Temi sociali

Figlie di Pocahontas

Ho letto di recente un testo molto interessante, una raccolta di racconti scrittrici native americane. Temi importanti, stili diversi ma avvincenti, curatela ottima. Solo un’avvertenza: non consideratelo un libro da ombrellone, ma una di quelle antologie destinate a lasciare il segno. Buona lettura!

Le immagini mitiche e ampie della cultura indiana alle quali siamo più abituati si mischiano con il dolore e la consapevolezza della tragica condizione di un popolo umiliato e decaduto; e l’umiliazione descritta dalle autrici non è (o non solo) quella grandiosa legata alla congiuntura storica.
No. Le donne accettano di sporcarsi le mani, sia nella vita che nella narrativa, con la realtà delle piccole cose, che sono poi quelle decisive.

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Vuoti a perdere

Online la recensione al bel libro di racconti “Vuoti a perdere” di Pervinca Paccini, pubblicato da Autodafé Edizioni, un piccolo editore di Milano che abbiamo già incontrato con “Il mare di spalle” di Antonio Sofia. Un editore che “incassa” una seconda recensione positiva, da parte nostra, e che si conferma un buon nome da leggere (e, perché no, con cui pubblicare).

Vuoti a perdere

Paccini ha una buona padronanza stilistica e crea situazioni realistiche, che il lettore riesce a interpretare e che offrono diverse chiavi di lettura accessibili. La notevole capacità descrittiva dell’autrice, unita all’accuratezza della scrittura e dell’osservazione e a un senso di solidarietà, di compartecipazione a ciò che viene raccontato, arricchisce chi legge; grazie anche ai dettagli ben definiti e inseriti in una cornice di senso precisa, che si ripete di racconto in racconto e che delinea una poetica abbastanza chiara.

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23 maggio 1992: la strage di Capaci

Vent’anni fa, la Mafia uccideva in un attentato al tritolo il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Un breve articolo de Il Fatto Quotidiano ci dà un’idea di quegli anni e del percorso del giovane e coraggioso magistrato, ed è davvero una coincidenza sinistra (se di coincidenza si tratta) parlare di vecchie bombe a ridosso di quelle nuove.

Vogliamo onorare questa ricorrenza con un consiglio di lettura: il romanzo di un esordiente, un testo ben scritto e interessante che merita una scoperta, perché oltre ai suoi pregi letterari ha anche quello di toccare temi importanti e di affrontare l’argomento “mafia” da un’angolazione particolare ma non per questo meno rivelatoria. Si intitola: “Siamo tutti mafiosi” ed è di Pasquale Faseli.

Siamo Tutti Mafiosi

La mafia vera e propria nel romanzo appare pochissimo, ma è sempre presente, sullo sfondo delle memorie e del panorama sociale, lo influenza e allo stesso tempo ne raccoglie i frutti. Ricorre infatti la descrizione di quelle prassi e comportamenti legati a filo doppio con l’essere mafioso, sia in senso letterale che in senso lato.

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E non mi sembra inopportuno ricordare che di mafia non ce n’è una sola. Oggi, la camorra è un’organizzazione criminale attiva e forse anche più pericolosa e ramificata di Cosa Nostra. Qualche anno fa, vidi in TV l’intervista a un diciottenne, Rosario Esposito La Rossa, che viveva a Scampia e aveva scritto un libro dedicato a suo cugino, un ragazzo disabile ucciso per sbaglio in un agguato di camorra. Lo contattai e mi feci mandare il libro, che fu uno dei nostri primi testi recensiti. Una raccolta di racconti pieni di umanità, trasporto emotivo, cura dei dettagli e con uno stile promettente: “Al di là della neve – Storie di Scampia”.

Al di là della neve

La rappresentazione di Esposito vuole invece conferire dignità, dare valore alle vite descritte, tanto quelle delle vittime quanto quelle dei camorristi in erba, e gli epiloghi tragici, le brutte fini, sono tante nella narrazione non per un vezzo dello scrittore, ma  perché lo sono anche nella realtà.

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Oggi quel giovane scrittore è anche editore: con la sua associazione Voci di Scampia ha infatti rilevato la casa editrice Marotta & Cafiero che ora è una “casa editrice open access” e un laboratorio di scrittura.

Per ricordare che le mafie portano dolore nel pubblico e nel privato, ma possono essere combattute allo stesso modo: nel pubblico, assolutamente, e nel privato dei propri gesti e della propria condotta. Forza, Italia!

 

Un’altra spesa (anche di libri!) è possibile

Sabato mattina sono andata con mia figlia a un incontro dedicato ai GAS, i Gruppi di Acquisto Solidali: “Un’altra spesa è possibile“.

