Il libro di Mush

Antonia Arslan è un’autrice che mi ha sempre intrigata, ed è già qualche anno (più o meno da quando sentii parlare del film dei Taviani ispirato al suo romanzo più celebre) che mi ripropongo di leggerla. Ho colmato da poco questa mia lacuna con “Il libro di Mush”, che ho incontrato in biblioteca, e penso che leggerò presto anche “La masseria delle allodole” e “La strada per Smirne”.

Nel frattempo, ho buttato giù qualche impressione nella recensione che oggi vi propongo.

Il libro di Mush - copertina

 “Il Libro di Mush” è la prima opera di Arslan che leggo, e pur in questa mia ignoranza lo definirei un’opera minore della scrittrice.
Lo stile di Arslan è sicuramente di un livello molto alto. Elegante e fluido, tratta di tragedie e di barbarie con intensa pietas e con dettagli che colpiscono al cuore; il registro è alto, il tono quasi fiabesco, i dialoghi realistici.

Continua a leggere la recensione

Lo scrittore della porta accanto

In questi anni è in atto una rivoluzione comunicativa che riguarda diverse forme di espressione, dalla musica, all’immagine, alla scrittura.

C’è la possibilità di avere stumenti di buona qualità tecnica a costi contenuti e di raggiungere un pubblico potenzialmente infinito grazie a internet. Questo ha moltiplicato le possibilità di emergere di molti artisti: un regista/musicista/scrittore che ha una buona idea può realizzarla a costi contenuti e con una buona qualità tecnica e può raggiungere direttamente il suo target. Può essere trovato dal pubblico interessato al suo genere di realizzazioni, e può evitare di passare per un editore/produttore che sposi il suo progetto e faccia per forza da intermediario.

Le conseguenze di questi progressi tecnologici sono enormi anche sul piano culturale.
read more

Buon compleanno, Mr Wells!

Il 21 settembre scorso sarebbe stato il centoquarantatreesimo compleanno di uno scrittore che ha fatto storia: Herbert George Wells, considerato una sorta di padre, di iniziatore della fantascienza moderna, grazie a romanzi come The Time Machine, The Island of Dr Moreau e, soprattutto, l’incrollabile mostro sacro The War of the Worlds – opera tuttora attualissima nonostante abbia da poco rintoccato i centododici anni.

Nato nel borgo londinese di Bromley e laureato in biologia, Wells condivide con tanti colleghi un tipico elemento biografico: un lungo periodo di degenza durante la prima gioventù (nel suo caso, provocato da una frattura alla gamba), durante il quale la lettura e la scrittura furono gli unici modi di alleviare la noia e mettere a frutto il tempo perso.

Wells è considerato il padre della fantascienza moderna insieme al collega francese Jules Verne, tuttavia il rapporto fra i due sembra fosse di reciproca antipatia (pare che il primo abbia accusato il secondo di essere uno scribacchino, e che Verne abbia a sua volta accusato Wells di scrivere cose scientificamente implausibili).

Forse Wells, nello scrivere, ha molto lavorato di fantasia, ma il valore dei suoi romanzi va al di là dell’attendibilità scientifica, affrontando invece i temi più cari all’autore: il pericolo insito nelle macchine dell’Europa post-industriale; il valore universale della pace e il male che ogni guerra porta con sé, indiscriminatamente, senza altro scopo se non annientare la civiltà; l’importanza di una forte morale nella scienza, la quale, in mancanza di un freno etico, si rivolta conto il suo stesso creatore.

In The Time Machine (1895) Wells affrontò da un lato il tema delle differenze di classe nell’Inghilterra Vittoriana, portando all’estremo le conseguenze di tali fratture sociali; dall’altro, a proposito dei viaggi nel tempo, fu il primo scrittore a porsi il problema del paradosso temporale.

In The Invisible Man, due anni dopo, trattò invece il tema del diverso e della scienza come mezzo di riscatto personale, che tuttavia, in mancanza di morale, diviene solo uno strumento di prevaricazione e morte. Già un anno prima l’argomento era stato sviscerato, seppure con finalità e presupposti diversi, in The Island of Dr. Moreau (del quale l’adattamento cinematografico più recente, diretto da John Frankenheimer, è stato anche uno degli ultimi film girati da Marlon Brando).

Il capovaloro di Wells, tuttavia, è The War of the Worlds (1897), cronaca incalzante dell’invasione da parte di un popolo marziano brutale ed evoluto, che distrugge città e decima esseri umani a bordo degli storici “tripodi”. Scritto decenni prima delle due guerre mondiali, The War of the worlds delinea con impressionante fedeltà gli scenari apocalittici di devastazione che le macchine portano in un conflitto: bombardamenti, case e città rase al suolo, la guerra che – e questo era un elemento nuovo, a quel tempo – sconfina nella vita di tutti i giorni sconvolgendola per sempre. Le macchine trascinano la battaglia dal lontano fronte alla quotidianità, un monito che il secondo conflitto mondiale ha rivelato più che mai azzeccato.

