“Il tramonto di Venere” di Barbara Bottalico: nuova uscita per Futuro Presente!

Futuro Presente, la collana di fantascienza a temi sociali che curiamo per Delos Digital, si arricchisce di un nuovo titolo.

Parliamo de “Il tramonto di Venere”, seconda novelette che Barbara Bottalico (già autrice de “Il palazzo“) propone attraverso il nostro canale. Una storia in cui riecheggia la fantascienza classica di Asimov, filtrata da uno sguardo moderno e soprattutto young-adult.

Clara e Matteo, i giovani protagonisti dell’opera, si sono arruolati per combattere su (e contro) Venere, ex colonia terrestre che adesso chiede l’indipendenza. Il sogno idealista si scontra presto con la tragica realtà ed entrambi restano gravemente feriti in battaglia, perdendo parti del loro corpo. Nel futuro in cui vivono, tuttavia, questa tragedia è facilmente risolvibile grazie a modernissimi impianti cyborg.

Ma Clara e Matteo sono gli stessi di prima, o qualcosa si è insinuata in loro per mutarne l’identità e magari renderli soldati migliori?

Lo scoprirete leggendo “Il tramonto di Venere”, edizioni Delos Digital, 1.99€!

Studio83 @BookCity Milano 2019 – Ecco com’è andata! #BCM19

Dal 13 al 17 novembre 2019, Milano ha ospitato l’ottava edizione del festival diffuso BookCity: una miriade di eventi libreschi e letterari che si sono svolti in tutta la città, dalle sedi istituzionali, alle librerie, alle biblioteche, ai luoghi pubblici e privati, finanche ai salotti delle case!

Per diversi anni abbiamo assistito a eventi in qualità di ascoltatrici e pubblico: quest’anno siamo felici di esserci state anche come relatrici! L’impegno ha riguardato la “metà milanese” di Studio83, Giulia Abbate, che ha animato due panel dedicati alla scrittura di genere.

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Virgolette, caporali, lineette: i segni tipografici nei dialoghi

Oggi affrontiamo un tema strettamente redazionale, che ogni autore/autrice si sarà posto, a un certo punto, davanti alla pagina bianca: per i dialoghi del mio romanzo meglio usare le virgolette alte doppie, le caporali o la lineetta?

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Storia universale della distruzione dei libri – Recensione

Sono giorni tristi per il nostro paese.

La libreria “La pecora elettrica” è stata bruciata per la seconda volta in pochi mesi, la sera prima della sua riapertura, nell’indifferenza delle istituzioni, in un quartiere difficile che si è subito mobilitato.

Centocelle, 6 novembre 2019 – Manifestazione in sostegno de La Pecora Elettrica

La senatrice a vita Liliana Segre, donna onorevole di nome e di fatto e sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, è stata messa sotto scorta su decisione della prefettura di Milano, a causa dell’enorme mole di minacce e insulti antisemiti che riceve in continuazione.

Che altro dire?

Noi di Studio83 esprimiamo la nostra solidarietà all’onorevole Segre e alla Libreria La Pecora Elettrica.
Siamo convinte che in questo difficile momento sia necessario continuare a interrogarsi, a leggere, e anche che dobbiamo agire, scendere per strada e prenderci la responsabilità tanto di una reazione al neofascismo, quanto di un’azione di rifiuto dell’odio e difesa delle parole, del loro senso, del loro uso.

Intanto, proponiamo oggi la recensione a un saggio significativo.

Ai libri che bruciano rispondiamo con il fuoco della conoscenza. Alle minacce fasciste e antisemite verso una donna ci opponiamo con sdegno!

“Storia universale della distruzione dei libri”, di Fernando Baèz, Viella 2007

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Studio83 @Stranimondi2019 con Futuro Presente – Ecco com’è andata!

Il 12 e il 13 ottobre del 2019 abbiamo partecipato alla convention del fantastico Stranimondi, giunta alla sua quinta edizione.

Questa convention è un’occasione preziosa per confrontarci con colleghe e colleghi (e per rivedere amici e amiche!) e per informarci sulle novità del settore. Eravamo lì anche in veste di editor e curatrici: per presentare la nuova antologia di racconti “Italia Futura Presente”.

