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Self Publishing, verso una nuova frontiera: l’Indie Publishing

Buone notizie! Il self publishing è sbarcato anche in Italia!

Fino a un anno fa, la pubblicazione autonoma era una strada ancora poco conosciuta e soprattutto poco considerata, snobbata dalla maggior parte degli operatori culturali e degli autori con ambizioni culturali “elevate”.

Ma negli Stati Uniti l’autopubblicazione rappresenta una fetta del mercato editoriale imponentissima. Se consideriamo che qui rispondiamo alle novità del mondo anglosassone con un paio di anni di ritardo, è facile capire che era solo una questione di tempo.

Ci sono diversi motivi per cui ora, piano piano si sta sdoganando:

  • l’esempio più avanzato e di successo dei nostri colleghi d’Oltreoceano
  • la diffusione dei lettori ebook che sono ora reperibili in qualsiasi mediastore a prezzi contenuti
  • l’affermarsi (finalmente!) di un formato standard per l’ebook, ovvero il formato epub
  • la solita, generale crisi del mondo dell’editoria che rende molto difficile l’accesso agli scrittori emergenti
  • al contrario, l’ottima attività di marketing culturale e non solo di alcune realtà nostrane.  Come Simplicissimus Book Farm, che oltre a essere fautore del “Lulu italiano” di self publishing Narcissus.me ha appena patrocinato un Festival dedicato al Self Publishing e pubblica dal suo blog articoli interessanti e pieni di positività.

Queste condizioni fanno sì che si stia facendo largo una nuova sensibilità e si consideri l’autopubblicazione e le aspirazioni degli autori emergenti con sentimenti diversi da quelli (negativi) di prima.

  • Sta per partire un talent-show dedicato proprio agli autori che verrà trasmesso su Rai3 in prima serata, da questa domenica 17;
  • la prima edizione del già citato International Self Publishing Festival 2013 ( #ISFP2013) ha avuto un buon riscontro in termini di post e opinioni;
  • di self publishing si parla sui giornali e nei rotocalchi anche televisivi (ho da poco visto un servizio in merito nella rubrica “Costume e società” del Tg2)
  • parlandone in un’ottica personale, riceviamo sempre più richieste da parte di autori che non cercano più solo assistenza nella ricerca o nelle trattative con editori, ma ci chiedono di aiutarli nell’autopubblicazione attraverso percorsi mirati e strutturati.

E qui arriviamo al punto, un punto importante dal quale noi di Studio83 partiamo per andare oltre. Il self publishing infatti è già superato.
Certo, muove da premesse ancora più che valide e sacrosante:

  • il bisogno espressivo della ormai consolidata fascia di lettori prosumers, ovvero che oltre a consumare contenuti (consumers) vogliono anche produrne (producers);
  • la voglia di dare un “esito” anche pubblico alle proprie storie e a un proprio percorso di vita e di scrittura;
  • le possibilità infinite offerte dai nuovi media, come il web e le tantissime piattaforme social e user friendly;
  • l’opportunità per scrittori tecnici (saggisti, ricercatori, esperti, amatori e intenditori, una vera legione!) di sfruttare al meglio le proprie conoscenze e professionalità divulgandole e contribuendo alla comunità e al sapere generale.

Si parte da qui ed è meraviglioso.
Questo è il periodo migliore in assoluto della storia umana per essere scrittori!

Il chi-fa-da-sé però non basta. Non basta perché il mero self-publishing ha anche una serie di inconvenienti e problemi che di fatto rendono quasi vane le fatiche fatte per arrivarci.

Autopubblicarsi ormai è facile… è talmente facile che lo si fa a volte a sproposito e senza alcun criterio o filtro. Ed ecco che, dall’altra parte del fiume delle parole, il lettore si trova bombardato, sommerso di titoli e di input: l’era dell’informazione è ormai diventata l’era dell’attenzione, nella quale non basta esserci, bisogna anche e soprattutto spiccare, distinguersi per sperare di essere notati e di arrivare a qualcuno. E i “trucchi” che potevano funzionare i primi tempi trovano ormai un pubblico di lettori sgamati e ben corazzati.

