Grandi scrittori e scrittrici

Corso di scrittura – Professione scrittore

Su richiesta di Francesco Verso, vincitore per la seconda volta del Premio Urania Mondadori (quest’anno ex aequo con Sandro Battisti), segnalo con piacere questo interessante corso di scrittura di cui si terrà un’anteprima a Roma domani (martedì 10 novembre). Il corso, che partirà il 26 novembre, sarà tenuto da Alda Teodorani alla Scuola Internazionale di Comics: domani, in occasione della presentazione, Francesco Verso interverrà parlando di scrittura, di fantascienza e del suo romanzo “Bloodbusters”. Nella locandina tutte le info! 🙂

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Ipse dixit: Sebastiano Vassalli e il mestiere dello scrittore

“Il mestiere dello scrittore consiste nel raccontare storie. Così era ai tempi di Omero e così è ancora oggi. È un mestiere antico come il mondo, che risponde a una necessità degli esseri umani, a un loro bisogno fondamentale: quello di raccontarsi. Finché ci saranno nel mondo due persone, ci sarà chi racconta una storia e ci sarà chi ascolta una storia. Quante cose si fanno, o si sono fatte, che non si sarebbero mai fatte se non ci fosse stata la possibilità di raccontarle!”

(Sebastiano Vassalli)

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Aperitivo letterario a Faenza

Buongiorno a tutti! In questo splendido sabato estivo, sono qui per condividere un evento a cui tengo molto: primo, perché si svolge nella splendida Faenza, mia città d’adozione; secondo, perché è stato organizzato dalle stimate proprietarie della Music Academy, una scuola di musica che organizza e gestisce moltissimi eventi culturali locali. In questo caso c’è anche il mio zampino: abbiamo infatti pensato di dare vita a un evento dedicato interamente agli scrittori, offrendo loro uno spazio in cui farsi conoscere e apprezzare.

In che modo? Presto detto: tutti i partecipanti possono portare con sé un qualunque brano scritto da loro (una poesia, un estratto di un racconto o di un romanzo, una pagina di diario), registrarsi in lista, salire al proprio turno sul palco e leggerlo al pubblico. Si potrà naturalmente introdurre il brano, spiegare da dove viene e che significato ha. L’obiettivo è leggersi, conoscersi, confrontarsi con altri autori, ottenere un feedback e – perché no – un bell’applauso da tutti.

Programma def -05

Il contesto sarà rilassante e informale: un aperitivo durante il quale si potranno bere vino, vintage cocktail, drink analcolici e spizzicare dal buffet. Se abitate nei dintorni di Faenza, l’evento si terrà il prossimo giovedì 9 luglio dalle 18.30 alle 20.30, nel suggestivo cortile della Music Academy (via Cavour 7, 48018 – Faenza [RA]).

A chiunque vorrà e potrà esserci, benvenuti e buon divertimento! 🙂

Ipse dixit

“Voglio soltanto raccontare delle cose, alcune divertenti, altre malinconiche, proprio come è la vita. La vita, che breve navigazione di cabotaggio!”

(Jorge Amado)

Bruce Chatwin, venticinque anni dopo

Nel primo numero del nostro bollettino “Venti Nodi” abbiamo dedicato una monografia a Bruce Chatwin, scrittore-viaggiatore, e alla sua lunga bibliografia dedicata al tema del viaggio e della scoperta di paesi e culture lontani. L’occasione era il ventesimo anniversario dalla sua prematura scomparsa; oggi, ad altri cinque anni di distanza, e all’inizio di un’estate che vede molti di noi programmare viaggi intorno al mondo, vi riproponiamo la sua storia.

Nato in Inghilterra e da subito appassionato d’arte, Chatwin lasciò un prestigioso incarico alla Sotheby’s di Londra a causa di gravi problemi alla vista che, a detta del suo oculista, erano in gran parte dovuti al suo lavoro: ricevuto dal medico il consiglio, come racconta in The Songlines (1987), di “allargare i propri orizzonti”, partì per un lungo viaggio… LEGGI L’ARTICOLO

John Steinbeck: dai pascoli della California a quelli di Hollywood

Fu Ernest Hemingway a usare per la prima volta un’espressione divenuta celebre: Generazione Perduta. Si tratta della generazione che divenne adulta all’ombra della Prima guerra mondiale e che, anni dopo, si ritrovò le tasche vuote a seguito del crollo del ’29. Tra gli scrittori che l’hanno raccontata c’è John Steinbeck, universalmente noto per classici come “Furore”, “La valle dell’Eden” e “Uomini e topi”.

