Temi sociali

Espressione, cronaca, critica

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Questo è il primo comma dell’art. 21 della Costituzione Italiana, che difende il diritto alla libera espressione. Esso ha come emanazioni il diritto di cronaca e il diritto di critica.

Da Difesadell’informazione.com: "Costituendo al tempo stesso espressione della libertà di pensiero ed insostituibile strumento di informazione al servizio esclusivo della collettività, il diritto di cronaca vanta una tutela rafforzata. E finisce per prevalere sul diritto del singolo individuo, anche se “inviolabile”." E sul diritto di critica: "è dura contrapposizione, è mettere a nudo l’inadeguatezza, l’inaffidabilità, la falsità, gli errori altrui. E’ voler scuotere, provocare una reazione. La critica è fondamentalmente un attacco."


Il diritto della collettività a essere informata per ciò che riguarda il proprio bene e il diritto a esprimere giudizi soggettivi basati su interpretazioni dei fatti, il tutto senza superare i limiti della continenza formale, sono garantiti dalla Costituzione. Sono diritti inviolabili, sacrosanti, che ognuno di noi si trova in certi casi a difendere, ben sapendo che nessuno lo farà al nostro posto.  Le grandi aziende trascinano in tribunale i giornalisti, i politici citano in giudizio i comici, i datori di lavoro se la prendono con i morti in azienda, con la motivazione generale di un’"immagine danneggiata". E sul web, ci sono case editrici a pagamento che minacciano utenti e gestori di forum di azioni legali, con la stessa motivazione: state parlando male della mia azienda, danneggiate la mia immagine. Noi ne sappiamo qualcosa, ma la vicenda de "Il Filo" contro Bianciardi, di cui abbiamo parlato qui    e qui, fa ben sperare.


Una cosa del genere è successa al forum Writer’s dream. I gestori hanno avuto l’ardire di condurre qualche piccola indagine contattando le case editrici e chiedendo la pubblicazione; ne è risultata una black list dove sono citate quelle ritenute poco professionali e non affidabili, a prescindere dalla richiesta di contributo. Ma un certo signor Alex, che si dice rappresentante della MJM Editore, non ha preso bene la cosa. Ha iniziato con commenti fake, rapidamente smascherati, e ha continuato minacciando di denunciare tutti alla Polizia Postale (!), insultando gli utenti e… correggendo i racconti pubblicati sul forum! Buono lì, quel lavoro è mio! 😀


Ma gli "scribacchini" (o dovremmo chiamarli gli "esordienti da spennare"?)non si sono fatti scoraggiare e hanno risposto puntualmente, sfoggiando una continenza (e un italiano) ben superiore a quella dell’interlocutore. Questa coerenza, questa decisione sono mancate in forum ben più grandi, dove ora vige il divieto di nominare le case editrici proprio per evitare grane – che ci sono, certo, ma che spesso sono solo espressione di prepotenze. Qui c’è il riassunto della vicenda, con tanto di commenti inviperiti, in un post del blog di Writer’s Dream. Brave, ragazze!

Il Filo – II

Posto un interessante contributo alla vicenda “Il Filo VS Bianciardi”: è un commento al relativo post, scritto da avvocatospadaccino, in cui spiega alcuni particolari legali a uso di noi poveri mortali:

Chi vuole proporre un’azione giudiziaria civile contro qualcuno utilizza lo strumento dell’atto di citazione, a seguito del quale si instaura un giudizio cd. di merito, che dura più o meno due-tre anni (il primo grado, poi può essere appellato, ed in genere un appello civile può durare anche cinque anni.)

Questi lunghi tempi vengono chiamati: “more del giudizio”

Quando l’attore (ovvero chi propone l’azione) ritiene di non poter aspettare tutto questo tempo, perchè ne deriverebbe un “pregiudizio grave e irreparabile” (che viene definito: periculum in mora. é quel pregiudizio che non può o non può completamente essere risarcito con denaro), allora propone un ricorso ex art. 700 codice procedura civile, che permette di avere un’udienza a stretto giro (un mese-un mese e mezzo).

Questo giudizio si chiama cautelare d’urgenza ed è anticipatorio del giudizio di merito.

