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Show, concorsi & fiere

Dopo aver fatto il punto sul nostro lavoro e aver risposto agli attacchi dei giorni scorsi, parliamo di quello che succede nella blogosfera con qualche segnalazione.

Tanto per cominciare, lo show radiofonico di LettereMatte è arrivato alla sua settima puntata. I conduttori sono “smaglianti”, la scelta musicale ottima, insomma, un modo diverso e divertente per parlare di letteratura. In questa puntata, Kito ha ripreso il nostro discorso sulla figura dell’editor: lo ringraziamo per il suo contributo alla diffusione di un po’ di luce nelle tenebre! XD
Per ascoltare lo show, basta clliccare sul banner di spreaker qui in fondo, sulla destra.

Parlando poi di concorsi letterari, è in corso “Urban Gods”, bandito dal Writer’s Dream, che scade il 31 ottobre, ha un costo di iscrizione di 10,00 € e ha un tema, come dire, gaimaniano: gli dei tra gli uomini. C’è anche un ghiotto premio. Quale? Leggete qui, curiosoni!

L’ultima segnalazione riguarda un evento, cioè una fiera. Non parliamo di fiere da tanto tempo, sia per una scelta consapevole che per mancanza effettiva di tempo. La fiera si chiama “Vento letterario” e avrà luogo nella splendida Finale Ligure dal 16 al 18 luglio. Gli organizzatori sono della Las Vegas Edizioni e hanno titolato la fiera “Fiera dell’editoria indipendente di qualità”.  Oste, è buono il vino? XD

Scherzi a parte, se non la ritenessi un’ottima cosa non l’avrei segnalata. Gli editori che partecipano sono effettivamente una nicchia virtuosa e agguerrita e gli editori a pagamento non sono stati inclusi tra i partecipanti. Mi dispiace moltissimo non poterci andare, ma se qualcuno ci fa un salto, aspettiamo le sue impressioni. Per ora, auguri a “Vento Letterario” e complimenti alla Las Vegas per l’idea.

Attacco a Studio83

Cari amici,

vorrei segnalarvi un attacco che in questi giorni stiamo subendo a opera della casa editrice ZeroUnoUndici e dei suoi rappresentanti. Lo chiamo attacco perché, insieme al Writer’s Dream, Studio83 è stato fatto oggetto di insulti e delle solite, scontate minacce delle vie legali.

Buffo che a ricorrere allo spauracchio della causa per diffamazione sia chi diffama: in un comunicato stampa della ZeroUnoUndici siamo definite, in gruppo con il WD, Il Giornale e chi sa chi altri, “persone incompetenti, disinformate, maleducate, antidemocratiche e, probabilmente, affette da qualche strana e particolare forma di frustrazione”.

Proprio vero, sono frustrata. Sono MOLTO frustrata nel leggere comunicati dal tono tanto scomposto e sgrammaticato. L’autore del comunicato afferma inoltre che sta raccogliendo il materiale per la querela sporta il 09/06/2010, per la bellezza di 300 pagine. Ottimo! In queste 300 pagine ci sarà dunque scritto anche che Studio83 non è un “sito/mirror” del WD: siamo nati molto prima e noi e il WD siamo legati unicamente dalla stima per il rispettivo lavoro. La questione del “bullismo editoriale” è farina del mio sacco ed è spiegata per esteso QUI. NOn ho nulla da aggiungere, sarebbe pleonastico.

E caso mai in queste 300 pagine non ci fosse scritto, non c’è niente di illegale nel non voler recensire libri di case editrici che ci hanno dato motivi di disistima.

Per adesso la chiudo qui. Sono molto irritata e sto raccogliendo a mia volta il materiale per un dossier esaustivo. Nei prossimi giorni risponderò punto per punto al comunicato, con la pacatezza che ci contraddistingue e che adesso purtroppo non trovo. Inoltre, metterò a mia volta la cosa in mano a dei legali che mi aiuteranno a capirci qualcosa e, se ci sono gli estremi, a procedere a mia volta per diffamazione, calunnia o che dir si voglia.

Continuate a seguirci: ho l’impressione che siamo sulla strada giusta.

