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Studio83 a Stranimondi: ecco com’è andata!

Il 15 e 16 ottobre si è svolta a Milano la seconda edizione della convention Stranimondi, fiera/festival del libro fantastico in tutte le sue accezioni.
Dopo il successo della prima edizione, Stranimondi ha ripetuto l’impresa: in due giorni c’è stata una altissima affluenza di pubblico e quasi sessanta eventi dedicati alla letteratura di genere, ai suoi autori e autrici, alle sue idee.

C’eravamo anche noi! L’anno scorso avevamo partecipato in veste di autrici, per presentare l’antologia “Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?” insieme all’editore Della Vigna Luigi Petruzzelli. [Leggi anche: Stranimondi 215: il resoconto!]

La nostra presenza quest’anno è stata da curatrici, accanto a un altro editore di fantascienza, Silvio Sosio di Delos Books, per parlare insieme della collana di Fantascienza Sociale “Futuro Presente”.

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Presentazione: Futuro Presente @Stranimondi2016

La presentazione è durata mezz’ora, il tempo necessario a parlare dei quattro titoli in attivo, a fornire qualche anticipazione e a parlare della nostra esperienza con gli autori della collana, sia quelli selezionati che quelli non scelti.

“Rifiutati” non è la parola giusta: come abbiamo spiegato anche nel corso della presentazione, non abbiamo nessun prestampato nel cassetto. A tutti coloro che ci hanno inviato un racconto conforme (cioè di lunghezza e tema richiesti… i noir di trecento pagine non li abbiamo manco aperti) abbiamo risposto con una valutazione del loro testo. Un nostro riscontro con i motivi dell’esclusione e i consigli per migliorare dove necessario.
Ed è capitato anche che un autore fermato in prima battuta abbia modificato il suo racconto, servendosi anche sei nostri consigli, e con quel racconto ha poi passato la selezione: lo avremo presto in catalogo!

Studio83 è questo, sempre e comunque: siamo al servizio dei testi e lavoriamo a fianco di chi scrive, per tirare fuori tutto il meglio dalla scrittura presente e futura.

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I trenta minuti non erano tantissimi ma sono stati sufficienti per una piccola sorpresa: una lotteria. Distribuiti i biglietti  nel corso della mattinata, abbiamo dato il via a una favolosa estrazione, per non uno, ma quattro premi. I nostri quattro racconti, ovviamente!

Durante l’intera presentazione, abbiamo poi proiettato i booktrailer da noi realizzati per i racconti, a fare da contrappunto visuale alle nostre parole.

La presentazione è stato un momento di ritrovo, riflessione e divertimento.
È stato bello presentare i nostri racconti al pubblico e contestualizzare questa misteriosa fantascienza sociale, che non è un sottogenere, piuttosto un filone.

Fantascienza sociale: cos’è

La fantascienza sociale non si basa sull’anticipazione tecnologica ma appunto sociale: proietta idee, previsioni e timori sul futuro della nostra società. Per questo viene definita “soft”, perché non c’è approfondimento tecnico scientifico, ma umano e sociologico. E ha profonde radici nel genere: già verso la fine degli anni ’50, molti autori SF iniziarono a domandarsi come si sarebbe evoluta la società e a scrivere di questo tema, anticipando la grande svolta della New Wave di dieci anni dopo.

Questa mutazione è di fatto il momento in cui la fantascienza passa da pura evasione a un genere più impegnato e di più ampio respiro letterario. Molti autori di questo primo periodo “sociale” diventeranno poi mostri sacri, come Philip K . Dick, Richard Matheson, Robert Sheckley, Poul Anderson.
Uno dei racconti più celebri di fantascienza sociale del periodo è “The cost of living” di Sheckley, dal registro molto ironico: proprio come “Yokufina” che non a caso apre la nostra collana.
Per saperne di più, qualche spunto di lettura in tema: Futuro Presente, consigli di lettura sulla fantascienza sociale.