Il mio programma era semplice: fare un giretto con calma, qualche assaggino e magari uno o due acquisti morigerati, qualche volantino, e in definitiva una mattinata dedicata al vagabondaggio e a far giocare la mia bambina. Ma anche questa occasione si è presto trasformata in un piccolo tour libresco… deformazione professionale!

un'altra spesa è possibile

L’incontro, a base di bancarelle bio,conversazioni libere, giochi per bambini con tanto di esibizione dell’orchestra scolatica, era affollato senza essere fastidioso. E in bella mostra stava la bancarella dei libri, come in ogni festa scolastica che si rispetti.

Bibliofili, attenzione! Le feste dei vostri bambini e nipoti possono essere un’ottima occasione per trovare delle chicce: capita spesso che i genitori volenterosi, per raccogliere fondi a favore della scuola, organizzino vendite di libri vecchi e nuovi a pochi euro. Magari un testo non è piaciuto, o una libreria va svuotata: e il libro ritorna disponibile e sul mercato, un mercato però diverso, economico e soprattutto a fin di bene. Combinazione ottimale!

Ed ecco il mio acquisto della mattinata: un’edizione nuova e perfetta di “V per Vendetta” di Moore & Lloyd alla bellezza di tre euri. Yeah!

V per vendetta

Ma le sorprese non finiscono qui. Tra lo stand di frutta bio (fragole… mmmh…) e quello delle mie amiche della Casa di Maternità di Milano, ecco spuntare il tavolo di un editore interessante: Autodafé Edizioni, che Elena vi ha presentato giusto qualche giorno fa con la recensione di “Il mare di spalle”, di Antonio Sofia.

Anna e lo stand Autodafé Editore

Le presentazioni erano d’obbligo e ho avuto quindi il piacere di conoscere Anna Chiello, e di chiacchierare dei progetti futuri dell’editore: un festival della letteratura a Milano e una rete virtuosa (un po’ come quella dei Nuovi Editori Indipendenti) con: Edizioni Ambiente e Babalibri.

Questo per continuare a vivere in un mercato molto difficile, offrendo al pubblico del cataloghi preziosi e dei titoli di nicchia su temi sociali, ambientali ma anche ludici di qualità. Tutti e tre gli editori, infatti, sono davvero raccomandati: Autodafé pubblica narrativa a sfondo sociale e ha un’ottima cura editoriale del testo e dell’autore; Edizioni Ambiente solleva temi importanti come l’ecomafia, li abbiamo incontrati qualche tempo fa in una Fiera del Libro. Babalibri l’ho scoperta lì, ma il suo catalogo è ricco di titoli interessanti e deliziosi per i nostri bambini.

I libri Autodafé Editore

La mia mattinata insomma è stata proficua e mi ha confermato che “un’altra spesa” è davvero possibile: non solo per fragole e insalate, ma anche per i libri!

Il libro di Mush

Antonia Arslan è un’autrice che mi ha sempre intrigata, ed è già qualche anno (più o meno da quando sentii parlare del film dei Taviani ispirato al suo romanzo più celebre) che mi ripropongo di leggerla. Ho colmato da poco questa mia lacuna con “Il libro di Mush”, che ho incontrato in biblioteca, e penso che leggerò presto anche “La masseria delle allodole” e “La strada per Smirne”.

Nel frattempo, ho buttato giù qualche impressione nella recensione che oggi vi propongo.

Il libro di Mush - copertina

 “Il Libro di Mush” è la prima opera di Arslan che leggo, e pur in questa mia ignoranza lo definirei un’opera minore della scrittrice.
Lo stile di Arslan è sicuramente di un livello molto alto. Elegante e fluido, tratta di tragedie e di barbarie con intensa pietas e con dettagli che colpiscono al cuore; il registro è alto, il tono quasi fiabesco, i dialoghi realistici.

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Fa’ la cosa giusta!

Venerdì scorso sono stata alla Fiera di Milano, che ospitava l’edizione 2012 di “Fa’ la cosa giusta“, la fiera dedicata alle realtà ecologiche, etiche, biologiche e in generale all’ecosostenibilità e al consumo critico.

Fa' la cosa giusta

Il fatto che non ci fosse molta gente (immagino che il pieno sia arrivato poi nel fine settimana vero e proprio) mi ha consentito di esplorare con calma, fermarmi a parlare con espositori e visitatori e vagare tranquilla con bimbe a seguito: mia figlia, che ha beccato regali a destra e a sinistra, e mia nipote preadolescente, entusiasta del mondo bioecoecompagnia e delle fotografie esposte in mostra.

