – soprattutto – una interessante indicazione sulle direzioni che potrebbe prendere la nuova fantascienza italiana, lontana da certi canoni minchioni che vedo spopolare qua e là, ho deciso di recensirlo qui su Studio83.

“Il romanzo affronta temi controversi, come la bioetica e la manipolazione genetica, ma soprattutto quello dell’autodeterminazione individuale e del libero arbitrio. E lo fa con un’eleganza che si mantiene intatta dal primo all’ultimo capitolo.”

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L’anima delle cose

Ciao a tutti! Dopo la controversa recensione all’altrettato controverso romanzo di Vito Introna “Vorrei che il cielo fosse imparziale” (che è ora anche sul sito) è oggi online la recensione al romanzo d’esordio di Josafat Farroni “L’anima delle cose” di Evoé Edizioni. La recensione, opera mia, è negativa e per saperne di più non dovete fare altro che continuare a leggere.

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Doppia segnalazione

Salve a tutti!

Dopo le polemiche degli ultimi giorni, sono qui per parlare d’altro, almeno questa volta. Intanto, segnalo una nuova recensione, quella all’antologia “Non dobbiamo perderci d’animo” di Massimo Cortese (che avevamo già ospitato nella rubrica “Esordiamo!”) e pubblicata dalla casa editrice Montag.

 

Dopo l’esperienza di “Candidato al Consiglio d’Istituto”, Massimo Cortese prosegue l’avventura con “Non dobbiamo perderci d’animo”, che riprende sia lo stile pacato e coinvolgente del precedente, sia l’intenzione letteraria di raccontare e raccontarsi: questo volta, però la cronaca in forma di diario lascia posto al racconto breve, scelta che paga senza dubbio di più.

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Segnalo poi la pubblicazione sul sito di un’intervista che era già stata anticipata, un paio di mesi fa, qui sul blog: mi riferisco all’interessante intervento di Roberto Furlani, fondatore e direttore della rivista Continuum, il quale ha risposto alle nostre domande sulla narrativa fantascientifica italiana e non, arricchendoci con il suo competente punto di vista.

“Lo scrittore di fantascienza non è esentato dal rispettare certi requisiti universali a cui devono sottostare tutti i generi letterari. Anche qui sono richieste la bontà della prosa, la capacità del tocco, la padronanza del linguaggio, l’utilizzo delle giuste misure (che variano da storia a storia).

Ma a chi scrive fantascienza è richiesto di più, e non solo perché deve avere tra le sue carte la competenza scientifica (e talora storica) e la capacità di generare sense of wonder.”

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Buona lettura!^^

Heartjob

Ecco la seconda recensione annunciata: quella a “Heartjob”, il lavoro di esordio di Marco Mazzucchelli, edito da “Il Filo”.
Buona lettura!

Un autore esordiente, una raccolta di racconti, un editore a pagamento. Sono gli ingredienti di una miscela potenzialmente nociva che nel caso di “Heartjob”, invece, si rivela piacevole e si fa leggere volentieri.

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Psaico

Come promesso qualche giorno fa, è online la recensione a “Psaico” di Luca Brancato, edito da Zerounoundici edizioni.

I racconti, soprattutto i primi, mettono in scena uno humour nero in grado di strappare più di una risata convinta, grazie anche allo stile secco, asciutto e ritmato di Brancato, che dimostra di cavarsela con la penna.

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Se niente importa

Vorrei segnalare un’opera che sta avendo molto meritato successo, una sorta di “Gomorra” dell’industria zootecnica: “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, conosciuto dai più per “Ogni cosa è illuminata” (da cui fu anche tratto un film con Elijah Wood).

Questa volta, Foer si dedica alla fiction giornalistica con un’inchiesta sull’industria dell’allevamento e della macellazione, denunciando l’orrore che si trova dietro la maggior parte del cibo che va a finire sulle nostre tavole. Dalla distruzione di interi ecosistemi marini alle politiche da campo di concentramento dell’allevamento intensivo; dall’inarrestabile inquinamento prodotto dall’industria della carne (superiore a quello dell’intero sistema di trasporti mondiale) all’impunibilità di una lobby che si fa da sola le sue regole.

Quella di Foer è una denuncia forte, una storia di numeri e fatti che in tv non vedremo mai; ma è anche il racconto toccante di storie di vita vissuta, la ricerca del significato profondo del cibo e del nostro modo di rapportarci a esso, una relazione che va a toccare la nostra storia, quella della nostra cultura e quella della nostra esperienza di vita personale. Un’analisi profonda, sentita e vibrante, che va ben al di là di un semplice manifesto del vegetarianismo etico.

 

In Italia è edito da Guanda e il titolo originale (“Eating Animals”) è stato modificato per riallacciarsi a uno dei primi aneddoti narrati dall’autore: la storia di sua nonna, fuggita da un campo di concentramento, la quale, pur sul punto di morire di fame, rifiutò di mangiare carne di maiale perché non kosher, affermando che “Se niente importa, non c’è niente da salvare”.

Uno studio in rosso

Vi segnalo la mia recensione di “Uno studio in rosso” di A. Conan Doyle, uscita per ThrillerCafé.

 

Nei (rari) momenti di relax, sto rileggendo il cosiddetto “canone”, ovvero l’intera produzione holmesiana di Conan Doyle, alternandola agli apocrifi. Le trovo letture molto stimolanti, perché ci parlano di un mondo diverso dal nostro, con uno stile elegante e insieme funzionale al narrato. Il personaggio di Holmes, vittoriano e insieme smaliziato, è un antidoto eccellente al recente profluvio di letteratura, fiction e non, dedicata ai serial killer: una rassegna aberrante di perversione e devianza raccontata troppo spesso con una buona dose di morbosità e sensazionalismo. Secondo me libri del genere, dove si gareggia a chi inventa il mostro più pervertito e a chi ne descrive le brutture in termini più crudi, non fanno per niente bene al nostro animo e non ci arricchiscono di nulla se non di brutture. Non parliamo poi delle rese televisive, dove nei vari CSI o Dexter o che dir si voglia abbonda il feticismo di cadaveri, provette e vizietti squartatori.

Le eccezioni a questo trend sono poche. “In due si uccide meglio”, l’ultima fatica di Giuseppe Pastore in coppia con Stefano Valbonesi, mi sembra una di queste. Si avvicina al fenomeno serial killer (argomento che continua a non essere uno dei miei preferiti) con un approccio attento anche alle cause della devianza e a come prevenire storie atroci come quelle raccontate, grazie anche a una difesa dell’infanzia dagli abusi. Le storie dei serial killer, tranne rare eccezioni, sono tragicamente accomunate da storie familiari violente, infanzie devastate, profonda solitudine e alienazione. 

Seguendo il link, potrete leggere alcuni estratti del libro e richiedere il primo capitolo in lettura.