Consigli di lettura

Settembre: consigli di lettura!

Le vacanze sono inesorabilmente finite – o, peggio, per molti di noi sono sono neppure esistite. Come tornare alla routine senza cedere all’istinto di infilare la testa nel microonde? Lo sport aiuta, la vita sociale aiuta e sicuramente aiuta anche la lettura: ecco i consigli del mese su quali libri mettere sul comodino. E se l’ultima volta ci siamo concentrati sui romanzi d’avventura, questa volta esploreremo l’universo fantasy e fantastico in generale!

Il trono di spade (A game of thrones), primo capitolo della celeberrima saga “A song of ice and fire” di George R.R. Martin. Poiché i primi volumi sono stati accorpati o scorporati in modo diverso a seconda delle edizioni, il consiglio è più ampio: per chi ama un fantasy diverso dal solito (ma in quanto amante del genere non si fa scoraggiare dalle dimensioni monumentali dell’opera), l’intera saga di Martin ha tutto il suo perché.

 

L’albero di Halloween (The Halloween tree), di Ray Bradbury. L’autunno è la stagione di Halloween, e quale periodo migliore che i primi freddi per leggere questo romanzo di Bradbury, un viaggio tra spazio e tempo che vede protagonisti un gruppo di ragazzi e… un albero fatto di zucche.

La collina dei conigli (Watership Down), di Richard Adams. Malgrado titolo e apparenze, un romanzo molto duro e forte: i conigli protagonisti lottano per la vita e intraprendono una vera e propria guerra, con tutti i suoi orrori e i suoi sacrifici.

Il castello errante di Howl (Howl’s moving castle), di Diana Wynne Jones. Noto per aver ispirato l’omonimo film d’animazione di Miyazaki, il romanzo di Diana Wynne Jones parla della maledizione scagliata da una strega sulla giovane Sophie, che si ritrova trasformata in una donna anziana. La ragazza, intrappolata nel nuovo corpo, entra in contatto con il ricco fannullone rubacuori Howl, di cui scoprirà un lato nascosto.

La bambina che amava Tom Gordon (The girl who loved Tom Gordon), di Stephen King. Conosciuto come re dell’horror, King ha in realtà compiuto diverse escursioni fuori dal genere: o, come in questo caso, ha mescolato l’horror e il thriller con il fantastico in senso più ampio. In questo romanzo del 1999 racconta la storia di Trisha, bimba che si perde nel bosco e deve sopravvivere sia alla fame, sia a una creatura oscura con cui si trova faccia a faccia.

Buona lettura!

Stephen King, Re dell’Horror e di scrittura

Siamo quasi arrivati a settembre e, per molti di noi, alla fine delle ferie e alla ripartenza del lavoro e della quotidianità. Propositi simili a quelli di inizio anno, promesse, piani, rimettersi in moto, mangiare meglio, allevare unicorni… leggiamoci su!

Se a qualcuno di voi è rimasto qualche giorno di vuoto, perché non architettare una piccola “fuga” fuori programma con una lettura rapida, semplice e comunque proficua?

Quando ho bisogno di una fuga del genere, non posso fare a meno di rivolgermi al migliore: a Stephen King, che con il suo stile quasi ipnotico mi rapisce istantaneamente e mi fa volare, sognare e naturalmente rabbrividire!

Ci siamo occupati di lui diverse volte, per recensire i suoi titoli ma anche per citarlo direttamente.

Il suo manuale di scrittura “On writing” infatti è una miniera d’oro, di consigli e dell’attegiamento giusto per ogni autore in erba.  Da lì abbiamo tratto due citazioni ispiratrici. Una citazione di Stephen King riguarda la pagina bianca:

Lasciatemelo ripetere: non dovete affrontare alla leggera la pagina bianca. Non vi chiedo di affrontarla con timore riverenziale o senza dubbi; non vi chiedo di essere politicamente corretti o accantonare il vostro senso dell’umorismo (pregate Iddio di averne uno). Questa non è una gara di popolarità, non sono i giochi olimpici della morale, non siamo in chiesa. Ma si tratta di scrivere, dannazione, non lavare la macchina o mettersi l’eyeliner. Se sapete prenderlo sul serio, abbiamo da fare insieme.

(Stephen King, On Writing) La seconda bella citazione riguarda l’importanza di non  arrendersi mai:

Fermare un lavoro solo perché è difficile, sul piano emotivo o su quello creativo, è una cattiva idea. Talvolta bisogna andare avanti anche se non te la senti e talvolta stai facendo un buon lavoro anche quando hai la sensazione di faticare come un cretino solo per spalare merda da seduto.