Wells non scrisse solo libri di fantascienza, ma la sua produzione (continuata fino al 1943, a tre anni dalla sua morte) ha spaziato tra vari generi; inoltre, Wells fu probabilmente il primo a creare un gioco da tavolo completo di istruzioni scritte (Little Wars, 1913, simile al moderno Risiko).

Per quanto riguarda la narrativa fantascientifica, di Wells è fondamentale ricordare come l’indagine sociologica e antropologica, la riflessione sui meccanismi della società moderna e sulle loro possibili conseguenze, abbia trovato nel genere scelto un ottimo luogo per svilupparsi, trasformando questo autore nel mostro sacro che è ancora oggi e sarà per sempre.

Lampi di genio

Ieri ho avuto un lampo di genio. Mi sono imbattuta in un articolo, sul Corriere, sugli “scrittori fai da te“, e ho ringraziato il cielo di essere in un paese che vanta penne informate, penne d’assalto, penne impazienti di fornire alla collettività un servizio di utilità pubblica. Poi mi sono svegliata e mi sono accorta che le suddette penne sono fuggite coi loro cervelli, a noi restano le pene.

Dopo la nascita di Kindle2, prodotto da Amazon, sappiamo che una macchinetta di tre etti può contenere le notizie, i dati o le storie di circa 1500 libri.

Una “macchinetta di tre etti“? “Le notizie, i dati o le storie“? Davvero non si può fare di meglio?

È capace di nuove funzionalità, ha un disegno grazioso — il primo Kindle era più brutto dell’anatroccolo delle fiabe — nonché un rinnovato sistema di navigazione, sedici tonalità di grigio e alta risoluzione.

La penna penosa ha dimenticato la cosa più importante: i tasti ce l’hanno la musichetta? Chi se ne frega della memoria, dei formati, dello schermo con luminosità opaca simile alla carta, ci si può scaricare lo snake? Questo è quello che interessa all’uomo della strada!

E siamo solo al primo paragrafo. A seguire, una panoramica sulla situazione del self-publishing italiano, statistiche alla mano e un interlocutore illustre, il prof. Giuliano Vigini, al quale il giornalista dà la parola solo per fargli dire che la stampa digitale è in aumento, che costa meno e che gli editori ricevono un sacco di manoscritti.

Dopo di che, abbiamo il ritratto del protagonista assoluto del “caso self-publishing“.
Lulu? No, troppo moderno, è per smanettoni e l’uomo della strada non ci arriva.
Ilmiolibro.it? Piano, quella è dei concorrenti, meglio sorvolare.
Ci sono: Lampi di Stampa!

Lampi di Stampa è una casa nata per conservare in catalogo una certa opera e anche per microtirature. (…) Lampi di Stampa, per dirla in breve, alterna un’editoria tradizionale al servizio di microtiratura e al fai-da-te; è una specie di ponte tra l’editoria del passato e quella che potrebbe nascere.

… Ecco, ma dove vive ‘sta gente (e chi gli ha insegnato a scrivere!)?
L’editoria che “potrebbe nascere” esiste da un bel po’ e funziona anche bene, ad esempio per il caso dei libri rari o delle pubblicazioni universitarie – la nostra penna scrivana ne parla en passant, ma è molto importante, è il futuro della cultura. Ma sentiamo Lampi di stampa:

Noi, per taluni aspetti, siamo ancora degli editori perché offriamo a chi lo desidera un servizio di editing e respingiamo opere oscene o plagi.

Quel “per taluni aspetti” potrebbe far tremare le vene dei polsi a chiunque abbia avuto a che fare con l’editoria a pagamento. Non è il caso della penna giuliva, che non si preoccupa di andare oltre le dichiarazioni del direttore editoriale.

(…) le Messaggerie, la grande catena che distribuisce tra l’altro Garzanti, Longanesi, Vallardi e la stessa Lampi di Stampa

No, caro giovane, non è esattamente così. Basta andare sul sito di Lampi di Stampa per accorgersi che Messaggerie non è semplicemente il distributore, ma l’azienda “madre” di cui la casa editrice è una costola.

Quindi abbiamo qualcosa di simile a Ilmiolibro.it, un colosso editoriale/distributivo che apre (o acquisisce nel suo gruppo) un print on demand per intercettare il target degli scrittori, oltre a quello già coperto dei lettori.
Questo sarebbe un discorso interessante da affrontare: il print on demand degli autori esordienti è un mercato destinato a cambiare il panorama editoriale? Oppure è solo un momentaneo “tacchino grasso” su cui cercano di buttarsi tutti prima che si esaurisca, una specie di bolla? Le Messaggerie posseggono mari e monti: edicole, catene di librerie, case editrici, marchi a volontà, questa pubblicità a Lampi di Stampa (perché a me sembra proprio una pubblicità, altrimenti almeno un altro nome avrebbero dovuto farlo!) significa qualcosa?

