Halloween! – Consigli di lettura per bambini e ragazzi

Doppio appuntamento, questa settimana, con i consigli di lettura a tema Ognissanti!

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Stranimondi2015 – il resoconto!

Sabato 10 e domenica 11 ottobre si è tenuta la convention Stranimondi, Festival del Libro Fantastico.

Studio83 ha partecipato, nelle auguste persone di Giulia Abbate ed Elena Di Fazio!

Abbiamo trascorso la giornata di sabato alla Fiera, sia in veste di relatrici per una presentazione letteraria, che(soprattutto!) come lettrici e sostenitrici.

Vi avevamo già parlato della fiera qui: Stranimondi 2015 – Festival del Libro Fantastico a Milano, con una breve panoramica dell’evento e di alcune polemiche che hanno contribuito a tenere alta l’attenzione.

Il giorno dopo la sua conclusione, la mia opinione è assolutamente positiva, al netto di un paio di aspetti da migliorare.

Opinione positiva sulla location. La Casa dei Giochi UESM (Università Europea degli Sport della Mente) è un punto luce in un quartiere difficile, una realtà bella e attiva: durante tutto il sabato c’erano ragazzi anche adolescenti arrivati per giocare in compagnie allegre e simpatiche.
Quindi un luogo sicuramente adeguato e piacevole, già allestito di suo con poster e opere d’arte un po’ dappertutto, con tre sale (quest’anno ne sono state usate due) attrezzate per le conferenze.

L’organizzazione amministrativa e l’accoglienza sono state a loro volta un’interfaccia funzionante e gradevole. A partire dalla campagna di Crowdfunding organizzata nelle settimane precedenti: anziché fare appelli lagnosi, belando “salva la cultura, dacci i soldi”, come molti fanno in questi casi, si è scelta ua strada più efficace: delle offerte allettanti in cambio del sostegno economico. Noi abbiamo scelto di sostenere l’organizzazione acquistando due “Librarian”, corrispondenti a una fascia “media”.

Per il “Librarian pass”, questi erano i corrispettivi:

  • Ingresso libero e gratuito a tutti gli eventi della fiera: stand degli editori e presentazioni librarie erano giustamente gratuiti, altra mossa intelligente, ma il Librarian includeva anche i seminari più lunghi e i Kaffeelasch, gli incontri a tu per tu con personalità ospiti, tra le quali Franco Forte, Bruce Sterling e Aliette De Bodard
  • TRE libri da scegliere in loco, pubblicati dai tre editori organizzatori: Delos Books, Edizioni Zona42 e Edizioni Hypnos.

Il tutto alla cifra di € 30,00. Mi fossi comprata i tre libri a prezzo di copertina avrei speso di più!

Le mie scelte. Tovaglietta Coin non inclusa.

All’ingresso della convention, le addette all’accoglienza erano veloci, efficienti, cortesi, e avevano gia “assemblati” i vari elementi, come i badge, le spille, le buste che dovevano contenere gli omaggi.

Sarò anche pignola a notare queste cose: ma come dico anche in veste di editor “il diavolo si nasconde nei dettagli”! La convention più pregna di contenuti può essere macchiata da malfunzionamenti apparentemente “minori”, ma nei fatti vitali. Alcuni di essi in effetti hanno fatto fiasco. Ci arrivo poi.

Elevandoci dai dettagli alla sostanza, quella di Stranimondi era davvero tanta e seria! Gli editori presenti erano  realtà medie, piccole o pulviscolari (a eccezione di Urania Mondadori che comunque non poteva mancare), ma hanno portato sui banchi il loro meglio.

Ho visto cose che voi non-lettori non potete nemmeno immaginare: copertine lucide e sgargianti, allineate sui tavoli accanto a cataloghi aggiornati e segnalibri brillanti freschi di stampa. Best-seller e novità di nicchia, insieme a libri usati, calendari e pubblicazioni per bambini. Generi letterari vivi e redivivi, fantascienza e fantasy e poi pulp, cyberpunk, favole, saggistica, weird. Espositori e addetti sorridenti, positivi e accoglienti.

Dopo decine e decine di fiere del libro bazzicate posso dirvi con certezza che nessuna di queste cose è scontata, e che ognuna di esse risalta specialmente quando manca.

Un altro acquisto, per mia figlia. Presina Ikea non inclusa.

Qui, forse, posso inserire la prima nota meno positiva: a fronte di questo grande assortimento e valore delle proposte esposte, il poco spazio ha forse penalizzato le opere figurative in esposizione. I lavori illustrati di Brambilla, Serra, Sili, Torello, Bonazzi sono stati stampati su pannelli di qualità, ma allestiti un po’ strettini, su colonne messe negli angoli o in luoghi dove era difficile fermarsi e godersi la bellezza dei loro dettagli.
Lo spazio era effettivamente poco, e sabato pomeriggio, in orario di punta, muoversi era un po’ difficile. Non so bene, data l’oggettiva metratura della Casa dei Giochi, come si potrebbe risolvere questo inconveniente: un allestimento un po’ più pensato potrebbe comunque valorizzare di più le opere figurative che meritavano davvero, sia per la loro bellezza oggettiva, sia per la qualità delle stampe realizzate.