La nostra collana ha ben presenti le istanze importanti della fantascienza sociale. Abbiamo intenzione di cercarle, di ascoltarle e di proporle ai lettori in modo chiaro e identificabile.
E abbiamo bisogno di brave autrici e bravi autori!
Da questo punto di vista la presentazione e la convention sono state fruttuose: abbiamo avuto delle adesioni da autori già noti, alcuni dei quali ci hanno mandato dei racconti che stiamo leggendo.
Allo stesso tempo, non dimentichiamo la nostra vocazione al fianco degli esordienti: nella nostra collana vogliamo anche voci nuove verso le quali siamo ugualmente curiose e accoglienti.

Per cui se hai scritto un racconto che soddisfa i requisiti della collana, inviacelo senza indugio: male che va avrai una valutazione gratuita, e se va bene saremo felici di darti il nostro benvenuto a bordo. Ecco il “bando” della selezione, con tutte le cose che devi sapere per mandarci il tuo racconto: Futuro Presente – come partecipare

Stranimondi 2016: un successo da mettere a frutto

Qualche parola, ora, su Stranimondi, questa manifestazione giovane e allo stesso tempo matura. Matura per i contenuti proposti, per gli autori editori libri presenti, per un fandom attivo e anche per l’organizzazione efficiente, dinamica e moderna.

Per noi Stranimondi è stata un’esperienza positiva sotto ogni punto di vista.

È stata divertente, in primo luogo, perché la nostra passione di lettrici e fantascientiste ha avuto di che gioire. È stata arricchente grazie agli incontri e ai confronti su tematiche che riguardano diversi aspetti della fantascienza italiana e internazionale.
Uno di questi confronti ha riguardato la fantascienza delle donne: lo abbiamo raccontato nei dettagli nel post “La fantascienza è delle donne”, pubblicato sul nostro blog tematico “Lezioni Sul Domani”.

Da sinistra: Chiara Reali, Tricia Sullivan, Giulia Iannuzzi, Nicoletta Vallorani, Emanuela Valentini. Foto da Cronache da Stranimondi, Un blog senza pretese

Un altro è stato tutto incentrato sulla fantascienza italiana, con una batteria di autori italiani a rappresentare le nuove leve del genere, che magari (magari!) riusciranno a rinnovarlo e dargli nuova forza.

Oltre Venere a Stranimondi

La “nostra” “Oltre Venere” è stata presentata dall’editore La Ponga Stefano Tevini insieme al curatore Gian Filippo Pizzo, che ha raccontato parte della genesi del libro.

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Stefano Tevini e Gian Filippo Pizzo

Libro che, lo ricordiamo, è nato in seno a una dialettica che coinvolge anche un altro libro di autrici di fantascienza. Quest’ultimo incentrato sul tema del femminicidio, con un’impostazione e una prefazione che abbiamo criticato, nel nostro pezzo La fantascienza delle donne italiane, il femminicidio e altre amenità. “Oltre Venere” nasce come libro di fantascienza tout court, slegato dai temi di genere dove troppo spesso le donne sono confinate. Come raccontato anche da Tricia Sullivan nell’incontro sopra citato “La fantascienza è delle donne”:

La gente vuole che la donna scriva di donne, allo stesso modo in cui ad esempio un nero debba scrivere solo di razzismo o di altri neri. “È davvero stancante… perché vorresti essere semplicemente una persona, non un genere!”

Ecco il video a cura dell’autrice Irene Drago della parole di Pizzo e Tevini su “Oltre Venere”. L’antologia è andata esaurita proprio domenica a Stranimondi. Ora aspettiamo la ristampa!

Edizioni Zona 42 – le novità del 2017

Molto belle le proposte di Edizioni Zona 42, tra gli organizzatori di Stranimondi:  in una presentazione affollata e partecipata anche dal pubblico, Giorgio Raffaelli e Marco Scarabelli  hanno raccontato il loro piano editoriale del prossimo anno, con alcune novità interessanti (raccontate anche in un loro post: Zona42 a Stranimondi). Una nuova collana curata dallo studioso Jacopo Berti, che ospiterà una selezione di testi fantascientifici “degli albori”, riscoperti e curati in nuove edizioni. E un’antologia di racconti inediti di autori italiani, che verranno contattati per l’occasione dal curatore Giorgio Majer Gatti, penna della rivista Parallaxis di cui si è molto parlato nell’ambiente.