Nei suoi romanzi, Steinbeck raccontò una California nella quale aveva vissuto, una nuova terra di frontiera ricca e aspra al tempo stesso, uno spaccato di umanità contadina col suo microcosmo, le sue comunità, il lavoro duro e sottopagato, le passioni a volte distruttive e un destino ineluttabile che rema contro la disperata ricerca della felicità. I temi sociali, sempre presenti nelle sue opere, uniti alla combinazione tra realismo e potere immaginifico, gli sono valsi il Nobel per la letteratura nel 1962.
Ma prima del successo, prima che Hollywood lo scoprisse e lo coprisse d’oro (a partire da Tortilla Flat, da cui fu tratto il film di Victor Fleming), lo scrittore attraversò una lunga trafila di difficoltà, ristrettezze, problemi familiari e tentativi disperati di tirare fuori il meglio da un contesto di povertà senza futuro.

Nato nel 1902 nella zona rurale di Salinas, in California, iniziò a scrivere durante l’adolescenza, coltivando il sogno di fare della propria passione un mestiere; iscrittosi all’Università di Stanford, dovette abbandonare gli studi prima della laurea per dedicarsi a una gran quantità di lavori precari (esperienza che tuttavia gli servirà in futuro per i suoi romanzi). Pur non essendosi laureato, non si arrese e si avvicinò al mondo dell’editoria tramite racconti e poesie pubblicati occasionalmente su varie riviste.

Dopo essersi trasferito nella scintillante New York riuscì a lavorare per un quotidiano, ma l’esperienza durò poco: appena un anno dopo dovette abbandonare la Grande Mela per tornare in California. Trovò un impiego come custode a Lake Tahoe, al confine col Nevada, ma riuscì a mettere a frutto anche questa esperienza, che gli lasciava molto tempo per dedicarsi alla scrittura. Fu lì che conobbe Carol, la sua prima moglie, che sposò nel 1930.

L’esordio di Steinbeck risale al 1929, quando riuscì a pubblicare il romanzo Cup of Gold: è l’anno del crollo di Wall Street, della disoccupazione dilagante, della povertà e di un futuro che, per la sua generazione, si prospetta sempre meno roseo. Pochi anni dopo pubblica un secondo romanzo (To a God unknown), ma perde entrambi i genitori nell’arco di poco tempo. Dal punto di vista economico la situazione è disastrosa, ma Steinbeck non si arrende e, tornato dalle parti di Monterey con la moglie, cerca di rendersi autosufficiente: coltiva verdure nell’orto di casa e va a pesca tutti i giorni, continuando nel frattempo a scrivere; ma il tentativo fallisce e le ristrettezze pesano troppo.

Sono anche gli anni in cui incontra una persona che avrà una grande influenza su di lui, l’amico Ed Ricketts, biologo marino e fervente sostenitore di una visione ambientalista del mondo, nella quale l’uomo non è al centro dell’universo ma fa parte di un delicato ecosistema. Steinbeck accompagna Ricketts nelle sue brevi spedizioni nel golfo della California, raccogliendo materiale che, all’inizio degli anni Cinquanta, lo scrittore rielaborerà nel Log from the sea of Cortez.

“Le idee sono come conigli: mettine insieme due e te ne ritroverai in mano una dozzina.” (John Steinbeck)

Il rapporto tra i due si interrompe quando Steinbeck lascia la moglie e si trasferisce altrove, ma l’amico gli lasciò in eredità un pensiero ecologista che ricorre in molti suoi romanzi.

Risposatosi, Steinbeck tornò al giornalismo e lavorò come corrispondente di guerra per l’Herald Tribune, esperienza che lo segnò molto a livello psicologico. Nel frattempo continua a scrivere romanzi, fino al grande successo di East of Eden, considerato la sua opera più corposa e importante. Sono anche gli anni del suo crescente rapporto con il cinema: nel ’42 Tortilla Flat è diventato un film e lo stesso accade con The grapes of wrath (trasposto su pellicola da John Ford) e East of Eden, diretto da Elia Kazan con James Dean protagonista (Kazan dirigerà anche Viva Zapata!, che Steinbeck scrisse dopo un viaggio in Messico).

Nel 1962, lo scrittore viene premiato con il Nobel per la letteratura.

Oggi Steinbeck è considerato uno dei più importanti romanzieri americani, meritevole di aver raccontato con realismo e forza immaginifica la nuova frontiera e il mondo rurale. Le difficloltà che ha affrontato, i mestieri umili che ha svolto per guadagnarsi da vivere gli hanno permesso di vivere immerso nel mondo che avrebbe poi raccontato, e che ha reso possibile il suo forte realismo.