Tornando ai punti a favore, il carnet degli incontri è stato denso. Elena e io abbiamo assistito a presentazioni molto interessanti, mi è piaciuto il fatto che durassero mezz’ora e che la gestione dei tempi fosse inflessibile.
Dietro il tavolo dei relatori, mezz’ora è davvero poca, e quando abbiamo presentato avevamo il patema e l’orologio a portata d’occhio, mentre l’editore esordiva:

Buongiorno a tutti! Abbiamopocotempoperlapresentazionequindiparleròdifretta!
Scherzo! 🙂

Dal punto di vista del pubblico ascoltalettore, invece, penso che mezz’ora sia un buon intervallo: non fai in tempo ad annoiarti e chi ti parla è costretto ad andare al sodo, a dare il meglio di sé, pressato dalla scadenza imminente.
Il tempo è comunque sufficiente a farsi un’idea e (se chi parla è bravo) la curiosità viene stuzzicata, anzi, siamo incoraggiati ad approfondire.

Più tempo per i seminari del programma “weirdiana”, dove l’accesso era a pagamento e la durata era di un’ora. Una delle presentazioni più interessanti alle quali abbiamo assistito è stata (come sempre?) quella animata da Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Michele Tetro, autori insieme a Roberto Chiavini delle guide Odoya “Guida al cinema horror” e “Guida alla letteratura horror”.

Scrivo “come sempre” perché, grazie alla schiettezza dei relatori e al fatto che non sono sempre perfettamente d’accordo l’uno con l’altro, la presentazione si trasforma presto in un dibattito aperto, dove insieme al pubblico si cerca di capire cos’è un genere letterario (o cinematografico), come giudicare le opere da questo punto di vista, dove metterle, come inventarsi nuove suddivisioni o eliminare quelle che già ci sono ma magari non funzionano più.

Tetro: “La sequenza con un’accetta e delle frattaglie su un tavolo non rende automaticamente un film “horror”. Non è il gadget che fa l’horror, è la paura dell’alluso, del non visto, qui c’è la grandezza del genere.

Catalano: La doppia interpretazione, l’ambiguità, è la chiave del fantastico. Nell’horror, il valore aggiunto sta nella paura dell’irrazionale, qualcosa che ti rimane ma che è difficile da esprimere.

Il cinema horror è un campo vastissimo e i curatori si sono suddivisi il “lavoro”: uno ha visionato gli horror inquietanti e suggestivi, un altro quelli classici o di incerta classificazione… Walter Catalano è stato lo sfortunato al quale è toccata la robaccia più estrema e gore, e ha ammesso di aver dovuto usare lo scorrimento veloce nel caso di orribili Z-movies dedicati totalmente a pratiche irriferibili. Una risata generale e liberatoria lo ha assolto dalla sua colpa!

Da sinistra: Walter Catalano, Michele Tetro e Gian Filippo Pizzo

Anche noi siamo state coinvolte come “presentatrici”. In compagnia di Luigi Petruzzelli, editore Della Vigna, abbiamo parlato di “Ma gli androidi mangiano pecore elettriche?” in veste di autrici.

Il volantino della presentazione

Tra gli ascoltatori erano presenti anche Francesco Verso e Alessandro Vietti, autori di due racconti contenuti in antologia. Li abbiamo prontamente stanati e interpellati: Vietti ci ha messo molta curiosità, con Verso siamo finiti a parlare di ricette grazie all’insaziabile curiosità dell’editore.

Francesco Verso, nella foto con il microfono, è anche editore con la sua “Future Fiction”, oltre che vincitore del premio Urania 2015 ex aequo con Sandro Battisti, a sinistra nella foto. Congratulazioni!

I presenti hanno gradito l’ironia di Luigi Petruzzelli, hanno ascoltato alcuni estratti tratti dai racconti, letti da Elena Di Fazio, hanno partecipato con domande e commenti interessanti. Si sono poi prestati a partecipare al nostro quiz, che è stato funestato dai malfunzionamenti che accennavo sopra.

Il secondo aspetto da migliorare riguarda proprio il lato tecnico, relativo alle presentazioni letterarie. Gli addetti all’assistenza hanno fatto il loro lavoro molto bene, sono stati veloci, pronti e hanno lavorato con una grande dedizione. Ma a volte l’organizzazione ha reso le cose difficili sia a loro che, soprattutto, a chi doveva presentare.

Computer che si spegnevano all’improvviso, audio che spariva e riappariva, hanno reso faticosa una presentazione che aveva un tema prettamente musicale. E a noi non è andata meglio.

Avevamo infatti previsto per la nostra presentazione un quiz, come quello che abbiamo realizzato nel corso di “Nutrire il futuro”. L’organizzazione ci ha chiesto di portare il materiale che avremo dovuto proiettare (quindi nel nostro caso le domande e le risposte del quiz) in formato Adobe PDF. Così abbiamo fatto: e ci siamo trovati lì con un PC che non aveva il programma Adobe PDF!

E parte il secondo momento horror della mia giornata.

Quindi, mentre già parlavamo al pubblico un addetto smanettava disperatamente al PC. Cercava di scaricare il programma da internet… ma la connessione funzionava male… il PC era un netbook con i suoi oggettivi limiti… alla fine abbiamo dovuto rinunciare al quiz. O meglio: siamo riusciti a proiettare un paio di domande, ma il tempo era ormai alla fine e per correttezza abbiamo lasciato spazio a chi era dopo di noi.

Ora, ecco… sorvoliamo sul fatto che il PDF me lo avete chiesto voi espressamente. Sorvoliamo pure sul fatto che il povero netbook doveva essere l’unico pc al mondo sprovvisto di lettore PDF… Per Odino, siam fantascientisti! L’assortimento tecnologico dovrebbe prevedere pure quello che non hanno ancora inventato, figuriamoci l’archeologia!