Parlando di romanzi, abbiamo ultimamente recensito “22-11-63”: leggi la recensione di “22/11/63″ di Stephen King. Un altro suo romanzo figura nei nostri Consigli di lettura: cinque romanzi horror! Scoprite quale!

Se le trasferte vacanziere non vi sono bastate, provate a fare  un viaggio in luoghi… fantastici con una puntata doverosa nei luoghi prediletti di King, nel Maine.

Fcedogli tanti auguri negli giorno del suo compleanno, abbiamo riportato parte di un’intervista nel quale King parla del mestiere dello scrittore, e dello scrittore di mestiere: Happy birthday, Stephen!

Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi – e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: ne ho finito un altro, senza alcuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c’ero.

Concludiamo rimandandovi a un video dal nostro canale YouTube con qualche videocitazione, sempre dal manuale “On Writing”.
Videocitazioni: Stephen King. Scrivere è…

Buone letture! E buoni ritorni! 🙂

 

Aperitivo letterario: il resoconto!

Nei giorni scorsi abbiamo parlato dell’aperitivo letterario organizzato a Faenza dalla Music Academy in collaborazione con Studio83: un evento al quale tenevo particolarmente, perché rappresentava una bella occasione per gli autori di interagire tra loro e al tempo stesso un esperimento sulla lettura pubblica e su come viene recepita.

Il cortile della Music Academy è stato allestito con uno splendido gusto vintage, disponendo tavoli, cuscini e stuzzichini in modo da accogliere gli ospiti. Abbiamo aperto la serata spiegando cosa intendevamo sperimentare e comunicare con questo evento, un momento conviviale, interattivo e inclusivo tutto dedicato alla scrittura.

20150709_180054

Colori, stile vintage e un vento fresco che ci ha allietato!

O meglio, al connubio tra scrittura e lettura: per rendere più chiaro il concetto ho letto un brano tratto dal blog de L’arte di scrivere felici, in cui si parla appunto della lettura a voce alta e delle sue modalità principali: la lettura a voce per comprendere meglio il proprio testo, le pause, il ritmo; e la lettura a voce davanti a un pubblico, sicuramente più “spaventosa”, ma davvero utile per permetterci di uscire dal nostro punto di vista e avere un assaggio diretto di come il pubblico ci recepisce. Nel suo articolo, Giulia Abbate fa un’osservazione corretta: ogni scrittore sogna di diventare famoso, ma gli scrittori famosi leggono in pubblico, partecipano alle presentazioni, interagiscono. Leggendo un proprio brano davanti a una platea bisogna immaginare di essere già famosi, già conosciuti, e rivolgersi al pubblico come se sapessero chi siamo.

Durante la serata ci sono state autrici coraggiose (sì, tutte donne!) che sono salite sul palco e hanno letto al pubblico brani tratti dai loro racconti e loro poesie. Devo dire tra l’altro che sono state tutte bravissime sia nelle opere (davvero interessanti) che nella lettura.

11692577_10203076846202302_5678918400455230755_n

Eccomi mentre rispondo alle domande dei presenti 

L’ultima parte dell’evento è stata dedicata alle domande che il pubblico ha voluto rivolgermi su un mondo affascinante ma misterioso come quello dell’editoria e della scrittura. Quali sono gli errori più comuni di un esordiente? Come arrivare alla pubblicazione? Come promuoversi on-line ed emergere dal mucchio? L’aperitivo si è qindi trasformato in un piacevole dibattito su temi a me molto cari, di cui ho parlato con grande piacere.

Il tutto è stato allietato dai deliziosi “vintage cocktail” del bar: una proposta di cocktail d’altri tempi, oggi dimenticati, che hanno dato un tocco davvero elegante alla serata.

20150709_180108

Non c’è bisogno della Delorean per bere un buon Harvey Wallbanger, cocktail degli anni Cinquanta!

Grazie a tutti i partecipanti, in particolar modo alle bravissime autrici che sono salite sul palco per condividere i loro scritti. Siete state grandi! 🙂

 

Estate: consigli di lettura!

Ogni tanto ci piace scrivere un articolo con consigli di lettura, soprattutto prima dell’estate, quando i ritmi si allentano, abbiamo tutti più tempo e possiamo usarlo per leggere di più. Ecco qui una lista di titoli che consigliamo e che possono riempire la vostra estate. E visto che siamo in periodo di viaggi e vacanze, il tema principale sarà l’avventura!