Non è che si rischia di tornare al punto di partenza? Come scrive Massimo Chiriatti nell’ottimo pezzo Anche chi fa da sé nel suo piccolo…

l’editore non serve più per pubblicare ma per farsi trovare

..quindi di nuovo è favorito lo scrittore che trova un editore capace e in grado di usare bene il web per il proprio catalogo, cosa non automatica, ma possibile. E chi si autopubblica rischia di affogare nel maremagnum delle proposte insulse e sgrammaticate che popolano Ilmiolibro&co.

Proprio per questo lo scrittore autopubblicantesi, il self publisher, deve ora trasformarsi in qualcosa di più per se stesso e per i suoi lettori: deve diventare un indipendent publisher, un autore indipendente. Il self publishing naviga già verso la sua naturale evoluzione: l’Indie Publishing.

Negli Stati Uniti questo concetto è già di uso comune e riconosciuto dagli editor free lance, che sono una legione rispetto a noi pochi pionieri. E rispecchia un’attitudine nuova e insieme antica, che unisce autonomia e interdipendenza in un processo creativo e tecnico superiore.

La Pubblicazione Indipendente non è la semplice Auto Pubblicazione.
L’Indie Publishing indica quel processo di pubblicazione in cui l’autore, pur restando autonomo rispetto a un’etichetta editoriale, si fa affiancare da uno o più professionisti per creare un prodotto libro degno di questo nome, che presenti cioè:

  • un linguaggio corretto e privo di qualsivoglia errore o svista
  • uno stile letterario o tecnico che si adatti perfettamente alla materia e coinvolga il lettore nel modo più efficace
  • una grafica piacevole, elegante, accurata e tecnicamente perfetta
  • una confezione e una presentazione professionali
  • magari, perché no, una strategia strutturata di marketing che comprenda azioni online e offline volte alla promozione

Quelli che conoscono l’attuale panorama editoriale italiano sanno che spesso nemmeno gli editori riescono a rispettare tutte queste regole (per la crisi? O per qualche vizietto di troppo?):  ma esse sono essenziali per la presentazione e per la riuscita di un buon libro!

Pubblicare, cioè uscire con un testo disponibile al pubblico, non è garanzia di successo.
Pubblicare aiutati da editor professionisti è garanzia di qualità:

  • superiore ai propri standard, perché l’occhio vigile e competente di un esperto fa sempre e comunque crescere;
  • superiore agli standard comuni, che vedono ancora una grande confusione e una miriade di offerte pessime e sconclusionate, in mezzo alle quali è ancora facile e automatico emergere.

Il self publishing sta arrivando? Noi siamo già pronti alla prossima fase.
Studio83 è infatti l’unica realtà italiana che unisce da tempo la mentalità vincente del coaching letterario alla strategia mirata dell’Indie Publishing.

E i risultati… sono sul nostro sito, nero su bianco: i commenti entusiastici degli autori che hanno lavorato con noi.

È tempo quindi di raccogliere le forze e di spiccare il volo. È tempo di scrivere, di pubblicare, di fare gli scrittori nel modo giusto. Come? Pianificando la propria pubblicazione in modo professionale, dandosi obiettivi chiari e definiti e buttando giù una bella strategia volta al raggiungimento del successo… del proprio successo, qualunque esso sia.

Parleremo ancora dell’Indie Publishing, con una serie di consigli e tips dedicati agli autori che vogliono spiccare il volo insieme a noi!

È risaputo che se qualcuno crede veramente di poter fare qualcosa la farà, e se crede che qualcosa sia impossibile nessuno sforzo la convincerà che la si possa realizzare.
Robert Dilts

Scrivere: creatività e… ricerca

La creatività è una condizione necessaria per una scrittura proficua, efficace e divertente: per chi legge, e anche per chi scrive. Necessaria, ma non sufficiente! Affinché le tue opere di fiction siano anche coerenti, sensate e dunque più vicine a una possibile pubblicazione, c’è bisogno di altri ingredienti. Uno di questi è la ricerca.