LettereMatte Show e Scrittori per Talitha

Ricevo e pubblico:

Ehi, gente! È disponibile il libro TUTTA QUELLA STORIA, una raccolta di racconti che definire “speciale” è dir poco. Perché “speciale”? Perché sono stati pubblicati in questa antologia solo racconti selezionatissimi… e soprattutto perché è il primo libro che costruisce una scuola in Camerun.
Sì, avete letto bene: IL PRIMO LIBRO CHE COSTRUISCE UNA SCUOLA IN CAMERUN… o quantomeno darà una mano nel realizzare questo ambizioso progetto portato avanti dall’associazione di volontariato Talitha Koum Camerun onlus. Certo, non riusciremo a mettere in piedi una palestra con i soli proventi del volume, ma qualche merendina, qualche quaderno e qualche penna fanno sempre comodo laggiù.

Come è nato il libro? Semplice: Lettere Matte è un blog letterario dedicato alle penne emergenti, Talitha Koum Camerun è un’associazione piccola, ma attivissima, il cui scopo è quello di aiutare le persone più bisognose.  In quel di Lettere Matte ci siamo fatti due domande: la prima è cosa sognano gli aspiranti scrittori? E la risposta non poteva che essere una, la pubblicazione. L’altra domanda è come può una manica di scrittoruncoli squattrinati riuscire a far del bene? Anche a questo secondo quesito abbiamo dato risposta. Come? Organizzando il concorso per narrativa inedita Scrittori per Talitha: le opere migliori le abbiamo ficcate nel libro TUTTA QUELLA STORIA e i diritti d’autore verranno interamente devoluti in beneficenza a Talitha Koum Camerun onlus.

Oh, se volete potete darci una manina pure voi acquistando l’antologia! Per andare alla pagina dedicata alle compere clicca QUI

Se volete diffondere la notizia tra i vostri amici, sui vostri blog o dove meglio credete… non saremo certo noi a dirvi di non farlo. Anzi, ve ne ringraziamo anticipatamente.

 La Redazione di Lettere Matte.

…Passate parola!

 

Ancora su Saviano

Alcuni giorni fa, l’ennesima sparata contro Roberto Saviano, a opera di Berlusconi, con le solite argomentazioni: avrebbe reso “famosa” la mafia, avrebbe pubblicizzato un’immagine scomoda per il nostro paese e via dicendo. Come lo stesso Saviano aveva osservato la settimana precedente, ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, prendersela con chi denuncia la mafia è come prendersela con chi grida “Al fuoco!” durante un incendio, invece che con chi l’incendio lo ha appiccato.

Marina Berlusconi, nei doppi panni di figlia del Premier e presidente del gruppo Mondadori, replica con una lettera aperta in risposta a quella di Saviano, alla quale il giornalista ha prontamente controbattuto.

Personalmente, trovo vergognosa la quantità di persone disposte a puntare il dito contro quello che ritengo un vero tesoro nazionale. Saviano dovrebbe essere solo e soltanto motivo di orgoglio per questo Paese, e invece deve vedersela, oltre che con un’organizzazione criminale pronta a farlo fuori (per averla “resa famosa”, eh!), anche con chi, in malafede, non fa che screditare il suo lavoro.

Ma lui non si arrende. A breve sarà a Ginevra per aprire la Conferenza Globale dei Giornalisti d’Inchiesta, lui che “giornalista” con la “G” maiuscola lo è davvero. Perché, come ha ricordato durante l’intervento da Fabio Fazio, oggi l’omertà non è sapere e non dire, ma non voler sapere.

Addio al piego di libri

… e alle tariffe editoriali agevolate. Il sempre aggiornato Booksblog segnala l'ennesima trovata di un governo, quello attuale, attento alle tasche degli Italiani solo in campagna elettorale e solo a parole. In realtà, questo provvedimento come molti altri agevola solo gli interessi delle grandi aziende.

Da pochi giorni il sito delle Poste Italiane segnala che

dal 1 aprile 2010 alle spedizioni editoriali saranno applicate le tariffe non agevolate previste per ciascuna tipologia di spedizione.

Grazie mille, governo del fare (i cazzi vostri!)! Vi segnalo la pagina Facebook di protesta contro il decreto. Lo so, è uno sputo nel mare, ma non dobbiamo rinunciare a far sentire la nostra voce. Magari un giorno diventerà un lusso anche questo.