Uccelli da preda, di Wilbur Smith (Birds of prey). Primo capitolo della saga dei Couteney, il romanzo narra le vicende del giovane Hal, diciassettenne dalle mille risorse imbarcato sulla nave comandata dal padre, sir Francis Courteney. Quest’ultimo è un corsaro e insieme navigano lungo le coste dell’Africa meridionale, dove non mancheranno incontri ed eventi avventurosi. Non un capolavoro, ma un libro divertente da gustarsi sotto l’ombrellone.

Sognavo l’Africa, di Kuki Gallman (I dreamed of Africa). Di tutt’altro genere è il romanzo autobiografico di Kuki Gallman, nata e cresciuta in Italia, ma da sempre appassionata dell’Africa e dei suoi paesaggi meravigliosi. Una vita difficile, segnata da due incidenti stradali, il secondo dei quali piuttosto gravi, da una lunga riabilitazione e poi dalla realizzazione del sogno: si trasferì in Kenya con figlio e secondo marito nel 1972. Le tragedie non finirono però lì: il suo libro è la testimonianza dello spirito di una donna che ha combattuto contro il dolore con tutta la sua forza.

Zorro – L’inizio della leggenda, di Isabel Allende (El Zorro, comienza la leyenda). Un’autobiografia immaginaria dell’eroe della Baja California, un prequel alle sue prodezze e alle sue avventure scritto da una delle autrici sudamericane più famose al mondo. Il romanzo è ricco di riferimenti ad altre opere dedicate alla figura di Zorro, come il film del 1999 con Antonio Banderas e il romanzo “La maledizione di Capistrano” di Johnston McCulley, risalente al 1919.

Costa sottovento, di Patrick O’Brien (Post Captain). Secondo capitolo che l’autore dedicò alla saga di Jack Aubray, affascinante comandante della marina inglese dell’Ottocento. Jack e Stephen, medico di bordo e suo amico, vivono insieme in campagna e hanno conosciuto due donne, una delle quali, Sophia, diverrà la moglie di Aubrey. Ridotto alla fame dai debiti, però, Jack sarà costretto ad accettare il comando di una nave-prototipo rifiutata da tutti: la Polychrest.

Recuperate il Titanic!, di Clive Cussler (Raise the Titanic!). Perché gli americani vogliono recuperare a tutti costi il relitto del Titanic? Cos’è il bizanio, materiale nascosto nella stiva del transatlantico? Un romanzo d’avventura sul recupero, osteggiato in tutti i modi dal protagonista, della nave più famosa della storia. Una curiosità: nel romanzo il Titanic giace intero sul fondo del mare; a quel tempo, infatti, Cussler non poteva sapere che il transatlantico si spezzò in due durante il naufragio.

Buona lettura! 🙂

Centenario del Genocido degli Armeni: consigli di lettura

Oggi ricorre il centesimo anniversario del genocidio armeno messo in atto dallo stato turco nel 1915. Una pagina di storia tra le più tristi, che tra l’altro “inaugura” il Novecento e lo stesso termine “genocidio“, creato proprio in questa occasione dal giurista Raphael Lemkin.

Quest’anno l’attenzione internazionale sulla ricorrenza è alta, sia perché un centenario è comunque rimarchevole, sia grazie alle parole di Papa Francesco, molto più politiche di quanto sembrino e accolte dal premier turco in un modo davvero scomposto e inquietante.

Ecco qualche consiglio di lettura per conoscere meglio non solo la terribile tragedia vissuta dal popolo armeno, ma anche gli armeni stessi, la loro indole particolare e una cultura vivace e ancora vitale.

Un primo link riguarda una lettura della vicenda che secondo il suo autore “farà infuriare entrambe le parti”. Dal sito de L’Internazionale: La verità sul genocidio degli Armeni di Gwynne Dyer. Si basa sulla consultazione di documenti originali e ci dà un quadro dell’intrico nel quale si trovò la sfortunata e inerme popolazione armena.

C’è stato un genocidio armeno. Certo che c’è stato. Quando quasi ottocentomila membri di una singola comunità etnica e religiosa muoiono di morte violenta, di fame o di assideramento in un breve periodo, mentre sono scortati da uomini armati di etnia e religione diversa, la questione è presto chiarita.

La scrittrice e docente Antonia Arslan è la voce italiana del genocidio: il suo best seller “La masseria delle allodole” è stato anche adattato in un film dai fratelli Taviani. Anche il seguito “La strada per Smirne” ha avuto un buon successo di pubblico. Pochi conoscono invece “Il Libro di Mush”, un testo da me recensito qualche tempo fa e che considero “minore” sotto tanti punti di vista, ma resta comunque una testimonianza interessante.

il libro di mush

Lo stile di Arslan è sicuramente di un livello molto alto. Elegante e fluido, tratta di tragedie e di barbarie con intensa pietas e con dettagli che colpiscono al cuore; il registro è alto, il tono quasi fiabesco, i dialoghi realistici.

