Piccoli Editori

“Basta crederci”?

Ciao a tutti e buon anno!
Per iniziare bene il 2011, vi giro una riflessione della scrittrice Michela Murgia che riguarda le case editrici a pagamento. Murgia ha più volte espresso perplessità sull’editoria a pagamento: trovo che sia importante che una riflessione parta anche dagli autori, da quelli più conosciuti anche, perché stimolino i loro colleghi a porsi qualche interrogativo efficace.

Certo, ho più di una riserva su alcune affermazioni di Murgia.
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Riflessione sulla qualità

Vorrei segnalare una interessante discussione aperta sul forum del WD da una delle amministratrici, NayaN, che ha portato a un articolo sul blog del WD (nel quale è stato citato anche un mio intervento sull’argomento) e che ha a sua volta portato a una discussione sulla pagina Facebook del WD.

La domanda iniziale era: perché tanti libri di esordienti pubblicati da editori free sono di scarsa qualità o a malapena sufficienti? Partendo dal presupposto che un editore free guadagna sulle vendite, a rigore di logica dovrebbe pubblicare libri di qualità che siano appunto vendibili. Questo, però, non sempre accade.


Fori di proiettile lasciati da un lettore scontento

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Carta canta!

Tramite l’ottimo ManteBlog, la classifica degli editori secondo GreenPeace.
Il metro di valutazione è, ovviamente, l’uso di carta riciclata. Ci sono alcune belle sorprese, come Bompiani, altre brutte, come Stampalternativa e Minimum Fax. Ci sono le conferme nel bene, LonelyPlanet, e nel male, Mondadori.
Ci sono anche delle assenze che pesano: quelle di alcuni piccoli editori che del sostenibile e alternativo hanno fatto una scelta di catalogo oltre che di materiali, come Il Leone Verde e Bonomi Editore. E chissà quanti altri… ogni segnalazione è ben accetta, da parte mia aspetto una classifica di GreenPeace anche sui piccoli editori!

Bellissimo comunque il video degli attivisti GreenPeace che occupano lo stand della Feltrinelli, una casa editrice che ha avuto, dalla sua creazione, una drammatica metamorfosi in negativo per quanto riguarda le politiche aziendali, ma che continua ad ammantarsi di un’aura posticcia a base di alternativo e politicamente corretto. Godetevi il video!

Lampi di genio

Ieri ho avuto un lampo di genio. Mi sono imbattuta in un articolo, sul Corriere, sugli “scrittori fai da te“, e ho ringraziato il cielo di essere in un paese che vanta penne informate, penne d’assalto, penne impazienti di fornire alla collettività un servizio di utilità pubblica. Poi mi sono svegliata e mi sono accorta che le suddette penne sono fuggite coi loro cervelli, a noi restano le pene.

Dopo la nascita di Kindle2, prodotto da Amazon, sappiamo che una macchinetta di tre etti può contenere le notizie, i dati o le storie di circa 1500 libri.

Una “macchinetta di tre etti“? “Le notizie, i dati o le storie“? Davvero non si può fare di meglio?

È capace di nuove funzionalità, ha un disegno grazioso — il primo Kindle era più brutto dell’anatroccolo delle fiabe — nonché un rinnovato sistema di navigazione, sedici tonalità di grigio e alta risoluzione.

La penna penosa ha dimenticato la cosa più importante: i tasti ce l’hanno la musichetta? Chi se ne frega della memoria, dei formati, dello schermo con luminosità opaca simile alla carta, ci si può scaricare lo snake? Questo è quello che interessa all’uomo della strada!

E siamo solo al primo paragrafo. A seguire, una panoramica sulla situazione del self-publishing italiano, statistiche alla mano e un interlocutore illustre, il prof. Giuliano Vigini, al quale il giornalista dà la parola solo per fargli dire che la stampa digitale è in aumento, che costa meno e che gli editori ricevono un sacco di manoscritti.

Dopo di che, abbiamo il ritratto del protagonista assoluto del “caso self-publishing“.
Lulu? No, troppo moderno, è per smanettoni e l’uomo della strada non ci arriva.
Ilmiolibro.it? Piano, quella è dei concorrenti, meglio sorvolare.
Ci sono: Lampi di Stampa!

Lampi di Stampa è una casa nata per conservare in catalogo una certa opera e anche per microtirature. (…) Lampi di Stampa, per dirla in breve, alterna un’editoria tradizionale al servizio di microtiratura e al fai-da-te; è una specie di ponte tra l’editoria del passato e quella che potrebbe nascere.

… Ecco, ma dove vive ‘sta gente (e chi gli ha insegnato a scrivere!)?
L’editoria che “potrebbe nascere” esiste da un bel po’ e funziona anche bene, ad esempio per il caso dei libri rari o delle pubblicazioni universitarie – la nostra penna scrivana ne parla en passant, ma è molto importante, è il futuro della cultura. Ma sentiamo Lampi di stampa:

Noi, per taluni aspetti, siamo ancora degli editori perché offriamo a chi lo desidera un servizio di editing e respingiamo opere oscene o plagi.