Abbiamo già incontrato questo termine, nel post sulle fasi della creatività: lo scrittore best seller Donato Carrisi parla di ricerca affermando che le storie ed i personaggi non nascono in una stanza chiusa ma bisogna andarseli a cercare per strada.

La ricerca di cui parla Carrisi attiene quindi strettamente alla ricerca di ispirazioni e di storie, ma a mio avviso c’è molto di più di questo.

Un bravo scrittore infatti allena il suo senso di osservazione almeno quanto la sua grammatica. Guardarsi intorno e registrare dettagli interessanti, coincidenze suggestive, ma anche volti, oggetti, forme… è un modo per dare un bel nutrimento al subconscio, che tutto assimila e tutto ricicla al momento giusto, e alla nostra mente razionale che allena così attenzione e precisione.

Attenzione e precisione favoriscono l’accuratezza. Elemento fondamentale che non può mancare nel linguaggio di un bravo scrittore, nelle sue descrizioni, nelle sue caratterizzazioni e ambientazioni!

Vuoi un esempio? Dire di un personaggio che “è bellissimo” è molto diverso dal descrivere qualche suo particolare tratto somatico che al lettore non può che richiamare idee di armonia e avvenenza.

La prima strategia è usata spesso nei romanzi di consumo, dove si lascia che sia il lettore a “riempire” con il proprio concetto di “bellissimo” il vuoto lasciato da questa finta descrizione (che infatti non è una descrizione, ma una valutazione); è un modo comodo e rapido di confezionare elementi narrativi, proprio per questo è inflazionato e, ahimé, molto poco efficace su lettori forti, buongustai o semplicemente attenti.
La seconda strategia, ovvero descrivere effettivamente una particolare bellezza servendosi di dettagli precisi riportati con un linguaggio accurato, imprime nella mente del lettore il tuo personaggio (o ciò che tu scegli di descrivere) e anche il tuo stile.
Perché questo riesca è necessario tenere sempre gli occhi aperti a ciò che ci circonda, osservare, verbalizzare e descrivere già nella fase di prima osservazione.

La storia è un ingrediente di base: i dettagli descrittivi sono le spezie del tuo manoscritto. Grazie ai dettagli e a una scrittura accurata, un autore può dare sempre l’impressione di sapere di cosa parla, anche se magari non è mai stato a Timbuctù, come il suo agente segreto, o deve inventare ex novo una razza aliena.

Cercare intorno a noi ci tiene presenti al nostro lavoro e a ciò che ci circonda. Con buona pace del luogo comune che vuole lo scrittore piegato notte e giorno alle sue carte e dramaticamente indifeso e distratto tra i suoi simili.

Giammai! Occhi aperti al mondo in ogni momento della scrittura della  tua opera: prima, durante la scrittura, nella revisione. Evita solo di affaticarti durante le pause di riflessione, nelle quali è meglio dare al tuo cervello conscio e inconscio un po’ di meritata pausa.

Nel prossimo post riprenderò il discorso della ricerca e dell’accuratezza, per parlarti del secondo tipo di ricerca: quella storica, geografica, bibliografica e informativa in generale, insomma la documentazione tout court. Non perderlo!

Nel frattempo, ecco i precedenti post dedicati allo Scrivere:

Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività

Eccoci di nuovo insieme per parlare di scrittura e di metodi/trucchi efficaci per far fruttare il nostro tempo e le nostre risorse al meglio.

Perché se è vero che ci sono momenti della vita in cui possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo per spaziare con l’immaginazione e per gettare nel cestino fogli e fogli di divagazioni che non ci convincono più… è anche vero che più spesso che no la scrittura è un’attività che strappiamo a forza dal tempo “tiranno” della produttività, degli impegni, della vita sociale… scrivere occupa il nostro poco tempo libero, le nostre rare pause, le nostre notti al di là della stanchezza… per cui è meglio farlo in modo efficiente e soprattutto efficace.