In che senso “non supporta il PDF?”

Tolto questo sasso dalla scarpa… la scarpa resta vuota.

Stranimondi è stato un appuntamento positivo sotto tutti i punti di vista. Da “addetta ai lavori” sono felice di aver partecipato a un evento che non svilisce, anzi esalta il genere. Da lettrice mi sono sentita ben accolta e ben trattata, rispettata dalla qualità e dalla serietà delle proposte esposte.

È stato bello camminare tra i libri, parlare con editori agguerriti, con scrittori motivati e con altri lettori ugualmente felici di essere lì. Spero davvero che Stranimondi abbia un seguito, che accada di nuovo e che ci si possa ritrovare lì con tante altre belle novità. Un grande “complimenti!” a Delos Book, Edizioni Zona42 e Hypnos Edizioni per il lavoro e per l’intelligenza.

E per rubare le parole a Elena:

Chi vuole tornare al mondo reale dopo un giorno di Stranimondi?

Alla prossima! 🙂

Libri e… tweet?

Fin dalla nascita dei blog, continuando con l’evoluzione dei social media, la commistione fra nuovi mezzi e letteratura ha prodotto risultati interessanti, controversi, particolari. Autori scovati on-line dagli editori, promozioni di se stessi fatte con più o meno inventiva, raccolte di materiale dai social trasformate in libri.

Gli ambienti social hanno anche portato a una maggiore partecipazione on-line dell’atto di scrivere in sé: autori spesso noti comunicano con i lettori aggiornandoli sul proprio lavoro, su come procedono stesure e documentazione, sui successi, su pensieri quotidiani che mostrano un po’ di se stessi al mondo al di là dei libri. Anche gli autori esordienti o amatoriali si sono tuffati in questa realtà: chi di noi non ha un amico su Facebook che racconta della propria scrittura, gioisce per aver concluso un romanzo o scrive status incentrati sulle sue attività letterarie del momento?

L’artista statunitense Cory Arcangel, che lavora anche come programmatore, ha deciso di raccogliere dal social network Twitter tutti gli status di utenti che parlano appunto di questo: “Sto scrivendo un nuovo romanzo e ne sono entusiasta”, “Ho finito di editare il mio racconto”, “Scrivo mentre ascolto una canzone che mi ispira”. La raccolta è volta a mostrare il percorso (spesso lasciato a metà) che va “from inception to completion”, dall’inizio al compimento – o, se vogliamo, dall’idea alla realizzazione.

Il risultato è un libro che si intitola “Working on my novel“, pubblicato dalla casa editrice Penguin. Ne ha parlato qualche giorno fa il Guardian in un interessante articolo, in cui si accenna al problema del senso di “scrivere di scrittura”, ma anche alla commistione tra fiction e realtà dello scrivere fiction.

Con i social il rapporto tra lo scrittore e il mondo è cambiato: la scrittura non è più un processo solitario, sia per la possibilità forse fine a se stessa di parlarne, sia perché facilita lo scambio di idee, le letture incrociate, l’autopromozione. Chiaramente annunciare al mondo che si è seduti da Starbucks (o nel salotto di casa propria) a scrivere un romanzo è anche un gesto volto a costruirsi un’immagine, ma sarebbe un peccato liquidare il fenomeno con così poco.

Le nuove tecnologie hanno portato la scrittura nella vita di tante persone che, un tempo, non si sarebbero avvicinati a questa disciplina; i social stanno riscrivendo il rapporto tra l’attività produttiva, gli scrittori e gli autori, trasformando la storia dello scrivere in una storia a sé stante.

Personalmente mi piace l’idea dei social come mezzi per svecchiare l’immagine dello scrittore: oggi lo scrittore è una mamma che si ritaglia due ore di attività dopo mezzanotte, un impiegato che sfrutta la pausa pranzo, una nonna in pensione che rispolvera vecchie velleità. Che raggiungano o no la “completion”, è bello ascoltare un coro di voci che vuole condividere il proprio entusiasmo.

 

Cenone di Natale: consigli di lettura

La sera di Natale si avvicina: onorando la tradizione, ciò significa che il Cenone (o il nordico Pranzo) di Natale incombe.
Insieme a tutte le sue implicazioni.

I più fortunati (molti dei quali sotto i dieci anni) si divertiranno un mondo. Moltissimi passeranno una gradevole serata in compagnia di una famiglia serena, magari portando a casa dei bei regalini. I “pessimisti” borbotteranno un po’ per la noia e le lungaggini di qualche vecchia zia. Una ristretta minoranza (ristrettissima, mi auguro!) passerà una serata da incubo tra faide familiari pseudo ‘ndranghetiste. E non siamo ancora in fondo alla classifica.

La mia solidarietà va agli ultimi della lista: quelli che devono cucinare!

Da appassionata di cucina oltre che di lettura, scrivo l’ultimo post prima di Natale per dare qualche rapido consiglio di lettura a quest’ultima categoria.
Sfortuna nella sfortuna: sono vegetariana!

Capisco come non tutti siano disposti a passare (o a far passare, che è più difficile ancora) un Cenone di Natale interamente vegan, cioè privo di qualsiasi ingrediente di provenienza animale (niente carne, pesce, uova né latte). Ma eliminando l’etichetta ed esplorando le ricette che contiene, si possono trovare soluzioni interessanti per ricette buone, sane ed etiche (come recita il detto alla base del fortunato saggio di Jonathan Safran Foer: se niente importa, allora nulla è da salvare).

