consigli per scrittori

RiLL e Short Kipple: due concorsi letterari per racconti fantastici da non perdere!

Abbiamo già segnalato concorsi letterari per racconti da tenere d’occhio e ai quali partecipare. Oggi aggiungiamo due notizie che ti saranno sicuramente utili se hai dei racconti fantastici nel cassetto!

read more

Speed date editoriale: tre consigli per affrontarlo al meglio!

Lo speed date editoriale è una novità degli ultimi anni: consiste in una serie di incontri che una grande casa editrice si offre di organizzare, per parlare direttamente con autori e autrici che propongono i loro testi.
Prende il nome dai famosi/famigerati speed date perché è appunto un confronto veloce: il/la candidata ha dieci, venti minuti per illustrare il proprio testo alle/agli editor della casa editrice, che si prestano a più incontri per valutare quante più proposte possibili.

In un mondo social in cui tutto sembra a portata di mano, a cosa serve uno speed date editoriale?
Serve a moltissimo, secondo noi!

read more

Concorsi letterari – Racconti

Dopo il nostro post dedicato ai concorsi letterari di poesia, oggi ti proponiamo qualche concorso letterario dedicato ai racconti e alla narrativa breve.

read more

Concorsi letterari – Poesia

Segnaliamo oggi due concorsi letterari dedicati alla poesia, che ci sono sembrati interessanti, tra le tante proposte esistenti che si leggono online.

La poesia è una scrittura complessa, e pubblicare poesia è difficile.
Quello poetico è un mondo molto piccolo, che vive di dialettica interna e si raggruppa intorno a riviste o movimenti che hanno pochissima visibilità pubblica e nelle librerie.
Ciò vale anche per le case editrici: se non raccomanderemmo mai a un autore o a un’autrice di prosa di rivolgersi a un editore a pagamento, capita di dover essere più flessibili per la poesia, dove spesso la richiesta di contributo è un modo per poter stampare e diffondere volumi, senza che ci sia l’imbroglio dietro.

Siamo felici quindi di segnalare oggi tre concorsi letterari di poesia che speriamo possano crescere e soprattutto dare a poeti e poetesse degli spunti per confronti e relazioni nuove.

read more

Scrivere romanzi gialli: i dieci comandamenti di Raymond Chandler

Tra i generi letterari più largamente apprezzati c’è sicuramente il giallo, che raccoglie intorno a sé sia un fandom di appassionati, sia tantissimi lettori e lettrici mainstream. E, quando un appassionato di giallo decide di cimentarsi nella stesura di un romanzo o di un racconto, è facilissimo che si orienti proprio su quel genere. Il che, come abbiamo detto in passato, è un’ottima cosa: leggendo molti libri di uno specifico genere letterario ne interiorizziamo i tòpoi (ma attenzione a non cadere nei cliché!).

Inoltre, possiamo farci insegnare qualcosa dai mostri sacri che ne hanno fatto la storia, come Raymond Chandler, scrittore di luci e ombre, seguace di Dashiell Hammett e della narrativa hard-boiled.

Chandler, che fu parecchio critico nei confronti di molti romanzi gialli dei suoi tempi e di quelli immediatamente precedenti, scrisse i cosiddetti “Dieci comandamenti del romanzo giallo“. Si tratta di dieci regole imprescindibili che deve imparare chi vuole cimentarsi efficacemente con questo genere: andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che deve assolutamente avere un romanzo giallo!
read more

Spunti per nuovi inizi: la pianificazione di un romanzo, l’incipit, le prime righe e una sana scrittura

Buon 2019! Oggi è il giorno nel quale molti e molte di noi ricominciano con il lavoro e rientrano nella routine quotidiana, magari dopo una pausa più o meno lunga per le feste di Natale e Capodanno.