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Jaopo Berti, Giorgio Raffaelli, Marco Scarabelli, Giorgio Majer Gatti

Zona42 ha anche portato a Stranimondi un’ospite internazionale che è stata parte attiva alla convention: Tricia Sullivan, autrice di “Selezione Naturale”Anche Sullivan ha scritto un pezzo dedicato a Stranimondi e a quello che si è detto durante gli incontri: Ohm e carburatori. Consiglio di leggerlo, agli autori e alle autrici esordienti, che tra le tante difficoltà affrontano spesso un senso di solitudine, direi quasi di inesistenza, legato al mancato riconoscimento, davvero difficile da gestire.

Vincent Books: racconti weird e horror

Vincent books è una casa editrice di horror, weird, fantastico nero, quindi non esattamente il nostro genere di competenza. La presentazione è stata comunque una bella parentesi. Le novità proposte ci sono piaciute: Mauro Corradini, l’editore, ha dato il via a una collaborazione con la libreria Miskatonic per delle  collane di racconti, a conferma che questo genere spesso considerato secondario sta avendo un ritorno e un nuovo successo. [Abbiamo parlato del problema racconti qui: “Però sono solo racconti“]

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Mauro Corradini, Danilo Arona, Maico Morellini, Pietro Gandolfi, Paolo D’Orazio

Tra gli autori pubblicati, anche Maico Morellini che con un la raccolta di racconti “Voci della polis” propone uno spin-off di “Il Re Nero”, Premio Urania 2010, come a dimostrare una vicinanza, una permeabilità di generi contigui non sempre così distinti. C’era anche Paolo D’Orazio, scrittore e musicista abbastanza conosciuto nella scena dark e non solo: ironico, pacato e intelligente, D’Orazio ha davvero incantato l’uditorio con le sue parole, tra un brivido e un sorriso, insieme ai suoi colleghi. Danilo Arona ha concluso gli interventi, con la sua particolare oratoria che chi segue le sue presentazioni conosce bene: frizzante, intrigante, molto colta, forse a volte un po’  troppo incentrata sul proprio personaggio. Ma dato che era lui la guest star, ci stava, ed è stato applaudito e apprezzato.

Stranimondi 2016 – I premi

Qualche anno fa, in un nostro post intitolato simbolicamente Vita breve e infelice di uno scrittore di fantascienza, lamentavamo la pessima salute del genere in Italia, concentrandoci sulla chiusura di diversi concorsi letterari storici (come il compianto Oltrecosmo e l’Alien):

 A quale santo deve votarsi un povero autore di fantascienza? Cos’è che ha causato questa terribile morìa? C’è speranza che in un futuro più o meno prossimo le cose tornirno alla normalità?

Oggi i premi dedicati alla fantascienza sono ancora e solo quelli: il Premio Urania e il Premio Odissea.

Proprio quei due premi abbiamo ascoltato, nel corso delle presentazioni dedicate. Tra l’altro, una era prima di Futuro Presente (e ci ha rubato pure qualche minuto!, ma non ci offendiamo) e una era dopo, quindi impossibile mancare!

Premio Urania 2016 – Pulphagus®” di Lukha B. Kremo

La presentazione del Premio Urania, quest’anno vinto da Lukha B. Kremo con “Pulphagus®”, ha preso in esame i tantissimi aspetti di un romanzo che affronta dei temi complessi. E sociali.

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Giuseppe Lippi e Lukha B. Kremo

Dal trattamento antiecologico dei rifiuti, all’imperialismo culturale legato al potere dei soldi, che nella storia raccontata impedisce addirittura l’uso di alcune parole perché coperte da brevetto. Cosa questa che ha comportato un grande lavoro dell’autore sul linguaggio e sulle sue implicazioni. Ma “Pulphagus®” è anche il romanzo di una ricerca, il ricordo di una relazione perduta nel tempo, che Khremo non ha paura a definire “storia d’amore” e Giuseppe Lippi, direttore editoriale di Urania, definisce struggente. Struggente è stato anche il paragone di Lippi tra il pianeta avvelenato sede dello stoccaggio dei rifiuti terrestri, e la vera e reale Terra dei fuochi italiana, in cui tutto brucia e nulla scompare davvero.

Una parentesi interessante è stata dedicata poi alla situazione del concorso quest’anno. Per la prima volta nella storia, i cinque finalisti erano due uomini e tre donne, proprio nei mesi in cui l’ambiente della fantascienza ufficiale è tacciato di maschilismo, in Italia e non solo.
Però ha vinto un uomo.

Lippi ha qui dato una sua spiegazione esemplare per correttezza e buon senso: far vincere una donna solo perché donna sarebbe stata una mossa anche furba, attenta all’opportunità, ma fuori luogo. La decisione è stata presa sulla sola base dei romanzi, e il romanzo migliore secondo la giuria del premio è stato quello di Kremo. Quindi ha vinto lui, punto. Anche noi abbiamo trovato questo ragionamento ineccepibile, al di là delle opinioni sul maschilismo del settore. E Kremo ha chiuso la questione, con un commento sublime:

Io sono femminista e mi auguravo anche, tutto sommato, che vincesse una donna. Ecco, magari l’anno prossimo!

Premio Odissea 2016 – “Spettri e altre vittime di mia cugina Matilde” di Franci Co

Dopo Urania e dopo Futuro Presente, è stata la volta del Premio Odissea. Vinto quest’anno da una donna, come tante altre volte e come ricordato da Silvio Sosio con giusto orgoglio.

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Franco Forte, Silvio Sosio, Franci Co

“Spettri e altre vittime di mia cugina Matilde” di Franci Co è un romanzo fantastico, che rende omaggio alla figura di Dino Buzzati e a una Milano raccontata in modo particolare. Ne hanno parlato Sosio, Franco Forte e la stessa Franci Co che ha raccontato la genesi del romanzo e ne ha letti alcuni tratti (ma è entrata troppo nel dettaglio, secondo me, i miei neuroni erano in allarme spoiler). Dopo averci offerto lo stupefacente ologramma di un redivivo Dino Buzzati stile fantasma disorientato, ha poi offerto a tutti gli astanti un ricco aperitivo nel giardino esterno.

“Spettri” è un romanzo che non è di fantascienza, quindi si pone di nuovo la domanda del nostro vecchio post, sopra citato: il fantastico sta “vincendo” sulla fantascienza? La seconda è penalizzata dal primo?

La fantascienza qui e ora: a che punto siamo?

Al netto di una oggettiva preferenza del pubblico nei confronti del fantastico, direi che la fantascienza è viva e lotta insieme a noi, ma paga una serie di limiti: in parte suoi propri, legati a un’impostazione un po’ superata e a una chiusura degli addetti ai lavori; in parte dipendenti da un contesto culturale come quello italiano che soffre una serie di pregiudizi difficili da sradicare.

Ne parlammo in un altro post: Vita breve e infelice di uno scrittore di fantascienza  – parte seconda.

Il genere non è morto, ma resta sempre più confinato nella nicchia. Da un certo punto di vista, la nicchia è “salutare” rispetto al mainstream perché, se il pubblico generalista è mobile e va dove lo porta l’interesse collettivo del momento, il fandom è assai più preparato, fedele e smaliziato.

Ecco, il fandom è stato il grande protagonista della convention Stranimondi. Che è stata un grande trovarsi e ritrovarsi, in un fronte ampio e variegato e decisamente strano: un’armata aliena delle tenebre unita però da una grande passione per la lettura, per i libri, per la scrittura, per le storie fantastiche in tante accezioni e (sotto?)generi.

Stranimondi ha proprio questo valore aggiunto, che ho raccontato ai microfoni di Radio Popolare durante una rapida presentazione della convention. Qui, un lettore e amante del genere si trova faccia a faccia con chi scrive e pubblica quelle storie, non si tratta solo di comprare libri in un baraccone, ma soprattutto di riconoscersi parte di una comunità tangibile e accogliente.

L’accoglienza di Stranimondi è stata però vissuta in modo contrastate da alcune voci. Isolate, ma che ci sono e alle quali voglio dare uno spazio, perché secondo me portano un’esperienza da non ignorare. Zeros83 (che non ha nulla a che vedere con noi, nonostante la sigla in comune ^_^) ha buttato giù nel post Post Stranimondi una serie di sofferte impressioni, dove racconta di aver vissuto con disagio la dimensione di ritrovo.

 Quanto al resto, come ho detto nel post, non so neanche io cosa mi aspettassi di più, esattamente, ma qualunque cosa fosse, non l’ho trovata. Forse volevo sentirmi più “accolta”, o forse non lo capirò mai, cosa volevo.

Perché sì, tanti tavoli, tanti editori, tanta gente, figata.
Ma il numero di operatori del settore, grossi o piccoli, era mille volte più alto del numero dei semplici lettori.

Secondo noi, il fatto di essere scrittore o editore non esclude la condizione di lettore, anzi, è ancora più bello e forse doveroso che un autore sia il primo lettore di libri di genere e non.

Inoltre, la particolarità del mondo fantascientifico è che prima di essere operatori del settore siamo tutti principalmente dei fan, degli ammiratori: in questo mondo è molto facile farsi coinvolgere e dalla lettura si passa alla scrittura e poi al primo racconto ed eccoci trasformati in “operatori del settore”.
Lo ha raccontato splendidamente lo scrittore Andrea Viscusi nella sua analisi Son tutti lettori col culo degli altri, nella quale affronta il discorso del fandom e molti altri ancora.

Mi viene da pensare che là fuori dallo stagno, dove il pubblico è più ampio e non deve sforzarsi più di tanto per trovare qualcosa che coincida con le sue passioni, siano molto più isolati i casi in cui un lettore è tanto motivato da volersi impegnare in prima persona. Nell’ambito del fantastico invece, viene operata una sorta di selezione naturale che porta solo i più determinati ad andar avanti, e la stessa determinazione è quella che poi li spinge a fare qualcosa.

Allo stesso tempo il vissuto raccontato da Zeros83 merita comunque considerazione e riflessione.

Forse l’impatto di Stranimondi su un visitatore esterno e completamente inconsapevole può anche essere: “oddio, ma si conoscono tutti? Sono tutti amici di tutti?” Una sensazione di estraneità, di esclusione, espressa anche tra le righe del commento dobbiamo tenerla in considerazione, e magari aprire uno spazio di riflessione, per fare sì che le prossime edizioni siano ancora più accoglienti.

Questo ci ricollega a un altro racconto combattuto, quello di un editore che ha partecipato a Stranimondi. Nel suo Reportage Stranimondi , l’editore I Sognatori Aldo Moscatelli racconta l’avventura il viaggio gli incontri, e alla fine aggiunge alcuni commenti significativi.

Lo ammettiamo: non ci aspettavamo un’offerta e una domanda monopolizzate da fantasy e fantascienza, a Stranimondi. In sostanza noi eravamo l’alternativa all’alternativa […] . Capirete quindi che ci sentivamo un po’ come pesci fuor d’acqua ma alla fine è stata proprio questa unicità, questo essere fuori dagli schemi, a farci risaltare. […] Un po’ tutti hanno apprezzato il nostro modo di porci (d’altronde siamo estranei alle faide e alle antipatie che caratterizzano l’ambiente della SF)  […]

Ecco, al netto di lamentele che a quanto pare non sono esclusiva dei fantascientisti duri e puri, anche questo commento dà la fotografia di come viene percepito l’ambiente della fantascienza italiana, persino da chi dovrebbe lavorarci accanto e a volte insieme. Chiuso, monopolistico e monopolizzato, caratterizzato da faide e antipatie. Vecchio, come sottolinea Zeros83 più volte e forse un po’ ingiustamente: io ho trentatre anni, santo cielo, e ho incontrato un sacco di miei coetanei,  noi “venti-trentenni” siamo adulti a pieno titolo ma vecchi ancora no.

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Eccoci! Elena Di Fazio e Giulia Abbate a Stranimondi con Massimiliano Giri, pluripremiato scrittore noir. Giovani, tonici, sappiamo pure usare una selfie stick. Più o meno.

Io stessa però ho notato che nella Casa dei Giochi c’erano, proprio come l’anno scorso, ragazzi e ragazze giovani, anche adolescenti. Ma mi sono pure accorta che stavano molto per conto loro, erano riconoscibili come gruppi separati. Eppure,  proprio la loro fascia di età è la maggior “consumatrice” di letteratura fantastica… quindi?

Stranimondi non era una fiera di letteratura per ragazzi, hanno eccepito molti. Ma un altro dato di fatto è che l’amore per la fantascienza e il fantastico (e per la lettura!) crescono in giovane età, magari proprio negli anni della formazione. Non possiamo dimenticarcelo.

Un’altra critica negativa ha riguardato gli spazi. Gli spazi erano risicati e stretti, e se nelle sale dei convegni bene o male ci si stava sempre, a volte in piedi, a volte più comodi, nella sala degli stand librari si camminava a fatica e se una farfalla salutava l’amica da una parte, dall’altra arrivava uno tsunami di folla in sbarramento. E dato che “tutti conoscevano tutti” era un continuo blocco forzato.

Alcuni commentatori hanno quindi auspicato un cambio di sede, io non so bene come vederla. Dopotutto, anche alla Fiera di Torino non si cammina, eppure gli spazi sono ampi. Per farla semplice: quando c’è gente, a volte c’è pure calca!
La Casa dei Giochi, seppure oggettivamente piccola per l’afflusso di quest’anno, è una “patria” consona alla manifestazione, quindi forse si dovrebbero riorganizzare gli spazi (cosa già fatta dall’anno scorso a quest’anno, dato che sono state tolte le isole con le illustrazioni, che erano di impedimento).

La Casa dei Giochi ha anche un bello spazio esterno: lungi da me il voler mandare qualche espositore in Siberia, i giardini intorno all’edificio si prestano bene a occasioni di ulteriore convivialità, al di là della sigaretta spippettata su una sedia di plastica.

Se n’è accorta Franci Co, che dopo la sua frizzante presentazione ha offerto l’aperitivo e firmato copie fuori, sotto la pergola con tavoli e sedie,  giocandosi bene questa potenzialità.

Stranimondi 2016: le nostre conclusioni

Al netto di queste due critiche che ho letto in post e commenti, e che ho cercato di contrappuntare con considerazioni all’insegna della costruttività, Stranimondi è stata un’esperienza positiva.

Dal 2007 a questa parte Elena e io siamo state a tantissime fiere e rassegne: e in questa per la prima volta abbiamo visto gli editori con sorrisi a cento denti, che hanno venduto bene sia sabato che domenica, che sprizzavano gioia e positività anziché reagire con borbottii e sospiri alla domanda: “allora, come va la fiera?”

I partecipanti hanno postato su Facebook e nei blog report particolareggiati (tanti!) e foto con i libri acquistati e le dediche autografate di big e anche di amici. Ci sono anche bei video di booktuber, come quelli Gerundio Presente, con consigli di lettura tra i più vari.

L’eco di Stranimondi è durata per giorni, oltre ai post anche lunghi scambi di saluti e probabilmente tanti nuovi progetti che prenderanno il largo. Un altro bel resoconto: Cronache da Stranimondi, Un blog senza pretese . Ce ne sono tanti, chiedo scusa se ho tralasciato qualcuno!

La fantascienza italiana ha molti problemi, che non svaniscono in due giorni di convention, questo è chiaro.

C’è molto da fare e da ripensare perché la fantascienza diventi un genere accessibile e appetibile al grande pubblico, come è avvenuto per il giallo. Ma dopo Stranimondi, la vita di chi ama la fantascienza è indubbiamente un po’ più felice (e quindi… più lunga).

Grazie, Stranimondi, e al prossimo anno!

grazie-stranimondi

 

 

 

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