 Una lettura che si può fare online è “La figura di Armin Wegner” di Pietro Kuciukian, tratto dal libro “Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni” dello stesso autore (Guerini & Associati, Milano, 2000). Wegner prestò servizio come ufficiale tedesco proprio accanto ai reggimenti turchi che operarono il massacro degli Armeni e, sconvolto da ciò che aveva visto, cercò in tutti i modi di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale con lettere e testimonianze, scattò fotografie e recapitò in segreto la corrispondenza di alcuni sopravvissuti.

Davanti allo sterminio, sotto il pallido orizzonte di una steppa bruciata, sorse in me involontariamente il desiderio […] di comunicare qualcosa di ciò che mi turbava […] a una più vasta, invisibile comunità.

Vi consiglio vivamente la lettura di tutto l’articolo, grazie al quale scoprirete il valore di una scelta morale e di un personaggio considerato “giusto” anche dagli Ebrei.
Sì, perché Wegner si prodigò più tardi anche in favore degli Ebrei, scrivendo lettere accorate ad Adolf Hitler protestando contro l’antisemitismo del governo tedesco!
(Nella sua lettera, che trovate riportata nell’articolo, Wegner cita anche gli Armeni accanto agli Ebrei. Ma Hitler già conosceva la loro triste vicenda, che usò per convincere i suoi ufficiali più “timorosi” ad accogliere l’idea della Soluzione Finale: “Oggi” pare che disse, “chi si ricorda degli Armeni?”)

Fortunatamente se ne ricordano in molti. E il popolo armeno esiste ancora, e mantiene vivo il ricordo del Medz Yeghern, il “grande crimine”. Oltre a quello, mantiene anche una cultura e dei legami con le proprie radici molto forti, grazie anche a tanti personaggi pubblici di provenienza armena (Charles Aznavour, Atom Egoyan, il gruppo metal System Of a Down, André Agassi, ma anche Cher e Kim Kardashian).

Un romanzo poco conosciuto nel quale ritroviamo gli Armeni e il loro sterminio è “Barbablù” di Kurt Vonnegut. Come è tipico di Vonnegut e della sua narrazione, qui il genocidio sembra questione di secondo piano che viene solo sfiorata, e invece è un elemento molto importante per capire il personaggio di Rabo Karabekian.

Le lezioni erano terminate, quel giorno, e il mio futuro padre si era trattenuto, tutto solo, in un’aula – mi racconterà un giorno – a scrivere poesie. Quando udì la soldataglia, capì subito che intenzioni avessero. Papà né vide né udì la carneficina. Per lui, la quiete del paesino – del quale, al calar della sera, era rimasto l’unico abitante […] – fu il ricordo più orrendo del massacro.

Sebbene i ricordi che del vecchio mondo serbava mia madre fossero assai più macabri di quelli di mio padre – poicé lei era venuta a trovrsi nei campi di sterminio – riuscirà tuttavia a lasciarsi il massacro alle spalle e trovare molto di cui rallegrarsi, negli Stati Uniti, molto di cui sognare a occhi aperti per l’avvenire della sua famiglia.

Mio padre invece non ci riuscì mai.

Un libro che parla poco del genocidio e molto degli armeni è “Che ve ne sembra dell’America?” di William Saroyan, raccolta di racconti edita in Italia da Elio Vittorini e davvero bella da leggere. Saroyan ci dona vivaci ritratti familiari (ma lui è cresciuto in orfanotrofio), immagini dalla Grande Depressione, personaggi simbolici ma realistici descritti con un linguaggio accurato e insieme lirico: una giostra con qualcosa di familiare. Leggendo le sue cronache ho avuto come la sensazione di essermi appena alzata da un pranzo di Natale dai miei: feroci discussioni politiche venete e comuniste alternate a sfottò romaneschi tra tombola, noccioline e qualcuno arrivato da fuori che presenzia col sopracciglio alzato.

Da una mia pena particolare potevo immaginare che qualcosa andva male nel mondo, ma non sapevo che cosa. Però, mia nonna cantava in un modo che mi fece cominciare a capire. Cantava, mentre lavorava per la casa, con furore e forza, lugubremente, a voce spiegata. Dal suo canto io imparai il linguaggio in poco tempo, ed era naturale, poiché lo avevo in me, e avevo solo da applicare le parole al ricordo. Io ero armeno. E maledicevo i bastardi che facevano tutto il male nel mondo, e non sapevo che nessuno è bastardo, e che l’amarezza dell’armeno è anche l’amarezza del turco e che il turco in sé è buono e semplice come l’armeno e che odiare l’uno significa odiare l’altro perché sono entrambi la stessa cosa.