Come la mettiamo con le scritture? A che punto sono? Come hai impiegato la pausa festiva?
Forse hai proseguito un romanzo o un racconto che avevi in lavorazione. Oppure hai concluso (magari grazie allo sprint del NaNoWriMo) un testo che era già a buon punto, mettendo la parola FINE. O hai usato i giorni di pausa proprio come pausa, come sospensione dai tanti progetti e dall’impegno della scrittura, per ricaricare le batterie e ripartire con il nuovo anno in modo più riposato e tranquillo.

(In questi casi, ricorda: se hai scritto un romanzo o un racconto, il bello deve ancora venire! Mandalo a Studio83 per una valutazione o per un editing e scopri come migliorare la tua storia, il tuo stile, per raggiungere la pubblicazione con un buon editore!)

C’è un’altra possibilità: ovvero, che tu abbia usato i giorni di festeggiamenti e generale riduzione del lavoro per iniziare una nuova scrittura.

In questo caso, ecco qualche consiglio che potrà esserti utile nell’impostare bene il tuo nuovo progetto. Non dimentichiamo che, come dice l’adagio, chi ben comincia è a metà dell’opera!
read more

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – II Parte: il cliché

Seconda puntata della nostra serie dedicata ad alcuni elementi narrativi importanti: i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi. Sono componenti che riguardano i contenuti dei tuoi scritti, ma che si ripercuotono sulla forma e sullo stile, perché sono usati in più storie, tanto da diventare ricorrenti.

Nella prima puntata abbiamo spiegato la definizione di luogo comune, o tòpos letterario: nonostante nel parlato “luogo comune” indichi qualcosa di negativo, in letteratura esso non è affatto da evitare, anzi! Il tòpos letterario è un luogo inevitabile, uno schema ricorrente o una figura molto usata che devi conoscere per scrivere con cognizione di causa.

Insomma, i luoghi comuni letterari sono nostri amici e non vanno evitati, ma studiati! Perché sono importanti punti di riferimento che definiscono i generi e che ci aiutano a sviluppare le nostre storie.
[Leggi il post completo: Il tòpos]

Oggi affrontiamo il cliché. E il discorso si fa molto diverso da quello sul tòpos, perché il cliché è un elemento negativo, da evitare o da superare.

read more

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono? – I Parte: il tòpos

La scrittura è un’attività solitaria. Eppure, quando scriviamo non siamo soli.

Intorno al nostro libro ci sono altri libri: quelli degli autori e delle autrici che ci hanno preceduto e che hanno scritto delle stesse cose, o con uno stile simile, o nello stesso genere letterario che noi abbiamo scelto.

Scrivere, quindi, non è solo creare qualcosa di nuovo, ma misurarsi con una certa tradizione, composta:

  • da un canone preciso, stabilito dalla critica e da chi lo studia;
  • dai libri che hanno già affrontato i nostri stessi temi;
  • dal corpus di uno stesso autore o autrice;
  • dai libri che noi stessi abbiamo letto e che ci hanno influenzati, nel bene o nel male, in modo chiaro oppure nascosto.

E in questo non c’è niente di male, anzi: deve essere così. La preoccupazione di essere assolutamente originali e di scrivere in modo da non assomigliare a nessuno è un rovello tipico di autrici e autori inesperti, e consuma un sacco di energie per nulla!

Perché la cultura è una conversazione, perché nessuno di noi è una monade e perché, si dice, in fondo tutto è già stato scritto. Quindi rilassiamoci! Pensiamo, invece, a come relazionarci con la nostra tradizione di riferimento.

Per aiutarti in questo, abbiamo scritto una breve guida per spiegarti alcune componenti fondamentali che accomunano i testi, e che fanno da “mappa” per lo scrittore e la scrittrice che vogliono scrivere bene.

La nostra guida si intitola:

Tòpoi letterari, luoghi comuni, cliché, stereotipi. Cosa sono?

read more

I consigli di scrittura di Stephen King: la prima riga di un romanzo

Nei mesi scorsi abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo (o di un racconto): della sua importanza dal punto di vista di chi scrive e soprattutto di chi legge.

Cosa dire, entrando più nello specifico, della prima riga di un libro? Niente paura, ci viene in aiuto Stephen King!

