Grandi scrittori e scrittrici

Ipse Dixit

“Come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un’occhiata alla fisionomia dell’autore, di rado riescono a mantenersi seri.”

(Edgar Allan Poe)

 

Focus on: Haruki Murakami

Ogni anno è in lizza per il Nobel e ogni anno tifo per lui, anche se non ce l’ha ancora fatta: parlo di Haruki Murakami, monumentale scrittore giapponese, autore di eccellenti romanzi come il caso letterario Norwegian Wood e Dance Dance Dance.

Haruki Murakami

Nato a Kyoto e laureato alla Waseda di Tokyo con una tesi sul cinema americano, Murakami gestì per lungo tempo un bar insieme alla moglie prima di dedicarsi alla sua vocazione letteraria; l’elemento del bar appare infatti in molte sue opere, assieme a una dettagliata attenzione per musica, bevande e cibi.

Murakami è un autore giapponese molto particolare, che mescola il sentimento e le atmosfere giapponesi a elementi culturali e letterari occidentali. La sua formazione letteraria è infatti strettamente legata ad autori e opere d’oltreoceano, soprattutto per via della sua lunga carriera di traduttore. In particolare, si è sempre dichiarato un seguace di Raymond Carver, che considera un maestro.

I rimandi a opere letterarie e cinematografiche americane (oltre a svariati elementi di pop-culture) abbondano nella sua produzione; basta pensare ai numerosi titoli citati nei suoi romanzi, che li arricchiscono di collegamenti ipertestuali e forniscono chiavi di lettura nascoste agli eventi narrati. Anche la musica, seconda grande passione di Murakami, ricorre di continuo nei suoi testi. Altra caratteristica è il suo tipico realismo magico, che mescola con naturalezza il quotidiano e il soprannaturale, costruendo mondi suggestivi e intensi.

Murakami racconta un Giappone nuovo, non impoverito ma anzi arricchito dalla contaminazione culturale, e una gioventù post-sessantottina nella quale coesistono la tradizione e il suo svecchiamento.

Come scrittore, Murakami ha moltissimi fan in tutto il mondo: di recente ho scovato un’iniziativa molto carina nata su Youtube, ovvero un apposito canale nel quale ogni lettore può inserire una canzone citata in un suo romanzo. Puccini, Bob Dylan, i Beatles, i Cream… la lista viene aggiornata dai volenterosi fan. Il link al canale è qui sotto, buona lettura e buon ascolto!

http://www.youtube.com/user/harukimurakamimusic?feature=results_main

Happy birthday, Stephen!

“Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi – e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: ne ho finito un altro, senza alcuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c’ero.”
(Stephen King in un’intervista)
Oggi il Re del Brivido compie 65 anni. Auguri!^^

La Carboneria Letteraria al Festival Adriatico Mediterraneo

Ciao! Bentornati o bentrovati, che dir si voglia!

In questo ultimo venerdì di agosto vi segnaliamo un evento interessante che si terrà  ad Ancona, nell’ambito del Festival Adriatico Mediterraneo, una grande manifestazione di cui trovate qui il programma completo.

Il giorno domenica 2 settembre, presso il museo cittadino, si svolgeranno delle presentazioni libresche a opera della Carboneria Letteraria, un movimento di autori nostrani che vi avevamo presentato qualche tempo fa.

Ecco l’introduzione al volume in presentazione “Marchenoir”:

Marchenoir è il più recente lavoro collettivo della Carboneria Letteraria. Per questo libro, autori carbonari e amici legati alle Marche riscoprono una tavolozza di colori ignorati dalla poetica tradizionale, cristallizzata in stereotipi d’altri tempi, oggi irrealistici. Il risultato di questa rivoluzione cromatica è il nero quale colore dominante, sintesi perfetta di mille sfumature dimenticate, perché la realtà è assai complicata e non sempre qualcosa di cui andare fieri.

Nella stessa serata, Francesco Troccoli presenterà il suo romanzo “Ferro Sette”, con l’introduzione dell’amico e “carbonaro” Alberto Cola.

Troccoli è riuscito in un’impresa considerata impossibile dai più: ha pubblicato il suo romanzo d’esordio con un grande editore (Curcio) e non è tutto… il romanzo è un romanzo di genere, peggio: di fantascienza.
Quindi consiglio agli esordienti che ci seguono di tenerlo d’occhio: sia come autore, sia come blogger su Fantascienza e Dintorni, sia come agente di se stesso, ruolo che svolge con infaticabile entusiasmo e, bisogna dirlo, con successo!

 

Ricapitolando:

“Marchenoir” e “FerroSette” al Festival Adriatico Mediterraneo
Ancona, museo cittadino, piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 23
2 settembre 2012, dalle 19,00 in poi

 

Raymond Carver, ventiquattro anni dopo

Fra pochi giorni (il 2 agosto, per l’esattezza) sarà il ventiquattresimo anniversario della morte di uno scrittore che, a modo suo, ha influenzato una generazione di autori: Raymond Carver.

Il suo stile asciutto e minimalista, le sue istantanee di squallida vita borghese e di esistenze “a perdere” sono il marchio di fabbrica che lo ha sempre contraddistinto, rendendolo l’autore che, per eccellenza, ha fotografato il volto di un’America meno patinata e ben distante dal mito che l’accompagna da sempre.

A pochi giorni dall’anniversario, quindi, riproponiamo la recensione a “Cattedrale”, antologia considerata tra le sue opere migliori.

Opinioni di Montale sulla poesia

So Youtube mi sono imbattuta in un breve (e purtroppo un po’ scarso dal punto di vista della qualità dell’immagine) video, il quale riporta però lo stralcio di un’intervista a Eugenio Montale nella quale il poeta parla della poesia e della differenza tra quest’ultima e la prosa.

Poiché ci sono moltissimi aspiranti scrittori, ma anche tanti aspiranti poeti, riporto qui il link al video per condividere le parole di un autore sacro come Montale, che col suo lavoro ha contribuito a rivoluzionare il concetto stesso di poesia.

Eugenio Montale – Discorso sulla Poesia

Goodbye, Ray

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa, insomma, che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta.”

(Fahrenheit 451)

Ray Bradbury

22/08/1920 – 06/06/2012

Intervista a Philip K. Dick

Oggi saranno in molti a parlarne: trent’anni fa moriva Philip K. Dick, oggi un vero mostro sacro della letteratura fantascientifica. I suoi romanzi hanno mostrato un modo “altro” di intendere e vivere la fantascienza, partendo da un’indagine filosofica e non scientifica dei “mondi futuri immaginati”. Non stiamo qui a ripercorrere vita e opere, di certo lo faranno in tanti e molto più accuratamente.

Noi abbiamo fatto di meglio.

In occasione del trentesimo anniversario dalla sua morte, avvenuta il 2 marzo 1982 a Santa Ana in California, siamo riusciti a incontrare Philip K. Dick e a sottoporgli il nostro format di sei domande, alle quali lo scrittore ha gentilmente risposto.

Studio83: Iniziamo con una domanda scontatissima. Philip, lei è morto da trent’anni: cosa si prova a trovarsi nella sua condizione?

Philip K. Dick: Io sono vivo. Voi siete tutti morti.

S83: Quando era in vita ha faticato molto per farsi conoscere e apprezzare, ma oggi è un autore di culto, amato profondamente da tantissimi lettori e scrittori di fantascienza. Si sente orgoglioso di quello che ha realizzato?

PKD:  Dei sette vizi capitali, l’orgoglio è il peggiore. È la rappresentazione della relazione soggettiva che una persona intrattiene con se stessa. È narcisismo portato all’estremo.

S83: Lo prendiamo per un sì.  Parliamo ora di fantascienza, della sua fantascienza. Ai suoi tempi questo genere letterario non era neppure considerato tale, e anche lei ha ammesso che, almeno all’inizio della carriera, avrebbe voluto sfondare come autore mainstream. Alcuni dei suoi romanzi rispecchiano le richieste del mercato dell’epoca o è sempre riuscito a metterci del proprio? Ci sono opere che rimpiange di aver scritto?