Grazie alla sua ostinazione, al suo forte desiderio di farcela nonostante tutto, all’ispirazione tratta dal mondo e dalle persone attorno a sé, Steinbeck ha creato un progetto poetico definito: raccontare una realtà che conosceva e denunciarne le criticità, mescolando narrativa e temi sociali.

La sua esperienza ci insegna che, anche davanti a una grave crisi che coinvolge un’intera generazione (come sta accadendo di nuovo oggi), per la scrittura esistono percorsi meno convenzionali, ma produttivi in modo differente; che si può passare dal dover lasciare l’università al vincere il premio Nobel per la letteratura, dal fare l’operaio in una fabbrica di manichini al firmare contratti con Hollywood.

Adiós, Gabo!

“Allora entrarono nella stanza di José Arcadio Buendìa, lo scossero con tutte le loro forze, gli gridarono nell’orecchio, gli misero uno specchio davanti alle narici, ma non riuscirono a svegliarlo. Poco dopo, quando il falegname gli prendeva le misure per la bara, videro attraverso la finestra che stava cadendo una pioggerella di minuscoli fiori gialli. Caddero per tutta la notte sul villaggio in una tormenta silenziosa, e coprirono i tetti e ostruirono le porte, e soffocarono gli animali che dormivano all’aperto. Tanti fiori caddero dal cielo, che al mattino le strade erano tappezzate da una coltre compatta, e dovettero sgombrarle con pale e rastrelli perché potesse passare il funerale.”

(Cent’anni di solitudine)

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ

06/03/1927 – 17/04/2014

 

Addio a Doris Lessing

Il 17 novembre è morta la scrittrice britannica Doris Lessing, premio Nobel per la letteratura nel 200, all’età di 94 anni.

Vai all’album “Scrittori e aforismi” di Studio83

Un post di Internazionale cita passi in memoria di Lessing, da un articolo di Margaret Atwood che vale la pena leggere in lingua originale sul Guardian: Doris Lessing: a model for every writer coming from the back of beyond.

È stata un modello per ogni scrittore o scrittrice proveniente dalla periferia del mondo, perché ha dimostrato che anche uno sconosciuto che viene dal nulla, ma dotato di talento, coraggio, perseveranza nei momenti duri e di un pizzico di fortuna può raggiungere le vette più alte della storia.

Di suo ho letto “L’altra donna”, raccolta di racconti incentrati su alcune donne e alcuni aspetti del femminile… che soprattutto gli uomini dovrebbero leggere, non tanto perché siano racconti “educativi” o roba simile, ma perché dipingono in modo chirurgico alcune sfumature comportamentali alle quali a volte le donne cedono, ma che fanno male e sono pericolose per tutti.

Ho letto poi l’indimenticabile “Memorie di una sopravvissuta”, testo di fantascienza ucronica ambientato in una Londra post-apocalisse, dove chi può scappa in campagna e chi non può (come la protagonista, alla quale viene affidata una misteriosa e problematica ragazzina) rimane, tra finestre sprangate e riunioni di condominio (sì, la Gran Bretagna post apocalittica è ben diversa dagli USA nella stessa situazione!). Un racconto particolare che mischia il realismo della vita quotidiana a incursioni oniriche e allucinatorie, e nel quale sono contenuti passi dedicati all’infanzia e alla sua fragilità davvero intensi e indimenticabili. E un finale che, per quanto mi riguarda, è ancora tutto da decifrare.

Qualcuno di voi l’ha letto? E magari ha una spiegazione da proporre?

 

Yukio Mishima – Intervista e consigli di lettura

Cercando su Youtube, mi sono imbattuta in una preziosa intervista a Yukio Mishima.

Mishima è forse il più controverso scrittore giapponese del Novecento: con le sue opere e la sua vita, ha rappresentato un volto profondamente patriottico e conservatore del Giappone, spesso oggetto di polemiche, soprattutto in Occidente (esattamente il contrario di ciò che è avvenuto nella sua patria: ne abbiamo parlato in un recente post paragonando Mishima a Murakami).

La complessità di questo autore emerge dall’infinita bellezza delle sue opere e dal modo in cui esse sono sempre state intrecciate con la sua vita personale, fino alla sua ancor più controversa morte tramite suicidio rituale, al modo dei samurai.

Ecco il video dell’intervista, nel quale si possono attivare i sottotitoli in inglese cliccando sull’apposita icona in basso a destra (l’audio è in giapponese).