In un’intervista rilasciata al quotidiano The Atlantic nel 2013, in concomitanza con l’uscita del suo romanzo “Doctor Sleep”, King parlò proprio dell’importanza della prima riga di un’opera, ancor prima che dell’incipit in senso più ampio.

Abbiamo tradotto alcune delle sue riflessioni, che possono essere utili e interessanti per tutt* noi.

Esiste ogni sorta di idea e teoria su ciò che costituisce una buona frase d’apertura. È un tema complesso e difficile da affrontare, perché io non ragiono sul piano concettuale quando lavoro sulla prima bozza: scrivo e basta. Per essere più tecnici, è un po’ come cercare di chiudere un raggio di luna in un barattolo. Ma c’è una cosa di cui sono sicuro. Una frase d’apertura deve invitare il lettore a iniziare la storia. Dovrebbe dire: “Ascolta. Entra. Tu vuoi saperne di più.” […]

Successivamente, King cita un romanzo come esempio eccellente di riga d’apertura: “Il postino suona sempre due volte”.

Abbiamo sentito tutti il consiglio che dà chi insegna scrittura: inizia un libro nel mezzo di una scena drammatica o avvincente, perché catturerai subito l’attenzione del lettore. È ciò che chiamiamo “gancio”, e fino a un certo punto è vero. Questa frase da “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain ti immerge subito in un luogo e in un tempo specifici, come se stesse già accadendo qualcosa: “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno.”

Sei immediatamente dentro la storia: il narratore è salito su un camion e si è fatto beccare. Ma Cain, come fanno i migliori scrittori, ci mette molto più che un contesto preimpostato. Questa frase ti dice più di quanto credi. Nessuno viaggia su un camion perché ha comprato un biglietto, quindi [il protagonista, N.d.T] deve essere uno sbandato, qualcuno dei sobborghi, qualcuno che rubacchia per campare. Così capisci subito molto di lui, forse più di quanto registra la tua mente cosciente, e ti incuriosisci.

Altro obiettivo è comunicare subito al lettore le caratteristiche stilistiche dell’autore.

Questo incipit ottiene anche qualcos’altro: è una veloce introduzione allo stile dell’autore, altra cosa che le buone righe d’apertura tendono a fare. In “Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno”, capiamo subito che non saremo deliziati da mille fanfare. Non ci sarà un lessico pieno di fronzoli, niente chiacchiericcio. Il veicolo narrativo è semplice, snello (senza contare che il libro che abbiamo in mano è lungo solo 128 pagine). Che bella cosa: rapido, pulito e mortale, come un proiettile. […]

Da un punto di vista più materiale, secondo King, una buona riga d’apertura può convincere il lettore a comprare il tuo libro.

Ovviamente, è una questione di vita o di morte per lo scrittore. Una brutta prima riga può convincermi a non comprare un nuovo libro, perché, cielo, ne ho già un sacco; e uno stile sgradevole già all’inizio è abbastanza per scappare via.

Poi si focalizza su un altro concetto, che va oltre la semplice idea di stile: la voce di un autore/autrice, che deve essere sua, deve essere efficace e anche immediatamente riconoscibile.

Per me, una buona riga d’apertura inizia con una voce. Molte persone parlano di “voce”, ma penso che intendano più che altro “stile”. La voce è di più. La gente cerca qualcosa nei libri. Non cercano una storia, o addirittura i personaggi. Non cercano il genere. Credo che i lettori cerchino la voce.

Subito dopo, prova spiegarsi meglio facendo un paragone con la musica.

La voce di un romanzo è un po’ come quella di un cantante. Pensiamo a cantanti come Mick Jagger e Bob Dylan, che non avevano formazione musicale ma erano immediatamente riconoscibili. Quando la gente mette su un disco dei Rolling Stones, è perché cerca quella qualità distintiva. Conoscono quella voce, amano quella voce, e qualcosa dentro di loro li connette profondamente a essa. Ecco, succede lo stesso con i libri.

Cita poi alcuni autori che, secondo lui, sono caratterizzati proprio da una voce forte, accattivante e personale.