 

C’era una volta…

Leggendo un articolo su Corriere.it, in cui Paolo Di Stefano si lancia in un’appassionata difesa delle fiabe tradizionali citandone alcuni aspetti non proprio centrali, mi sono trovata a riflettere sulla fiaba.

In “Quei libri per bambini, senza buoni né cattivi” Di Stefano prende le mosse dalla critica a una pubblicazione di “fiabe rivisitate” (con dubbio gusto, mi pare di capire ): “E morirono tutti felici e contenti”. Da lì, Di Stefano delinea un “o tempora, o mores” in difesa della cara vecchia fiaba:

Sarà che bisogna abituare i bambini, da subito, al mondo in cui vivranno. Come dire: niente illusioni, cari ragazzi, le cose purtroppo vanno così. Il fatto grave è che non esiste più, per i nostri figli e nipoti, neanche nella fantasia, un altro mondo in cui cercare scampo e da cui uscire rinfrancati.

Questo passaggio in particolare mi ha suscitato forti dubbi: perché le fiabe tradizionali non sono affatto nate, né sono raccontate per far “evadere dalla realtà” bambini e bambine. Al contrario, spesso contengono elementi di una ferocia raccapricciante.

Le fiabe trattano, con un linguaggio questo sì molto diverso da quello di oggi, temi controversi e pesanti, dando loro lo stigma di tabù. In “Pelle d’Asino”, ad esempio, il Re inconsolabile per la perdita della Regina si innamora della ragazza che più le assomiglia: la loro giovane figlia, che inorridita fugge per evitare il matrimonio con suo padre. Una perifrasi nemmeno troppo velata che presenta al bambino la realtà dell’incesto e il suo orrore.

La volontà di dare ai nostri figli e figlie dei mondi di fantasia dove fuggire è tutta moderna: nata con la “creazione” dell’infanzia borghese, e in seguito con le favolette Disney piene di lieti fini e pucciosi animali antropomorfi che cantano canzoni.

Il concetto del “cercare scampo”è una proiezione che distorce la realtà. Un desiderio che l’adulto ha e che proietta sul bambino, ma ricordiamoci che:

bambini e bambine sono già bravissime a immaginare, evadere, fantasticare e creare da sole, è una facoltà umana che nell’infanzia può dispiegarsi facilmente; è certamente favorita e nutrita dagli stimoli ma è fisiologica, non c’è bisogno di fiabe, il racconto è innato.

bambine e bambini hanno bisogno di essere introdotti alla realtà: noi adulti non dobbiamo proteggerli con l’escapismo, ma trovare le parole giuste a seconda dell’argomento e del contesto. E la fiaba è sempre stata il modo principale per farlo: la fiaba è “istruttiva”, trasmette valori e significati, non fugge di fronte ai problemi ma mostra attraverso un linguaggio simbolico i modi per vincerli.

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.

Gilbert K. Chesterton

Tralascio qui il discorso relativo agli archetipi junghiani, foriero di altre possibili e lunghe considerazioni. Ma ila fiaba è un veicolo di trasmissione culturale che va al di là della singola storia: i conflitti tremendi delle fiabe sono narrati anche per fornire chiavi di interpretazione culturali, cioè proprie di quella certa cultura che le genera; e per spiegare il mondo in cui si andrà a vivere, servendosi di metafore e simboli in una cornice allegorica. Allegoria NON vuol dire finzione, tanto meno fuga dal reale, anzi!

Il fantastico è vero, naturalmente. Non è reale, ma è vero. I bambini lo sanno.

Ursula K. Le Guin, “Il linguaggio della notte”

Di tutto questo, nel pezzo di Di Stefano non c’è alcuna traccia. C’è invece un rovesciamento, un artificio retorico che si serve del paradossale e dell’esagerazione, ma che secondo me dimostra proprio come sia sfuggito il punto della questione, la natura e la funzione della fiaba.

Fossero nate oggi, le fiabe più famose sarebbero ben diverse: Biancaneve verrebbe stuprata da Brontolo ben prima di essere raggiunta dal bacio del principe azzurro; Cappuccetto Rosso ucciderebbe sua nonna per portarle via la pensione.

