Aforismi

Magie

Davanti a loro si stendeva il labirinto della biblioteca. Fuori, nel mondo, non accadevano molte cose. Ma qui, in quella sera speciale, in una terra costruita di carta e di cuoio, poteva accadere qualsiasi cosa, e sempre qualcosa accadeva.  Ascoltate, e sentirete diecimila persone che urlano con un tono di voce così alto che soltanto i cani rizzano le orecchie. Un milione di persone puliscono i cannoni, affilano le ghigliottine; i cinesi, in fila per quattro, marciano eternamente. Invisibili, silenziosi, sì, ma Jim e Will avevano il dono delle orecchie e dei nasi, oltre al dono delle lingue.  Quella era una fabbrica di spezie di paesi lontani. Qui si stendevano deserti sconosciuti.  Là c’era la scrivania (…) ma più oltre c’erano il Tibet e l’Antartide, il Congo.”

 

Ray Bradbury, “Il popolo dell’autunno” (Mondadori)

…Buon week end!

Ipse dixit

Per acquisire esperienza è necessario vivere, ma questo non vuol dire esplorare i bassifondi in cerca di storie atroci e violente, di avventure scabrose ed estreme, o anche semplicemente esotiche o insolite. Ogni esperienza, se assimilata in profondità, può essere abbastanza originale da diventare materia per un romanzo o per una poesia.
Ma per lo stesso motivo una persona che abbia vissuto esperienze più grandi e più profonde – e sottolineo che abbia vissuto, e non sia semplicemente andata in cerca di avventure esotiche a scopo letterario – ha più fonti di ispirazione e forse più saggezza e maturità di altri meno privilegiati.


Wallace Stegner, “Come si diventa scrittori” , Rosellina Archinto ed.

Piccoli Proust crescono :-P

È incredibile quanti scrittori esordienti perdano le staffe quando gli vengono chieste simili inezie, o di eliminare dal libro un personaggio. A volte piantano stizziti il loro agente, o tolgono il manoscritto all’editore. Spesso poi devono tornare insietro con la coda tra le gambe. La vita di uno scrittore è assolutamente zeppa di momenti in cui è lecito mostrare dell’orgoglio, momenti molto più significativi e importanti di questi.”

Patricia Highsmith, Come si scrive un giallo, Minimum Fax

Io sono assolutamente d’accordo con questa citazione. L’ambiente letterario, soprattutto quello degli esordienti (molti non hanno ben chiaro che l’industria editoriale è un’INDUSTRIA) pullula di giovani Proust che non sopportano la minima critica a quello che scrivono, figuriamoci un editing!

Come abbiamo avuto modo constatare sulla nostra pelle, c’è anche gente già pubblicata che non tollera di essere messa in discussione. Io direi che avere un po’ di superbia è fisiologico, ma controproducente. Per scrivere bisogna ASSOLUTAMENTE leggere, ricorreggere, FAR ricorreggere, nello stesso modo in cui la letteratura è tale solo quando viene letta.

Anche per questo consiglio a tutti la lettura del piccolo saggio della Highsmith dal quale ho tratto questa citazione: a parte che si legge che è un piacere, è davvero istruttivo e fa venire voglia di sbagliare, per avere occasione di imparare sempre di più. Ciao!

G.

Ipse dixit

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quel che devono dire nel modo migliore. Se le parole sono appesantite dall’emozione incontrollata dello scrittore, o se sono imprecise e inaccurate per qualche altro motivo – se sono, insomma, in qualche maniera sfocate – fatalmente gli occhi del lettore scivoleranno su di esse e non si sarà ottenuto un bel niente. Il senso artistico del lettore non sarà affatto stimolato.

Raymond Carver