Quel “per taluni aspetti” potrebbe far tremare le vene dei polsi a chiunque abbia avuto a che fare con l’editoria a pagamento. Non è il caso della penna giuliva, che non si preoccupa di andare oltre le dichiarazioni del direttore editoriale.

(…) le Messaggerie, la grande catena che distribuisce tra l’altro Garzanti, Longanesi, Vallardi e la stessa Lampi di Stampa

No, caro giovane, non è esattamente così. Basta andare sul sito di Lampi di Stampa per accorgersi che Messaggerie non è semplicemente il distributore, ma l’azienda “madre” di cui la casa editrice è una costola.

Quindi abbiamo qualcosa di simile a Ilmiolibro.it, un colosso editoriale/distributivo che apre (o acquisisce nel suo gruppo) un print on demand per intercettare il target degli scrittori, oltre a quello già coperto dei lettori.
Questo sarebbe un discorso interessante da affrontare: il print on demand degli autori esordienti è un mercato destinato a cambiare il panorama editoriale? Oppure è solo un momentaneo “tacchino grasso” su cui cercano di buttarsi tutti prima che si esaurisca, una specie di bolla? Le Messaggerie posseggono mari e monti: edicole, catene di librerie, case editrici, marchi a volontà, questa pubblicità a Lampi di Stampa (perché a me sembra proprio una pubblicità, altrimenti almeno un altro nome avrebbero dovuto farlo!) significa qualcosa?

Non lo sapremo mai, ma forse possiamo immaginarlo. Ce ne sono tanti, di articoli superficiali e approssimativi come questo, che traboccano di sense of wonder per la rete ma che ancora non la sanno usare. Che parlano solo di alcune cose e sembrano ignorarne altre. Che non approfondiscono. Che la buttano lì.

Occhi aperti, ragazzi, il print on demand è un mercato caldo. Lo dimostra anche questo.

Più Lib(e)ri 2008: reportage dalla fiera

Si tiene in questi giorni, al Palazzo dei Congressi di Roma, la consueta Fiera della Piccola e Media editoria, “Più Libri Più Liberi”, alla quale avevamo già partecipato lo scorso anno. Certo la scelta di organizzare la fiera proprio durante il ponte dell’8 dicembre non mi sembra proprio azzeccatissima, tuttavia il sole di oggi e la temperatura mite hanno reso piacevole il soggiorno; se a questo aggiungiamo che, all’interno del Palazzo, si rasentavano climi equatoriali, gli amanti della bella stagione – come me – potranno comunque ritenersi soddisfatti.

Rispetto all’edizione 2007, malgrado crisi reali o paventate, la folla dei partecipanti è, se non raddoppiata, comunque aumentata in maniera consistente: i corridoi erano letteralmente intasati di persone, rendendo piuttosto ardua anche la semplice deambulazione in linea retta – per non parlare delle soste ai vari stand, dove giusto Kate Moss sarebbe riuscita a parcheggiarsi.

Gli editori e la disposizione degli stand erano pressoché identici a quelli dell’anno passato, erano presenti molte realtà della piccola editoria di qualità italiana, così come i soliti noti a pagamento (senza fare nomi, insomma, meglio cucirsi la bocca a Filo doppio) con la loro distesa di 50000 nuove pubblicazioni del mese di dicembre.

Scivolando tipo piattola nella fiumana invalicabile, sono riuscita a raggiungere il Caffé Letterario, dove era in atto una presentazione di poesie in lingua spagnola, accompagnate da un bravissimo quartetto di giovani cantanti e dalla presenza di nientepopodimeno che Rita Levi Montalcini, impeccabile come sempre nella sua divisa d’altri tempi. Sono anche riuscita a fotografarla da dietro il muro di folla, tiè!

Non sono riuscita a seguire tutto l’evento perché restare fermi lì era logisticamente impossibile, e qui chiamerei un attimo in causa gli organizzatori della Fiera: scusatemi tanto, ma i tavolini del Caffé Letterario erano proprio necessari? Di tutti i presenti interessati, sono riusciti a sedersi neanche il 10%; di contro, però, i tavoli occupavano tutto lo spazio e non c’era più posto neanche per stare in piedi. Bella mossa!

Al piano superiore, la situazione era più rilassata (e la temperatura virava pericolosamente verso il genere atollo vulcanico), così ho potuto passeggiare con più calma e dare un’occhiata ai vari stand, tra i quali mi è rimasto impresso quello della Editing Edizioni, che regalava un prosecco nano per l’acquisto di almeno un libro. Vi dirò: si fosse trattato di panettone, un pensierino ce l’avrei fatto…

Al piano superiore si trovava anche l’area bambini, caratterizzata dalla presenza di stand dedicati alla narrativa infantile e di mocciosi che correvano a destra e sinistra andandosi a schiantare sulle gambe delle persone. Sulle splendide panche a loro destinate, immerse in una simpatica scenografia verde a mo’ di parco, riposavano invece in tutta tranquillità genitori e nonni.