“Quei libri per bambini, senza buoni né cattivi”, Paolo Di Stefano

Ecco, questi sono periodi a effetto, ma fuori strada. Perché nelle fiabe di una volta si faceva anche peggio di così! 

Vogliamo parlare dei vecchi tempi?
Non andiamo troppo indietro nel tempo: ne “La Sirenetta” di Andersen il lieto fine (che Di Stefano nel suo articolo rimpiange) consiste nel fatto che la Sirenetta fallisce il suo scopo e muore sciogliendosi nella spuma del mare, ma il Buon Dio, impietosito, le dona un’anima (che essendo una creatura marina non ha) consentendole di varcare le soglie del Paradiso. Yuppi!
Risaliamo indietro. “Cappuccetto Rosso” fa parte di un corpus di fiabe risalenti più o meno alla Francia del Re Sole, come del resto la Bella Addormentata. In queste fiabe, protagoniste indiscusse sono le Fate, creature magiche che possono essere di una crudeltà raggelante. Sono in buona compagnia con i crudeli nani, sleali, ributtanti e politicamente scorretti, che fanno di tutto per poter estorcere a re e regine le loro figlie in spose e spesso ci riescono. Oggi – non ieri – si chiamerebbe stupro. La popolarissima fiaba del nano Tremotino, dove la principessa scampa per il rotto della cuffia, va di pari passo con altre fiabe nelle quali i nani si portano via la malcapitata di turno “facendone la propria moglie”, per dirla bene.

Nelle fiabe nordiche, una componente molto presente è quella del fratricidio. C’è un conflitto aperto tra un fratello minore furbo e intelligente, Ceneraccio, e i suoi fratelli maggiori invidiosi e sleali, che non perdono occasione per buttarlo in crepacci, venderlo come schiavo ai troll o direttamente ucciderlo e farlo a pezzi.

Un’altra componente nordica è quella dei Troll, noi li chiameremmo Orchi, che assalgono i viandanti e li mangiano. Spesso, giovani principesse vengono fatte a pezzi per poi essere ricomposte dall’eroe grazie a qualche unguento magico e i Troll vengono gabbati e si trovano a mangiare i propri figli.

Per le fiabe italiane, penso che la lettura di Calvino consenta già di farsi un’idea del modo in cui una dura realtà veniva introdotta ai/alle bimbe; passando per le fantasmagoriche “Le Mille e una Notte” fino alle fiabe di Fedro mutuate da Esopo, mi sembra che ci sia molto materiale per poter dire che sì, una volta era diverso… i lupi erano cattivi e pericolosi (non cuccioloni minacciati dall’estinzione) e i cattivi erano davvero cattivi.

I bimbi e le bimbe si divertivano lo stesso, ma rabbividivano anche. E almeno erano avvisati, con buona pace di qualche lieto fine in meno.

Equa rapina

Forse non tutti sanno che, da quest’anno, un decreto del ministro Bondi porterà all’aumento dei prezzi di tutti i dispositivi di archiviazione come lettori DVD, Mp3, console di videogiochi e PERFINO telefoni cellulari. La ragione? L’ “equo compenso”, naturalmente.

Gli autori ed i produttori di fonogrammi, nonché i produttori originari di opere audiovisive, gli artisti interpreti ed esecutori ed i produttori di videogrammi, e i loro aventi causa, hanno diritto ad un compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi (…).

La traduzione dall’avvocatese è che se compro un lettore DVD per uso privato, devo pagare una tassa alla SIAE perchè poi userò questo lettore per vedere più e più volte delle copie private di DVD. E il risultato di questa scandalosa gabella, una delle tante imposte da un governo attento solo agli interessi forti dei lobbisti (forse perché è un governo di lobbisti…) sono qualcosa come 300 milioni di euro all’anno nelle casse della famigerata SIAE.
Linko a proposito un esauriente articolo di Punto Informatico sulla questione, che ovviamente stronca questa bella trovata del capo indiano Bondi, poetastrus terribilis ma – chissà perché – pubblicatissimo.

Non c’è niente di moderno in un Paese che, nell’era del digitale, potendo contare bit per bit la quantità di cultura di cui ciascun cittadino beneficia davvero, sceglie di utilizzare metodi e forme almeno arcaiche di remunerazione degli aventi diritto senza neppure potersi dire sicuro che ciascun autore, alla fine dell’anno, avrà davvero ciò che il suo sforzo creativo, la sua capacità ed i suoi talenti meriterebbero avesse.