Nel post precedente avevo introdotto qualche consiglio su come liberare la creatività servendosi al meglio di fasi distinte nelle quali suddividere il nostro lavoro. Per non perdersi invano in correzionicine mentre si crea, o in lunghissime aggiunte e cambiamenti quando invece è il momento di rivedere e finalizzare.

Il segreto sta nella consequenzialità: rispettiamo delle fasi che non vanno assolutamente confuse perché il tutto funzioni.

A mio avviso ci sono dei momenti distinti da rispettare nella creatività. Si può creare da zero, come nel caso di un’idea che salta alla mente o di una pagina scritta di getto; e si può rifinire la materia grezza con un processo altrettanto creativo ma che ha una metodica diversa, è il caso dell’approfondimento e l’articolazione dell’idea iniziale, o della prima revisione.

Possiamo metterla così:

  • Prima creazione: l’idea.
    Fase 1
    : nascita dell’idea di base. Fase 2: dall’idea alla storia.
  • Seconda creazione: la scrittura.
    Fase 1
    : prima stesura creativa. Fase 2: revisione/editing.

Tradotto in pratica, significa che quando ti trovi a scrivere una prima bozza non devi pensare alla revisione. Non devi criticare, analizzare, non devi seguire, non devi nemmeno ricontrollare ciò che scrivi. Alcuni manuali statunitensi rivolti ai copywriter raccomandano addirittura di oscurare lo schermo del PC mentre si scrive.
Questo perché la prima fase creativa è quella in cui è necessario farsi guidare dalle forza oscura e misteriosa del subconscio, abbassare le difese,  lasciarsi andare e permettere che la materia informe venga alla luce in un modo o nell’altro. Le daremo forma in seguito: non fare l’editor mentre stai facendo lo scrittore, perché questi due approcci devono essere consequenziali, non simultanei.

Ne parlo anche in Venti Nodi #2, nel pezzo di chiusura intitolato: Ecco i segreti per scrivere, pubblicare… e vivere felici!

Lasciati trascinare dalla splendida forza della creazione e divertiti a fare quello che diavolo vuoi. Non pensare alla costruzione del discorso, ai dettagli paesaggistici, alle frasi che non suonano bene. Se non ti viene la parola esatta, metti una X. Se una scena ti annoia, salta e va’ alla  successiva. Non rileggere quello che hai appena scritto. Non guardare lo schermo del PC. È un flusso, navigalo come fosse un’onda. Va’ avanti e basta, con un solo comandamento: divertiti!

…A meno che tu non voglia produrre dieci righe in tre ore e alzarti dalla scrivania come se fossi scampato a una sessione di boxe. Dove la tua vitalità ha fatto la parte del sacco.

Quello delle fasi è un concetto valido che non ho trovato spesso nei manuali di scrittura e che in generale non è molto comune o diffuso.  Ho provato un piacevole senso di sorpresa, quindi, quando mi sono imbattuta nei consigli di scrittura di Donato Carrisi, “autore bestseller” che per IoScrittore ha scritto:

Anche la creatività ha le sue fasi:La prima fase corrisponde alla ricerca. Le storie ed i personaggi che non nascono in una stanza chiusa ma bisogna andarseli a cercare per strada.La seconda fase è quella della struttura. Lo scrittore si comporta come uno chef, aggiungendo o togliendo ingredienti e cercando di rispettare un preciso equilibrio. La terza fase è quella della scrittura. Se le due prime fasi si sono svolte in maniera disciplinata la storia scaturirà con un’insospettabile magia.

C’è anche un video, in cui Carrisi dice poco più di quanto scritto sopra, comunque il concetto è quello.
Ho trovato importante il fatto che anche Carrisi non abbia messo la scrittura al primo posto, ma l’abbia collocata solo dopo un percorso preliminare importante perché la creatività si dispieghi al meglio.
Carrisi parla poi di “ricerca”, intesa come ricerca di personaggi, di storie e di spunti che bisogna fiutare in giro per il mondo.