Un libro ispiratore (che per quanto mi riguarda è IL libro, punto) è “Cucchiaio Verde – La Bibbia della cucina vegetariana” (qui in edizione economica).
Un mega raccoglitore di ricette e consigli:

  • sul cibo e sul mangiare, tout court
  • sui migliori abbinamenti
  • sulla composizione e cottura dei vari tipi di alimenti

…con ricette davvero ricche e sfiziose, dagli antipasti ai dolci. Il libro riporta anche le virtù terapeutiche di diversi alimenti: c’è anche come curarsi l’indigestione, tanto per capirci.

Se invece non volete rinunciare alla carne (di pollo, vitello, manzo, maiale, di vegano) ecco un titolo a tema di un rinomato chef, secondo il quale “i vegetariani non hanno palato”.
Natale con Gordo
n (sul sito dell’editore anche un’anteprima) contiene diverse ricette di Gordon Ramsay: come personaggio televisivo può non piacere, come cuoco spinge gli ingredienti freschi, locali e di stagione cucinati in modo (relativamente) semplice ed economico. Le sue ricette sono a portata di cuoco medio, c’è qualche suggerimento simpatico compreso qualche consiglio su come riutilizzare gli avanzi.

Per le/gli appassionate/i allo stadio terminale, anche i video: “Pranzo di Natale con Gordon Ramsay“. Buon appetito!

Il Cenone o pranzo di Natale ha come protagonisti i bambini. Che si abboffano come zampogne, e almeno stavolta fanno bene. I più piccolini, però, potrebbero non gradire o ancor peggio potrebbero non essere pronti per polpettoni, fritture e panettoni.
Consiglio quindi un titolo bellissimo, dedicato allo svezzamento e alle prime pappe, che raccoglie tante ricette gustose e adatte ai più piccini… e di certo farà sciogliere più di un cuore, perché riporta anche poesie, racconti, esperienze di vita che tante mamme apprezzeranno.
…e indovinate chi è che cucina nel 90% dei casi? Le mamme! Quindi zitti e mosca, ecco il mio consiglio: Un mondo di pappe. I piccoli ringrazieranno.

Parliamo sempre di bambini. Tra una pappa e una pasta al forno, tra una tombola e un’occhiata all’orologio, potrebbe essere bello coinvolgerli in letture a loro misura. E di chi se non di Gianni Rodari, dico? Il pianeta degli alberi di Natale è un racconto fantasmagorico che appassionerà i più schizzinosi… se il lettore sarà abbastanza in gamba!
(In caso contrario o dubbio, ecco qui: “Il pianeta degli alberi di Natale” in audiolibro, letto da Angela Finocchiaro).

L’ultimo consiglio a tema. Non più per il giorno di Natale, ma per quello-quelli dopo.

“Un libro per chi è già in cammino (e per chi non è ancora partito) / Un libro per chi vuole arrivare a destinazione (e per chi preferisce godere del tragitto) / Un libro per chi si impone una disciplina (e per chi vuole respirare libertà)

Un libro piacevole, profondo e utile sempre. Perché dice il proverbio: “Non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale.”

Buona strada, buone preparazioni e come sempre buone letture!

Masterpiece – seconda puntata

Prima del report relativo alla seconda puntata del “reality show degli scrittori”, qualche dato di share sulla precedente, tanto per non farci mancare nulla: 5,14  % di share, pari a 689.000 spettatori, esordiente più, esordiente meno.
Un risultato secondo me per nulla malvagio! Considerato che parliamo delle undici di sera di domenica e di schermi senza possibilità di cliccarci dentro, detti anche “televisivi”.

Comunque, nell’attesa spasmodica dei nuovi dati di share rieccomi qui a commentare la seconda puntata di Masterpiece, che mi ha permesso di mettere a fuoco alcuni aspetti che cominciano a delinearsi.


La struttura della puntata è esattamente la stessa della precedente.
La cosa è positiva se penso alle mie prime impressioni e al desiderio di capirci qualche cosa in più: la ripetitività del format mi ha dato il tempo di abituarmi, riconoscere i momenti chiave e potermi concentrare anche sul resto, ovvero i contenuti, le parole e i racconti, le reazioni degli autori, le smorfie di disgusto di Andrea De Carlo.


Considerando però che “i posti nella finale di Masterpiece sono 12”, non sono sicura di essere in grado di reggere altre dieci puntate così senza piombare addormentata sul divano già dalla prossima volta.
(A meno che non possa continuare, nel frattempo, a messaggiare ferocemente con Elena, roba che manco a sedici anni ai tempi dei primi grandifratelli.)

Mi pare di nuovo che a farla da padrone non sia la scrittura, né i giudizi, nemmeno i casi umani che stavolta non erano tragici come la volta scorsa (scelta giusta, meglio iniziare col botto): no, qui regna il montaggio. Un montaggio videoclipparo, che forse vuole rendere la scrittura interessante, ma appiattisce, pialla tutto, con in più un micidiale effetto “frullatore”.