La palma della migliore presenza va ovviamente a Terre di Mezzo Editore, che si è fatto promotore di questa fiera, che ha un catalogo stupendo e che da questo punto di vista rappresenta un esempio più che virtuoso di editoria che va al di là dei libri e che si ripensa in chiave creativa. Oltre infatti allo stando classico con i libri, infatti, sono state organizzate tantissime inziative culturali, per le scuole, sia nel contesto dello Spazio Narrativa che fuori, ad esempio con il simpatico stand dei “libri al chilo” che potete vedere qui sotto. Niente di rivoluzionario (anche perché alla fin fine non si risparmia poi così tanto) ma un modo come un altro per essere presenti e attivi. Bravi!

Lo stand dei “libri al chilo”

Mi sono poi fermata a parlare allo stand di Grafiche ATA, che segnalo ai nostri lettori/scrittori in vena di autoproduzione perché si occupa di stampa ecosostenibile. Dotata di ben due eco certificazioni, stampano con carta proveniente da

foreste gestite in maniera corretta e responsabile nel rispetto di rigorosi parametri socio-economici ed ambientali. Stampiamo in offset con lastre termiche incise senza l’utilizzo di sviluppi chimici e con inchiostri a base di oli vegetali. Consegniamo con automezzi a metano.

Cosa molto importante, poi, ATA non ha listini differenziati: stampa TUTTO così, la sostenibilità non è un accessorio stiloso/lussuoso ma una missione vera e propria, a costi dopotutto abbordabili. Studio83 si informerà in proposito, per poter offrire questa alternativa agli autori che desiderano autoprodursi. Ricordo infatti che le cartiere sono responsabili di una parte importante dell’inquinamento e del consumo di risorse (acqua, legno) del pianeta… quindi se si vuole stampare qualcosa, perché non farlo in modo sostenibile?

Una larga parte dello spazio è stata dedicata anche alla legalità, all’educazione civica, allo scambio (bello il baratto delle consulenze) e allo stare insieme: in un bello spazio allestito con cuscini e cassette della frutta si potevano sgranocchiare gratuitamente mele del Trentino.

Mi è sembrato, in sostanza, un bellissimo appuntamento. Forse migliore dell’edizione dello scorso anno, dove il commercio e il bio radical chic la facevano da padroni. Questa volta si è dato il giusto spazio alle alternative, e la mia prova è che, a parte un biglietto di ingresso di 6 euro (i bimbi/ragazzini non pagano) non ho tirato fuori un soldo passando ugualmente un bellissimo pomeriggio.

Io, schiavo di una casa editrice

Lo sfruttamento del lavoro di giovani stagisti e redattori da parte degli editori non è cosa nuova, ahimé, e anche dalle pagine di questo blog ne abbiamo parlato più volte.

Abbiamo parlato della Rete dei Redattori Precari, ovvero un tentativo di organizzazione e di coalizzazione di questa categoria vessata e (non più) invisibile. I Redattori Precari hanno anche una pagina su FaceBook e una e-zine, “La Repubblica degli Stagisti”, dalle quali pubblicano e linkano contributi e articoli molto interessanti sul tema, potete iscrivervi QUI e vi invito a farlo.

Abbiamo parlato, inoltre, di quanto costi lo sfruttamento di stagisti in termini di qualità dei testi: se io stagista non sono pagato, non sono professionalizzato, non sono seguito, non ho prospettive di crescita in azienda, e mi devo pure sbrigare a correggere le bozze perché ci sono i bancali di libri da scaricare… qualche errore ci scappa, no? Ed ecco quindi la sfilza di libri dalla confezione sfavillante e zeppi, dico zeppi, di refusi, errori e orrori vari.

Il costo di questa pratica, però, è anche e soprattutto umano. Vi segnalo quindi alcune testimonianze di giovani redattori che hanno toccato con mano cosa significhi essere sfruttati.

In “Io, schiavo per tre anni di una casa editrice”, Tobia (pseudonimo) ci racconta la quotidianità del suo lavoro e le scappatoie di un editore: gli allunga ogni tanto una mazzetta di poche centinaia di migliaia di lire, e in cambio lo “usa” come tuttofare e galoppino. Per poi fare il solito piagnisteo su quanto sia difficile fare l’editore oggi, e bla bla, fino a vantarsi sui giornali.

Sono più di vent’anni che quest’uomo ha un’attività editoriale che sopravvive grazie all’evasione fiscale e al nero dei lavoratori. Possibile che nessuno se ne sia mai accorto?

In Quell’eterna adolescenza forzata dei precari” una battagliera redattrice ci dà altre informazioni interessanti. Come la prassi dei pagamenti in una casa editrice scolastica, o il grande punto debole della generazione dei precari: secondo lei, è l’individualismo, che non permette di avere una visione d’insieme del problema e fa dire “ma sì, in qualche modo me la cavo”; così, però, non ci si rende conto che

si sono diffusi i modelli di alcune persone di successo che sono riuscite a realizzarsi, così ognuno crede di poter fare altrettanto nel proprio piccolo, senza considerare gli aspetti più macroscopici, e cioè che se tutti abbiamo questi stipendi penosi, l’economia non gira e anche le tue possibilità di realizzazione personali si riducono, perché non puoi diventare grande editor se non ci sono soldi.