[…] I turchi uccidevano gli armeni, e il generale Antranik e i suoi soldati uccidevano i turchi. Uccideva turchi buoni e semplici come lui e i suoi soldati, e non già tuchi criminali perché i criminali si trovavano lontani dalla scena della lotta.
Occhio per occhio, ma sempre l’occhio sbagliato.

Giornata della Memoria 2015 – consigli di lettura

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche entrano nel campo di concentramento di Auschwitz liberandolo “ufficialmente”.

Questa data è stata scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2005 come simbolo e memento di uno dei genocidi che ha segnato il “secolo breve” e che è diventato il più famigerato e ricordato (non altrettanto si potrebbe dire per il genocidio armeno: il silenzio su quest’altra triste vicenda ispirò e incoraggiò Hitler a tradurre in fatti le parole).

La ricorrenza è molto sentita anche in Italia, dove veniva celebrata prima delle disposizioni dell’ONU. Come molti altri oggi, quindi, e come ogni anno, siamo qui a darvi qualche spunto di lettura a tema. Per informarsi, per riflettere: anche per ri-pensare questa pagina attraverso punti di vista originali e diversi.

“Domani è perfetto” è un romanzo di Francesco Salvo, che l’autore ha scelto di pubblicare con Lulu. Un esordio che abbiamo valutato molto positivamente e che racconta la deportazione di una donna Testimone di Geova.

A volte consideriamo con fastidio gli appartenenti a questa confessione che ha diversi punti critici e criticabili. Pochi sanno che i Testimoni di Geova furono oggetto di persecuzione da parte dei nazisti. E che nei campi di sterminio fornirono prova di bontà e altruismo, senza farsi abbrutire ma piuttosto morendo per gli altri.

Ce lo testimonia, tra gli altri, Viktor Frankl, altro sopravvissuto alla Shoah, che ne parla in “Uno psicologo nei lager” (libro che non consiglierò mai abbastanza. Leggetelo!)

Il romanzo si apre a Berlino, nell’estate del 1936, nel pieno delle persecuzioni naziste; Ilse, ancora diciottenne, dopo aver collaborato alla diffusione di materiale religioso considerato sovversivo dal regime, assiste all’arresto dei propri genitori e viene infine portata via dalla Gestapo assieme al fratello Werner. Qui, le sorti della giovane si separano da quelle dei familiari: la ritroviamo molto tempo dopo nel campo di concentramento, dove l’incrollabile fede le consente di sopportare gli orrori e le privazioni.

Continua a leggere la recensione: “Domani è perfetto” di Francesco Salvo

Abbiamo letto anche diversi testi italiani, testimonianze dirette di internati.

Il primo che segnalo è “Diario clandestino” di Giovannino Guareschi (celebre per la saga di Don Camillo e Peppone) che fu fatto prigioniero e deportato nel campo di concentramento di Sandbostel. Il testo fu scritto nel corso della prigionia, che Guareschi affrontò coraggiosamente servendosi anche del potere salvifico della letteratura e della narrazione: ne leggeva stralci ai compagni, li componeva nonostante le avversità, componeva canzoni di incitamento al lavoro e scriveva didascalie per le caricature disegnate da un compagno artista.

Non abbiamo vissuto come bruti. Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l’infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, uomini con un passato e un avvenire.

Io mi sento un vincitore perché da questo inferno sono uscito senza odiare nessuno.

“Tu passerai per il camino” è la testimonianza di Vincenzo Pappalettera, catturato e deportato in quanto partigiano. E dalle righe del suo memoriale emerge proprio la sua combattività, la volontà di non farsi piegare e di organizzarsi, insieme a molti altri. Ci racconta dei comitati clandestini, delle strategie, delle scappatoie, e anche dello stupore del combattente quando vede accanto a sé chi non vorrebbe.

Tutti noi siamo venuti in contatto con diverse testimonianze dei lager, sia su carta che su pellicola. Questo memoriale mi ha colpita molto e lo consiglio perché è una testimonianza uguale, ma allo stesso tempo molto diversa dalle altre che ho letto: è uguale perché lo sono le vicende affrontate; è diversa perché diverso è il modo di viverle e di raccontarle.