C’è però un altro tipo di “ricerca”, anch’essa di vitale importanza: la documentazione, che per uno scrittore è fondamentale ai fini:

  • della verosimiglianza delle storie narrate
  • dell’accuratezza delle ambientazioni
  • della precisione della scrittura.

E che a sua volta deve essere “piazzata” in momenti strategici, per aumentare al massimo la resa della scrittura.
Ne parleremo nel prossimo post!

 

Leggi le puntate precedenti:

Scrivere: come liberare la creatività

Dopo qualche nota sull’importanza della scaletta, il mese scorso abbiamo affrontato l’argomento della pianificazione prima della scrittura.
È molto importante investire del tempo in un lavoro preliminare di selezione e organizzazione delle idee creative, perché ci dà alcuni vantaggi:

  • Ci abitua a strutturare le idee e a tradurle meglio e più rapidamente in narrazione, cosa indispensabile a una scrittura professionale.
  • Corollario della precedente, ci allena all’efficienza e all’azione.
  • Ci consente di capire quali idee sviluppare e quali lasciare nel cassetto, perché al momento ci porterebbero fuori strada o perché magari non è ancora il momento di usarle. Questo è vitale se scriviamo per un concorso letterario.
  • Ci consente di sfruttare al meglio il momento immediatamente successivo: quello della creazione letteraria.

Proprio di questo vorrei parlarti oggi.

La parola “creazione” è un termine forse un po’ vago: si crea anche quando si pianifica.
Ma il vero atto creativo è quello in cui ci sediamo alla nostra scrivania e diamo modo alle parole che sono in noi di dispiegarsi: in questo momento magico possiamo dare alle nostre idee la nostra voce, rendendole opera letteraria.

La creazione è inoltre la fase del lavoro più oscura e meno misurabile, nella quale oguno di noi mette la propria particolare indole. Non c’è una scrittura uguale a un’altra e questo perché la creatività ha in comune un fatto importante: scaturisce direttamente dal nostro subconscio più profondo .

Ti sembrerà un paradosso: ma proprio per questo motivo la creatività è aiutata dalla più accurata pianificazione.

Il segreto sta nella consequenzialità: rispettiamo delle fasi che non vanno assolutamente confuse perché il tutto funzioni.

Quando pianifichiamo, usiamo la nostra mente razionale, che decide (sempre aiutata dal nostro gusto e dalla nostra indole, comunque) che è meglio mettere una scena prima di un’altra, o che un personaggio ha una determinata funzione e quindi non un’altra.
L’intelletto definisce, include e quindi esclude e attribuisce delle caratteristiche. E mentre fai questo, la tua parte più istintiva e profonda  è lì in ascolto: mentre elabori, stai contemporaneamente dando istruzioni al tuo cervello, che è un perfetto esecutore.

Questo fa sì che, al momento della creazione, tu non sia costretto a entrare e uscire costantemente dallo splendido flusso di parole che ti viene alla mente, per chiederti: ora che succede? Questo lo dico adesso o lo dico dopo? Questo dove lo metto?
O peggio ancora: e adesso?

Sai già dove devi andare, giusto? Per cui puoi dare tutto lo spazio che vuoi al tuo subconscio. Stai all’interno della utile griglia pianificata, che comunque non è mai assoluta e nel caso di rivelazioni in itinere può benissimo cambiare. E puoi andare completamente a briglia sciolta senza temere di perderti. In questo modo scriverai più pagine, fermandoti di meno, e l’esperienza della scrittura in sé sarà più appagante e intensa.

Perché ciò accada, è meglio fare alcune cose, prima e durante la scrittura.
Bisogna che la tua pianificazione abbia delle caratteristiche precise.
E sarebbe meglio che, mentre scrivi e crei, tu faccia alcune cose specifiche.

Ne parleremo nei prossimi post.