Purtroppo non è stato possibile assistere ad altre presentazioni o eventi perché la folla era davvero tanta, e questo punto tirerei delle somme positive per questa Fiera 2008: malgrado tutto, i lettori sono tanti e non si fanno spaventare; inoltre, questi eventi sono un’ottima occasione per permettere la diffusione di una letteratura alternativa, e vedere un feedback così entusiastico da parte del pubblico lascia ben sperare che il futuro del mercato editoriale non sia così nero come molti prevedono.

Un altro libro in un minuto

Linko la pillola “un libro in un minuto” in cui si parla de “Il dono di Rebecca” di Marina Dionisi, per i tipi di Deinotera Editrice. Lo abbiamo recensito anche noi: vi propongo un confronto “differito” tra la nostra opinione, pubblicata nei primi mesi di uscita del titolo, e quella degli editori che nel video fanno un piccolo bilancio del suo successo.

Guarda il video su Booksweb.tv

Leggi la recensione

Viva (la) Las Vegas

Online la recensione di “Viva Las Vegas”, il titolo che ha segnato l’esordio della casa editrice Las Vegas.

I racconti sono di buon livello, diversi tra loro in struttura e modi narrativi, oltre che nei temi. Se volessimo conferire un’omogeneità letteraria all’antologia, e individuare un argomento comune, uno scopo generale che vada oltre il festeggiamento annunciato, potremmo individuarli nella forma-racconto in sé.

Leggi la recensione

Ripropongo anche l’intervista al curatore dell’antologia Andrea Malabaila (al quale faccio i complimenti per le scelte della raccolta), nella quale ci parla di “Viva Las Vegas” … in un minuto.

La casa editrice Las Vegas si rivolge a un pubblico giovane, ma non fatevi ingannare da un intento che può sembrare riduttivo (e qui devo fare una tiratina d’orecchie alla Las Vegas: la presentazione della raccolta fa presagire una superficialità che per fortuna nel libro è assente).

Il “pubblico giovane” amorfo, senza ideali forti, anestetizzato dai reality e in prima linea solo nella fila per l’Ipod è un’invenzione recente, una proiezione delle generazioni precedenti alla nostra, che ci accusano di essere come ci hanno formato loro. Forse questo tipo di pubblico esiste, ma prima di noi “giovane” ha sempre voluto dire “nuovo”, “ribelle”, “pericoloso”, “sovversivo”, e soprattutto: “forte”. E forti sono quasi tutte le voci della raccolta di Las Vegas, perché uniscono la tecnica e la preparazione al coraggio di toccare nervi scoperti, con ottiche prive di preconcetti. Bene e viva la Las Vegas!

Punto interrogativo: tre aggettivi…

Terza puntata della nostra serie di interviste “Punti interrogativi“, e, mi si spezza il cuore, anche penultima…

Dopo aver chiesto i motivi per i quali leggere e le ragioni per le quali scegliere proprio i libri dell’intervistato, la terza domanda è più giocosa, meno impegnativa, più espressamente alla “Iene”: “definisci in tre aggettivi la tua casa editrice”.  E così  i “nostri” editori si scoprono colorati, mondiali, leggeri, importanti, fantastici, attenti, irriverenti e… chi più ne ha più ne metta.

Buona visione!

Addio, triste lunedì

È arrivata l’estate, è scoppiato il caldo, è iniziata un’altra settimana. E per allietarvi questo lunedì, parto con un paio di segnalazioni che spero vi interessino.

Parte a Roma la settimana del libro al Tempio di Adriano. Roma si conferma capitale anche dell’editoria, con un panorama di piccole case editrici giovani, dinamiche, indipendenti, che la portano al terzo posto in Italia per numero di titoli pubblicati. Chi può, non perda questa manifestazione, il programma è QUI.

 



A Milano, invece, il 27 giugno si terrà Editech 2008, una giornata sul tema dell’innovazione tecnologica nel campo editoriale che si annuncia interessante, magari ci andrò anch’io.

 



Roma, Milano, a volte Torino o Bologna: gli eventi che segnalo si svolgono principalmente in queste grandi città, più che altro perché sono quelli di cui si riesce a reperire meglio informazioni. Ma l’estate porta con sé incontri e festival un po’ ovunque, e se qualcuno avesse notizia di fiere o incontri nella sua città, non esiti a segnalarcelo, e riferiremo prontamente.

Buona settimana e “Addio, triste lunedì”…

Punto interrogativo: perché leggere… II parte

Rieccoci alle prese con i nostri Punti interrogativi, le domande che abbiamo sparato a bruciapelo a editor e a editori nel corso del Salone del Libro.

Nella “puntata precedente“, dopo aver raccomandato brevità e semplicità, abbiamo posto agli intervistati la più complessa delle domande: “perché leggere?”
Se la sono cavata tutti egregiamente, con la schiettezza che deriva dalla sorpresa, per cui siamo andate avanti spedite verso il prossimo quesito: una volta appurato che bisogna leggere, per quale motivo leggere proprio i tuoi/i vostri libri?

Godetevi il video per saperlo, e ascolterete anticipazioni, rivelazioni e considerazioni che speriamo vi invoglino a conoscere meglio i nostri interlocutori, e vi suscitino curiosità verso il prossimo punto interrogativo…