Il problema non è la poca scrittura. Ripeto, la scrittura in TV è comunque difficilissima da rendere. Il problema secondo me è televisivo già in partenza.
C’è un condensato estremo di moltissimi momenti diversi che sono stati tagliati, cuciti e pressati in un’oretta scarsa: eliminatorie iniziali da otto a sei, dai sei a quattro con esclusione “perché lo diciamo noi”, prova immersiva con stravaganza a casaccio, prova di scrittura con lettura e autodafé, nuove eliminatorie, elevator pich ad alto tasso di demenzialità, ultime eliminatorie e proclamazione del finalista…

Lo scrittore di talento, esordiente o meno, sa bene che in qualsiasi racconto è necessario dosare la tensione, e che ficcando in poche pagine decine di momenti topici non si fa altro che azzerare presto sia il ritmo della storia che l’attenzione del lettore.

Solo una volta, anche se lunga. E solo alla fine.

C’è un’altra cosa che chi ama leggere e scrivere (e campare) farebbe bene a imparare:

non si giudica un libro dalla sua copertina.

Qui c’è l’esatto opposto. C’è anzi un tentativo, una ricerca consapevole, una pretesa di libri uguali alla loro copertina: di gente che dato che si presenta in un certo modo allora deve per forza portare storie di un certo tipo.
Eclatante l’esempio della “punk”, definita così solo dai giudici e dal “coach” (mai virgolette furono più azzeccate): Andrea De Carlo motiva il suo no proprio con il fatto che “anche se tu non ti definisci punk, io da un certo modo di porsi, di vestirsi, mi aspetto uno stile e un’espressività di un certo tipo che qui non ho visto”.

Il Professor Frank’n’Furter non approverebbe

Anche oggi l’autobiografismo ha spadroneggiato: alla copertina deve corrispondere il libro. Quindi:

  • alla ex professoressa di italiano si fanno i complimenti per l’italiano (che, per il poco che ho potuto sentire, ho trovato raggelante: “scrivere come una professoressa” una volta non era un difetto?)
  • il libro del serbo tornato a Belgrado parla di un serbo tornato a Belgrado
  • l’avvocato della Roma bene con una delusione d’amore… indovinate di che cosa potrà mai avere scritto? E dove mai l’avrà ambientato?

Brillante eccezione, l’autrice che ha scritto di elefanti famosi che si incontrano nel loro paradiso degli elefanti. Una simile originalità andava premiata, insieme a chi le ha dato la roba.

Chi non ha mai tremato di fronte a loro?
Non lei, non lei.

Una nota in più meritano gli esclusi.
La prima “bocciata” è un’autrice pizzicata in un vizietto ben noto: copiare passi interi del proprio romanzo da Google. Un classico del nostro mestiere, purtroppo.
Il secondo l’hanno cacciato proprio in base a quanto detto poco sopra: nella tua biografia ci sono cose straordinarie, hai preso master e hai viaggiato il mondo, ma hai scritto solo un romanzo sull’alchimia, avremmo voluto leggere anche di tutto il resto di quello che hai fatto. Tanto libro, poca copertina. Fuori.
L’ultimo: un baldo trentenne provinciale che commette l’errore tipico dello scrittore provinciale: ha ambientato il suo romanzo negli USA visti solo nei telefilm, e ha dunque prodotto la scadente imitazione di un telefilm.
Quello delle ambientazioni è un problema spesso presente nei romanzi esordienti: e quando l’ambientazione è quella statunitense, purtroppo lo scivolone è quasi assicurato.

Mi è molto piaciuta, però, la reazione dell’uomo (e scusate se mi rifiuto di chiamare “ragazzo” un trentenne) nel momento in cui è stato respinto nella seconda eliminatoria, quella “dai sei a quattro perché sì”:

“Quando ho preso il mio romanzo dalle mani dei giudici e sono andato via, ho pensato: un giorno sentirete comunque parlare di me”.
Bravo! Così si fa!

…e subito dopo, l’annuncio di Andrea De Carlo: “Ora restano due concorrenti, dei quali solo uno sopravviverà“.

Questa come altre uscite dei giudici mi hanno lasciata davvero perplessa.
Capisco che il montaggio è tiranno (e questo spicca soprattutto nelle “prove immersive” nelle quali non si capisce praticamente nulla, a parte che il “coach” Coppola si piace, si piace da morire): ma tra i tre giurati l’unica che fa bella figura, almeno secondo me, è Selasi.
La giurata esprime valutazioni chiare, brevi, intelligenti e di grande personalità, non giudica ad personam e mostra predilezione particolare per alcuni temi come il rischio della scrittura, la difficoltà/necessità dello scrittore di esporsi, il ruolo della letteratura e le sue implicazioni: temi quindi letterari, lei parla e pensa alla scrittura e lo fa in modo personale e ficcante.

“Oltre che essere in grado di scrivere, un bravo scrittore deve essere in grado di osservare bene ciò che ha intorno”.

Gli altri due: spesso fuori fuoco, pronunciano frasi fatte su questioni di superficie o “dogmi” su come si dovrebbe scrivere, o spostano il punto su loro stessi.
De Carlo ha più volte parlato di come e cosa scrive lui, De Cataldo della sua panza. E ha pronunciato una frase che mi ha fatto letteralmente rabbrividire, diretta al concorrente serbo per il quale l’italiano usato negli scritti è la seconda lingua:

“Se si ha la presunzione di scrivere in una lingua che non è la propria, questa lingua bisogna conoscerla bene”.

No.
No, no e no.

Lascio la parola a Selasi: “La sintassi non è così importante, perché è facile da correggere.”
Ovvero sì, la sintassi è di vitale importanza per uno scrittore italiano, ma un autore di madrelingua non italiana è un’altra questione.
E se te lo devono dire gli altri, forse il presuntuoso non è chi hai davanti.