Nel frattempo: pensi che ciò che ho scritto possa servirti? Hai mai sperimentato un lavoro in queste fasi? Hai un metodo diverso, magari con qualche fase in più o diversa?

Servizi letterari: la valutazione degli inediti

“Ho scritto un manoscritto”, recitava il nostro spottone-parodia di tre anni fa. Anche nello scherzo, c’era comunque un fondo di verità: il nostro romanzo, scritto e costruito pian piano con sudore e fatica, una volta concluso è comunque ancora in fieri. Un manoscritto, appunto.

A essere terminata, infatti, è solo la prima fase, quella più individuale e creativa. Il passo successivo è altrettanto fondamentale: la rielaborazione di ciò che è stato messo su carta, che trasformerà il lavoro in qualcosa di più definitivo, più vicino all’idea che ne ha l’autore, più vicino al lettore e, ultimo ma non ultimo, a una possibile pubblicazione.

La scrittura si articola infatti su numerose fasi, ugualmente importanti, e la stesura di un romanzo somiglia più a un percorso che a un singolo momento creativo. In sostanza, dopo il sentimento interviene la ragione: tutto ciò che è perfettibile andrà migliorato attraverso il tradizionale labor limae.

Come rendere il proprio romanzo migliore? Come avvicinarlo il più possibile a quell’eccellenza che vogliamo? Come identificare ciò che va bene e ciò che invece può essere migliorato? Nessuno è giudice di se stesso… e un romanzo rischia di restare arenato sulla prima fase, quella del manoscritto.

La domanda è: quanto abbiamo intenzione di investire sul nostro romanzo? Su un’opera che ci ha spinto a spendere tempo, fatica, ci ha fatto affezionare, nella quale riponiamo molte speranze? A questo punto, uno scrittore può scegliere di ricorrere a un affiancamento professionale da parte di un editor: qualcuno che, per mestiere, sa identificare immediatamente e con precisione chirurgica cosa funziona in un romanzo e cosa può essere riformulato per rendere l’opera migliore da ogni punto di vista.

Di cosa sto parlando? Della valutazione letteraria, il nostro servizio di punta! 🙂

La valutazione letteraria ha due caratteristiche che la rendono un servizio unico: è di vitale importanza per uno scrittore ed è meno proibitiva, dal punto di vista economico, rispetto a un editing.

La valutazione letteraria permette di conoscere nel dettaglio quello che non funziona nel nostro romanzo, dandoci la possibilità di osservare la nostra opera e la nostra scrittura con occhi nuovi.

Dopo la prima valutazione professionale, vedrete già risultati tangibili. La vostra scrittura cambierà e voi sarete scrittori diversi. Ci saranno errori che non commetterete più e punti di forza che svilupperete. Per uno scrittore, si tratta di un passo avanti verso i propri obiettivi e della prima esperienza di coaching con un editor: un professionista che vi consiglierà, vi supporterà e vi aiuterà a tirare fuori il meglio.

Tramite il form sul nostro sito potrete chiedere un preventivo senza impegno. È l’occasione giusta per fare un balzo in avanti verso una scrittura migliore e più felice! 🙂

 

 

Lezioni Sul Domani – arrivano i cloni.

Il nostro lavoro con gli autori consiste nel curare i loro testi e anche nell’aiutarli, consigliarli e incoraggiarli nella strada che porta alla pubblicazione. Dieci anni di esperienza intensiva nel settore editoriale, uniti a competenze specifiche di letteratura,  di comunicazione letteraria, stampa ed editoria, coaching e facilitazione… ci permettono di offrire affiancamenti efficaci volti al raggiungimento degli obiettivi, un approccio completamente nuovo nel panorama italiano, di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa.

Questo è più di un lavoro: è una missione. E dannazione, richiede un sacco di tempo! Eccoci qui, dunque: valenti editor e… scrittrici estreme nei ritagli di tempo!
Tutto questo deve finire!