Continua a leggere la recensione: “Tu passerai per il camino” di Vincenzo Pappalettera

“Restiamo umani”: un motto di Vittorio Arrigoni, giornalista e attivista ucciso a Gaza da jihaidisti. Immagine da antiwars.com (clicca per aprire la pagina)

Altri spunti di lettura:
Giornata della Memoria 2008 – Dodi li
Giornata della Memoria 2010 –Libri per ricordare e non solo
Giornata della Memoria 2012 – 27 gennaio: giorno della memoria
Giornata della Memoria 2014 – Giornata della Memoria

Consigli per i regali di Natale: seconda parte

Torniamo ai consigli per i regali natalizi, che abbiamo iniziato la volta scorsa (proponendo un romanzo di fantascienza e un divertente saggio sulla vita segreta degli scrittori).

Per i più giovani:

L’ultimo lupo, Mino Milani, edizioni Piemme (nella storica collana “Il battello a vapore”)

Una storia bellissima sul rapporto tra uomo e natura, che inizia con Enzo, protagonista undicenne, e il suo incontro con un anziano zio che vive tra i boschi. Una battuta di caccia all’ultimo lupo della zona, organizzata dal padre di Enzo, rappresenterà la scelta del ragazzo tra il rispetto verso l’ecosistema in cui viviamo e la tendenza umana a calpestare ogni cosa.

Per i salutisti (o per chi non lo è affatto):

Mangia che ti passa, Filippo Ongaro, Edizioni Pickwick

Filippo Ongaro, medico dell’Agenzia Spaziale Europea, è specializzato in nutrigenomica: la scienza che studia il rapporto tra nutrizione, salute e insorgenza di malattie. Nel suo saggio, propone una piccola rivoluzione alimentare per recuperare un rapporto più genuino con il cibo e costruire di giorno in giorno un percorso di salute e benessere.

Per gli insegnanti e gli amanti dei temi sociali:

La città dei ragazzi, Eraldo Affinati, Mondadori

Dalla sinossi in copertina: “Si chiamano Alì, Mohammed, Francisco, Ivan. Hanno quindici, sedici anni. Vengono dal Maghreb, dal Bangladesh, da Capo Verde, dalla Nigeria, dalla Romania, dall’Afghanistan. Sono arrivati in Italia nei modi più strani […]: a piedi, nascosti sotto i camion. Devono imparare a leggere, a scrivere, trovare un lavoro e rendersi autonomi. Ma soprattutto avrebbero bisogno di crescere e diventare grandi.”

Per chi ama cucinare:

La cucina degli elfi, Kiki Boni, Macro Edizioni

1000 ricette di cucina semplice, naturale, vegetariana. Mille varianti saporite e particolari, o dal gusto più tradizionale, da proporre agli amici durante una cena, o per l’imminente Capodanno.

Fine della seconda parte! 🙂

Cenone di Natale: consigli di lettura

La sera di Natale si avvicina: onorando la tradizione, ciò significa che il Cenone (o il nordico Pranzo) di Natale incombe.
Insieme a tutte le sue implicazioni.

I più fortunati (molti dei quali sotto i dieci anni) si divertiranno un mondo. Moltissimi passeranno una gradevole serata in compagnia di una famiglia serena, magari portando a casa dei bei regalini. I “pessimisti” borbotteranno un po’ per la noia e le lungaggini di qualche vecchia zia. Una ristretta minoranza (ristrettissima, mi auguro!) passerà una serata da incubo tra faide familiari pseudo ‘ndranghetiste. E non siamo ancora in fondo alla classifica.

La mia solidarietà va agli ultimi della lista: quelli che devono cucinare!

Da appassionata di cucina oltre che di lettura, scrivo l’ultimo post prima di Natale per dare qualche rapido consiglio di lettura a quest’ultima categoria.
Sfortuna nella sfortuna: sono vegetariana!

Capisco come non tutti siano disposti a passare (o a far passare, che è più difficile ancora) un Cenone di Natale interamente vegan, cioè privo di qualsiasi ingrediente di provenienza animale (niente carne, pesce, uova né latte). Ma eliminando l’etichetta ed esplorando le ricette che contiene, si possono trovare soluzioni interessanti per ricette buone, sane ed etiche (come recita il detto alla base del fortunato saggio di Jonathan Safran Foer: se niente importa, allora nulla è da salvare).

Un libro ispiratore (che per quanto mi riguarda è IL libro, punto) è “Cucchiaio Verde – La Bibbia della cucina vegetariana” (qui in edizione economica).
Un mega raccoglitore di ricette e consigli:

  • sul cibo e sul mangiare, tout court
  • sui migliori abbinamenti
  • sulla composizione e cottura dei vari tipi di alimenti

…con ricette davvero ricche e sfiziose, dagli antipasti ai dolci. Il libro riporta anche le virtù terapeutiche di diversi alimenti: c’è anche come curarsi l’indigestione, tanto per capirci.