La figura peggiore a mio avviso la fa il “coach”.
Lo scrivo e lo ribadisco: con le virgolette, perché qui sappiamo che significa essere coach e fare i coach di scrittura e finora di questa nobile e generosa attività è emerso davvero nulla.
Le spiritosaggini e le battute di Coppola sono coccolate dal montaggio: non ce ne risparmiano una. Definito altrove “giovane, intellettuale, figo” (non qui, non è nessuna delle tre) il “coach” tiene molto a mostrarsi distaccato, sarcastico, arguto, colto e divertito, ma dimostra anche di fregarsene di chi ha davanti e di quello che dovrebbe aiutare a fare… purché possa infilare David Foster Wallace da qualche parte.
Poi se lo regali in italiano a un serbo, o dai un suo libro a una che l’avrebbe bocciato d’ufficio… fa niente, l’importante è che tu l’abbia nominato.

“David… chi?”

Memorabile, a questo punto, resta il suo scambio di battute con i due concorrenti prima dell’elevator pich (che spiega così: “un breve discorsetto in cui cerchi di prostituirti ma per scopi molto alti, ovvero vendere il tuo libro”. Pich clamorosamente fallito.):

CoachCoppola all’autore romano: In bocca al lupo!
Autore romano: Crepi!
CoachCoppola all’autore serbo: Au revoir!
Autore serbo: Crepi!

Dopo questa perla di demenza, il pich con Walter Siti: Nikola Savic se la cava bene con chiarezza e concisione, Alessandro Ligi è una mitraglia impazzita che con le parole “Porsche con interni Louis Vuitton” si brucia qualcosa come venticinque secondi su sessanta.

Ne resterà solo uno: resta il presuntuoso che ha osato scegliere la nostra lingua come mezzo espressivo. E che, lasciatemelo dire da editor, ha scritto il primo BEL racconto sentito a Masterpiece: la sua pagina di diario da neo-nonvedente.

“Un mio amico, caro diario, mi ha chiesto: che hai fatto di bello oggi?
Che cazzo vuoi che abbia fatto: ho sbattuto contro le cose, tutto il giorno.”

Leggere (e scrivere!) libri in Italia

La creativa Annamaria Testa (dato un’occhiata a Nuovo e Utile, il suo sito ricco di spunti sulla creatività) scrive un pezzo breve ma incisivo sulla situazione dell’editoria italiana in relazione ai dati sulla lettura.
Contiene molti link e una visione chiara:

Ho il sospetto che qui da noi la situazione sia così tragica che, per modificarla in modo sostanziale, già potrebbero bastare un po’ di buonsenso e di buona volontà, la rinuncia a velarsi di panni catastrofisti, tanto nobili e seducenti quanto inconcludenti, e il coraggio di ripartire dalle piccole cose.

Noi siamo perfettamente d’accordo e lo dimostriamo con il nostro lavoro con gli autori esordienti, che affianchiamo nello scrivere, spingiamo a leggere, incoraggiamo a sognare.

Tra blog e post e opinionisti e forumisti tutti d’accordo a storcere il naso, a dileggiare gli scrittori, a vilipendere il mondaccio brutto e cattivo dell’editoria (di cui loro stessi fanno o vogliono far parte), a dire ai giovani di rinunciare e agli emergenti “tu non sei uno scrittore, tutt’al più uno scrivente”… noi diciamo altro. Siamo altro.

Occuparsi di scrittura è un modo diverso per iniziare a credere nel potere della letteratura. Sognare il proprio successo e adoperarsi per perseguirlo è una strada valida e reale per interessarsi di dinamiche culturali. Una porta inusuale, ma che non ha senso chiudere a priori.

Al momento il settore non aiuta, anzi: in generale, accompagna la strada della “matricola” con scarsa empatia, per non dire aperta manifestazione di antipatia.
Ecco quindi che gli italiani leggono poco e scrivono tanto, che gli scrittori che pagano la pubblicazione sono sempre dei vanitosi e dei presuntuosi, che chi non pubblica con editori “seri” (che vuol dire?) non è uno scrittore, tutt’al più uno “scrivente”.
Attenzione alle trappole che un tempo erano critiche nate dal buon senso, ma sono ormai un vero e proprio malcostume intellettuale di cui ci si deve liberare, per rimettere in gioco energie e contribuire insieme al bene comune…

(da: Porte aperte agli esordienti, in Venti Nodi 2)

Il servizio del mese: le recensioni

Scrivo un romanzo, trovo un editore, pubblico, ho il mio libro stampato tra le mani. E adesso? Adesso il libro va promosso. Si tratta di un lavoro che spetta all’editore con la collaborazione dell’autore, che si impegna a partecipare a presentazioni, reading e fiere; ma esistono anche diverse forme di promozione, per le quali si può attivare anche l’autore in autonomia. Parlo delle recensioni, strumento di molteplice utilità:

  1.  permette all’autore di ricevere un parere sincero – se redatta da un professionista obiettivo – e di vedere la propria opera con occhi diversi e molto più distaccati; una fase forse traumatica ma necessaria, se si vuole fare della scrittura una professione;
  2. fa sì che il titolo appaia in rete e nei motori di ricerca, e che i lettori interessati all’acquisto trovino informazioni più approfondite sull’opera. Tutti noi, prima di comprare un libro (cartaceo o e-book), prima ci documentiamo attraverso le recensioni scritte da altri.

