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Per non dimenticare Antonio Russo

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Antonio Russo. Il suo corpo fu ritrovato il 16 ottobre 2000 in Cecenia, con evidenti segni di tortura, riconducibili ai metodi dei servizi segreti russi.

Russo era un giornalista free lance, per scelta non era iscritto all’Ordine e ha lavorato per Radio Radicale coprendo alcuni dei peggiori conflitti degli anni ’90, dal Ruanda, all’Algeria, alla Bosnia.
Sono molto affezionata al ricordo di quest’uomo e del suo lavoro, quando lo ascoltavo andavo ancora a liceo e  ricordo bene quando, durante la pulizia etnica compiuta dei serbi in Kosovo, fu l’unico giornalista a rimanere a Pristina per documentare le stragi. Ci rimase ben nascosto, sapendo di essere braccato dai serbi che erano stati avvisati di lui. Poi sparì per due giorni e tutti, la redazione di Radio Radicale e noi ascoltatori, col fiato sospeso. Ricomparve in Macedonia, dopo aver diviso il destino dei profughi ed essere scampato come loro al peggio. Ma il peggio lo ha raggiunto di nuovo, in Cecenia, e questa volta non è andata bene. Purtroppo per lui, ma anche per noi.

 

 

«Le testimonianze dei miei reportage radiofonici sono stati conservate nell’archivio della radio e sono state anche trasferite via Web. Questo è a mio avviso importante per due motivi. Il primo consiste nel fatto che bisogna comunque possedere una memoria storica. Questo è un dato che un po’ la tecnologia trascura. L’informazione valida è quella che abbia la possibilità di essere reperita storicamente. “Laudatur tempores acti” diceva Dante, “si lodino i tempi passati”, in quanto ‘exempla’ di un’esperienza. Gli esempi storici si traducono nella capacità di analizzare il presente e prevedere il futuro. con un fondamento abbastanza solido.

[…] La possibilità di reperire i miei reportage e risentirli via Web aiuta la gente ad avere un’immagine più precisa degli eventi in corso.

Fondamentalmente noi dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere».

La pagina di Radio Radicale su Antonio Russo con alcuni suoi interventi e le corrispondenze
Antonio Russo su Wikipedia

Mostruosamente Studio83 :-)

Da qualche tempo, abbiamo tra i link amici il banner "Contro i nuovi mostri", che fa capo alla "campagna di resistenza" promossa da Oliviero Beha e dalla sua casa editrice Chiarelettere.

Questo censimento web delle "associazioni culturali che non mollano" vuole tenere insieme "partigiani" di valori scomparsi che si oppongono alla crisi che è prima e soprattutto culturale, e solo dopo politica.

Le adesioni sono centinaia, e quelle giunte in tempo utile sono state pubblicate ne "I Nuovi Mostri", l’ultimo libro di Beha. Tra loro c’è anche quella di Studio83 ^^

More about I nuovi mostri

Potete leggerla nella sezione corrispondente del libro "I nuovi mostri", ma anche nell’elenco pubblicato online. Ve la riporto di seguito nella sua aurea ruvidezza, non per niente l’ho scritta io mentre Elly approvava con un sospiro paziente prima di darmi le medicine…

L’associazione culturale è stata fondata da me e dalla mia collega Elena. Siamo due ragazze dell’83, laureate in Comunicazione con indirizzo letterario/editoriale, e ci siamo semplicemente stufate di leggere, sia sulla carta che sul web, recensioni che non hanno niente di letterario e tutto di pubblicitario. Tramite il nostro blog e il sito proponiamo svolgiamo varie attività, tra le quali: recensione gratuita e sincera delle opere di esordienti; dibattiti letterari; forte critica e sensibilizzazione contro l’editoria a pagamento; forte critica contro l’editoria non a pagamento che pubblica immondizia; promozione del copyleft e della condivisione dei saperi, e-book a scaricamento libero; lavori di critica letteraria seria e non compiacente.

Insomma, se doveste ritrovarvi tra le mani il libro di Beha (che ho letto, ma che non recensisco per ovvio conflitto di interessi) siete avvisati. E se avete un blog, un’associazione o partecipate a iniziative interessanti, il censimento è ancora aperto e prevede anche delle novità come la prossima creazione di una rubrica dedicata.

Da parte nostra, non ci rimane che ringraziare Beha per la sua inziativa e per aver ritenuto di includere una realtà piccola come la nostra nel suo elenco di "virtuosi".