Abbiamo quindi optato per la soluzione più ragionevole e semplice: la clonazione.

Due copie esatte, Elena&Giulia, gestiscono da pochi giorni una nuova pagina Facebook, dedicata alla nostra antologia di “Lezioni Sul Domani”, e si occuperanno della promozione del titolo.

Ma c’è un piccolo problema. I cloni non sono perfetti.
Qui mi rivolgo in particolare ai nostri scrittori e a chi si è abituato alle due professioniste serie e pacate. Queste due hanno le nostre facce (e i nostri account, giusto Cielo!), sono care persone (e come potrei dire altrimenti?) ma alle volte… danno di matto.

Quindi la raccomandazione è la seguente: iscrivetevi alla pagina di Lezioni Sul Domani e seguitene gli sviluppi che comprenderanno: un sito, nuovi video, news sci-fi, notizie surreali, contest e molto altro. Ma se vi accorgete che qualcosa non torna… tenete a mente quello che ho detto sui cloni. Non è stata colpa nostra se l’unico materiale biologico per gli innesti era la soia!

… aggiungo che io l’ho detto, a quelle due: va bene, i dodo. Ma è un racconto, uno, su dodici, e il libro è un libro serio, bello, commovente e profondo. Smettetela con le nonne-robot!

Loro hanno alzato le spalle e da brave esecutrici mi hanno ricordato una data singolare: l’anniversario della morte di Philip K. Dick, proprio il 2 di marzo di diversi anni fa, e l’intervista eccezionale che ci ha concesso proprio l’anno scorso.

Immagino che il maestro la pensasse esattamente come me riguardo la soia.

La scaletta – Appunti di editing

Dietro ogni casa c’è un buon progetto architettonico; dietro ogni torta c’è una ricetta; dietro ogni fumetto c’è uno storyboard dettagliato. Perché la questione dovrebbe essere differente per un romanzo?

consigli per scrivere bene - studio83

L’appunto di editing di oggi è dedicato a un elemento fondamentale ma spesso sottovalutato: la scaletta.

Cos’è una scaletta e perché è così importante?

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Il coaching letterario

Il coaching è una realtà relativamente nuova in Italia e affonda le sue radici in una mentalità tipicamente statunitense orientata al raggiungimento di risultati. Accanto all’azione, diventa importante la pianificazione, la chiarezza interiore, la consapevolezza delle proprie capacità e lo sviluppo di queste capacità in abilità che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi.

Diventa importante, ed è il primo passo che si affronta in un lavoro con un coach, la definizione chiara dei propri obiettivi.

Ecco quindi che al di là di un’etichetta che può sembrare sospetta (“ecco, queste novità americane! Quest’ansia da prestazione! Tutto fumo…”) ci sono una serie di principi di buon senso che il coach è in grado di quantificare, esporre, concordare con il suo cliente. E soprattutto, c’è una strategia che si definisce insieme e che la persona impara a usare grazie a una sequenza precisa e personale di azioni.

Il coach non fornisce soluzioni. Le soluzioni sono già nelle mani della persona, si tratta quindi di definire il problema e trovare una strada per farlo diventare una risorsa.

Noi di Studio83 lavoriamo insieme agli scrittori:  correggiamo le bozze del loro manoscritti, editiamo i loro testi, li affianchiamo in una lunga serie di servizi tecnici.
Ci mettiamo:

  • esperienze decennali (Studio83 è aperto da sei anni, prima di fondarlo abbiamo lavorato in case editrici e redazioni)
  • passione per la letteratura e la scrittura
  • attenzione maniacale al dettaglio
  • professionalità (fatta di puntualità, chiarezza nel comunicare, educazione, pazienza).

E non è tutto. Da sempre, noi di Studio83 siamo coach letterari.

Parliamo con gli scrittori: non si tratta “solo” di correggere una bozza, ma di segnalare gli errori seriali, e di testimoniare l’apprendimento e il miglioramento testo dopo testo.