Fa un po’ paura l’idea di mettere il proprio libro nelle mani di uno sconosciuto, il cui parere potrebbe essere anche negativo: capita spesso, però, che gli scrittori ci contattino chiedendo un parere spassionato, un commento obiettivo che non sia quello di un amico o un parente. Questo significa che, qualunque sia la reazione di uno scrittore davanti a una recensione, l’esigenza di essere letti e commentati da qualcuno che non ci conosce è comunque molto sentita.

È per questo che il servizio del mese di giugno sono proprio le recensioni.

Potete farvi un’idea del nostro lavoro come critici leggendo quelle che abbiamo pubblicato negli anni, suddivise nel nostro sito in tre categorie principali:

Come noterete, si tratta di recensioni molto obiettive, che mettono in luce i pregi delle opere in esame, ma anche i difetti: si tratta quindi di veri e propri strumenti di crescita per l’autore, che ha la possibilità di confrontarsi – sempre in un’ottica costruttiva e formativa – con un parere professionale diverso dal proprio.

Potete richiedere una recensione per la vostra opera (di qualunque genere sia) o per la vostra opera prima, in quel caso c’è “Esordiamo!” una fortunata iniziativa made in Studio83 che valorizza gli scrittori esordienti e prevede un utile omaggio. Leggete le descrizioni dei servizi linkate poco sopra e compilate il modulo di richiesta, per essere ricontattati entro 7 giorni lavorativi e ottenere il giusto spazio per il vostro libro!

Ebook Hell

In questo paese il mercato degli ebook come lo stanno gestendo gli editori, in particolare gli editori grandi e importanti, non funziona. No, è un fallimento. Tra standard ancora non del tutto chiari, un vespaio di DRM e blocchi, prezzi alle stelle (13 euro per un ebook? TREDICI EURO?) e una politica pubblicitaria praticamente inesistente, siamo all’età della pietra.

 

 

 

 

 

 

 

 

E dire che di idee ce ne sono e di esempi interessanti anche. Noi abbiamo puntato sulla CastelloVolante, che ci ha scelte come sue autrici e ha pubblicato “Lezioni sul Domani” in ebook: ha un catalogo ricco di testi curati e per la maggior parte gratuiti. Ma anche i titoli a pagamento hanno un prezzo contenuto (€ 4,70, per essere sincera non spenderei un centesimo di più per un ebook)  ed è possibile lo scaricamento gratuito del mezzo libro per “provarlo” prima dell’acquisto.

 

Anche le Edizioni Scudo, una casa editrice di fantascienza che abbiamo avuto modo di conoscere durante la convention di Bellaria, sta puntando molto sul settore ebook: ha prezzi ottimi, catalogo ampio e una politica orientata alla fruibilità su tutti i supporti. Questa piccola casa editrice ci ha davvero incuriosito e sicuramente ne parleremo ancora, magari tramite una chiacchierata con i suoi fondatori Sangiorgi e Oleastri.

 

 

 

 

 

Invece le mega-case-editrici-corporate-con-potenza-di-fuoco-a-mille non fanno un passo in avanti nemmeno a pagarle… anzi, più le paghi e meno fanno.
Le ragioni possono essere tante, dal puro e semplice errore di valutazione, all’avidità rapace, a un problema molto italiano che consiste in un intreccio di ignoranza e politica e che fa sì che i posti dirigenziali e di comando di qualsiasi cosa siano occupati da persone non meritevoli e non preparate, e le strategie aziendali siano uno scontro tra fazioni e colori più che un qualcosa di ragionato da qualcuno in grado di farlo.

Ecco un’opinione di Mantellini sull’argomento, opinione che sottoscrivo in tutto, con molta amarezza. Il titolo del post è “Sono un pirata sono un signore“, come corollario ci metterei una definizione che potrebbe calzare a molti: “…e sono un povero, illuso lettore!”

Ieri ho comprato su Amazon il nuovo libricino di Camilleri appena pubblicato da Sellerio. Il prezzo pieno del volume di carta era 14 euro, quello scontato 11.90. Il prezzo della versione Kindle era invece 10 euro. Posso avere subito la versione elettronica pagando 10 euro, in alternativa posso aspettare un paio di giorni e vedermi recapitare il libretto blu nella elegante carta Sellerio direttamente a casa mia. Come terza alternativa posso andare alla libreria all’angolo e comprarlo per 14 euro. A me tutto questo non piace: gli editori mi costringano ad un bivio fra la versione elettronica e quella di carta, invece io vorrei poter comprare il libro, pagare il prezzo che l’editore o il suo intermediario ha deciso (se lo riterrò ragionevole ovviamente) e leggerlo sul supporto che mi pare. Perchè mai il nuovo mercato digitale deve essere così nettamente alternativo a quello cartaceo? Esistono forse soluzioni meno stupide di quella attuale, la prima che mi viene in mente è che il libro cartaceo di Camilleri sia venduto a prezzo intero (o lievemente più alto) ma compreso di versione digitale, la seconda che, per ora, fino a quando il mercato degli ebook resterà residuale, i prezzi degli ebook siano nettamente inferiori a quelli del libro di carta. In ogni caso, visto che non mi sembra giusto appoggiare le altrui paranoie, ieri ho acquistato la versione cartacea di Montalbano ed ho “trovato su Internet” l’epub del medesimo libro, l’ho convertito con Calibre e l’ho caricato su Kindle. Abbiate pazienza ma un po’ ve la cercate.