Se invece non volete rinunciare alla carne (di pollo, vitello, manzo, maiale, di vegano) ecco un titolo a tema di un rinomato chef, secondo il quale “i vegetariani non hanno palato”.
Natale con Gordo
n (sul sito dell’editore anche un’anteprima) contiene diverse ricette di Gordon Ramsay: come personaggio televisivo può non piacere, come cuoco spinge gli ingredienti freschi, locali e di stagione cucinati in modo (relativamente) semplice ed economico. Le sue ricette sono a portata di cuoco medio, c’è qualche suggerimento simpatico compreso qualche consiglio su come riutilizzare gli avanzi.

Per le/gli appassionate/i allo stadio terminale, anche i video: “Pranzo di Natale con Gordon Ramsay“. Buon appetito!

Il Cenone o pranzo di Natale ha come protagonisti i bambini. Che si abboffano come zampogne, e almeno stavolta fanno bene. I più piccolini, però, potrebbero non gradire o ancor peggio potrebbero non essere pronti per polpettoni, fritture e panettoni.
Consiglio quindi un titolo bellissimo, dedicato allo svezzamento e alle prime pappe, che raccoglie tante ricette gustose e adatte ai più piccini… e di certo farà sciogliere più di un cuore, perché riporta anche poesie, racconti, esperienze di vita che tante mamme apprezzeranno.
…e indovinate chi è che cucina nel 90% dei casi? Le mamme! Quindi zitti e mosca, ecco il mio consiglio: Un mondo di pappe. I piccoli ringrazieranno.

Parliamo sempre di bambini. Tra una pappa e una pasta al forno, tra una tombola e un’occhiata all’orologio, potrebbe essere bello coinvolgerli in letture a loro misura. E di chi se non di Gianni Rodari, dico? Il pianeta degli alberi di Natale è un racconto fantasmagorico che appassionerà i più schizzinosi… se il lettore sarà abbastanza in gamba!
(In caso contrario o dubbio, ecco qui: “Il pianeta degli alberi di Natale” in audiolibro, letto da Angela Finocchiaro).

L’ultimo consiglio a tema. Non più per il giorno di Natale, ma per quello-quelli dopo.

“Un libro per chi è già in cammino (e per chi non è ancora partito) / Un libro per chi vuole arrivare a destinazione (e per chi preferisce godere del tragitto) / Un libro per chi si impone una disciplina (e per chi vuole respirare libertà)

Un libro piacevole, profondo e utile sempre. Perché dice il proverbio: “Non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale.”

Buona strada, buone preparazioni e come sempre buone letture!

Consigli per gli acquisti natalizi – parte I

Natale si avvicina e, come gli anni scorsi, vi proponiamo una rassegna di titoli che possono rappresentare idee regalo interessanti per amici e parenti.

1. Vite segrete dei grandi scrittori, Robert Schnakenberg, Electa 2014

Sapevate che Shakespeare era un evasore fiscale, che Charles Dickens era ossessivamente superstizioso, che Fitzgerald e sua moglie amavano abbaiare, che Louisa May Alcott faceva uso di oppio ed era convinta di essere stata un cavallo nella sua vita precedente? Robert Schnakenberg ci regala un divertentissimo, frizzante e colorato saggio in cui rivela particolari imbarazzanti e poco noti delle vite di autori classici che noi tutti abbiamo letto e amato. Se avete un amico scrittore, potrebbe essere un regalo azzeccato!

2. L’uomo di Marte, Andy Weir, Newton&Compton 2014

Fresco di edizione italiana, “L’uomo di Marte” è il regalo perfetto per un amico che ama la fantascienza e la narrativa d’avventura: un’avvincente storia, quella dell’astronauta Mark Watney, abbandonato su Marte dopo una missione andata male e costretto a sopravvivere da solo sul pianeta rosso, nella speranza di essere soccorso quattro anni dopo dalla spedizione successiva. Un romanzo divertente, ricco di colpi di scena, narrato con piglio cinematografico.

A presto per i prossimi consigli!

Sand Creek: consigli di lettura

In questi giorni i nativi americani ricordano il famigerato massacro del Sand Creek, che avvenne 150 anni fa. All’alba del 29 novembre 1864, la soldataglia statale statunitense assaltò l’accampamento di Cheyenne e Arrapaho, sulle sponde del fiume Sand Creek in Colorado e fece strage e secmpio di oltre 200 bambini, donne e anziani. Gli uomini erano lontani, sui campi di caccia: vennero a conoscenza dell’accaduto giorni dopo, raggiunti dai superstiti in fuga che percorsero ottanta chilometri al freddo, scalzi e feriti. Per saperne di più, rimando alla pagina su Wikipedia relativa al Massacro di Sand Creek.