Sherlockiana, addio

Il 31 marzo ha chiuso la Sherlockiana di Milano, libreria storica della città che ha aperto a metà degli anni Ottanta ed è stata un riferimento per gli amanti del genere. Se ne è parlato molto, la libreria ha avuto tempi difficili prima di oggi ed è stata salvata dall’aiuto di scrittori e lettori affezionati. Tuttavia il sostegno generoso non serve se non ad arginare i danni, e Tecla Dozio, la proprietaria della libreria, non può lottare oltre.

 


Le piccole librerie sono schiacciate da un mare di elementi: la concorrenza dei multicenter enormi; le condizioni dei distributori e degli editori che per un libraio indipendente possono essere proibitive (nonostante continuo a ripetere che tra conto vendita, rese, sconti e tredicesime copie, come sono trattati i librai qui in Italia…); il mercato composto da un 10% di forti lettori acquirenti che non riesce a sostenere tutti, a fronte di un 90% che non legge o non compra – come me, che di libri ne leggo cinque-sei al mese ma li prendo in biblioteca o nei mercatini.
Per ultimo, un fattore che qui mi sembra determinante: il totale disinteresse delle amministrazioni e delle istituzioni pubbliche nei confronti delle piccole realtà di valore.

Leggiamo qualche stralcio della lettera di Tecla Dozio in cui commenta la sua chiusura:

La decisione di chiudere la libreria non è stata facile e ci ho perso il sonno per qualche mese.
I motivi sono molti. Non è solo la solita e cronica mancanza di denaro, ma la consapevolezza di non avere possibilità reali.

Quando un’attività non incassa abbastanza, ogni intervento è di tamponamento e le grosse crisi diventano cicliche. Infatti questo è stato.

Non finirò mai di ringraziare le centinaia di persone che mi hanno aiutata in questi anni, ma non si può, credetemi, vivere in uno stato di continua emergenza.

Il Comune di Milano (…) non ha rispettato nessuna delle sue promesse.

Questo ultimo punto è approfondito, insieme alle difficoltà attraversate con la burocrazia, le promesse, i contratti fasulli e le strutture fatiscenti, in quest’altro intervento della Dozio. Leggetelo, ne vale la pena se non altro per capire che quelle che sentiamo dai tromboni istituzionali sono parole di circostanza, le loro promesse non sono che veline, ma poi ai fatti c’è un atteggiamento da parte di chi gestisce il patrimonio pubblico che non fa differenze tra struttura e struttura e pretende una risposta aziendale anche quando si parla di Cultura“.

Forse, la ragione più importante per cui la libreria ha chiuso dopo tanti anni di sforzi della sua timoniera risiede proprio nella sofferta decisione di quest’ultima:

Sono stanca, dedico alla libreria molte ore al giorno e sono sola.
Dirigo una collana di gialli e mi sento in colpa verso gli autori. (…) Questo mi crea ansia e avrei dovuto scegliere di abbandonare la Todaro editore.
Me ne voglio andare da Milano.
Desidero ritmi lenti e la natura intorno a me e tempo per leggere non solo quello che devo, ma anche quello che amo.
Questa libreria occupa tutto il mio tempo e trascuro gli amici.

Insomma, una persona che ha scelto un mestiere che le piaceva e che ha coniugato al commercio un’attività culturale si ritrova in una via crucis che le allontana ogni altra cosa, ogni piacere, ogni tranquillità. Come non rispettare la sua scelta di tirare il fiato?

Urban Fantasy

Il prossimo 1 aprile sarà il "compleanno" del forum Writers Dream, di cui abbiamo già parlato (purtroppo, anche in situazioni spiacevoli).

Per festeggiare la ricorrenza, Writers Dream ha bandito un simpatico concorso dedicato al genere Urban Fantasy, sia in forma di racconto originale che di fanfiction.

Per i dettagli, vi rimando al bando in .pdf, e in bocca al lupo!

Poesia Grafica

Scrivo per segnalare la nascita del forum di Poesia Grafica, che vanta nel suo team il nostro amico Luca, webmaster dell‘Isola della Poesia. A lui la "linea", con una descrizione del forum via mail:

È appena nato e quindi non ci sono ancora molti contenuti, ma contiamo di farlo crescere velocemente per attirare tanti artisti, sia grafici che poeti.
Abbiamo anche inserito la possibilità di partecipare a coppie (un grafico piu’ un poeta) e il forum è a disposizione dei poeti che cercano un grafico o viceversa, per creare qualcosa di bello insieme.



Il forum è nato da poco ma conta già una buona quantità di post e di partecipanti. Non essendo né poetessa, né grafica, non posso che leggere con curiosità le topic tecniche, per imparare qualcosa di nuovo.
Come utente, però, noto che, al di là della qualità letteraria o dei vari temi grafici, alle volte c’è un po’ di affollamento, i versi montati sulle immagini sono di difficile leggibilità, nei casi peggiori vanno a confondersi totalmente con lo sfondo.