Abbiamo partecipato a una conferenza dedicata al futuro dell’Italia, insieme a Elisabetta Di Minico, saggista, Roberto Paura, futurologo, e Tullio Avoledo, scrittore. Moderava la conversazione Silvio Sosio, editore Delos Digital. Ed è stato un confronto interessante, animato anche da discussioni con il pubblico che riempiva la sala.

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Segnaliamo: due concorsi letterari per opere di varia tipologia

Oggi segnaliamo due concorsi letterari che ci sono parsi interessanti, perché prevedono la partecipazione di opere di diverse categorie e possono quindi aiutare autori e autrici non solo di romanzi.

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“Come si legge un libro (e perché)” di Harlod Bloom – Recensione

Pochi giorni fa abbiamo pianto la scomparsa di Harlod Bloom, critico letterario statunitense, morto all’età di ottantanove anni.

Divenne una figura nota al grande pubblico negli anni Novanta, quando pubblicò la sua opera The Western Canon nel 1994, ponendosi al centro di un dibattito sull’eredità dei classici, chiamato guerra dei canoni.

Da WIKIPEDIA

Autore di opere molto discusse e studiate, che hanno innegabimente influenzato la critica letteraria, fino a essere praticamente identificato con essa, Bloom si definiva “l’ultimo barricato sul fronte del Sublime”. Durante la sua lunga carriera non ha risparmiato le posizioni polemiche ed estreme.

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Sei cliché sullo stupro e come rimpiazzarli

Qualche settimana fa abbiamo parlato di come costruire protagonisti vividi, sconsigliando la pratica (purtroppo comune tra gli esordienti) di inserire lo stupro nel passato di una donna come mero elemento biografico e accessorio.

In quello stesso periodo, mi è capitato di discutere su Facebook a proposito della scena di un film in cui lo stupro veniva rappresentato come tocco di colore totalmente gratuito. Un utente sosteneva che non devono esistere limiti alla creatività e che se un regista, uno scrittore e via dicendo vuole rappresentare lo stupro di una donna o anche di un bambino come elemento pop-trash, definirlo di cattivo gusto significa essere fascisti che imbavagliano la libera espressione.

Sempre in quei giorni, per una strana congiuntura astrale, ci è stato segnalato dalle blogger e scrittrici di Moedisia un articolo apparso sul blog Mythcreants – Fantasy & Science-Fiction for storytellers, scritto da Chris Winkle e intitolato: “Six rape tropes and how to replace them“. Ovvero: “Sei cliché sullo stupro e come rimpiazzarli”. Abbiamo quindi pensato di tradurlo, perché è molto interessante e perché dà dei consigli pratici fruibili da tutti.

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Dicono di noi: “Scrivere professionalmente” – Laura Silvestri e Studio83

Laura Silvestri è un’autrice di fantastico e fantascienza che sta facendo parlare di sé, e che di certo continuerà su questa strada.

L’ultima notizia che la riguarda è di pochi giorni fa: i racconti di Laura Silvestri sono inclusi in due antologie di sicuro interesse.

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Quanto tempo impiega una casa editrice a rispondere?

Quella del titolo è la classica “domanda da un milione di dollari”: quanto impiega una casa editrice a dare una risposta dopo l’invio di un manoscritto?

Sappiamo che l’invio di un’opera a una casa editrice è un momento emozionante, in cui si mescolano ansia e aspettative. Riceverò una risposta? Sarà positiva o negativa? Come la prenderò, quale sarà la mia reazione?

L’importante è restare razionali

Iniziamo col dire che siamo tutti esseri umani e che è perfettamente lecito e normale farsi delle aspettative. Chiunque di noi abbia mai partecipato a un concorso o inviato un manoscritto in valutazione lo ha fatto con la speranza che andasse bene: e sarebbe assurdo il contrario! Per questo, non c’è niente di strano a restarci male, o a temere di non prenderla affatto bene se le cose non andranno come speriamo.

Ciò che conta è avere gli strumenti per superare l’eventuale delusione e andare avanti per la propria strada. Come?