Abbiamo fiducia nelle capacità e nelle potenzialità di chiunque si rivolga a noi. Non è una fiducia vaga, buonista: si basa sulla lettura dei testi e si nutre delle nostre competenze e dell’allenamento a vedere il meglio in ogni cosa.

Detestiamo i toni velenosi, maliziosi, di chi parla di scrittori esordienti con ironia venata di superiorità. “Non siete scrittori, tutt’al più scriventi”, dicono.
“Scrivi, ma… hai pubblicato?
Hai pubblicato, ma… a pagamento o no?
Hai pubblicato gratis, d’accordo… e hai venduto?
Scrivi, hai pubblicato, hai venduto… allora hai accettato compromessi!”
No. Farsi influenzare da questa vulgata intellettualoide è uno spreco di energia.
Per noi non funziona così.

Ci crediamo: scrivere è bellissimo. E per ogni nuova persona che si avvicina alla scrittura bisogna festeggiare.
Siamo sicuri che: pubblicare è necessario, quando i tempi sono maturi per lo scrittore. E in quel caso i risultati arrivano, l’importante è sapere dall’inizio quali sono i propri risultati ideali: corrispondenti ai propri desideri,alla propria visione, ai propri valori.
Ne siamo convinti: il talento esiste. E una parte importante dello sviluppo del talento è il lavoro mirato sui propri punti di forza tecnici e sulle proprie predisposizioni e attitudini. Questo fa sì che ognuno sia se stesso e diverso dagli altri, e che ci sia spazio per tutti. Esistono i progressi. Esiste il percorso. Ognuno hai il proprio… ognuno è il proprio.

Questo per noi è coaching.
E cosa importante: è ovunque, è sempre. Il nostro affiancamento allo scrittore è già compreso nel prezzo, è già nel pacchetto, qualsiasi esso sia. Facciamo coaching nello scrivere una scheda di valutazione. Siamo coach quando impaginiamo. Trovate il coaching in ogni nostra risposta mail e in ogni commento scritto. Non è qualcosa che si finge o che si improvvisa: è quello in cui crediamo e che abbiamo perseguito fin dall’inizio.

“Scrivere è un percorso che necessita di tecnica, intelligenza, arguzia. E, soprattutto, nulla è più sbagliato che immaginare lo scrittore come solo. Il confronto è una delle parole chiave che tutti gli autori, esordienti o meno, tengono bene a mente.

STUDIO83 nasce dalla volontà di creare, per la rete degli esordienti, un servizio efficiente che offra quella consulenza spesso impossibile da trovare. Una consulenza che sia approfondita, disinteressata, e che possa strutturarsi come una forma di collaborazione in itinere con lo scrittore.”

Così si apriva la nostra avventura: sono parole, sono pratica, sono una linea di comportamento. Sono i nostri valori e il valore che diamo ai nostri autori. Sono la nostra storia.

Sul nostro sito, abbiamo aggiunto qualcosa di vitale: i commenti di chi ha lavorato con noi, scrittori, poeti e saggisti che hanno affidato i loro scritti ai nostri editor e hanno fatto un pezzo di strada con noi. Li trovate distribuiti nelle descrizioni dei servizi letterari. Sono il nostro orgoglio.
Abbiamo ideato anche un modulo di richiesta informazioni che permetta agli autori di comunicare con noi in modo più rapido e semplice. Il modulo contiene una parte importante: un box in cui esporre i propri obiettivi. Questa fase è una fase fondamentale del lavoro, di qualunque lavoro, e l’averla esplicitata ci consentirà di essere ancora più sintonizzati sulle esigenze di chi ci contatta.

Inoltre: anche per un autore può essere illuminante trovarsi davanti alla domanda: “Quali sono i tuoi obiettivi?”. Una domanda apparentemente banale, ma che a volte dimentichiamo di porre a noi stessi.
Definire i propri obiettivi significa dare a se stessi, al proprio impegno, alla propria voglia di comunicare una direzione precisa. Come disse Jinuemon Yamamoto:

Se si guarda bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre.