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“On writing” di Stephen King – Recensione

“Sullo scrivere”. Autore: niente meno che Stephen King, il Re del Brivido che ha al suo attivo anche questo celebre e appassionante trattato sulla scrittura e sui suoi strumenti.

Noi lo abbiamo molto apprezzato. Al netto di un consiglio non adatto ad autori e autrici esordienti, che abbiamo analizzato nella recensione che segue, questo manuale è utilissimo e bello da leggere.  Fa venire voglia di mettersi ai fogli e, come nello spirito americano, è dannatamente incoraggiante. Senza contare che leggere un bravo autore fa sempre bene, abbia scritto un manuale, un romanzo o altri tipi di testo. Beviamo, dunque, e dissetiamoci!

“On writing – Autobiografia di un mestiere”, Stephen King, Sperling & Kupfer, 2001

Inizia come una biografia il manuale di scrittura di Stephen King, una raccolta di aneddoti che l’autore definisce “istantanee”: ricordi d’infanzia, immagini, esperienze che a volte riguardano il suo lavoro, altre volte sono meno pertinenti ma interessanti comunque, anche per chi non conosce a fondo la produzione del Maestro del Brivido.

Se a tratti la narrazione può apparire compiaciuta, pur mantenendosi gradevole, non tardano a emergere gli elementi che fanno di “On Writing” un’opera istruttiva per chi vuole cimentarsi nel mestiere della scrittura.

King racconta dei suoi primi tentativi, della pazienza e del desiderio di migliorarsi, mettendo a frutto i consigli di chi ne sapeva più di lui o anche gli scoraggianti fallimenti… Se l’esperienza sia stata romanzata non ci è dato sapere, dunque prendiamo per buono che a sedici anni Stephen King affisse al muro, accanto a un mazzo di lettere di rifiuto, l’equazione che gli fu suggerita da un editor:

II bozza = I bozza – 10%

Ovvero:

La seconda bozza è il totale della prima MENO il dieci per cento di parole.

Questa è una costante che ricorre in tutti i suoi lavori successivi, e di cui King dà un esempio pratico in coda al saggio, pubblicando lo stralcio di un suo manoscritto con correzioni e limature aggiunte a penna.

Altra caratteristica di “On Writing” è infatti l’uso degli stessi romanzi dell’autore in funzione di exempla, negativi o positivi, ed è interessante, perché non limita l’opera a un semplice parlarsi addosso, ma ne fa un vero e proprio strumento, da tenere sulla scrivania in caso di necessità.

La parte centrale del libro (“Sulla scrittura”, appunto) è dedicata al mestiere della narrativa in senso stretto, una lezione rapida, appassionante, che esplora gli strumenti basilari a disposizione dello scrittore e della scrittrice: le parole.
Si tratta di indicazioni semplici ma affatto scontate, sperimentate da King sulla propria pelle e riassunte in modo conciso e facilmente assimilabile.

Il Re del Brivido, come suo solito, non ama i mezzi termini e parla con franchezza: dal dato di fatto che non tutti hanno il gene della scrittura, alla necessità ineluttabile di leggere più di quanto si scrive, all’esposizione di imprescindibili regole tecniche (l’uso degli avverbi, degli aggettivi, la selezione del registro linguistico ecc).

Un tema a nostro parere controverso è quello della scaletta, strumento spesso bistrattato o dimenticato della “cassetta degli attrezzi dello scrittore” (come King ama definirla).
Stephen King taglia la testa al toro: la scaletta per lui è inutile, è (parole sue) come disseppellire un fossile usando un piccone, lo si distrugge e basta. King rivela di non farne mai uso, bensì di partire dall’immagine di una situazione, per dipanare l’intreccio man mano.

Ora, che questo riesca bene a un autore con la sua inventiva e – soprattutto – la sua esperienza trentennale, può anche starci; che lo si renda una regola universale, considerando soprattutto che “On Writing” è rivolto ad autori e autrici in erba, ci sembra un tantino azzardato.

King stesso ammette, tra l’altro, che questo sistema lo portò a cestinare parecchi manoscritti su cui si era incagliato, non avendo più idea di come andare avanti. Questa è la fine che rischiò di fare anche il celeberrimo “L’ombra dello scorpione”, salvato in corner, a sua detta, perché ormai era troppo lungo per pensare di volerlo cestinare e basta.

L’ultima parte del saggio torna al genere autobiografico ed è dedicata a un momento durissimo e tristemente famoso della vita di King: l’incidente del 1999, la lunga degenza in ospedale, l’incubo di non tornare a camminare mai più.

Oggi sappiamo che King si è ripreso e che la storia ha avuto il suo lieto fine, tuttavia commuove l’ironia amara con cui lo scrittore affronta tali memorie, concludendo la nuova sequenza di istantanee con un incoraggiamento.

Parte di questo libro […] ha raccontato come ho imparato il mestiere io. Molta parte l’ho dedicata a come voi potete farlo meglio. Il resto, forse la parte migliore, è incitamento: potete, dovreste, e se siete abbastanza coraggiosi da cominciare, scriverete. Scrivere è magia, è acqua della vita come qualsiasi altra attività creativa. L’acqua è gratuita. Dunque bevete. Bevete e dissetatevi.

Da “On writing” di Stephen King

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