Non lo sapremo mai, ma forse possiamo immaginarlo. Ce ne sono tanti, di articoli superficiali e approssimativi come questo, che traboccano di sense of wonder per la rete ma che ancora non la sanno usare. Che parlano solo di alcune cose e sembrano ignorarne altre. Che non approfondiscono. Che la buttano lì.

Occhi aperti, ragazzi, il print on demand è un mercato caldo. Lo dimostra anche questo.

L’ultimo viaggio di Crichton

La notizia risale ormai a una settimana fa, ma ci tenevamo anche noi a ricordare Michael Crichton, scomparso lo scorso 4 novembre. Crichton, nell’ambito della carriera di scrittore, è stato uno dei più famosi e imitati autori di romanzi d’avventura a sfondo tecnologico, i cosiddetti technothriller. La formazione di medico e chirurgo di Crichton (che pure esercitò pochissimo la professione) gli fu preziosa per raccontare situazioni al limite della fantascienza, e altrettanto prezioso fu l’immenso amore per i viaggi, che lo portò a visitare innumerevoli luoghi e paesi da cui trasse ispirazione. Le opere di Crichton non hanno mai avuto la pretesa di toccare le vette dell’alta letteratura, tuttavia nel loro genere sono state tra le più appassionanti.

Chrichton fu anche sceneggiatore (ricordiamo “Jurassik Park” di Spielberg – tratto dal suo romanzo omonimo – e “Sol Levante” di Kaufman) e regista (“Coma Profondo”), e dai suoi libri furono tratti svariati film (di cui però ben pochi degni di nota…)

Durante l’adolescenza ho amato moltissimo questo autore e ho sempre apprezzato la serietà con cui affrontava il genere, senza mai scadere in meri puttanai trash-ridicoli. Niente scienziati che si paracadutano nella giungla sorseggiando Martini mentre smitragliano sui cattivi con l’altra mano, niente dottoresse in bikini e stivaloni che maneggiano AK-47, niente esploratori appesi a un elicottero con le dita dei piedi: solo intriganti racconti d’avventura con tutta la loro dignità.

Caccia a un senso a tutto questo

Post domenicale d’eccezione per raccontarvi la mia (dis)avventura alla “Caccia alle librerie” di ieri.

Partita con annunci alla ingegner Cane che parlavano di 10.000 libri in palio e 100 libri ai primi 100 partecipanti, la “caccia al tesoro nelle librerie d’Italia” si è persa in un pessimo coordinamento, e alla fine ha avuto luogo grazie alla buona volontà e al lavoro dei librai.
I partecipanti erano otto, le librerie che hanno aderito solo quattro: Il Libraccio di via Candiani, il Libraccio di via Arconati, il Libraccio di via Solferino e la Libreria Mahler di via Conchetta. Tutte si sono distinte per la voglia concreta di giocare e di aiutare i clienti/utenti, mentre l’organizzazione si è distinta per la voglia di fare tutto pizza e fichi come poi è stato.

Già per l’iscrizione, infatti, ho avuto dei problemi. A via Candiani non sapevano niente (era l’ultimo giorno), erano stati informati dell’esistenza di questa caccia al tesoro ma nulla di più. Si sono subito attivati, e mi hanno mandato per email tutte le istruzioni, più la scheda in cui avrei dovuto mettere i miei dati e le risposte ai questionari (riguardanti ovviamente autori e titoli libreschi) che avrei ricevuto di tappa in tappa. Evvai!

Ora, signori della corte, io mi domando e dico: se mi danno il questionario, e io alzo il telefono e chiamo l’amico che googla a tutto spiano, che “caccia” è? Perché sprecarsi a fare domande trabocchetto, paradossi, giochi di parole, e non dare direttamente la stringa di parole chiave da far cliccare, a sto punto?
Due ragazze mi hanno assicurato che è così a tutte le cacce al tesoro: deploro pubblicamente questa generazione che sta in libreria di sabato mattina, anzichè drogarsi o guidare sbronza per il cornettoecappuccino.

La ragazza che ci ha distribuito le schede ci ha avvisati sibillina: “nel regolamento vi abbiamo avvisato di portare delle cose per aiutarvi”. Ecco appunto, il regolamento diceva esattamente questo: “potrebbero essere indicati oggetti da portare”.
Che vuol dire, ho chiesto, che se venivo col PC connesso in wireless e l’enciclopedia andava bene? Risposta: sì! …D’oh!