Come sempre, la qualità della cosa dipenderà dalle capacità degli utenti che "riempiono" con i loro contenuti una piattaforma. Il forum infatti è pensato per essere uno strumento, più che di cultura letteraria, di aggregazione e di condivisione, perciò sarà qualcosa di più di un’accozzaglia autoreferenziale di versi e versacci: lo scambio dialettico (e critico) dà un valore aggiunto che supera la mera somma delle parti.

Una bella nota di merito, dunque: a chi ha creato il forum di Poesia Grafica e a chi lo tiene in vita con i propri post, le proprie poesie e la volontà di scambiarsi conoscenza.

Arrakis

Tempo fa, su Sky, di notte, ho visto un documentario che mi ha colpita tantissimo. Il titolo è Arrakis, l’autore è il giovane Andrea Di Nardo, l’argomento è quello (drammatico) dell’avvelenamento da amianto nelle fabbriche, il linguaggio è quello del documentario poetico. Una convergenza di scelte appropriate e terribilmente evocative (a partire dal titolo, citazione densa di significati) rendono quest’opera un esempio di linguaggio dell’immagine di incredibile forza.

Arrakis è una sequenza di immagini che descrivono la desolazione delle "fabbriche della morte", edifici abbandonati e fatiscenti, accompagnate da una voce fortemente simbolica: quella di Silvestro Capelli, ex-operaio, sottoposto a laringectomia a causa di un cancro provocato dall’amianto.

In Rete, Arrakis è giustamente divenuto un vero caso tra siti e blog; ci tenevo molto a segnalarlo anche qui perché lo trovo un’opera davvero emozionante.

Per chi volesse saperne di più, visitate il sito arrakis.vh5n1.net

Cronache di una rivoluzione

Tramite uno dei blog del Corriere sono arrivata al sito di Sergio Lepri, giornalista e (per trent’anni) direttore dell’ANSA. Lepri sta lavorando a un libro di "cronaca e testimonianze": "1943, cronache di un anno", e lo sta pubblicando direttamente online sul suo sito. Il giornalista aveva mille possibilità di essere pubblicato e distribuito in libreria e di guadagnarci in più sensi. Ma ha scelto di rendere il libro disponibile online e di pubbicarlo work in progress.

A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet non finisce al macero, prima o dopo, per decisione dell’editore oppure, per decisione del lettore, in uno scaffale alto della libreria o sul banchetto di un rivenditore di libri usati; un libro che poi, alla fine, diventa un blocco di carta invecchiata o un mucchio di polvere. Non è fatto di atomi di carta, ma di impulsi elettrici, di bit. Quinta novità: un libro che, se l’autore non lo cancella, è, si fa per dire – eterno o quasi.

Questo è solo uno dei tanti motivi con i quali Lepri spiega la sua decisione. Vi invito a leggerli tutti QUI, in una prefazione che brilla per pragmatismo: Lepri, ottantanove anni, ha molto da insegnare a tutti noi, qualsiasi sia la nostra età. Dalla home page:

La mia è dunque una generazione che ha il dovere di non disperdere il patrimonio messo insieme in un processo di trasformazione così ampio e così profondo come mai nella storia millenaria dell’umanità; che ha il dovere – senza presunzione e, anzi, con l’umiltà con cui ci si deve sempre rivolgere a chi sa meno e non per sua colpa – di lasciare agli altri almeno un po’ della ricchezza accumulata non per merito proprio ma dei tempi in cui è nata e cresciuta.

In chiusura Lepri ringrazia chi lo leggerà: vi segnalo quindi "1943 – cronache di un anno",  oltre alle ricche sezioni di articoli e testimonianze del giornalista disponibili dai menu. Sono pezzi impegnativi ma appassionanti… da leggere anche in vacanza!

Le parole sono importanti

Le parole sono importanti. Non sempre verba volant, anzi, forse è la capacità di “volare” che le rende così pericolose. Parlare delle cose usando i nomi esatti, pesare i vocaboli scelti, aiuta a vedere meglio. È il primo, importante passo per cambiare.

Il network Giornalisti contro il razzismo segnala un’iniziativa delle agenzie stampa Dire e Redattore Sociale: eliminare la parola “clandestino” dai pezzi.

(…)abbiamo pensato di compiere un primo passo a partire dal linguaggio, dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti. E’ nata così l’idea di definire un glossario minimo, a cominciare da alcune parole che ci pare necessario “mettere al bando”
(…) Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole.
(…)
crediamo che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovremo aggiungere in futuro.