La Svezia e il partito dei pirati sono lontani, ragazzi…Qui, dopo la tassa agli editori per il prestito bibliotecario, dopo i miliardi buttati ogni anno nelle casse di giornali e giornaletti (i famosi “contributi all’editoria”, ma per favore), dopo questo ennesimo decreto che soprannominerei “un fiorino!”, solo i libri in formato e-book sono esclusi dal magna magna: la legge parla infatti di “videogrammi” e “fonogrammi”.

Improvvisa clemenza del poetastro? Consapevolezza che il mercato e-book è talmente piccolo da garantire solo pochi spiccioli?
Macché… probabile che, semplicemente, non sanno nemmeno che esista.

RiLL 2010

“Cronache da mondi incantati”, l’antologia dei racconti selezionati dal concorso RiLL e su cui è presente anche un nostro lavoro, è stata recensita anche sul sito de L’Unità: potete leggere la recensione qui.

 


Ne approfitto anche per segnalare la nuova edizione di questo concorso, dedicato alla narrativa fantastica (in tutte le sue forme, dal fantasy alla fantascienza ecc): potete leggere il bando 2010 qui.

In bocca al lupo!

Classici e mostri e Jane Austen

Avevamo parlato tempo fa dell’uscita di un libro singolare e, a modo suo, geniale: “Pride and Prejudice and Zombie”, di Seth Graham-Smith in collaborazione con… Jane Austen. “Orgoglio e pregiudizio” rivisitato e riscritto sullo sfondo di un’invasione di zombie ha rappresentato senza dubbio una bella stoccata alla presunta intoccabilità dei classici, oltre a essere un’idea divertente e a dare al lettore qualcosa che sappia suscitare quantomeno curiosità.

Già da alcuni mesi si parlava di una versione cinematografica del romanzo, prodotta (e interpretata) da Natalie Portman (nel ruolo di Elizabeth Bennett) e finanziata dalla Lionsgate.

Non solo: l’idea di Graham-Smith sembra aver riscosso molto successo, al punto da inaugurare un vero filone letterario: il merging tra un classico e un genere horror, come nel caso del prossimo venturo “Sense and Sensibility and Sea Monsters” (a opera di Ben H. Winters e… sempre Jane Austen). Graham-Smith, invece, firmerà il prequel di “Orgoglio e pregiudizio e zombie”, intitolato “Dawn of the Dreadful”.

Addio a Salinger e a Zinn

In questi giorni ci hanno lasciato due importanti voci della cultura statunitense. Tutti abbiamo sentito della morte di Salinger, autore de “Il giovane Holden / Catcher in the Rye”, che viveva lontano dai riflettori e che si è spento all’età di 91 anni. Lo scrittore Sandro Veronesi ha definito Salinger uno scrittore “sovversivo“, che è ben diverso da “ribelle” come poteva essere un Kerouac. E poche ore dopo la morte dello scrittore si è diffusa la voce che esistano dei manoscritti inediti conservati gelosamente che ora fanno gola a molti.

Meno noto è il fatto che mercoledì scorso si è spenso Howard Zinn, storico statunitense autore di importanti monografie, una delle principali voci “contro” la politica aggressiva degli USA dalla seconda guerra mondiale, nella quale ha combattuto, in poi.  Peacereporter pubblica alcuni estratti dei suoi articoli e il commosso ricordo del suo amico Mauro Sacchi. L’opera più celebre dello storico è “Storia del Popolo Americano”:

Zinn la progetto’ quando insegnava storia da vent’anni. In base alla propria esperienza, aveva constatato che la storiografia ufficiale ometteva numerosi elementi cruciali della storia statunitense. Da qui l’idea di un testo che sottolineasse le atroci conseguenze dei conflitti armati e il costo umano delle decisioni prese da politici e uomini d’affari: un libro di storia nazionale che desse voce ai “vinti”, alle donne, alle minoranze etniche e ai lavoratori.
[da Agi News]

Due figure diametralmente opposte, Zinn e Salinger, ma che hanno in comune la levatura e il grande contributo che hanno dato alla cultura non solo statunitense ma “occidentale” in senso lato.