Chiunque abbia letto abbastanza di John Sanford, per esempio, sa che quella voce sarcastica e spassosa è sua e sua soltanto. O Elmore Leonard… mio dio, la sua scrittura è come un’impronta digitale. La riconosceresti ovunque. Una voce stuzzicante apre una connessione intima, un legame molto più forte rispetto a una voce falsata attraverso una scrittura artefatta.

In sostanza: cosa deve fare la prima riga di un romanzo?

Dovrebbe ottenere tre effetti. Ti posiziona nel tempo. Ti posiziona nello spazio. E richiama il finale del libro […].

E non dimentichiamo di trovare la nostra voce!

#NaNoWriMo: cinque consigli PRATICI (più uno) per scrivere un romanzo in trenta giorni!

Arriva novembre… arriva il NaNoWrimo!

Ma cos’è questo NaNoWriMo?

Il National Novel Writing Month,  “mese nazionale per la scrittura di un romanzo”, è un progetto nato online qualche anno fa e diventato in poco tempo una sfida virale: scrivere un romanzo di almeno 50.000 parole in un solo mese, il mese appunto di novembre.

Come si fa a partecipare? Basta iscriversi gratuitamente alla piattaforma NaNoWriMo, scegliersi un nome e magari impostare un obiettivo; avrai una tua pagina sulla quale segnare i progressi giornalieri (il numero di battute o di parole) che ti restituisce le tue statistiche di scrittura.
E poi… e poi basta.
Non c’è niente di obbligatorio. La sfida è con noi stessi.
Se vogliamo possiamo partecipare in vari modi e gradi alla vita della comunità di scrittori e scrittrici che si scambiano idee, impressioni e insulti (tutto concordato! Ne parliamo poco sotto…), altrimenti si usa la pagina per tracciare i propri progressi, e la sfida in sé per scrivere un testo di almeno 50.000 parole.

Semplice e senza sorprese. E forse proprio per questo il NaNoWriMo è ormai un evento che conta migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Hai mai partecipato? Pensi di farlo? Ecco qualche consiglio utile per affrontare questo mese al meglio e trovarti al 30 di novembre con un bel romanzo terminato e senza la vita distrutta 🙂

La bacheca della piattaforma

1 – Preparati in anticipo.

Un romanzo, per quanto breve e pieno di belle idee, non si scrive da zero: al primo novembre dovresti avere una scaletta di massima già pronta, che sia la più dettagliata possibile, per darti modo di iniziare la scrittura con una base creativa solida e soprattutto per evitare blocchi dovuti a “buchi” narrativi a metà strada.

Non ci avevi pensato? Non hai una scaletta pronta?

Beh, al primo novembre mancano tre giorni! 🙂
Se non ti bastano, prenditi anche tutta la settimana per stendere il piano del tuo romanzo, segnando anche quello nel conteggio della tua scrittura.
Se non sai come fare… ti aiutiamo noi! Leggi i nostri post sulla pianificazione preliminare, e imparerai come fare bene una scaletta e come programmare il tuo romanzo:

2 – Crea un’abitudine giornaliera.

Scrivere un romanzo in un mese può sembrare una corsa forsennata: invece ha tutti i crismi di una piccola maratona. Quindi è molto importante che almento per trenta giorni tu programmi un tempo fisso, in un momento preciso della giornata che sia sempre quello, e imposti un numero minimo di battute da raggiungere in quel tempo (per 50.000 parole, sono esattamente 1667 parole al giorno).

Si tratta di una strategia basata sulla quantità e sulla metodicità, un po’ come se ogni giorno dovessi prendere una pasticca, o fare una certa procedura fisica per la tua salute, o accompagnare un parente a un appuntamento fisso. Trova il tempo, trova il momento e riga dritto per trenta giorni. Se ti sembra difficile, tieni duro e ripetiti che in fondo è solo per un mese, e solo per poche parole al giorno. Di solito funziona.

E molto spesso, accade che dopo trenta giorni hai guadagnato una buona abitudine in più alla quale ti sarà molto difficile rinunciare!

