Poesia

Poeti, portali, poetastri

Ehilà, triste lunedì!

Facciamo così: ho un link buono e uno cattivo. Quale volete per primo? Sicuri che “cattivo” stia per “di bassa qualità” e non per “crudele, lo adoro”?

Primo indizio: i due link riguardano la poesia, materia di cui finora ci siamo sempre occupate poco, perché riconosciamo la nostra incompetenza (ammissione storica che NON ripeterò!). E rimandano a due siti opposti, quasi speculari.

Cominciamo dal link “buono”, poi non dite che non vi vizio: “L’isola della poesia” è un portale dedicato ai componimenti poetici, diviso in varie sezioni: quella dei “classici” con un pugno di componimenti celebri, quella delle “poesie illustrate” e la più nutrita che rimanda al blog poetico, dove gli utenti possono pubblicare le proprie poesie (le opere d’ingegno sono rigorosamente protette, blindate dalla disattivazione dei comandi tastiera: scatenate pure la vena versicolare senza temere plagi!).
Solitamente questo tipo di portali non mi lascia enstusiasta, ma l’isola della poesia si definisce portale di “poesie amatoriali” e il suo obiettivo è l’espressione e la condivisione di sentimenti e pensieri. Niente proclami, niente atteggiamenti e una chicca: la
sezione dedicata agli scrittori emergenti, articolata come un vero e proprio portale nel portale. Contiene delle miniguide essenziali ma chiare, tra cui un vademecum sull’invio alle case editrici, una raccolta di dritte sui contratti di edizione e qualche considerazione sull’argomento del momento, l’editoria a pagamento.
Il sito elenca anche tre “
regole fondamentali per pubblicare“, che sono:

  1. Non pagate mai dei soldi solo per disperazione;
  2. Non firmate mai nulla senza prima aver fatto leggere il contratto a qualcuno esperto di queste cose;
  3. Non inviate mai un romanzo se l’unico vostro scopo è arricchirvi o diventare famosi.

Ovvietà? Datemi della somara, ma le scolpirei nel granito, insieme a un quarto punto come corollario: “Evitate, per carità, di parlare dei trascorsi della vostra adolescenza“.

Questo miniportale dedicato agli scrittori in erba mi sembra talmente carino che vale la pena inserirlo tra i nostri amici nel box al lato. Ultimamente, la nostra sezione dei “friends” è stata “ridimensionata” a causa della calata di braghe dei Bibliobloggers di Ning… ma questa è un’altra storia. Per un bannerino che se ne va aff… , un altro ne arriva, e speriamo che rimanga a lungo, a buon uso di chiunque cerchi consigli pratici, buon senso, e una grafica ben fatta che non guasta mai.

Ecco il momento del secondo link, che più che i poeti riguarda i… poetastri. Anzi, no, per oggi vi ho viziati abbastanza: ne parliamo domani! ^^

Il poeta e i nuovi proletari

Oggi segnalo la bellissima intervista a Edoardo Sanguineti, realizzata da Elisabetta Bucciarelli per Booksweb.

Nell’intervista, Sanguineti ci espone i suoi punti di vista sulla poesia e sul suo potenziale di “persuasione occulta”, e respinge un certo estremismo apocalittico che porta molti ad affermare che la nostra epoca sia impoetica: mettendo da parte le sirene “mille e non più mille” che avvelenano la vita di chi si fa buttare giù troppo facilmente, Sanguineti vede nella complessità del nostro tempo uno stimolo in più per affrontare le tematiche “calde”.


guarda l’intervista

Mi ha molto colpita, inoltre, la teorizzazione del moderno proletariato come legato al lavoro al terminale, lavoro rappresentativo della nostra società e ormai diffusissimo, ma che porta a solitudine, frustrazione e soprattutto all’incapacità di dare un senso a quello che si sta facendo. Sanguineti afferma che il lavoro davanti a un terminale sia più alienante di quello in miniera: è ovvio che è una provocazione, ma le sue parole mi hanno davvero fatta riflettere. Ho lavorato per un po’ in IBM come web producer, e osservando il mio lavoro e quello dei miei superiori, alle volte mi pareva di essere una manovale dell’html. Non mi sono incrinata le vertebre e non ho mai rischiato tisi o tubercolosi: nonostante questi indubbi vantaggi, ho lasciato lo stesso. Forse ho fatto male, ma mi pare che l’impossibilità di dare un significato a quello che si fa sia un problema diffusissimo e ancora molto poco riconosciuto.

Forse, la poesia oggi è urgente oltre che possibile, perchè con la sua evocatività criptica reagisce al bombardamento di input al quale siamo sottoposti, e può davvero superare le urla, i jingle e i rumoracci cool con il potere dei suoi sussurri.

ipse dixit

A chi tanto e a chi gnente!

Da quanno che dà segni de pazzia,
povero Meo! fa pena! È diventato
pallido, secco secco, allampanato,
robba che se lo vedi scappi via!

Er dottore m’ha detto: – È ‘na mania
che nun se pò guarì: lui s’è affissato
d’esse un poeta, d’esse un letterato,
ch’è la cosa più peggio che ce sia! –

Dice ch’er gran talento è stato quello
che j’ha scombussolato un po’ la mente
pe’ via de lo sviluppo der cervello…

Povero Meo! Se invece d’esse matto
fosse rimasto scemo solamente,
chi sa che nome se sarebbe fatto!

Trilussa

 

Intervista a Monica Maggi

Per chi si trovasse nei paraggi, segnalo un incontro bibliofilo: il 1 dicembre presso la libreria Bibli (via de’ Fienaroli, 28) a Roma, si terrà un incontro dedicato alla letteratura erotica, curato dalla Graphe.it Edizioni, nel quale si premieranno i vincitori del concorso letterario “EroticaMente ovvero l’inebriante sapore della vita”  e sarà lanciata  la collana “Afrodite”, con la presentazione del romanzo “Paura” di Mariella Calcagno.

 

La letteratura erotica è un genere con una storia particolare, un po’ in sordina, che oggi è in via di sdoganamento. Una scrittrice di narrativa erotica (anche poetessa, giornalista, insegnante e scrittrice mainstream) ha risposto per noi a qualche domanda sul suo lavoro, sulla sua vita e sulla narrativa di genere : ringrazio di tutto cuore Monica Maggi, brava e gentile, e invito i nostri lettori a visitare il suo blog, sempre pieno di notizie interessanti su reading, incontri e presentazioni, come quello di cui ho parlato.

 

 

 

 

“La poesia soffre di un mercato commerciale bassissimo, pur avendo, invece, un ascolto e un ritorno immenso. Lo vedo dalle folle (letteralmente) che si radunano ai reading di altri o miei.”

 

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La Spirale Discendente

Silvia Lugaresi, La Spirale Discendente, Libroitaliano World 2002

La poesia, come mezzo espressivo, non deve necessariamente rendere espliciti e immediati tutti i propri contenuti; allo stesso tempo, però, il canale di comunicazione con il destinatario dovrebbe sempre restare attivo, senza mai impedire al lettore di collaborare alla costruzione del senso.

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