NO agli spoiler

Qualche tempo fa, ho avuto una breve ma accesa discussione tramite FB con la redazione di una rivista di critica cinematografica che seguivo da tempo.
Il motivo? Uno spoiler GIGANTESCO contenuto in una loro recensione di un film appena uscito nelle sale, che volevo andare a vedere e che mi è stato quindi “rovinato”, almeno in parte, dalla lettura della loro recensione.

W-T-F!!!

Per “spoiler” si intende, cito da Wikipedia, informazioni che potrebbero svelare i punti salienti della trama del film, o in generale di un libro o di una storia. “Spoil” significa rovinare, quindi la rivelazione è importante, del tipo “bellissimo film, l’assassino è il maggiordomo, chi se lo aspettava!”

Nella discussione, ho espresso il mio vivo disappunto su questa pratica, e mi è stato risposto dalla redazione con una sequela di assurdità. Mi hanno detto che:

  • loro fanno critica, quindi analizzano i film a fondo anche così, e in una recensione lunga è “impensabile” credere di salvarsi dalle anticipazioni;
  • loro, dunque, “presuppongono” che chi legge abbia già visto il film (in caso contrario, dico io, problema suo!);
  • il film non era un thriller, quindi…
  • ciliegina sulla torta, io non devo insegnare loro il mestiere e se non mi sta bene quello che leggo sono pregata di accomodarmi fuori.

Ovviamente mi sono disiscritta dal guppo (già dalla lettura dello spoiler) e non leggerò più un bel niente da lì. Non ho nemmeno voglia di linkarli, per non fare pubblicità a un atteggiamento tanto altero, irriguardoso dei propri lettori e a questo modo sbagliato di fare recensioni.
Sbagliato: lo voglio dire chiaro e tondo, senza paura di sembrare politicamente scorretta o immodesta.

Scrivo recensioni da anni, lo faccio per Studio83 e per diversi portali online (ThrillerCafè, MilanoNera, Continuum), e ne leggo anche tante, per scoprire qualcosa che non so, tenermi aggiornata e sapere qualcosa in più del parere altrui. Sono una critica letteraria, ma sono anche una lettrice e ve lo assicuro: si possono scrivere recensioni lunghissime e circostanziate, analisi approfondite che diano quello che serve ai lettori, senza svelare loro dettagli importanti che è bene che scoprano da soli.

Leggere o vedere film sono attività belle, e spesso non vengono disturbate dal sapere in anticipo quello che succede o come va a finire. Ma spesso sì. E non sono io a poter dire: “questo dettaglio nascosto / questa sorpresa / questa svolta narrativa non è importante, gliela dico, tanto non gli rovino nulla!”. O peggio ancora: “ma sì, tanto l’avrà già letto!”. No.

L’analisi va bene ed è utile solo se ha anche la sensibilità necessaria per capire che la fruizione è diversa per ognuno di noi, e che non sta a me anticipare o svelare dettagli che l’autore / il regista ha voluta far apparire di sorpresa. E se per caso mi venisse la voglia di farlo, la soluzione è semplice:

Pericolo spoiler!

Chi scrive articoli è invitato ad inserire nell’oggetto o nel messaggio la parola “spoiler”, in modo da avvertire gli altri utenti di evitare di leggere un dato passaggio se non si vuole correre il rischio di conoscere in anticipo parti della trama.

Si chiama anche rispetto. Punto e basta, le chiacchiere stanno a zero.

Leggete le nostre decine e decine di recensioni sul sito di Studio83: non troverete UN SOLO spoiler. Non c’è nulla che possa rovinarvi la lettura di un’opera, semmai inseriamo omissioni esplicite che possono incuriosire i lettori e invitarli a scoprire da soli qualcosa di significativo.

Lo ripeto chiaro e tondo, parlo per me ma anche per Elena e per i nostri collaboratori, lettori, scrittori e recensori: Studio83 dice NO agli spoiler!

...con buona pace dei gufi!



Poesia Grafica

Scrivo per segnalare la nascita del forum di Poesia Grafica, che vanta nel suo team il nostro amico Luca, webmaster dell‘Isola della Poesia. A lui la "linea", con una descrizione del forum via mail:

È appena nato e quindi non ci sono ancora molti contenuti, ma contiamo di farlo crescere velocemente per attirare tanti artisti, sia grafici che poeti.
Abbiamo anche inserito la possibilità di partecipare a coppie (un grafico piu’ un poeta) e il forum è a disposizione dei poeti che cercano un grafico o viceversa, per creare qualcosa di bello insieme.



Il forum è nato da poco ma conta già una buona quantità di post e di partecipanti. Non essendo né poetessa, né grafica, non posso che leggere con curiosità le topic tecniche, per imparare qualcosa di nuovo.
Come utente, però, noto che, al di là della qualità letteraria o dei vari temi grafici, alle volte c’è un po’ di affollamento, i versi montati sulle immagini sono di difficile leggibilità, nei casi peggiori vanno a confondersi totalmente con lo sfondo.

Come sempre, la qualità della cosa dipenderà dalle capacità degli utenti che "riempiono" con i loro contenuti una piattaforma. Il forum infatti è pensato per essere uno strumento, più che di cultura letteraria, di aggregazione e di condivisione, perciò sarà qualcosa di più di un’accozzaglia autoreferenziale di versi e versacci: lo scambio dialettico (e critico) dà un valore aggiunto che supera la mera somma delle parti.

Una bella nota di merito, dunque: a chi ha creato il forum di Poesia Grafica e a chi lo tiene in vita con i propri post, le proprie poesie e la volontà di scambiarsi conoscenza.