Giornata del libro e del diritto d’autore 2019 – Qualche riflessione aperta

Oggi è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Un evento promosso dall’UNESCO

per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.

Da WIKIPEDIA

Ci piacerebbe festeggiare… eppure ci rendiamo conto che entrambi i “festeggiati” sono, forse, qualcosa di simile a dei dinosauri.

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Self-publishing: tre consigli per partire al meglio!

Di self-publishing abbiamo parlato spesso, in passato, analizzandone i pro e i contro e chiamandolo indie-publishing: pubblicazione autonoma indipendente, per sottolineare l’importanza della professionalità in questo percorso pieno di gioie, ma anche di fatiche!

Abbiamo anche spiegato quali sono, secondo noi, i requisiti per scegliere il self-publishing in modo proficuo:

  • aver già pubblicato con editori tradizionali e averli visti all’opera;
  • essere pronti a investire tempo, energie e anche denaro, proprio come un editore;
  • aver scelto il self-publishing per i motivi giusti e con obiettivi costruttivi: non come ripiego per un manoscritto immaturo che nessuno vuole, o perché non abbiamo la pazienza di cercare un editore!

Ci sono casi in cui il self-publishing può essere una scelta sensata, per esempio quando un manoscritto appartiene a un genere obiettivamente poco commerciabile, motivo per cui la ricerca di un editore (da parte dell’autore/autrice o di un agente letterario) non ha dato esito positivo. Se malgrado ciò abbiamo motivo di credere – perché ce lo hanno detto le stesse case editrici, o gli agenti, o editor professionisti – che il testo abbia comunque un suo valore, possiamo scegliere di diventare imprenditori di noi stessi e optare per una pubblicazione indipendente professionale.

Cosa fare per partire al meglio?

1. Preparare un dettagliato piano d’azione

Quando un editore seleziona un testo per pubblicarlo, prepara un piano editoriale specifico. Anche noi, quindi, dovremo avere un progetto concreto in cui nulla viene lasciato al caso. In questo piano, dobbiamo darci scadenze precise e rispettarle, lasciando a ogni fase il tempo necessario (niente fretta, quindi!).

Quali possono essere i punti fondamentali di un piano personale di self-publishing?

  • Ultima revisione autonoma del testo;
  • scelta della copertina;
  • ricerca di eventuali professionisti per i servizi tecnici, come la correzione di bozze o l’e-book;
  • prima release del libro;
  • prime presentazioni dal vivo;
  • piano di promozione sui social ecc.

Questo programma può coprire un arco anche lungo di tempo, per esempio un anno o due. Accanto a ogni punto del piano, stabiliamo una data entro la quale dobbiamo aver risolto o organizzato quello specifico ambito: in questo modo avremo già una visione d’insieme del percorso e potremo affrontarlo con maggiore agilità.

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2. Studiare gli aspetti tecnici

Quale piattaforma di self-publishing scegliere? Che differenza c’è tra una e l’altra? Quale si sposa meglio con i miei specifici obiettivi? Quali possono essere i costi? Meglio solo cartaceo, solo e-book o entrambi?

È il momento di farsi mille domande e di cercare piano piano le risposte. Verificando di persona, innanzitutto, cosa ci offrono per contratto le varie piattaforme, prima di scegliere quella che fa al caso nostro. Cerchiamo chi ha già percorso questa strada e chiediamogli/le consigli: come si è trovato/a, se ci consiglierebbe la stessa via, se ci sono delle criticità evitabili con più attenzione e informazioni preliminari.

Il web ci mette a disposizione moltissime risorse, da questo punto di vista. Basta pensare ai social network e ai vari gruppi a cui possiamo rivolgerci per condividere esperienze e chiedere consigli operativi. Osserviamo, domandiamo, analizziamo, impariamo: il controllo assoluto non esiste, ma almeno partiremo con più consapevolezza!

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3. Osservare chi ha avuto successo e prendere esempio

Ci sono autori e autrici in tutto il mondo che hanno scelto la via della pubblicazione autonoma indipendente e hanno avuto ottimi riscontri di pubblico e critica. Molti di loro hanno raccontato la loro storia in articoli e interviste: cerchiamoli, leggiamo le loro parole (e magari anche i libri!) e impegniamoci a capire in che modo possiamo prendere esempio.

In questo articolo di qualche anno fa, per esempio, abbiamo raccolto e tradotto alcuni commenti di autori e autrici anglosassoni che hanno avuto esperienze proficue col self-publishing: “Opinioni sul self-publishing”.

Altro esempio di pubblicazione indipendente di successo è quella di Simon Sword, che abbiamo affiancato nel suo percorso e poi intervistato: al 2017, il suo primo libro illustrato aveva venduto ben 15.000 copie su Amazon in poco tempo! Qui la sua esperienza: “Speciale self publishing! Un caso di successo: i best seller di Simon Sword”.

Questi primi tre accorgimenti ci daranno già una misura del percorso che ci aspetta, delle sue gioie e delle sue difficoltà. Mai lanciarsi nel vuoto facendo le cose a caso: la pianificazione non ci aiuta solo nella scrittura, ma anche quando decidiamo di diventare editori di noi stessi!

Per consigli, informazioni e preventivi, infine, non dimentichiamo il nostro pacchetto di servizi per la pubblicazione autonoma indipendente: dal 2007 seguiamo autori e autrici in questo percorso, condividendo esperienze, gioie, dolori e dando il nostro supporto professionale e umano.

RiLL e Short Kipple: due concorsi letterari per racconti fantastici da non perdere!

Abbiamo già segnalato concorsi letterari per racconti da tenere d’occhio e ai quali partecipare. Oggi aggiungiamo due notizie che ti saranno sicuramente utili se hai dei racconti fantastici nel cassetto!

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Dicono di noi – “Quartiere Italia” di Achille Chiappetti vince il Premio Le Fenici (Montag Edizioni)

Oggi condividiamo con voi la bella notizia che riguarda un “nostro” autore: Achille Chiappetti ha vinto il premio Le Fenici di Montag Edizioni con il suo bel romanzo memoriale “Quartiere Italia”, sul quale abbiamo lavorato insieme.

Achille Massimiliano Chiappetti è studioso, saggista, docente universitario, professore emerito de La Sapienza di Roma e tra i maggiori esperti costituzionalisti. Ha svolto attività di studio e di ricerca nella veste di componente di comitati per Istituti giuridici e di studio e ha ricoperto molti incarichi pubblici: giudice costituzionale aggregato, consigliere giuridico di diversi ministeri e di più Regioni, componente di numerose commissioni di studio statali, Presidente di commissioni e collegi, consigliere di amministrazione di società pubbliche. Attualmente è il Garante per il contribuente per la Regione Toscana e svolge l’attività di avvocato cassazionista.

Il professor Chiappetti ha dato alle stampe diversi saggi tecnici, e ha pubblicato anche tre raccolte di poesia (con Passigli Editore, Tracce editore, Lepisma editore) e si è rivolto a noi per trovare una strada anche come romanziere.

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Speed date editoriale: tre consigli per affrontarlo al meglio!

Lo speed date editoriale è una novità degli ultimi anni: consiste in una serie di incontri che una grande casa editrice si offre di organizzare, per parlare direttamente con autori e autrici che propongono i loro testi.
Prende il nome dai famosi/famigerati speed date perché è appunto un confronto veloce: il/la candidata ha dieci, venti minuti per illustrare il proprio testo alle/agli editor della casa editrice, che si prestano a più incontri per valutare quante più proposte possibili.

In un mondo social in cui tutto sembra a portata di mano, a cosa serve uno speed date editoriale?
Serve a moltissimo, secondo noi!

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Giornata mondiale della poesia!

Oggi è il primo giorno di primavera, un momento importante anche dal punto di vista letterario: è infatti l’occasione per celebrare la Giornata Mondiale della Poesia, patrocinata dall’UNESCO.

Dalla silloge emerge un forte coinvolgimento emotivo, un modo per trasformare il proprio intimo in qualcosa di esterno e tangibile come la poesia: ed è anche un modo per dargli una forma, un ordine, una struttura; di dialogare, insomma, con la propria interiorità.

(da una scheda di valutazione di Studio83 – Servizi Letterari)

La poesia è una forma d’arte complessa, sia da produrre che da fruire; tuttavia è amata da moltissimi autori e autrici, lettori e lettrici. Per tante persone, scrivere poesie è un modo per connettersi con la propria intimità, di riscoprire la propria voce nascosta, usando un canale di comunicazione che preveda un interlocutore per eccellenza: il lettore.

Naturalmente, a questa spinta comunicativa deve sempre accompagnarsi un profondo e doveroso studio della poesia come forma d’arte: i suoi strumenti, i suoi stilemi, le sue strutture, esattamente come fa chi scrive prosa.

La poesia è ambivalente: da un lato è estremamente intima, dall’altro è concepita per essere letta da terzi. Per questo è più difficile tirarla fuori dal cassetto, ma ciò non significa che non valga la pena rischiare.

(da una scheda di valutazione di Studio83 – Servizi Letterari)

In questi anni abbiamo lavorato spesso con autori e autrici che ci hanno sottoposto i loro componimenti per una valutazione. Tenendo presente che poesia e prosa sono due mezzi espressivi differenti, e che quindi l’approccio dell’editor è diverso, le schede sono utili innanzitutto a confrontarsi con un “lettore terzo”, tirando i componimenti fuori dal cassetto per capire come possono essere recepiti all’esterno. Questo “esterno”, nel nostro caso specifico, è anche un lettore professionale e un editor professionista: le schede diventano quindi occasioni per restituire una fotografia completa dei versi, delle tematiche affrontate, della resa e tenuta di una silloge.

Il fatto che la poesia sia anche intima e personale non deve mai essere un alibi verso il confronto, lo studio e l’apprendimento. Per aggirare una regola occorre prima conoscerla a menadito.

(da una scheda di valutazione di Studio83 – Servizi Letterari)

Di solito, al termine di ogni scheda suggeriamo un elenco di testi da reperire in biblioteca; testi che possono ampliare la “cassetta degli attrezzi” del poeta, che è importante quanto quella dello scrittore di prosa!

Conoscere e padroneggiare questi strumenti ci renderà anche più sensibili agli spunti, alle idee, alle sensazioni che sono ogni giorno intorno a noi e che, a loro volta, ci daranno nuove idee su cui costruire componimenti sempre più raffinati e professionali.

In narrativa occorre avere qualcosa da dire e i mezzi per farlo. Il discorso non è molto diverso quando parliamo di poesia.

(da una scheda di valutazione di Studio83 – Servizi Letterari)

Per chi volesse mettersi in gioco in altro modo, per esempio con i concorsi letterari, poco tempo fa ne abbiamo segnalati diversi a cui potete iscrivere i vostri componimenti. Qui l’articolo in cui ne abbiamo parlato!

Per chi invece cercasse una valutazione professionale, basta cliccare sull’immagine qui sotto per chiedere un preventivo personalizzato e senza impegno. A presto e buone scritture!

Studio83 @Bookpride2019: ecco com’è andata! #bookpride

Arrivato alla sua quinta edizione, il Bookpride – Fiera nazionale dell’editoria indipendente a Milano è un ritrovo ormai imperdibile per lettori e lettrici, e in generale per chi si interessa di cultura e ha voglia di passare qualche ora tra proposte e conferenze interessanti.

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Scrivere narrativa young-adult: le 8 regole vincenti secondo autori/autrici di successo

Alcuni anni fa, la testata The Atlantic ha pubblicato un articolo scritto da Nolan Feeney in cui autori e autrici young-adult di successo davano consigli a chi voleva cimentarsi in questo campo.

La narrativa young-adult si rivolge ai giovani adulti, un pubblico di un’età compresa tra i 13 e i 20 anni circa: è caratterizzata quindi non tanto da un genere letterario specifico (anche se ultimamente spopolano fantascienza e fantasy), quanto dall’intervallo di età dei suoi lettori. Non più ragazzi, non ancora adulti, con esigenze e linguaggi specifici.

Negli ultimi anni, il boom della narrativa young-adult (cresciuta del 120% tra il 2002 e il 2012, come spiega sempre il The Atlantic) ha avvicinato moltissimi giovani alla lettura e riportato linfa in settori editoriali stagnanti, come la già citata fantascienza. A fare da traino sono state anche saghe cinematografiche tratte da cicli di romanzi YA, come le serie “Divergent”, “Maze runner” o, tornando ancor più indietro nel tempo e cambiando genere, “Twilight”. Si tratta quindi di un’opportunità da cogliere, tenendo presente che il lettore young-adult di oggi sarà, domani, un lettore full-adult a tutti gli effetti!

Nolan Feeney

Scrive Nolan Feeney, autore dell’articolo sul The Atlantic:

Molti autori di successo dicono che non c’è un segreto dietro la scrittura per adolescenti. La buona scrittura è buona scrittura; personaggi credibili e trame avvincenti sono fondamentali a prescindere da chi compra il libro. Altri autori YA ti diranno che scrivere per i teenager è particolarmente appagante e gratificante, perché rispondono alle storie in cui si identificano con più intensità e gratitudine di quanto facciano i lettori adulti.

Ho domandato a otto autori e editor come fanno a scrivere storie che gli adolescenti sentano reali, anche quando il loro mondo – e il mondo dei libri YA che leggono – può sembrare un altro pianeta. […]

…ed ecco cosa è venuto fuori!

Uno: pensa come un teenager

La scrittrice Rainbow Rowell si è trovata in una situazione editoriale particolare: il suo fortunato romanzo “Eleanor&Park” non fu concepito per essere uno YA, malgrado i protagonisti fossero adolescenti. Si dibatté a lungo sull’opportunità di classificarlo come young-adult, ma fu un collega di Rowell a centrare il punto: il romanzo era un perfetto YA perché non si limitava a mettere in scena degli adolescenti, ma sapeva mostrare il mondo attraverso i loro occhi.

La voce narrante, quindi, non osservava da lontano i protagonisti, ma sapeva mostrare il loro punto di vista in modo immediato.

Veronica Roth, autrice della già citata e fortunatissima serie “Divergent”, spiega:

Penso che tutti abbiamo ancora un adolescente dentro di noi, dobbiamo solo lavorare per raggiungerlo. Quando mi accorgo che sto facendo prendere a un personaggio una decisione che sento troppo adulta, senza che se la sia guadagnata, torno indietro e mi assicuro che i personaggi facciano gli errori che farebbero nella vita reale a quell’età… proprio come un genitore.”

Disattivare la “prospettiva adulta” è quindi importantissimo. Ne parla anche Rachel Cohn, autrice della serie “Gingerbread”, spiegando che i lettori la percepiscono subito, quando fa capolino in uno YA:

È una gigantesca bandiera rossa. […] Se mollo un libro è perché i dialoghi mi suonano falsi. Non sono le parole a essere sbagliate, quello è soggettivo; sono i sentimenti. È come un adulto che osserva qualcosa.

Due: racconta l’esperienza adolescenziale con onestà emotiva

L’articolo del The Atlantic mette poi l’accento su un elemento importantissimo: l’onestà emotiva, che aiuta il lettore a identificarsi con personaggi che hanno esperienze di vita lontanissime dalle sue. Un esempio è Hazel, l’adolescente malata di cancro protagonista del toccante “Colpa delle stelle” di John Green. L’autore dice di aver ricevuto e-mail da lettori e lettrici più disparat*, di qualunque età e condizione, che raccontavano di essersi identificati in Hazel:

Forse ciò che è universale è l’intensità dell’esperienza, l’intensità del primo amore, l’intensità del farsi domande sulla morte e sul senso della vita per la prima volta.

Discorso simile fa David Levithan, autore di “Every day”, il cui protagonista si sveglia ogni giorno nel corpo e nella mente di una persona diversa.

L’onestà emotiva è una delle caratteristiche che definiscono la letteratura YA. Anche se non siamo uguali ai personaggi di cui leggiamo, hanno tutti a che fare con problemi – chi sono, chi dovrebbero essere, cosa dovrebbero o non dovrebbero fare – con cui abbiamo a che fare tutti noi, in modi differenti. Leggendo “Hunger Games”, anche se non ci troveremo mai nei panni di Katniss, percepiamo un significato emotivo nelle decisioni che prende, anche quelle sbagliate.”

Durante l’adolescenza ci si trova ad affrontare cose che, a quell’età, sono dolorose o difficili da gestire (primi amori, bullismo, pettegolezzi scolastici ecc). Feeney cita le parole di Kristen Pettit, curatrice editoriale per HarperCollins:

A quell’età, le prove e le sofferenze nell’amicizia o nelle relazioni romantiche sono cruciali, vitali. Ecco come l’autore può mostrarsi autentico davanti alla comunità YA: cogliendo quell’entusiasmo nei sentimenti e nelle emozioni e il rischio insito nelle interazioni che [gli adolescenti] hanno ogni giorno con le altre persone.

Tre: inserisci i giusti riferimenti alla cultura pop

I giovani adulti sono immersi nella cultura pop, che vivono, subiscono, fruiscono in mille modi diversi. Questo genere di riferimenti è importantissimo nella narrativa young-adult, ma deve essere pertinente e azzeccato per produrre l’effetto voluto.

Sempre John Green ha osservato:

Una cosa che adoro degli adolescenti è che non fanno distinzioni tra cultura alta e bassa come noi adulti. Non è inusuale per dei teenager elencare come i due libri preferiti “Gossip girl” e “Il grande Gatsby”. Non trovano bizzarro dire: “Amo Toni Morrison e anche Justin Bieber”.

Quattro: prendi spunto dai veri adolescenti

Jodi Picoult, conosciuta per “La custode di mia sorella” (da cui fu tratto un film con Cameron Diaz una decina di anni fa), nel 2012 ha scritto il suo primo romanzo concepito specificamente per un pubblico YA, “Between the lines”; e lo ha fatto a quattro mani con la figlia Samantha, al tempo adolescente.

Avere una co-autrice adolescente è come avere un autentico “rilevatore di boiate” seduto accanto. Altre volte, parlando, Sammy diceva cose che si rivelavano metafore perfette. Nulla che sarebbe venuto in mente a me, ma cose che lei viveva ogni giorno, perché era al liceo quando abbiamo scritto il libro. L’esempio perfetto? Un gruppo di ragazze popolari che, nel romanzo, sono descritte come un grappolo d’uva: perché, in effetti, chi ha mai visto una di loro per conto proprio? Mi è sembrato spassosissimo, perché era così realistico!

Già qualche anno prima, nel 1998, mentre scriveva un romanzo su un patto suicida tra adolescenti, Jodi Picoult aveva deciso di osservarli e ascoltarli nel mondo reale. Procuratasi scorte di pizza e di bibite, aveva invitato a casa la baby-sitter che lavorava per lei e i suoi amici, intervistandoli poi su vari argomenti.

Se sei uno scrittore, fai delle ricerche e le fai diligentemente. Anche se suona buffo documentarsi ascoltando dei teenager!

Cinque: usa lo slang a tuo rischio e pericolo

Ascoltare dei giovani adulti che parlano e osservarli mentre si muovono nel loro mondo aiuta a orientarsi anche nel loro linguaggio, facendo attenzione a non commettere alcuni gravi errori. Se, da un punto di vista strutturale e lessicale, la YA si basa su personaggi e intrecci ben codificati (già esistenti nell’immaginario collettivo e dunque di facile fruizione), dall’altra bisogna saper rendere il linguaggio dei giovani.

Nel farlo, però, occorre evitare assolutamente di usare lo slang corrente. È questo il suggerimento di Kathryn Reiss, autrice veterana nonché insegnante di narrativa YA:

Il problema è che questo darà al tuo libro un’aspettativa di vita di massimo due o tre anni sugli scaffali. […] Non sarà mai un classico, perché il linguaggio codificato degli adolescenti cambia ogni quattro anni con ogni nuova “generazione” del liceo.

Sei: siate scorrevoli

Molti pensano che la narrativa YA debba essere più semplice, da un punto di vista stilistico, per permettere a lettori molto giovani di capirla meglio. In realtà, il pubblico young-adult legge già romanzi molto complessi a scuola, come i classici della letteratura. Perché, allora, è consigliabile mantenere un linguaggio semplice quando si scrive narrativa YA?

Lo spiega ancora Kristen Pettit raccontando un aneddoto: quando lo scrittore R.L. Stine partecipò a un reading dei suoi libri per ragazzi (la serie “Piccoli brividi”), si stupì di trovare persone di venti o anche trent’anni tra il pubblico. Ne chiese il motivo a Pettit, che rispose:

La letteratura per adulti si è impreziosita moltissimo, ma a volte il lettore vorrebbe solo essere trasportato altrove. Penso che gli autori YA siano più liberi di accontentarlo, invece di costruire frasi complesse per impressionarlo con le loro capacità.

Sette: si possono affrontare anche temi cupi

Non c’è niente di off-limits nella narrativa YA, secondo Feeney: basti pensare a “Thirteen reasons why” di Jay Asher, che parla del suicidio di un’adolescente, o alla relazione incestuosa presente in “Wasteland” di Francesca Lia Block.

Insomma, niente auto-censure sulle tematiche, che possono benissimo sconfinare nelle zone d’ombra della vita. Racconta ancora Picoult:

Sono entrata nel regno della narrativa YA del tutto impreparata. Supponevo che, rivolgendomi a lettori giovani, avrei dovuto mantenere il registro su una fiaba alla Shrek. Sammy invece disse di no, che doveva essere molto più cupa, di modo che il lieto fine non fosse affatto scontato.

Otto: trova il “seme della speranza”

Feeney spiega che non tutti i romanzi YA hanno un lietofine. Diversi classici di S. E. Hinton (“The outsider”, “That was then”, “This is now”) parlano di droghe, alcol e violenza di strada, e non offrono facili risposte alle domande che sollevano. Tuttavia, tutti gli YA posseggono un nucleo di ottimismo riconoscibile, quello che Reiss ha chiamato “il seme della speranza”. Nello specifico, Reiss ha osservato:

Lasciano sempre la sensazione che valga la pena svegliarsi, domani. La realtà può essere oscura o terribile, ma domani è un nuovo giorno. Il 99% dei libri per adolescenti è così […].

E aggiunge Levithan:

È la vita, no? La m***a ti travolge. L’abisso si spalanca. Ma poi lo superi. Lo metti al tappeto. Trovi un modo per sopravvivere. La YA riflette tutto ciò!

Concorsi letterari – Racconti

Dopo il nostro post dedicato ai concorsi letterari di poesia, oggi ti proponiamo qualche concorso letterario dedicato ai racconti e alla narrativa breve.

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Il finale: cinque tipologie

In passato abbiamo parlato dell’incipit di un romanzo e della sua importanza.

L’incipit non è soltanto l’avvio di un romanzo, è il primo contatto tra il lettore e l’opera. Da quelle poche righe, il destinatario deve essere introdotto nell’universo stilistico e nel registro generale che caratterizzano il romanzo: e deve anche esserne “catturato” […]

Qualcuno ha detto che l’incipit invoglia il lettore a procedere nella lettura del romanzo, mentre il finale serve a farglielo ricordare.

Pur avendo uno scopo differente, il finale è importantissimo in un romanzo o in un racconto. È la conclusione, non solo strutturale ma anche intrinseca; è la chiusura che l’autore/autrice sceglie, un po’ come l’inquadratura finale di un film. Non è l’unica cosa che apprezzerà o ricorderà il lettore, ma è tra i pesi che fanno pendere la bilancia dell’apprezzamento da un lato o dall’altro.