3 – Organizza spazi e tempi intorno a te.

Per lavorare in modo metodico hai bisogno che l’ambiente intorno a te contribuisca al tuo successo. E dipende da te!

Cura la tua postazione, che sia quanto più possibile luminosa, tranquilla e funzionale. E fornisciti anche di un buon equipaggiamento: oltre a una tazza di the verde che ti aiuti la concentrazione e la salute, tieniti accanto il materiale che ti serve, ad esempio un dizionario, o i libri e manuali che potresti aver bisogno di consultare; scaletta sempre a portata di mano e sotto gli occhi; e una buona scorta di surgelati nel freezer: scrittura e alta cucina in questo caso remerebbero l’una contro l’altra, ti rifarai col cenone di Natale!

4 – Usa gli strumenti del NaNoWriMo.

Ce ne sono molti! Fai un giro nella piattaforma, per scoprire il semplice meccanismo dei “badge” e i vari forum tematici, tra i quali quelli per festeggiare i progressi e quelli dove dichiarare invece le mete non raggiunte, e farsi (giocosamente) insultare da colleghi e colleghe nella tua stessa condizione!

La cosa più importante: aggiorna puntualmente le battute o parole giornaliere che hai scritto. Tenere traccia dei tuoi progressi è molto importante! Sospetto anzi che il NaNoWriMo sia diventato così popolare anche per questa bellissima idea:

La tua statistica personale di scrittura giornaliera!

Nel nostro post dedicato agli obiettivi realistici abbiamo parlato proprio di questo: tra le caratteristiche indispensabili di un obiettivo ben formato che ti incoraggia al lavoro c’è anche il fatto che esso sia misurabile.

L’obiettivo deve essere misurabile. La domanda chiave è: “come saprò di aver raggiunto il mio obiettivo? Cosa deve succedere?”
Come sai che “sei” uno scrittore?
Vuoi stabilire un certo numero di racconti pubblicati? Un certo numero di recensioni raggiunte? Un certo numero di lettori? Ti basta leggere anche solo una volta la parola “scrittore” accanto al tuo nome e saprai di poter passare all’obiettivo successivo?
Devi assolutamente rispondere a questa domanda.

Un obiettivo ben formato deve anche essere: espresso in positivo, specifico, descrivibile, in armonia con te e sotto il tuo controllo. Per saperne di più:  “Seconda regola del successo per scrittori: obiettivi realistici!”

5 – Procedi!

Significa che non devi metterti a rileggere quello che hai scritto il giorno prima, a meno che tu non debba capire a che punto sei, e per quello ti bastano le ultime cinque righe.

Questo fa parte dello spirito del NaNoWriMo, che vuole portarti a produrre una prima bozza presto e bene. E fa anche parte del miglior metodo di scrittura che conosciamo e propugnamo anche noi di Studio83, basato sulla separazione dei momenti creativi.

Leggilo qui: Scrivere: rispettiamo le fasi della creatività

Quando scrivi la prima bozza devi usare la creatività irrazionale del subconscio, devi farti trasportare, senza rileggere e assolutamente senza ricorreggere! La revisione viene dopo. Pure quella è indispensabile, ma deve essere separata dalla prima creazione perché il tuo cervello possa lavorare in modo efficiente e con poca fatica.

Con le buone abitudini che acquisisci a novembre grazie al NaNoWriMo, potrai usare dicembre per revisionare. E per il cenone di Natale, vai dai nonni o da papà&mamma: saranno felici di rimpinzarti e di sapere che hai scritto un romanzo in un mese!

Poi, quando arriva gennaio, a bagordi finiti e romanzo revisionato… mandalo a noi! Le nostre schede di valutazione ti aiuteranno a vedere la tua opera con occhi nuovi e più consapevoli, e il nostro editing la renderà più coerente, più solida ed efficace, pronta a prendere la sua strada di pubblicazione.

Pronto, pronta a iniziare?
Buon NaNoWriMo!
Buone scritture!