Ecco, da lì le cosa sono precipitate. E non che io sia più onesta (lo sono) o più sportiva (lo sono) degli altri, ma il mio cellulare aveva le pile scariche, l’ho portato così, per fargli prendere aria, per cui mi sono dovuta affidare solo al mio cervello… e a qualche scambio pietoso di copiature dove google non arrivava e i miei neuroni sì (?).

Qualche assaggio dei quesiti, alcuni davvero  carini, che ho risolto brillantemente da sola, vi sfido a fare lo stesso:

Non è quella delle parabole di Gesù né quella che raggiunse Maometto: l’autore è stato in Laguna.
Critica letteraria per peripatetici che amano la natura.
Non è un artista figurativo ma con le parole ci ha dipinto Procida.
Pagine di confronto a due: l’autore è delle Langhe, quest’anno il centenario.

Questo mi ha chiamata in causa direttamente, non potevo non risolverlo:

Un volume e un film interminabili per chi non ama il genere fantasy.

Su questo mi sono incagliata, alla fine l’ho barattato con un Hemingway e tre matite:

Il titolo con due “d”, l’autore ha un “esse”.

Alla mia risposta a questo va la palma dell’idiozia, ma prima di sfottere ricordate che voi non eravate lì e io sì, e senza google, senza l’aiuto del pubblico e senza caffè!

Un titolo con due difetti: entrambi possono impedire il confronto.

Chi scrive ha risposto: “La solitudine dei numeri primi” di Giordano. Il bello è che poi l’ho anche suggerita!

Seconda parte: l’insostenibile pesantezza del traffico.
Guardate sul tuttocittà e scoprirete che le quattro librerie citate sono quelle, in assoluto, con la massima distanza possibile tra l’una e l’altra. Non so che fine abbia fatto la famiglia bibliofila venuta a piedi, e non so cosa avrei fatto io se avessi usato la bici e non lo scarabeo che mi ha maledetta per tutta la circonvallazione.
Cari amici dell’ALI, menti sopraffine che avete ideato il tutto, mi spiegate perchè fare una caccia al tesoro privilegiando chi si affida ai motori di ricerca e non al proprio talento bibliofilo, chi conta su falò di combustibili fossili e non sulle proprie forze assetate di cultura?

Insomma, la Vostra riesce ad arrivare all’ultima stazione, tra semafori, intuizioni geniali e minchiate spaziali dove non le veniva una risposta plausibile. Consegna l’ultimo questionario in una fanfara di trionfo. Ma il libraio, quasi a scusarsi, le indica una frasetta scritta in calce al foglio, che recita: Se la tua caccia vuoi concludere devi portare in visione 3 opere tra quelle citate. (Attenzione! I libri saranno timbrati)

Cioè cosa? Devo tornare a casa, rovistare tra libri l’ultimo dei quali acquistato anni fa (sia lode alle biblioteche pubbliche) e tornare a timbrarli? corso-san-gottardo-viale-certosa andata e ritorno?

“Beh, in realtà… tutti gli altri hanno preferito COMPRARLI direttamente…”

COMPR… ho debolmente protestato che obtorto collo non compro un bel nulla e il libraio mi ha anche dato ragione. Sono uscita. Penasvo confusamente di tornare a casa e speravo di avere tre titoli da riportare al gentile libraio, insieme alla mia scheda piena di stronzate autoprodotte, per concludere quell’incubo. All’altezza di piazza XXIV maggio, ho incontrato il gatto e la volpe che mi hanno convinta a piantare  il questionario, dal quale nascerà un meraviglioso Albero delle Risposte. Così, fiduciosa, me ne sono andata al cinema.

Chi avrà vinto, alla fine?

Rullo di tamburi…

…sono online su booksweb.tv i montaggi con le interviste realizzate alla fiera del libro di Roma “Più libri, più liberi”, a dicembre.

Abbiamo viaggiato. Siamo entrate. Abbiamo importunato, domandato e filmato. Poi abbiamo scaricato. Abbiamo montato, sottotitolato, encodato, livellato gli audio, abbiamo spedito. Abbiamo atteso.

Siamo liete di offrirvi i frutti del nostro sudore: dalla home di booksweb.tv, cliccate su BOOKSPEOLE e INVIATI SPONTANEI: siamo noi!
Un grazie a tutti i partecipanti, una ola alla pazienza infinita di Zop, un “brava!” alla disegnatrice di casa, Elena, e un grande abbraccio a Federico di Fazio, compositore ed esecutore dei pezzi musicali e curatore dell’audio – se non fosse stato per lui, forse non avremmo potuto pubblicare una mazzafionda. Ora se permettete vado a ubriacarmi per festeggiare: “offro coca cola con l’aspirina a tutti, ed entro cinque minuti voglio vedervi tutti in acido!”

p.s.: se ce la faccio, lunedì pubblicherò i testi completi delle interviste sul nostro sito. Per ora, accontentatevi di rifarvi gli occhi.