Leggi il testo completo dell’appello

Le élites dominanti si appropriano delle parole (“sicurezza”, “crescita”), le manipolano a loro piacimento (“finanza creativa”, di questi giorni “recessione tecnica”)… come impedirlo? È giusto rinunciare all’uso di alcune parole perché qualcuno le distorce?

Come lettrice (e cittadina) stimo i giornalisti che si pongono il problema di un’informazione vera e che fanno qualcosa per contrastare i poteri che manipolano le opinioni.

Come scrittrice, “sposto” la questione alla letteratura dove spesso c’è il problema contrario. Il potere della parola è sottovalutato, le espressioni sono usate e abusate, i vocaboli buttati a casaccio nella speranza di ottenere un effetto cumulativo. Lo scrittore “ispirato” non si pone il problema dei lettori e lo scrittore furbo cerca di manipolarli infiorettando periodi privi dell’ossatura del senso. Ma le parole, per quanto belle, devono andare insieme al senso, non spostare l’attenzione.

Le parole sono importanti. Per esse i giornalisti sono zittiti, picchiati, incarcerati, uccisi. Date un occhio alla lista dei caduti del 2008. Per le parole, gli scrittori sono banditi, i lettori perseguitati. Non dimentichiamolo e non dimentichiamoLI mai!

 


Buon appetito!

Venerdì scorso sono stata a pranzo in un piccolo ristorante vicino Fontana di Trevi, il Papyrus Café. Ve lo segnalo perché, oltre a essere molto carino e a offrire un menù invitante, ha una particolarità che piacerà ai lettori: ci sono ovunque scaffali pieni di libri che si possono prelevare e leggere durante l’attesa o mentre si mangia (naturalmente evitate se siete in compagnia…). La selezione dei libri è un po’ limitata (solo quelli delle case editrici Minimum Fax, E/O, Nottetempo e un’altra che non mi sovviene), ma l’idea è molto carina e vi consiglio, se passate da quelle parti, di farci un salto.

Poirot, il “completo egoista”

Leggo oggi una notizia davvero interessante: Matthew Prichard, nipote di Agatha Christie, ha ritrovato alcune registrazioni della grande scrittrice… in soffitta, ovviamente, incise in un vecchio dittafono.

 


la macchina da scrivere è antiquariato: ora abbiamo i dittafoni!


Nella registrazione, la scrittrice espone alcune considerazioni su Hercule Poirot e Miss Marple, due dei suoi più famosi e amati personaggi. I lettori le chiedevano spesso di farli incontrare, ecco la sua opinione: «Poirot, un completo egoista, non amerebbe ricevere insegnamenti sul suo lavoro da una vecchia zitella che vive in un villaggio e potrebbe essere mia nonna. Poirot, un professionista, non si sentirebbe a suo agio nel mondo di Miss Marple. Sono due stelle, non li farò incontrare mai… a meno che non senta un improvviso e inatteso impulso

È risaputo (persino dal giornalista del Corriere.it!) che quell’impulso la Christie non lo sentì mai, probabilmente perché rimase della stessa  idea: quei due avrebbero fatto a pugni.

 


niente paura, però: ci hanno pensato i giapponesi


Sentire parlare in questo modo dei propri personaggi dalla creatrice può sembrare bizzarro, ma ci insegna qualcosa. Impariamo dai maestri, e non solo nella tecnica!
La Christie ha creato Poirot e la Marple, ha fatto vivere loro tantissime avventure e indagini, e riesce difficile pensare che non li avesse in simpatia. Ma un bravo scrittore costruisce dei personaggi complessi, umani, anche pieni di difetti, antipatici, incredibilmente vivi.

Quanti scrittori, anche quelli non alle prime armi, non fanno altro che parlare di se stessi? Quanti si costruiscono alter ego “vorrei ma non posso”? E invece, quanti giallisti creano eroi positivi ma comunque con i loro difettucci? Non lo ha fatto Dan Brown, che si è limitato a lanciare la propria fotocopia in avventure mirabolanti che nemmeno Indiana Jones. A leggere di Kay Scarpetta, donna moderna col nipotino, viene da pensare che anche la Cornwell avrebbe potuto fare di più.

Ovviamente il bersaglio è centrato in pieno da un altro grande maestro della detective story: Arthur Conan Doyle, il giallista. Sherlock Holmes strimpella il violino e fa esperimenti di chimica in salotto, è la luce vittoriana della mente positivista e non manca mai di farlo notare al povero Watson…. che ogni tanto avrebbe voglia di prenderlo a ceffoni!


e ora anche la pipa… UFFF…