“Al the Sand Creek Massacre” – Il massacro di Sand Creek in una rappresentazione artistica dello Cheyenne Lupo Ululante, uno degli scampati all’attacco.

Nonostante abbiano subito questo e altri massacri, architettati con il chiaro disegno di spazzarli via, i nativi americani sono riusciti a salvare qualcosa della loro identità e delle tradizioni storiche. Purtroppo le comunità sono decimate, ghettizzate in riserve e afflitte da piaghe sociali quali l’ignoranza e l’abbandono scolastico, l’alcolismo, il gioco, gli abusi su donne e minori, la discriminazione.

Questi aspetti sono ben affrontati nell’antologia capolavoro “Figlie di Pocahontas”, che contiene racconti e poesie di autrici native americane.


L’umiliazione descritta dalle autrici non è (o non solo) quella grandiosa legata alla congiuntura storica.  No. Le donne accettano di sporcarsi le mani, sia nella vita che nella narrativa, con la realtà delle piccole cose, che sono poi quelle decisive.
Continua a leggere la recensione

“Figlie di Pocahontas” è un testo molto triste, in effetti. Lo consiglio in ogni caso perché:

  • contiene voci importanti della letteratura non solo indiana ma americana,
  • tutti i racconti sono ben scritti; le poesie sono interessanti, a tratti davvero molto potenti,
  • è una testimonianza diretta e immediata della parte “debole” in causa.

…è anche fuori catalogo, si trova però in diverse biblioteche pubbliche e nell’usato.

Per una visione più approfondita della tragica distruzione del popolo dei nativi americani, un saggio che ho trovato valido e che consiglio è “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”. Vi si trova una descrizione del massacro di Sand Creek e molto altro: il genocidio indiano fu una vera e propria “soluzione finale” pianificata dagli statunitensi con fredda strategia e un dispiegamento ideologico che, purtroppo, non ci è del tutto sconosciuto perché usato anche oggi.

Pur avendo qualche anno sulle spalle (uscì nel 1978) “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” è un saggio completo dal linguaggio chiaro e coinvolgente. Molto toccanti le pagine dedicate alla “Danza degli Spiriti”, una corrente mistica nata tra i nativi a seguito dei tanti traumi subiti, che pur alleviandone le ferite interiori testimonia anche il tramonto della loro era.

Ho trovato “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” in PDF in versione integrale online, è stato pubblicato anche per gli Oscar Mondadori e si trova in tutte le librerie a un prezzo contenuto.

“Ho sentito dire che intendete metterci in una riserva vicino alle montagne. Io non voglio andarci. A me piace scorrazzare nelle praterie. Lì mi sento libero e felice.”

Quella del Sand Creek è una delle tante pagine buie della storia degli Stati Uniti d’America. Ed è l’ultimo capitolo del libro nero della colonizzazione europea delle Americhe: un brutale genocidio che ha segnato la morte di milioni di persone e la cancellazione di culture millenarie.

L’ultimo consiglio di lettura a tema riguarda un saggio che si legge come un romanzo, ma che ha importanti basi filosofiche e antropologiche: “La conquista dell’America. Il problema dell’altro” di Tzvedan Todorov.


Alla domanda: come comportarsi nei confronti dell’altro? Non sono in grado di rispondere se non narrando una storia esemplare.

Poche decine di anni, molte decine di milioni di persone uccise: il genocidio delle popolazioni native americane inizia subito, è già contenuto negli occhi di Colombo che vede i suoi interlocutori come poco meno di oggetti. Scoprire, Conquistare, Amare, Conoscere, sono le quattro sezioni del testo. Quattro viaggi che vi consiglio di fare con la guida di Todorov, che in questo video su RaiScuola ci parla dell’Altro nella storia con parole assolutamente attuali.

“La conquista dell’America” non è solo un libro di Storia e storie, ma un percorso psicologico e filosofico che chiama in causa la morale. E, come ho detto, si legge tutto d’un fiato.

L’ultimo aggancio più leggero (per modo di dire) è la citazione doverosa: “Fiume Sand Creek” di De André, nella storica versione live.

L’altro giorno per puro caso la fischiettavo, mia figlia mi ha sentito e mi ha chiesto di cantagliela.
Non ne ho avuto il coraggio.