Un romanzo ben scritto, con un buon incipit, buoni personaggi e un buon intreccio non potrà che guadagnare in efficacia se anche l’explicit è ben studiato. Andiamo a vedere alcune tipologie di finale e quali sono quelli più famosi e memorabili.

LIETO FINE

È una delle tipologie più celebri e anche quella più catartica e rassicurante per il lettore. Al termine di una storia più o meno drammatica o intricata, i protagonisti ottengono ciò che cercavano, coronano un amore, sventano un attentato; in sostanza, ciò che può andare per il verso giusto lo farà.

Spoiler alert: qualche lieto fine celebre? “Orgoglio e pregiudizio”, con il matrimonio finale tra Elizabeth e Darcy; la serie di Harry Potter, con la sconfitta di Voldemort e i protagonisti adulti e felici vent’anni dopo; la serie di Hunger Games, con Katniss e Peeta che coronano il loro amore.

Via Flickr

FINALE APERTO

Chi ha detto che tutto deve avere una conclusione netta? Il finale aperto è una tipologia largamente usata e apprezzata di finale, sia in narrativa che (e soprattutto) su altri media come televisione e cinema. Il finale aperto può preparare l’opera a un seguito, oppure essere fine a se stesso, lasciando al lettore un voluto senso di sospensione. Attenzione: la parola chiave è “voluto”! Anche usando un finale aperto, dobbiamo comunque risolvere la maggior parte degli snodi narrativi. E, se il nostro romanzo è il primo volume di una saga, dobbiamo accertarci che sia comunque autosufficiente, a prescindere dalla possibilità di proseguire la storia.

Spoiler alert: qualche finale aperto celebre? “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson; “Mendicanti in Spagna” di Nancy Kress. Tra le uscite recenti, anche “La cospirazione dell’inquisitore” di Giulia Abbate (Fanucci/Leggereditore 2018).

FINALE A SORPRESA (CON TWIST!)

Espediente narrativo largamente utilizzato al cinema o in tv (ricordate “Il sesto senso”?), il finale a sorpresa è molto comune nei racconti e, in alcuni casi, anche nei romanzi. In un racconto il finale a sorpresa, magari con un bel twist che getti una luce completamente diversa su quanto letto fino a quel momento, è quasi sempre vincente; e in un romanzo, mutatis mutandis, può essere molto efficace e rendere l’opera memorabile.

Spoiler alert: qualche finale a sorpresa celebre? “Un oscuro scrutare” di Philip K. Dick o “Espiazione” di Ian McEwan. Tra le opere più brevi ricordiamo il racconto di culto “Sentinella” di Frederick Brown o il più recente “L’uovo” di Andy Weir, acclamato autore di “The martian”.

FINALE CIRCOLARE

Anche il finale circolare è usato di frequente al cinema e in tv e consiste nel concludere la storia là dove era iniziata. Si adatta molto alle opere in cui un personaggio racconta o ripercorre gli eventi che lo hanno portato nel punto in cui si trova in apertura e, tornati infine a quello stesso punto, la storia arriva a conclusione.

Spoiler alert: qualche finale circolare celebre? “Fight Club” di Chuck Palahniuk.

FINALE MISTO

Non è detto che si debba scegliere una sola tipologia di finale: queste ultime possono essere utilizzate per ottenere un finale personalizzato e perfettamente in linea con le nostre esigenze. Possiamo, insomma, “cucirne” uno a seconda dell’effetto o del significato che cerchiamo di dare al nostro romanzo.

Più avanti parleremo nel dettaglio di tutte le tipologie di finale, approfondendole una a una per vedere quale di essere si sposa con quale tipologia di romanzo e perché!

Per il momento, vi lasciamo con qualche domanda: qual è la vostra tipologia di finale preferita? Quale finale vi è rimasto più impresso (senza spoiler!)? Qual è il miglior finale di sempre?