Ricordando alcuni fatti importantissimi:

  • che tutti, anche scrittrici e scrittori famosi, hanno ricevuto dei rifiuti. Ciò non significa che siamo automaticamente J.K. Rowling o Stephen King, ma anche anche loro, a un certo punto della loro vita, hanno dovuto fare i conti con le porte in faccia;
  • che un rifiuto non significa essere incapaci o aver scritto una porcheria: magari non ha toccato le corde di quella giuria, magari non era adatto al pubblico di quella casa editrice, magari ha delle potenzialità che vanno ancora sviluppate a dovere, quindi basterà lavorarci sopra e ritentare.

Tenere a mente questi due punti ci aiuterà a razionalizzare e affrontare le cose con lo spirito giusto, senza farsi abbattere. Stampiamocele bene in testa mentre attendiamo che un editore o una giuria ci diano il loro verdetto.

Ma quanto devo aspettare, dunque?

Di norma, le case editrici indicano direttamente sul loro sito, alla voce “invio manoscritti”, i tempi di attesa. Questi ultimi vanno in media dai sei ai dodici mesi, ma possono variare in base alle dimensioni della casa editrice (dunque del volume di manoscritti che riceve).

Molti editori specificano sul loro sito che, se trascorrono tot mesi senza ricevere risposta, significa che quest’ultima è no. In una piccola percentuale di casi le speranze possono non essere del tutto morte (non sempre le redazioni riescono a stare dietro alle tempistiche promesse e impiegano più di quanto dichiarato a smaltire le pile di manoscritti), ma l’ideale, a quel punto, è mettersi il cuore in pace e puntare ad altro.

Perciò, la prima cosa da fare è studiarsi bene le istruzioni per l’invio del manoscritto e, per ogni editore che contattiamo, appuntarsi i tempi di risposta. In questo modo possiamo tenere sotto controllo i nostri invii e metterci una croce sopra quando scade il tempo per la valutazione.

I tempi di risposta, come già accennato, non sono scolpiti nel marmo. Può capitare che siano molto più brevi o molto più lunghi del previsto, in base a contingenze e casualità su cui nessuno di noi ha potere.

Un manoscritto cade dietro a un mobile e viene ritrovato solo l’anno dopo.

Un manoscritto ultimo in coda cade dalla pila traballante sulla scrivania di un redattore, che lo legge subito.

Non possiamo mai sapere quali strane e contorte vie sceglierà la realtà, quindi facciamo la cosa più difficile: abbiamo fede!

Quello che invece non bisogna fare è subissare una casa editrice di mail e telefonate durante l’attesa, perché è il modo migliore per farsi odiare e ridurre le nostre chance.

C’è qualcosa di più costruttivo che possiamo fare nell’attesa: scrivere altro.

Cosa fare se la risposta è nulla o proprio negativa?

Di solito le case editrici non hanno tempo per motivare i “no”, ma può capitare che la redattrice o il redattore che risponde dia una spiegazione più o meno approfondita e magari qualche consiglio. Inutile dirlo, in base a questo feedback possiamo riprendere in mano l’opera e revisionarla, producendo una nuova bozza più in linea con le richieste.

Come curatrici della collana Futuro Presente (edizioni Delos Digital), per esempio, motiviamo sempre i rifiuti e, se è il caso, diamo dei consigli per sistemare l’opera e ritentare.

Se invece il “no” è un “no” e basta, rivediamo la nostra strategia. Abbiamo scelto la casa editrice giusta, o meglio: il nostro manoscritto era giusto per loro, per il loro target? Chi altro potrebbe essere più adatto? Mi sono presentata o presentato bene, ho inviato tutte le informazioni necessarie, ho rispettato le richieste sul loro sito?

Leggi anche: “Preparare il manoscritto per l’invio: qualche consiglio”

Se il nostro manoscritto è stato rifiutato, è probabile che il romanzo avesse difetti strutturali, o stilistici, o entrambi. Cosa fare? Semplice: investire su una scheda di valutazione. Si tratta di uno strumento fondamentale, che ci permette di identificare tutte le criticità e risolverle prima di ritentare.

Ciò che conta è non vivere i rifiuti come una sconfitta personale e andare avanti per la propria strada. In bocca al lupo!