Tempo fa, ci siamo occupate di Mishima e della sua scrittura anche attraverso un video: la lettura di passi scelti di un suo racconto “minore” ma molto significativo, “Ali”.

Eccola qui: la trovate anche nella playlist Videorecensioni del nostro canale YouTube, insieme a molti altri contenuti.

“Ali” è stato pubblicato da Stampalternativa con il testo giapponese a fronte. Potete leggerlo integralmente qui : ALI di Yukio Mishima

Per una conoscenza più approfondita di Mishima e del suo talento narrativo, il consiglio è di partire da qualche racconta di racconti.

Come la meravigliosa “Morte di mezza estate e altri racconti”, edito da Guanda.

“Atti di adorazione – Sette racconti inediti”, per i tipi De Agostini, è meno conosciuta e poco diffusa, ma emblematica, adatta a chi già conosca Mishima e voglia approfondirne alcuni temi e stilemi.

Buone letture!

Khaled Hosseini, l’Afghanistan e la famiglia

Khaled Hosseini è stato da poco in Italia, precisamente a Milano, per presentare il suo ultimo libro, nonché negli studi televisivi Rai, ospite alla trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio.
È gradissimo il successo che ottiene oggi questo scrittore afgano, che vive il suo mestiere come una missione, per raccontare e far sapere al mondo com’è davvero l’Afghanistan.

Le opere e la sua terra

Lo scrittore, pur vivendo a San José, in California, ha sempre mantenuto vivo il legame con la terra natia: i libri di Kahled Hosseini narrano della vita in Afghanistan, tramite la descrizione dei rapporti umani e familiari, perché la famiglia è una struttura molto importante nella società afghana. Racconta l’anima di un Paese e lo fa conoscere al mondo, al di là dei soliti stereotipi, al di là della guerra e dei terroristi. Ne racconta le tradizioni, i paesaggi, le lotte che affrontano i suoi abitanti, che possono essere ricondotte a quelle che combatte ognuno di noi.

In “E l’eco rispose” parla dell’amore, l’amore nel senso più ampio, come legame che unisce genitori, figli, fratelli e sorelle, mariti e mogli. Narra le tensioni e le ferite volontarie e involontarie che si infliggono a vicenda i protagonisti, racconta come ci si può prendere cura del prossimo e come le scelte che ognuno compie nella propria vita abbiano ripercussioni anche sulle generazioni future. Centrale in una storia che parte da Kabul e si dipana tra Parigi, San Francisco e l’isola di Tinos è il tema del sacrificio, come atto d’amore, anche se non sempre compreso.

Hosseini parla di Kabul nel suo ultimo romanzo, città in cui è nato e cresciuto, per poi emigrare con la famiglia all’età di undici anni. Ma è lì che si sente ancora a casa ed è quella terra che sente ancora sua. Perciò ha creato una fondazione con lo scopo di portare assistenza alla popolazione locale. Vi è tornato di recente come volontario dell’UNHCR e poi in visita con la carica di inviato dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Spera che con le prossime elezioni del 5 aprile 2014 l’Afghanistan si risollevi dalla situazione difficile in cui è precipitato.

Un enorme successo

Khaled Hosseini è oggi una personalità, tanto che compare nella puntata del 12 ottobre di “Tempo che fa” su Rai 3,tutta dedicata all’immigrazione, accanto al ministro dell’integrazione Cècile Kyenge.

Scrittore e medico di origine afgane, vive negli Stati Uniti e ha ottenuto un successo mondiale con il suo primo libro intitolato “Il cacciatore di aquiloni”. Pubblicato nel 2003, è rimasto un best-seller per cinque anni e ha venduto 23 milioni di copie in settanta Paesi diversi. Una grande opera è stata anche “Mille splendidi soli”, il suo secondo romanzo, pubblicato nel 2007. Ora, dopo una breve pausa,lo scrittore torna nelle librerie con “E l’eco rispose”, reperibile su http://www.inmondadori.it/13/01/hosseini-eco-rispose/.
Il romanzo, pubblicato a giugno, ha già venduto in Italia oltre 800 mila copie e i libri di Khaled Hosseini sono apprezzati non solo dal pubblico ma anche dalla critica.

Il medico, che scriveva le sue pagine prima di iniziare a lavorare, non si aspettava assolutamente un successo simile; anzi, confessa in un’intervista al quotidiano La Repubblica che non credeva neanche che il suo primo libro “Il cacciatore di aquiloni” sarebbe stato mai pubblicato.