Il ricorso ex art. 700 c.p.c. per essere accolto deve fondarsi su due elementi: il fumus boni iuris (la parvenza del buon diritto) ed il periculum in mora (il pregiudizio grave e irreparabile nelle more di giudizio.)
Così ha fatto il Filo (sarebbe interessante leggere il suo ricorso).

Il giudice si è pronunciato solo sul fumus boni iuris ritenendo superfluo pronunciarsi anche sul periculum in mora (infatti un giudizio cautelare viene accolto solo se ci sono entrambi i requisiti) ed ha emesso ordinanza (che non è una sentenza) di rigetto.

A questo punto, il Filo ha due possibilità.

O nei 15 giorni dalla notifica dell’ordinanza propone reclamo (potremmo definirlo come l’appello del giudizio cautelare – tempi del reclamo: come il cautelare, un mese-un mese e mezzo) oppure instaurare direttamente un giudizio di merito (tempi di durata del processo: due-tre anni), oppure ancora desistere da ogni ulteriore azione.

Perciò è lecito essere soddisfatti di questa vittoria, ma la battaglia potrebbe essere ancora molto lunga.

p.s. i tempi che ho indicato sono quelli del mio foro, forse a Bologna sono più veloci.

Le spese sono sempre molto rilevanti.

E dopo questa spiegazione, l’avvocato spadaccino butta lì uno spunto:

Sarebbe interessante studiare se e come sia possibile promuovere una class action contro un editore a pagamento.

Ovvero un gruppo di autori turlupinati che si mettono insieme, magari costituendo un comitato, e agiscono giudiziariamente contro l’editore a pagamento. Solleverebbe un bel polverone e gli editori a pagamento comincerebbero a tremare per davvero.

Inoltre potrebbe essere possibile chiamare in causa anche i grandi giornali nazionali che, pur sapendo che tipo di offerte presentano certi soggetti, accettano certe inserzioni ingannevoli pur di incassare laute cifre.

Che dire… sembra una sfida fattibile, e anche secondo me deve partire dagli scrittori –  non più solo dai loro difensori, che in prima linea sono pronti a farsi massacrare. Sono gli scrittori che dovrebbero organizzarsi, e trovare la voglia e la dignità di lottare, come già fanno molti, oltre a lamentarsi.

Con questo appello a una ritrovata “coscienza di classe” concludo il post e anche l'”anno scolastico” 🙂 e auguro a tutti di trascorrere vacanze lunghe, serene e piene di belle letture. Il blog si prende una pausa insieme a noi… che però ci porteremo manoscritti e lapis anche in spiaggia!  Vi aspettiamo a settembre belli carichi, per ripartire insieme all’insengna di tante belle novità.

Ciao a tutti!

Fogli e portafogli – II

Che dire… il mio post-fiume sui mali dell’italica editoria non ha avuto molto successo di pubblico… e dato che non posso concepire che la mia arte oratoria abbia fatto cilecca, me la prenderò con il mondo che non capisce niente (è una cosa che non passa mai di moda). Poiché nessuno ha risposto, inferisco che le biblioteche pubbliche sono poco frequentate.

Mi sbaglio? Ai posteri (o ai commenti) l’ardua sentenza… intanto l’UE pretende che l’Italia si adegui alle direttive comunitarie. Niente di nuovo, se non fosse che la direttiva in questione prevede il pagamento del prestito bibliotecario. Non mi sto spiegando male, è proprio così: è introdotto il principio di  “remunerazione degli autori e degli editori per i prestiti effettuati in biblioteca”, il nuovo incantesimo verbale: il prestito remunerato.

Parafrasando Beppe Grillo, discusso ma non fesso, quando il furto viene chiamato “contabilità creativa” e i carri armati “operatori di pace” è in atto un furto di parole. Le parole sono importanti, per questo la loro manipolazione è così diffusa, come nel caso della “remunerazione per i prestiti”, una buffonata.
Vi invito a leggere l’articolo di Wu Ming 2 “Biblioteche fuorilegge“, che pur essendo un po’ datato (la questione del prestito a pagamento si trascina da qualche anno) è veramente illuminante. Bello anche il video di Dario Fo sul sito dedicato alla  campagna europea contro la tassa sul prestito: NON PAGO DI LEGGERE!