Oltre a questo individualismo, aggiungo che secondo me c’è anche molta ignoranza e un certo “bambinismo” che fa ì che ragazzi di venticinque, ventotto anni si lascino sfruttare senza rendersi conto di quello che succede. E ben venga una realtà come quella dei Redattori Precari, che contribuisce a far girare le informazioni per creare una sorta di nuovo senso comune.

Come afferma anche Federico Di Vita in un’intervista, infatti,

esiste la percezione che sia socialmente prestigioso lavorare nell’editoria e in particolare per una realtà indipendente: aiutare a far crescere una piccola impresa, sfidare i grandi giganti editoriali può sicuramente essere appassionante. Ma se mi presto a lavorare gratis o per cifre irrisorie in realtà io sto svalutando quel lavoro, è come se ammettessi che il valore di quello che faccio è nullo o quasi. Non è solo una questione personale, ma anche sociale. Io sconsiglierei vivamente di intraprendere questa strada.

Federico Di Vita è autore di “Pazzi Scatenati – usi e abusi dell’editoria italiana”, un libro inchiesta proprio sull’argomento.

Concludendo, una piccola riflessione: la piccola editoria indipendente è da tempo in crisi, perchè non ha l’artiglieria di una grande holding e perché il mercato dei lettori si restringe, sempre di più. Ma siamo sicuri che la soluzione per sopravvivere sia scaricare i costi sul più debole? Quanta indipendenza, quanta “cultura” c’è in questo comportamento?

 

Auschwitz spiegato a mia figlia

Il mese scorso, per il giorno della memoria, abbiamo segnalato alcune poesie scritte da bambini che l’Olocausto lo hanno vissuto. La domanda oggi è un’altra: come spiegare ai bambini il significato di tutto ciò?

Annette Wierviorka lo ha fatto in un libro: “Auschwitz spiegato a mia figlia”. A voi la recensione.

 

Parole quali olocausto, genocidio, ghetto vengono spiegate nei modi più semplici possibile, con continui riferimenti al contesto storico, fornendo gli adeguati esempi per evitare di fermarsi a definizioni poco comprensibili per una ragazzina… CONTINUA A LEGGERE

Canapa: coltura e cultura di una pianta proibita

Vi segnalo oggi l’uscita di un testo piuttosto interessante: “La pianta proibita – Canapa: coltura e cultura”, edito in ebook dal “nostro” CastelloVolante editore.

“La pianta proibita” è un saggio agile e di facile lettura, che tratta del fenomeno del consumo di marijuana citando film celebri, ma anche studi scientifici dei secoli scorsi e significativi aneddoti. Non sapevo, infatti, che fino ai primi del Novecento l’Italia fosse uno dei maggiori produttori mondiali di canapa; oppure che la marijuana, che oggi è una droga considerata “simpatica” e associata a svaniti mattacchioni, negli anni ’30 fosse invece vista come qualcosa di infernale, come il crack oggi.

Il saggio parte dall’analisi di un manoscritto ottocentesco di Materia Medica, dedicato alla cannabis, per poi descrivere brevemente la pianta di canapa e parlare nei capitoli successivi della Storia dell’uso tessile e industriale, della Storia dell’uso medico, dell’Uso psicotropo e del Proibizionismo. Parte poi una trattazione, a cura di Antonio Zoppetti, riguardante la Marijuana al cinema. Ma la parte più interessante per noi è ovviamente L’Hashish nei classici della letteratura, con citazioni illustri, dallo scontato Baudelaire a ben più interessanti Rabelais e Dumas.

Parte del testo (compreso il capitolo sulla letteratura) potete scaricarla free dal sito della CastelloVolante, QUI. Buona lettura!

27 gennaio: giorno della memoria

Oggi ricorre la giornata della memoria per non dimenticare l’Olocausto e come gli anni scorsi voglio ricordarlo anche oggi.

Ho letto una poesia molto forte, intensa, di Yehuda Amicai, postata da Booksblog. Eccola qui:

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.
Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo.
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

E ora un’altra poesia:  un componimento di Alena Snykova, una bambina di Terezin, il tristemente famoso luogo di “smistamento” dei bambini destinati allo sterminio:

Vorrei andare sola
dove c’è un’altra gente migliore,
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse …
e perché non subito?

La bambina è sopravvissuta. Qui la sua e le altre poesie di bambini la cui vita è stata spezzata, insieme a quella di milioni di altre persone, dalla barbara, meschina e umana macchina dello sterminio.

Giornata della memoria: libri per ricordare e non solo