PKD: Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l’altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l’ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell’universo.

S83: Un tema che ha affrontato spesso è quello della realtà: cosa è reale, cosa percepiamo come tale, e cosa percepiamo come tale perché così ci viene mostrato. Il mondo e la tecnologia si sono evoluti da allora: pensa che le nuove tecnologie irrotte nella società abbiano modificato il rapporto con la realtà, o abbiano cristallizzato la sua rappresentazione fasulla (per esempio da parte del potere)?

PKD: In questa vita ci mostrano soltanto i trailer. Quando si vive dentro, al sicuro, e si guarda fuori, e il muro è percorso da corrente elettrica e le guardie sono armate, perché mai si dovrebbe pensare alle sofferenze altrui? Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: “Sii felice oggi perché domani morirai”; ma s’incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo.

S83: Tiriamo un po’ le somme di tanti anni di carriera e di tanti romanzi scritti. Crede che ci sia un discorso conclusivo, comprensivo di tutte le singole parti, che voleva comunicare al mondo con le sue opere? Cosa si nasconde davvero dietro quello che ha scritto?

PKD: Ognuno ha dei… segreti tecnici. Lei ha i suoi, io ho i miei. Lei deve leggere i miei libri e accettarli per il loro valore nominale, così come io accetto ciò che vedo. Senza chiederle se quello che c’è sotto è autentico, o se è fatto di cavi, stecche e imbottitura di gommapiuma. Non è forse questa la fiducia nella natura delle persone e in ciò che si vede in generale?

S83: Abbiamo iniziato con una domanda scontata, facciamo lo stesso in chiusura. Lei è morto. Cosa può o vuole dirci a proposito dell’esistenza di un qualunque Ubik… a proposito del divino?

PKD: Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c’è davvero. Anche se non come l’abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora… o come riusciremo mai a farlo. E secondo… non può aiutarci più di tanto. Forse un po’. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma… non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su.

 (Philip K. Dick e io a Santa Ana)

Ringraziamo Philip K. Dick per il tempo che ci ha concesso, augurandogli che, al più presto, giunga una Fase Hobart per riportarlo a camminare tra noi. Un saluto!

L’artigiano della letteratura: opinioni di Simenon

In questo video di Rai Storia dedicato a Georges Simenon, alcune opinioni dello scrittore circa il proprio mestiere.

 

Google onora Lem

Oggi sulla home di Google campeggia una simpaticissima gif animata che ricorda l’autore di fantascienza polacco Stanislaw Lem e l’anniversario della sua prima pubblicazione, “Il pianeta morto” del 1951.

L’immagine riportata, invece, è ispirata a un’altra celeberrima opera di Lem, Cyberiade, e in particolare al racconto “La macchina di Trurl”.

“Ma dove eravamo? Ah, ecco. Non ci sono dubbi, qui abbiamo una macchina stupida, ma non di una stupidità banale, di tutti i giorni, oh, no! Questa è, a quanto mi risulta – e sai che di queste cose ho una certa esperienza – la più stupida macchina pensante che sia mai esistita al mondo, e non si tratta di una cosa trascurabile.
Costruire intenzionalmente una macchina come questa sarebbe tutt’altro che facile; anzi,a dire il vero, penso che nessuno ne sarebbe in grado. Infatti la tua creazione non è soltanto stupida, ma anche ostinata come un mulo, ovvero ha una personalità assai comune tra gli idioti, che – è noto – in genere sono straordinariamente ostinati.”
“Che razza di impiego vuoi che si possa trovare, per una macchina come questa?” chese Trurl, e le mollò un altro calcio.
“Ti avverto, è meglio che la pianti!” minacciò la macchina.

Forse sarà un caso, forse noi di Studio83 siamo eccezionalmente ricettivi allo spirito dei tempi: vi annuncio che sono prossimamente in arrivo recensioni di opere di Lem. In particolare, io sto leggendo proprio Cyberiade, Elena invece è alle prese con l’autobiografia dell’autore, un libro interessante e da riscoprire. Ne parleremo presto.