 


 

Nel post FOGLI E PORTAFOGLI, ho cercato di buttare un po’ di carne al fuoco, ma quello che volevo far emergere è che è possibile un diverso modo di concepire il mercato librario ed editoriale.
Per blog, ho visto spesso il bannerino IO SUPPORTO LA PICCOLA EDITORIA DI QUALITA, e, pur considerandolo positivamente, ritengo che non sia affatto risolutivo della pessima situazione che ci circonda – ammesso e non concesso che l’esporre il banner si traduca poi in un REALE sostegno alla piccola editoria, e non in una semplice dichiarazione di intenti.

Una casa editrice non è “di qualità” per definizione solo perchè è “piccola”, è cosa voglia dire “di qualità” è tutto da verificare. Per quanto attiene alla mia esperienza, moltissime piccole case editrici imitano di fatto le grandi, lanciano titoli a tutto spiano, incrociano le dita e sperano nel best seller.
Il progetto culturale che dovrebbe esistere dietro un catalogo editoriale,  nei fatti non c’è quasi mai. Oggi siamo in balia della politica del titolo singolo, slegato dal contesto, del concetto di “novità”, che sta producendo danni su tutti i livelli della scacchiera: autoriale, editoriale, di lettura.

Sto delirando? Probabile. Però credo fermamente che un modo per dare una bella spallata al sistema sia quello di NON COMPRARE più niente: l’astensione del portafogli è più sovversiva di quella politica.
La musica non è morta con l’avvento del P2P, anzi, si sta modificando in un modo che per me è molto positivo. Perchè non provarci anche con i libri?

L’Italia degli 8000 comuni deve diventare l’Italia delle 8000 biblioteche“. Riuscite a immaginarlo? Belle come multicenter, ma libere dalla schiavitù del falso “libero mercato”.
Smettiamola di pagare qualsiasi cosa e riprendiamoci il nostro diritto alla cultura!

Giulia

Al di là della neve

Rosario Esposito La Rossa, Al di là della neve – Storie di Scampia , Marotta e Caufiero editori, Napoli, 2007


I racconti di Esposito, più che parlare del quartiere, tentano di riprodurne sulla pagina vita e atmosfere, secondo un intento chiaramente mimetico. Con uno stile paratattico, espressioni dialettali e costrutti colloquiali, Esposito vuole dipingere, più che decifrare, ma riesce in un’impresa difficile: mantenere costante nella narrazione l’eleganza di fondo di uno stile coerente, che impedisce di confondere l’autore, cosciente dei propri strumenti espressivi, con un qualsiasi cronista dilettante.

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Generazioni al femminile

La casa editrice Progetto Cultura avvia un filone tematico avente come soggetto le storie di donne.
La piccola casa editrice romana lancia infatti una nuova collana editoriale, “Generazioni al femminile”, in grado di accogliere narrazioni sulle donne. La scrittrice Elisabetta Bilei è stata nominata curatrice.

“Generazioni al femminile” è incentrato sulla figura della donna analizzata da molteplici sfaccettature. Non è una collana rosa ma uno spazio lasciato alla freschezza e all’innovazione dell’essere donna, oggi.

Segnaliamo anche che Progetto Cultura 2003 ha bandito un concorso letterario promosso dal CIFA Onlus, il Premio Letterario CIFA ONG For Children РAiutare i bambini CI FA bene. La scadenza ̬ prevista per il prossimo 30 giugno; per maggiori informazioni, vi rimandiamo al bando (in pdf).

“Nel nome del padre” di Sara Durantini – Recensione

Nuova recensione per  “Esordiamo!” : ci siamo occupati di “Nel nome del padre” di Sara Durantini, edito da Fernandel.

 

“Nel nome del padre” affronta un tema innegabilmente difficile, gestito però con grazia dall’autrice; attraverso uno stile curato, a tratti consapevole e a tratti acerbo, mette insieme un romanzo che non si lascia mai andare al facile estremo, cogliendo invece nei personaggi e nel filo sottile che li lega l’essenza della storia.

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